15/01/2024
-Gesù annuncia il regno di Dio. Lo spirito di vera penitenza. Gesù chiama i primi apostoli. Venite: vi farò pescatori di uomini-
IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO DA DON DOLINDO RUOTOLO:
San Marco sintetizza i discorsi di Gesù Cristo in poche parole: È compiuto il tempo e si avvicina il regno di Dio; fate penitenza e credete al Vangelo.
Egli mostrava che, secondo le profezie, era proprio quello il tempo nel quale doveva ve**re il Messia, e che, quindi, si avvicinava il regno di Dio, cioè la glorificazione di Dio nel cuore degli uomini e sulla terra. Con questo, risuscitava, nei cuori, la fede e la speranza nelle divine promesse, il desiderio di una vita migliore, condizione indispensabile per accogliere la grazia di Dio. Per questo soggiungeva: "Fate penitenza, e credete al Vangelo". La penitenza era il rinnovamento interiore, nel rammarico di aver peccato, nel desiderio di riparare le proprie colpe, e nell’imposizione e nell’accettazione, liberamente fatta, di opere penose, in riparazione dei peccati. La penitenza era il nuovo orientamento dell’anima al Signore, nel riconoscimento della divina Maestà, nell’umiliazione profonda al suo cospetto, nel desiderio di amarlo con tutto il cuore e sopra tutte le cose.
Gesù Cristo non predicava una penitenza esteriore, come quella dei farisei, ma voleva che l’anima si pentisse, si umiliasse, riparasse, e si presentasse al cospetto di Dio pura, fiduciosa, umile e confidente, vivendo una vita nuova. La penitenza corporale, del resto, non è tale se non in quanto produce o aiuta a produrre gli atti interni. Un rigore tutto materiale è fachirismo, non è amore; l’anima non punisce il corpo per mostrare in esso una forza di resistenza fisica, ma per contenerlo nei limiti, e aprire libero il varco allo spirito; non lo priva di un cibo per severità, ma perché sia minore il frastuono dei sensi, non lo percuote per sadismo, ma per scuotere attraverso la pena il torpore spirituale, e per unirsi alla Passione di Gesù Cristo; non gli inibisce la comunicazione col mondo per mancanza di gentilezza, ma proprio per non rendersi scortese col suo Signore. La penitenza è purificazione, ordine, disciplina dello spirito che produce nell’anima e nel medesimo tratto esterno una soavità gentilissima, facendo, per così dire, affiorare sul corpo stesso la luminosità interiore.
Era questa la penitenza che Gesù predicava, e perciò non impose ai suoi apostoli alcun rigore di vita, volendo che il loro cuore si formasse a mano a mano e si orientasse a Dio in una vita totalmente nuova. Egli esortava, pertanto, tutti a credere al Vangelo, cioè a prestare attenzione alla sua predicazione, e metterla in pratica, poiché, dalla sua Parola, doveva ve**re l’indirizzo ad una vita nuova, e i suoi insegnamenti dovevano demolire tutto quello che di falso o di arbitrario gli scribi e i farisei avevano preteso aggiungere alla divina Parola.
Quando Gesù predicava, la gente gli si affollava intorno, lo ascoltava, ne rimaneva più o meno commossa, secondo le proprie disposizioni; ma, presa dal vortice delle terrene occupazioni, difficilmente conservava nel cuore i suoi insegnamenti. Egli perciò credette necessario eleggere alcuni uomini, i quali, liberati dalle preoccupazioni temporali, avessero potuto seguirlo dovunque, raccogliere i suoi insegnamenti e trasmetterli agli altri. Egli non volse gli occhi ai sapienti, ai forti ed ai grandi del mondo, ma a poveri pescatori, cioè a gente semplice, schietta, abituata ai pensieri del Cielo, perché dimorante nei pericoli del mare.
