Santo Rosario

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16/01/2024

Ascoltiamo e meditiamo il Vangelo di martedì 16 Gennaio 2024, per iniziare questo nuovo giorno alla luce della Parola del Signore.

15/01/2024

-L'IMPORTANZA DELLA SEMPLICITÀ D'INTENZIONE-

"Se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso" (Mt 6, 22).

Che cos'è quest'occhio semplice di cui parla il Maestro se non quella "semplicità d'intenzione che raccoglie in unità tutte le forze disperse dell'anima e unisce a Dio lo spirito stesso? È la semplicità che dà a Dio onore e lode, che presenta ed offre a lui le virtù. Poi, penetrando e attraversando se stessa, attraversando e penetrando tutte le creature, trova Dio nella sua profondità. Essa è il principio e il termine delle virtù, il loro splendore e la loro gloria. Chiamo intenzione semplice quella che non mira che a Dio, a lui riferendo tutte le cose. È lei che colloca l'uomo alla presenza di Dio, è lei che gli dà forza e coraggio, che lo rende vuoto e libero da ogni timore, oggi e nel giorno del giudizio. È lo slancio interiore, il fondamento di tutta la vita spirituale, che mette sotto i piedi la cattiva natura, dona la pace e impone silenzio ai vani rumori che si fanno in noi" (Hello, op. cit., pp. 33-34). È lei che aumenta d'ora in ora la nostra divina rassomiglianza e poi, al di là di ogni intermediario, è ancora lei che ci trasporterà nelle profondità in cui abita Dio e ci darà il riposo dell'abisso.

L'eredità beata che l'eternità ci ha preparato, sarà il dono della semplicità. Tutta la vita degli spiriti, tutta la loro virtù, consiste, insieme con la divina rassomiglianza, nella semplicità e il loro riposo supremo attinge il vertice della gloria nella semplicità. Così, nella misura del proprio amore, ogni spirito possiede una ricerca di Dio più o meno profonda, nella sua stessa profondità. "L'anima semplice, elevandosi in virtù del suo sguardo interiore, rientra in se stessa e contempla il proprio abisso, il santuario dove è sfiorata dal tocco della Trinità santa. Penetra così nella sua profondità fino a toccare il fondo che è la porta della vita eterna" (Hello, op. cit., pp. 36-37).

- Santa Elisabetta della Trinità, da "IL CIELO NELLA FEDE" -

15/01/2024

-Gesù annuncia il regno di Dio. Lo spirito di vera penitenza. Gesù chiama i primi apostoli. Venite: vi farò pescatori di uomini-

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO DA DON DOLINDO RUOTOLO:

San Marco sintetizza i discorsi di Gesù Cristo in poche parole: È compiuto il tempo e si avvicina il regno di Dio; fate penitenza e credete al Vangelo.

Egli mostrava che, secondo le profezie, era proprio quello il tempo nel quale doveva ve**re il Messia, e che, quindi, si avvicinava il regno di Dio, cioè la glorificazione di Dio nel cuore degli uomini e sulla terra. Con questo, risuscitava, nei cuori, la fede e la speranza nelle divine promesse, il desiderio di una vita migliore, condizione indispensabile per accogliere la grazia di Dio. Per questo soggiungeva: "Fate penitenza, e credete al Vangelo". La penitenza era il rinnovamento interiore, nel rammarico di aver peccato, nel desiderio di riparare le proprie colpe, e nell’imposizione e nell’accettazione, liberamente fatta, di opere penose, in riparazione dei peccati. La penitenza era il nuovo orientamento dell’anima al Signore, nel riconoscimento della divina Maestà, nell’umiliazione profonda al suo cospetto, nel desiderio di amarlo con tutto il cuore e sopra tutte le cose.

Gesù Cristo non predicava una penitenza esteriore, come quella dei farisei, ma voleva che l’anima si pentisse, si umiliasse, riparasse, e si presentasse al cospetto di Dio pura, fiduciosa, umile e confidente, vivendo una vita nuova. La penitenza corporale, del resto, non è tale se non in quanto produce o aiuta a produrre gli atti interni. Un rigore tutto materiale è fachirismo, non è amore; l’anima non punisce il corpo per mostrare in esso una forza di resistenza fisica, ma per contenerlo nei limiti, e aprire libero il varco allo spirito; non lo priva di un cibo per severità, ma perché sia minore il frastuono dei sensi, non lo percuote per sadismo, ma per scuotere attraverso la pena il torpore spirituale, e per unirsi alla Passione di Gesù Cristo; non gli inibisce la comunicazione col mondo per mancanza di gentilezza, ma proprio per non rendersi scortese col suo Signore. La penitenza è purificazione, ordine, disciplina dello spirito che produce nell’anima e nel medesimo tratto esterno una soavità gentilissima, facendo, per così dire, affiorare sul corpo stesso la luminosità interiore.

