23/02/2026
Policarpo
Vivere per Dio rende eterne le opere e le parole
a cura di Matteo Liut
La nostra vita come strumento nelle mani di Dio, perché il cristiano «non vive per sé, ma è a servizio di Dio. Quest’opera è di Dio, e anche vostra quando l’avrete compiuta». Nell’orizzonte indicato da queste parole c’è lo stile che regge l’intera esperienza di fede dei battezzati. Uno stile fatto proprio fino in fondo da san Policarpo, vescovo di Smirne, posto alla guida di quella comunità dagli stessi Apostoli, come riportò poi sant’Ireneo di Lione, suo discepolo. San Policarpo, icona di una Chiesa che vive della trasmissione della fede da una generazione all’altra, era nato a Smirne nel 69 ed era stato messo a capo dei cristiani della città attorno all’anno 100. Sette anni più tardi fu testimone del passaggio in città di sant’Ignazio, vescovo di Antiochia, che veniva condotto sotto scorta a Roma dove subì poi il martirio. Policarpo gli diede ospitalità e più tardi Ignazio gli scrisse una lettera giunta fino a noi: in questo scritto è custodito l’invito a ricordare che la vita cristiana è offerta a Dio. Nel 154 il vescovo di Smirne andò a Roma per discutere con papa Aniceto la data della Pasqua. Dopo il suo ritorno a Smirne scoppiò una persecuzione e Policarpo, che si rifiutò di abiurare, venne ucciso con la spada alle due del pomeriggio del 23 febbraio dell’anno 155.
Altri santi. San Giovanni Theristi, monaco (995-1050); beato Vincenzo Stefano Frelichowski, sacerdote e martire (1913-1945).