24/01/2026
CHIESA BATTISTA L'AQUILA
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026
“Luce da Luce, per la Luce”
Introduzione:
Quest’anno l’elaborazione del tema per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani è stata affidata alla Chiesa Apostolica Armena, una delle prime comunità cristiane al mondo ed una tra le chiese più antiche. L’Armenia inoltre è stata la prima nazione a dichiarare il cristianesimo come religione ufficiale.
Luce da Luce per la Luce , questo è il titolo scelto per questa liturgia ecumenica che trae ispirazione dal credo niceno-costantinopolitano (di cui lo scorso anno si è commemorato il 1700° anniversario) dove Cristo è la Luce di Dio mandato a far Luce in questo mondo tormentato per ricondurci alla comunione con Dio attraverso l’amore, da qui la Luce che dà Luce per la Luce.
San Narsete “il Grazioso”, Patriarca della Chiesa ortodossa apostolica armena nel IV° secolo, compose la “Celebrazione all’alba”, le cui preghiere non sono presenti in nessun'altra chiesa e che hanno uno scopo puramente ecumenico in chiave universale, dal momento che sono state pensate per quei pagani, adoratori del sole, che nella luce dell’alba avrebbero potuto cogliere l’immagine del Signore. La composizione liturgica di questa sera prende vita proprio dall’esempio di amore cristiano indicatoci da San Narsete.
La comunità cristiana armena ci saluta con questo messaggio di amore e pace.
I fedeli della Chiesa armena sono grati per le preghiere che tutte le chiese eleveranno durante quest’anno. Possa lo Spirito Santo spalancare i nostri cuori per percepire più vividamente la luce radiosa dell’amore di Dio onnipotente per i suoi figli, la triste vergogna della nostra divisione e l’ardente e urgente necessità di riaccendere la luce della riconciliazione cristiana; dal canto nostro, noi continueremo a rendere grazie a Dio per la compassione e la misericordia senza limiti che provengono dalla “Luce da Luce”.
Lettera di Efesini 4:1-13
Perciò, io che sono prigioniero a causa del Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto! Siate sempre umili, cordiali e pazienti; sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo. Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo.
Uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a ciascuno di noi Cristo ha dato la grazia sotto forma di doni diversi. Dice la Bibbia: Quando è salito in alto, ha portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini.
Se la Bibbia dice è salito in alto vuol dire che prima era disceso sulla terra. Colui che è venuto sulla terra è lo stesso che è salito nella più alta regione del cielo, per riempire tutto l’universo con la sua presenza. Ebbene, è proprio lui che ha dato diversi doni agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri. Così egli prepara il popolo di Dio per il servizio che deve compiere. E così si costruisce il corpo di Cristo, fino a quando tutti assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede e con la stessa conoscenza del Figlio di Dio; finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita grandezza di Cristo che riempie l’universo.
Riflessione:
Come abbiamo appena letto “Siate degni della vocazione, siate umili, cordiali, pazienti e sopportatevi l’un l’altro con amore.”
L’Apostolo Paolo ci inviata ad abbandonare le nostre debolezze, frutto della caducità della nostra natura umana, per abbracciare il pensiero di Cristo.
…facile a dirsi ma non è impossibile a farsi con il sostegno dello Spirito Santo e con una certa dose di buona volontà.
Difficilmente riusciamo a dominare il nostro ego perché tale è la debolezza umana.
Forse avete presente la parabola dei due figli, dove il padre dice al primo figlio di andare a lavorare nella vigna e quello gli risponde che ci andrà ma, poi non ci va.
Lo stesso invito poi viene rivolto sempre dal padre al secondo figlio, il quale gli risponde di non voler andare alla vigna ma dopo si pente e ci va.
Tutti ne conosciamo il significato, ovvero che le azioni contano più delle parole, ma da questa parabola possiamo trarre anche una seconda conclusione, ossia che siamo tutti dei figli “problematici”.
Nella sua peculiarità individuale ciascun cristiano affronta un cammino verso la santificazione.
Per alcuni è più corto, mentre per altri è più lungo. Alcuni arrivano alla santità già in questa vita mentre altri la conosceranno solo in quell’altra.
Siamo spiritualmente deboli, è vero, ma questo non deve servirci da alibi. Dio ci pone sfide difficili ma mai impossibili …amate il vostro prossimo ed amate i vostri nemici!
Precetti che mal si conciliano con le divisioni che pure ci sono nelle e tra le nostre chiese.
Ma come, la chiesa che dovrebbe dare l’esempio è la prima a mancare?
Un momento, prima di affrettarci a giudicare proviamo a cercare le ragioni di tutto questo.
Ben lo sappiamo che la causa risiede nella debolezza umana ma facciamo nostro un concetto.
Nella parabola che vi ho proposto il secondo figlio va nella vigna solo quando la sua coscienza gli fa capire che sta sbagliando e solo dopo prende atto del suo errore e si corregge.
Nel nostro caso l’ecumenismo costituisce il percorso di ravvedimento preso dalle chiese dopo aver preso atto dell’errore che si è commesso con le divisioni.
Ma come risulta evidente ci vuole tempo per riparare agli errori, a maturare, prima si deve comprendere di aver sbagliato e poi si cerca di rimediare.
E lo sappiamo bene che a mettere su una lite ci vuole pochissimo ma poi invece per la riconciliazione chissà quanto tempo passa!
Non a caso tutte le grandi divisioni che ci sono state nel cristianesimo hanno avuto origine non da ragioni teologiche o spirituali ma da questioni molto più terrene, ovvero di carattere economico e di potere.
Scismi avvenuti secoli fa che ancora oggi facciamo fatica a ricucire, segno che non tutti abbiamo maturato l’errore fatto e che ciascuno ha bisogno del suo tempo.
L’ecumenismo però è una via obbligata, senza la quale non troveremo la crescita spirituale necessaria ad attestare che veramente abbiamo imparato ad amare il Signore più di noi stessi.
Nel corso della storia, in seno alle chiese cristiane, alcuni fratelli di buona volontà hanno intrapreso la via della riconciliazione ma non possiamo neanche trascurare che nel frattempo ciascuna chiesa ha sviluppato una propria forma dottrinale e teologica, declinata in diversi modi di vivere e di esprimere la fede e tutto questo non si può cancellare con un colpo di spugna.
Anzi, possiamo osservare come da un male sia nato un bene, difatti più forme di cristianesimo hanno saputo conquistare a Cristo diverse tipologie di persone e da questo impariamo che nella diversità può esserci ricchezza.
Ora però è tempo di ravvedimento, di riconciliazione.
Un cammino iniziato 116 anni fa e che in tutta franchezza richiederà ancora decenni o forse un secolo, chissà!
Ma il seme è stato gettato ed i primi frutti sono nati.
Vedete, tutto a causa della debolezza umana!
…siamo tanto forti ed al contempo così fragili!
Basti pensare a San Pietro, così come ci viene descritto da Benigni nel suo monologo “Un uomo nel vento”.
Un San Pietro che si rivela in tutta la sua fragilità umana, che si esalta e si dispera, capace di grandi slanci ma anche di sonore cadute. Ma ciò che maggiormente lo caratterizza è che abbia intrapreso un cammino al fianco di Cristo, cammino che lo porterà dove neanche lui si aspetta.
Rinunciando a se stesso si rivestì di santità.
Ed anche noi dobbiamo fare lo stesso abbracciando l’amore di Cristo o per dirlo con la metafora dettata da San Narsete, dobbiamo imparare ad amare la Luce dell’alba.