Era questa la penitenza che Gesù predicava, e perciò non impose ai suoi apostoli alcun rigore di vita, volendo che il loro cuore si formasse a mano a mano e si orientasse a Dio in una vita totalmente nuova. Egli esortava, pertanto, tutti a credere al Vangelo, cioè a prestare attenzione alla sua predicazione, e metterla in pratica, poiché, dalla sua Parola, doveva ve**re l’indirizzo ad una vita nuova, e i suoi insegnamenti dovevano demolire tutto quello che di falso o di arbitrario gli scribi e i farisei avevano preteso aggiungere alla divina Parola.

Quando Gesù predicava, la gente gli si affollava intorno, lo ascoltava, ne rimaneva più o meno commossa, secondo le proprie disposizioni; ma, presa dal vortice delle terrene occupazioni, difficilmente conservava nel cuore i suoi insegnamenti. Egli perciò credette necessario eleggere alcuni uomini, i quali, liberati dalle preoccupazioni temporali, avessero potuto seguirlo dovunque, raccogliere i suoi insegnamenti e trasmetterli agli altri. Egli non volse gli occhi ai sapienti, ai forti ed ai grandi del mondo, ma a poveri pescatori, cioè a gente semplice, schietta, abituata ai pensieri del Cielo, perché dimorante nei pericoli del mare.

Dalle statistiche giudiziarie risulta che la classe dove è minore o quasi nullo il numero dei delitti, è proprio quella dei pescatori; Gesù, dunque, si rivolse a cuori sani per quanto ancora rozzi e difettosi, a cuori lontani dallo spirito del mondo, abituati alle silenziose solitudini marine, agli orizzonti vasti che dilatano l’anima in orizzonti più vasti. D’altra parte i pescatori erano abituati alle pazienti attese nel cercare il frutto della pesca, alle prudenti mosse nel difendersi dalle tempeste, alla costanza forte nel pericolo, ed Egli volle che queste belle qualità diventassero il carattere dei suoi apostoli; volle portare nel campo dello spirito le doti che un pescatore ha nel campo della vita naturale ed elesse, come pietre fondamentali dell’edificio che incominciava ad elevare, quattro pescatori.

Gesù Cristo, passando lungo il lago di Genesaret, chiamato pure Mare di Galilea, vide Simone e suo fratello Andrea che gettavano le reti e, poco più avanti, vide Giacomo e Giovanni che insieme col padre e coi garzoni rassettavano le reti. Questa circostanza c’induce a credere che in quel giorno avessero trovato difficoltà a pescare. Mentre, infatti, Simone e Andrea di condizione meno agiata gettavano le reti per tentare di nuovo di pescare qualche cosa, Giacomo, Giovanni e il loro padre Zebedeo, i quali, avendo dei garzoni con loro, dovevano essere più agiati, rassettavano le reti, avendo perduto la speranza di prendere qualche cosa e non avendo bisogno d’insistere nel gettare le reti.

Gesù Cristo scelse questo momento di delusione, nel quale, psicologicamente, doveva sembrare più penosa la loro arte, e nel quale, quindi, era per essi più facile il rinunziarvi. È naturale, infatti, che dopo una delusione sofferta in una speciale professione, si desideri abbandonarla, e che, offrendosi l’occasione di mutare stato, la si accolga come una liberazione.

I quattro apostoli avevano già sentito parlare di Gesù Cristo e lo avevano ascoltato; quando lo videro sulla riva con quella sua dolcissima maestà che li attraeva illuminandoli, dopo aver visto poco proficua la loro professione, che sarebbe stata, se remunerativa, l’unico vero ostacolo a seguirlo, non esitarono un momento, ed abbandonato tutto, andarono appresso a Lui. È evidente dal contesto che essi abbandonarono tutto non inconsideratamente, ma dovettero affidare a qualcuno la barca e le reti; Giacomo e Giovanni rimisero ogni arnese al padre che era con loro ed ai garzoni, e Simone ed Andrea forse affidarono tutto ad essi; certo san Pietro conservò poi la barca per uso del Maestro divino e, prima di darsi interamente all’apostolato, continuò di quando in quando a tratti il suo mestiere; ma nel momento della chiamata tutti sentirono tale attrazione verso il Redentore che pensarono solo a seguirlo.