Dalle statistiche giudiziarie risulta che la classe dove è minore o quasi nullo il numero dei delitti, è proprio quella dei pescatori; Gesù, dunque, si rivolse a cuori sani per quanto ancora rozzi e difettosi, a cuori lontani dallo spirito del mondo, abituati alle silenziose solitudini marine, agli orizzonti vasti che dilatano l’anima in orizzonti più vasti. D’altra parte i pescatori erano abituati alle pazienti attese nel cercare il frutto della pesca, alle prudenti mosse nel difendersi dalle tempeste, alla costanza forte nel pericolo, ed Egli volle che queste belle qualità diventassero il carattere dei suoi apostoli; volle portare nel campo dello spirito le doti che un pescatore ha nel campo della vita naturale ed elesse, come pietre fondamentali dell’edificio che incominciava ad elevare, quattro pescatori.
Gesù Cristo, passando lungo il lago di Genesaret, chiamato pure Mare di Galilea, vide Simone e suo fratello Andrea che gettavano le reti e, poco più avanti, vide Giacomo e Giovanni che insieme col padre e coi garzoni rassettavano le reti. Questa circostanza c’induce a credere che in quel giorno avessero trovato difficoltà a pescare. Mentre, infatti, Simone e Andrea di condizione meno agiata gettavano le reti per tentare di nuovo di pescare qualche cosa, Giacomo, Giovanni e il loro padre Zebedeo, i quali, avendo dei garzoni con loro, dovevano essere più agiati, rassettavano le reti, avendo perduto la speranza di prendere qualche cosa e non avendo bisogno d’insistere nel gettare le reti.
Gesù Cristo scelse questo momento di delusione, nel quale, psicologicamente, doveva sembrare più penosa la loro arte, e nel quale, quindi, era per essi più facile il rinunziarvi. È naturale, infatti, che dopo una delusione sofferta in una speciale professione, si desideri abbandonarla, e che, offrendosi l’occasione di mutare stato, la si accolga come una liberazione.
I quattro apostoli avevano già sentito parlare di Gesù Cristo e lo avevano ascoltato; quando lo videro sulla riva con quella sua dolcissima maestà che li attraeva illuminandoli, dopo aver visto poco proficua la loro professione, che sarebbe stata, se remunerativa, l’unico vero ostacolo a seguirlo, non esitarono un momento, ed abbandonato tutto, andarono appresso a Lui. È evidente dal contesto che essi abbandonarono tutto non inconsideratamente, ma dovettero affidare a qualcuno la barca e le reti; Giacomo e Giovanni rimisero ogni arnese al padre che era con loro ed ai garzoni, e Simone ed Andrea forse affidarono tutto ad essi; certo san Pietro conservò poi la barca per uso del Maestro divino e, prima di darsi interamente all’apostolato, continuò di quando in quando a tratti il suo mestiere; ma nel momento della chiamata tutti sentirono tale attrazione verso il Redentore che pensarono solo a seguirlo.
Probabilmente non capirono il significato di quelle parole: "Vi farò pescatori di uomini", ma capirono che era per loro una grazia ed un onore grande seguire il Nazareno, la cui notorietà cresceva sempre più in mezzo al popolo.
"Vi farò pescatori di uomini", essi che pescavano i pesci dando loro la morte, sottraendoli dal loro elemento di vita e spacciandoli poi come merce, dovevano pescare gli uomini sottraendoli alla morte e donandoli a Dio come frutti di amore. Dovevano allettarli con l’esca delle soprannaturali promesse, e fare che di loro libera volontà fossero andati al Signore; dovevano tirarli fuori dal mare del peccato e farli morire alla vecchia natura per rivivere nella Grazia.
"Vi farò pescatori di uomini", parola arcana che è stata il programma della vita della Chiesa in tutti i tempi, e lo sarà fino al termine dei secoli; essa getta sempre le sue reti con la predicazione, con l’apostolato e con la ca**tà, e trae alla riva dell’eterna Vita le anime; come il pescatore raccoglie nella rete i pesci buoni e cattivi, cosi anche la Chiesa raccoglie nel suo seno buoni e cattivi, ed attende che il suo Re faccia poi la cernita nell’ultimo giorno.