15/03/2021
Righetto, LA STORIA DI ROMA
Non tutti sanno che al Gianicolo, tra tutti i Garibaldini, dal 2005 è stata inserita anche la statua di Righetto, con la sua fedele amica “Sgrullarella”.
Righetto era un ragazzo Trasteverino, di dodici anni, allegro e vivace, ben voluto da tutti, grato alla vita, nonostante le difficoltà che aveva sempre dovuto affrontare.
Senza genitori e senza dimora, Righetto si guadagnava da vivere, accompagnato dalla sua inseparabile cagnetta “Sgrullarella”, facendo le consegne per un fornaio di Trastevere, che in cambio gli donava qualcosa con cui sfamarsi e lo faceva dormire nel magazzino del forno.
In quegli anni a Roma si respirava un’aria di cambiamento: insorsero diversi moti rivoluzionari, che rivendicavano libertà e indipendenza, crollò lo Stato Pontificio e il Papa Pio IX, impaurito dalla situazione, fuggì a Gaeta.
A difesa del Papa, le truppe francesi, guidate dal generale Oudinot, sbarcarono a Civitavecchia e il popolo romano, aiutato da moltissimi giovani provenienti da tutta Italia, si mobilitava per difendere la sua democrazia, la sua libertà: la Repubblica Romana.
Al Gianicolo, capitanato da Giuseppe Garibaldi, c’era il comando del settore più esposto, che contava pochi uomini, e per giunta male armati, ma determinati ad ogni costo a difendere la città.
Roma venne stretta d’assedio e bombardata, nel giugno del 1849 la difesa era allo stremo, la popolazione romana aveva però capito che per disinnescare le bombe era sufficiente gettarvi sopra uno straccio bagnato, prima che la miccia provocasse l’esplosione.
La Repubblica Romana aveva così istituito una ricompensa in denaro per chi avesse riconsegnato le bombe inesplose da riutilizzare contro il nemico.
Il più coraggioso e veloce in questa cattura era proprio Righetto, che aveva creato dei veri e propri gruppi di raccolta, insieme a tutti i suoi coetanei.
Colpire i ponti con le bombe era più difficile: la precisione doveva essere tanta e se avessero mancato il bersaglio, la bomba sarebbe finita direttamente nel fiume: per questo motivo in quegli anni, i mercati si svolgevano sempre sui ponti.
Era il 29 giugno del 1849 quando Righetto e Sgrullarella erano vicino a ponte Sisto durante il mercato settimanale, quando una bomba inesplosa con una miccia molto corta colpì il ponte; Righetto corse con tutto il fiato che aveva e si buttò con tutto il corpo sopra la miccia.
Non ci pensò due volte, sapeva che quell’azione sarebbe stata fatale, ma decise comunque di sacrificarsi per la patria.
Grazie al suo coraggio, Righetto divenne un simbolo di quella che fu la Repubblica Romana.