Probabilmente non capirono il significato di quelle parole: "Vi farò pescatori di uomini", ma capirono che era per loro una grazia ed un onore grande seguire il Nazareno, la cui notorietà cresceva sempre più in mezzo al popolo.

"Vi farò pescatori di uomini", essi che pescavano i pesci dando loro la morte, sottraendoli dal loro elemento di vita e spacciandoli poi come merce, dovevano pescare gli uomini sottraendoli alla morte e donandoli a Dio come frutti di amore. Dovevano allettarli con l’esca delle soprannaturali promesse, e fare che di loro libera volontà fossero andati al Signore; dovevano tirarli fuori dal mare del peccato e farli morire alla vecchia natura per rivivere nella Grazia.

"Vi farò pescatori di uomini", parola arcana che è stata il programma della vita della Chiesa in tutti i tempi, e lo sarà fino al termine dei secoli; essa getta sempre le sue reti con la predicazione, con l’apostolato e con la ca**tà, e trae alla riva dell’eterna Vita le anime; come il pescatore raccoglie nella rete i pesci buoni e cattivi, cosi anche la Chiesa raccoglie nel suo seno buoni e cattivi, ed attende che il suo Re faccia poi la cernita nell’ultimo giorno.

15/01/2024

"... Non ti curare dei pastori che fanno imputridire le piaghe del Signore, preoccupati di soffrire per loro e di invocare costante misericordia per la loro salvezza..."

«Sicchè il Sangue di Gesù Amore ci manifesta che Dio non vuole altro che la nostra santificazione, perchè se Egli avesse voluto altro non ci avrebbe dato il Verbo e il Figliuolo non ci avrebbe dato la vita... non essere cieco nè sordo, umilia la tua superbia ai piedi della Croce, umilia la tua umanità nel seno della Santa Madre Chiesa, lasciati prendere per mano e lasciati condurre nel lavacro della Santa Eucarestia.

Non ti curare dei pastori che fanno imputridire le piaghe del Signore, preoccupati di soffrire per loro e di invocare costante misericordia per la loro salvezza. L'Eterno Padre si occupa della Sua Chiesa, tu occupati di salvare l'anima tua, preoccupati di non smembrare la Chiesa, di non aggiungere piaga su piaga, immergiti nel Sangue del divin Figlio e come figlio grato e meritevole di avere la Chiesa come Madre, offriti a Dio per la Sua salvezza, offriti a Lui per la Sua crescita, perchè possa raggiungere tutti i confini della Terra...»

(Dal "Dialogo della Divina Provvidenza" di Santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa)

15/01/2024

LA VITA CRISTIANA È UN COMBATTIMENTO!

Da un capo all'altro dell'universo c'è scritta una legge: che nessuno sarà mai incoronato se prima non avrà lottato e combattuto. Sopra la testa di coloro che non combattono, non c'è nessuna aureola di gloria. (...)

L'unico modo che abbiamo per dimostrare il nostro amore è di compiere una scelta: le sole parole non bastano. (...)

È appunto attraverso la tentazione, e lo sforzo che essa comporta, che il carattere si rivela in tutta la sua profondità. I baluardi dell'anima appaiono in tutta la loro grandezza quando grande è anche il male a cui essi hanno resistito. (...)

Le tentazioni dell'uomo sono piuttosto facili da analizzare, perché rientrano sempre in una di queste tre categorie: o riguardano la carne (lussuria e gola), oppure la mente (orgoglio e invidia), oppure l'amore idolatrico delle cose (avidità e avarizia). Sebbene per tutta la vita l'uomo sia bersaglio di queste tre specie di tentazioni, esse variano d'intensità a seconda degli anni.

Nella giovinezza, difatti, l'uomo è spesso tentato all'impurità, ed incline ai peccati della carne; nell'età media, la carne si fa meno urgente, e cominciano a predominare le tentazioni della mente, come l'orgoglio e la brama del potere; nell'autunno della vita, è probabile che si affermino le tentazioni dell'avarizia. È un'esperienza psicologica acquisita che coloro che da giovani hanno ceduto alla lussuria sono il più delle volte quelli che da vecchi peccano di avarizia. (...)

Poiché tendiamo al male, dobbiamo rinunciare, anzi strappare queste erbacce affinché possa crescere in noi la Vita Divina della Grazia.

