13/06/2026
La Chiesa di Sant'Antonio da Padova a Vaste fu costruita negli ultimi anni del XVI secolo a cura della baronessa di Vaste Beatrice dei Falconi. La signora Dei Falconi annesse alla Chiesa un abitazione destinata all'eremita incaricato al servizio e alla pulizia. Entro la ca****la, che era laminata, eresse due altari uno intitolato a Sant'Antonio da Padova e l'altro a San Domenico. Il fabbricato della ca****la, dopo oltre due secoli, si deteriorò in maniera allarmante e vistosa che fu necessario interdirla; ne l'abborracciato restauro effettuato nel 1835 parve sufficente all'arcivescovo di Otranto per la riapertura al culto. E aveva ragione perché nel 1845 crollò. Il commendatore Francesco Antonio Guarini duca di Poggiardo e all'epoca anche Barone di Vaste e quindi possessore dei beni della ca****la, alle sollecitazioni dell'Arcivescovo obbiettò che i beni in questione non implicavano oneri di spese per eventuali restauri. Anzi la famiglia dei Sossi Sergio, per inique vicende dei tempi non soddisfaceva più neanche all'onere delle Messe del legato San Domenico, dei cui beni era entrata in possesso. Finalmente nel triennio 1855-1858 la Chiesetta del Santo di Padova fu ricostruita dalle fondamenta con le offerte dei fedeli di Vaste, e sul finire del 1858 fu benedetta e riapertura al culto. Al di sopra della porta di ingresso fu infissa un epigrafe tutt'ora leggibile con su scritto:
D.O.M
QUI FU UN'UMILE CHIESETTA
SACRATA NEL 1662 (?) DA BEATRICE DE FALCONI
AL SANTO DI PADOVA
CADUTA E SPERSA NEL 1842 (?)
OGGI
CIMITERO AI TRECENTO ABITANTI DI VASTE
CHE NEL MAGGIO DEL 1856 LA RIEDIFICAVANO.
A provvederla del necessario e assicurarne la manutenzione ed il culto ci pensò la Confraternita Maria Santissima delle Grazie, fondata nel 1870 che la scelse come sua sede. All'inizio del 900 così come la descrisse papa Carmine: la ca****la riedificata dispone di un solo altare in pietra leccese con tabernacolo annesso, eretto dirimpetto all'ingresso; sull'altare vi è un quadro rappresentante la Vergine Maria che porge Gesù al Santo di Padova, opera del Bottazzi; altri due quadri rappresentanti alcune scene della via Crucis ed una piccola statua in cartapesta che rappresenta nuovamente la Vergina Maria con il bambino e Sant'Antonio. Nella sagrestia della stessa vi è una cassa in legno che custodisce una statua in cartapesta di Gesù morto. Sulla parete interna a sinistra vi è una lapide marmorea che dice: "In questo giorno i Vastatini ricordano i loro trecento antenati e l'economo Don Gaetano Lucrezio che cinquanta anni or sono con slancio e religiosa pietà edificarono questa chiesetta.
Dal libro Vaste in età moderna di Don Salvatore Rausa.