Adagiato sulle falde del Monte Poro a 500m. sul livello del mare, a pochi km da Tropea, c’è il Comune di Zungri, prov. Di Vibo Valentia. Il toponimo, indubbiamente greco rinvia ad una famiglia patronimica: gli Zungares. Nel suo territorio si trovava una città rupestre, oggi visitabile in almeno 80 grotte con sistema viario, sistemi di controllo idrico, di conservazione delle derrate alimentari (si
los), palmenta per la lavorazione dell’uva e dell’olio in un unicum in Calabria risalente ai secoli XII-XIV. Il più antico documento a noi noto che attesti l’esistenza di un insediamento umano denominato Zungri risale al 1310.
È nota la citazione del castrum Messianum nel Malaterra e nelle Rationes decimarum Italiae: “Il prete Nicola cappellano della chiesa di San Nicola di Zungri pagò per la seconda decima due tarì”. La decima era un’imposta stabilita dal papa sulle rendite degli istituti religiosi. Nei documenti riguardanti le decime del 1284 custoditi nell’ASV non è stata trovata traccia di Zungri. Nel 1310, dunque, esisteva nella diocesi di Mileto un insediamento chiamato Zungri che fino al 1811 restò casale di Mesiano e diversi terremoti (1638, 1659, 1783, 1905) lo colpirono causando sconvolgimenti e profonde modifiche all’assetto idrogeologico del territorio. Da questi documenti si può rilevare che il titolo della Parrocchia fin dall’inizio è stato San Nicola; che, almeno nel 1600, a questo titolo è stato aggiunto quello di S. MARIA DELLA NEVE, e che, almeno a quella data si venerava a Zungri il Quadro della Madonna della Neve. Sul quadro, custodito nell’attuale Santuario, innalzato a Santuario Mariano Diocesano il 24 giugno 2006 dall’allora Vescovo Mons. Domenico Tarcisio Cortese, si hanno pochissime notizie, storie e leggende varie, ma nessun documento che n'attesti la provenienza e l’autore. Il dipinto, olio su tavole, rappresenta un episodio di lieta familiarità con la Madonna seduta che sostiene in piedi Gesù, il quale accarezza il volto, protratto in avanti, di Giovanni sulle gambe della mamma Elisabetta in ginocchio. Nella parte superiore del dipinto è evidenziato un piccolo riquadro con dei colli innevati, attraversati da un ruscello. Il riferimento è certamente il colle di Roma dove sorge la Basilica di S. Maria Maggiore. A giudizio degli esperti d’arte si presume, che il quadro sia di grande valore artistico. La configurazione e disposizione delle figure, sono una classica rappresentazione del rinascimento, presenti in un celebre quadro della sacra famiglia di Raffaello e custodito al Louvre di Parigi. Alla morte di Raffaello (Urbino1484 - Roma 1520) il pittore – architetto Giulio Pippi (Roma 1499 - Mantova 1546), detto Giulio Romano, eredita la bottega del maestro di Urbino dalla quale secondo gli esperti d’arte, potrebbe provenire il quadro della Madonna della Neve di Zungri. Il quadro attualmente è in restauro presso il Laboratorio di conservazione e Restauro Opere d’Arte di Caterina Bagnato in Taverna di Catanzaro. Nella città di Zungri vi è anche la Chiesa di Sant’Anna, ove aveva sede la confraternita del Rosario, ora estinta. In questa chiesetta si conservano tele di notevole valore artistico.