(Fulton J. Sheen, da "Go to Heaven!")

15/01/2024

Dio è dappertutto; egli è immenso e dovunque presente, secondo quanto egli ha detto di se stesso: "Io sono un Dio vicino e non un Dio lontano" (cfr. Ger 23, 23). Non cerchiamo dunque Dio come se stesse lontano da noi, perché lo possiamo avere dentro di noi.

Egli dimora in noi come l’anima nel corpo, purché siamo suoi membri sani, siamo morti al peccato e immuni dalla corruzione di una volontà perversa. Allora abita veramente in noi, perché lo ha detto egli stesso: "abiterò in essi e camminerò fra loro" (cfr. Lv 26, 12).

Se noi siamo degni che egli abiti in noi, allora siamo vivificati da lui nella verità, come sue membra vive. «In lui, come dice l’Apostolo, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17, 28).

(San Colombano, abate)

15/01/2024

La vera preghiera non è nella voce,
ma nel cuore.
Non sono le nostre parole,
ma i nostri desideri
a dar forza alle nostre suppliche.
Se invochiamo con la bocca la vita eterna,
senza desiderarla dal profondo del cuore,
il nostro grido è un silenzio.
Se senza parlare,
noi la desideriamo dal profondo del cuore,
il nostro silenzio è un grido.

Sant’Agostino

15/01/2024

Ascoltiamo e meditiamo il Vangelo di lunedì 15 Gennaio 2024, per iniziare questo nuovo giorno alla luce della Parola del Signore.

14/01/2024

⚜️ L'Adorazione Eucaristica
è un esorcismo ⚜️

"Satana non ce la fa a stare vicino ad un'anima che adora Gesù Cristo.
Se ne va deluso di non essere adorato lui, come anche a Gesù Cristo stesso aveva chiesto di fare nel deserto, ottenendo da Gesù la risposta: VATTENE!
Chi adora entra nel flusso di quella cacciata". Amen

Padre S.Tognetti

La visita e l'adorazione al Santissimo Sacramento costituiscono uno strumento potentissimo per ottenere le indulgenze sia per sé che per le Anime del Purgatorio. Infatti, si concede l 'indulgenza parziale al fedele che visita il Santissimo Sacramento e l'indulgenza è plenaria per chi resta in adorazione del Santissimo Sacramento almeno per mezz'ora. E' anche possibile offrire la recita di alcune preghiere per la liberazione delle Anime del Purgatorio.

Un'ora di Adorazione, passata davanti a Gesù nel Santissimo Sacramento, è più efficace per il benessere del mondo di tutti i giorni consumati dagli uomini in congressi per il "progresso" dell'umanità, totalmente incuranti che il solo vero Progresso consiste nella diminuzione delle tracce del Peccato Originale.

" Beato Fulton John Sheen "

🌿 DIO SIA BENEDETTO 🌿

Dio sia benedetto
Benedetto il Suo Santo Nome
Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo
Benedetto il Nome di Gesù
Benedetto il Suo Sacratissimo Cuore
Benedetto il Suo Preziosissimo Sangue
Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell'altare
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito
Benedetta la Gran Madre di Dio, Maria Santissima
Benedetta la Sua Santa ed Immacolata Concezione
Benedetta la Sua gloriosa Assunzione
Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre
Benedetto San Giuseppe, suo castissimo sposo
Benedetto Dio nei Suoi Angeli e nei suoi Santi!

14/01/2024

-"Così solo può l’anima dimenticarsi di se stessa". Con la sua vita nascosta, Gesù santificò e divinizzò tutte le azioni umane-

Luisa Piccarreta: Libro di Cielo - Volume 11°. Agosto 14, 1912.

Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi aveva detto:

“Figlia mia, per potere l’anima dimenticare se stessa, dovrebbe fare in modo che tutto ciò che fa e che le è necessario, lo facesse come se io lo volessi fare in lei. Se pregasse dovrebbe dire: ‘È Gesù che vuol pregare’, ed io prego insieme con lei; se deve lavorare: ‘È Gesù che vuole lavorare’; ‘È Gesù che vuole camminare, è Gesù che vuole prendere cibo, che vuole dormire, che vuole alzarsi, che vuole divertirsi’, e così di tutto il resto della vita. Così solo può l’anima dimenticarsi di se stessa, perché non solo farà tutto perché lo voglio io, ma perché lo voglio fare io, mi necessitano a me proprio”.

Ora un giorno stavo lavorando e stavo pensando: “Come può essere che mentre io lavoro è Gesù che lavora in me, è lui proprio che vuol fare questo lavoro?”.

E Gesù: “Io proprio, le mie dita che stanno nelle tue e lavorano. Figlia mia, quand’io stavo sulla terra le mie mani non si abbassavano a lavorare legne, a ribattere i chiodi, ad aiutare nei lavori fabbrili il mio padre putativo Giuseppe? E mentre ciò facevo, con quelle mani medesime, con quelle dita, creavo le anime e altre anime richiamavo all’altra vita, divinizzavo tutte le azioni umane, le santificavo dando a ciascuna un merito divino; nei movimenti delle mie dita chiamavo in rassegna tutti i movimenti delle tue dita e degli altri, e se vedevo che le facevano per me o perché io li volessi fare in loro, io continuavo la vita di Nazareth in loro e mi sentivo come rinfrancato da parte loro per i sacrifizi, le umiliazioni della mia vita nascosta, dando loro il merito della mia stessa vita.

Figlia, la vita nascosta che feci in Nazareth non viene calcolata dagli uomini, mentre non potevo far loro più bene di quella dopo la Passione, perché ab­bassandomi io a tutti quegli atti piccoli e bassi, a quegli atti che gli uomini vivono alla giornata, come il mangiare, il dormire, il bere, il lavorare, accendere fuoco, sc***re, ecc., atti tutti che nessuno può farne a meno, io facevo scorrere nelle loro mani una monetina divina e di prezzo incalcolabile. Sicché se la Passione li redense, la vita nascosta corredava ogni azione umana, anche la più indifferente, di merito divino e di prezzo infinito.

Vedi, mentre tu lavori, lavorando perché io voglio lavorare, le mie dita scorrono nelle tue, e mentre lavoro in te, nel medesimo istante [con] le mie mani creatrici, quanti sto mettendo alla luce di questo mondo? quante altre ne chiamo? quante altre santifico, altre correggo, altre castigo, ecc.? Ora tu stai con me a creare, a chiamare, a correggere ed altro, sicché come tu non sei sola, neppure lo sono io nel mio operare; ti potrei dare onore più grande?”.

Ma chi può dire quello che comprendevo, il bene che si può fare a noi ed agli altri facendo le cose perché Gesù le vuole fare in noi? La mia mente si perde e perciò faccio punto.

14/01/2024

Eterno Padre io ti offro dalle mani purissime di Maria santissima il prezioso sangue di Gesù Cristo presente in tutte le sante messe celebrate oggi in tutto il mondo fino alla fine dei tempi per la salvezza di tutti i moribondi affinché trovino per la tua gloria il conforto e salvezza amen
1 Padre nostro..
1 1ve Maria...
1 gloria al padre...

14/01/2024

I NOSTRI PECCATI RINNOVANO IL CALVARIO DI CRISTO E FERISCONO IL SUO SACRO CUORE

Non è assolutamente possibile comprendere l’enormità del peccato se non per mezzo dello Spirito Santo, una verità, questa, che Nostro Signore spiegò ai suoi Sacerdoti durante l’Ultima Cena. Più che in termini di infrazione dei Comandamenti, il peccato si può meglio comprendere e debellare in termini di frattura dei nostri legami con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il peccato spezza i nostri vincoli con il Padre Celeste in quanto ci allontana da Lui come suoi figli. È questo il messaggio contenuto nella parabola del figliol prodigo (Lc 15, 11-32).

Inoltre, il peccato rinnova il Calvario di Cristo. Occorre stabilire un’equazione personale tra l’anima e il Cristo Crocifisso. Nei peccati d’orgoglio si deve vedere la corona di spine; nei peccati di lussuria, la carne ferita; nei peccati d’avarizia, la povertà della nudità; nei peccati dell’alcolismo, la sete.

Inoltre, si deve vedere il peccato come ostinazione contro lo Spirito Santo (At 7, 51); come soffocamento dello Spirito (1Ts 5, 19); come tribolazione allo Spirito (Ef 4, 30).

La coscienza s’illumina sempre quando si vede il peccato come un dolore dato a qualcuno che si ama. Non vi è peccato che possa toccare una delle stelle di Dio o far tacere una delle sue parole; ma il peccato può ferire crudelmente il Suo Cuore. Quando il penitente comprende questa verità, può sapere perché mai nella sua anima vi sia un tale senso di vuoto, una tale desolazione: egli ha ferito Qualcuno che ama.

(Fulton J. Sheen, da "Il Sacerdote non si appartiene")

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