02/06/2026
📖 𝐈𝐥 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐚 𝐕𝐨𝐥𝐨𝐧𝐠𝐨: 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐙𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐢, 𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐚
𝐏𝐀𝐑𝐓𝐄 𝟏𝟎 –
𝐋’𝐄𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐑𝐢𝐬𝐨𝐫𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐫𝐜𝐢𝐩𝐫𝐞𝐭𝐞
Correva l’anno 1863.
L’aria nelle terre mantovane era densa di mutamenti, ma a Volongo, nella casa canonica di Don Francesco Zapparoli, il tempo sembrava aver trovato un equilibrio perfetto tra il sacro e l’umano.
Quando la nipote Angiolina varcò la soglia insieme al marito Achille Agazzi, l’arciprete l’accolse con un abbraccio che sapeva di protezione.
«𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑒̀ 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒, 𝐴𝑛𝑔𝑖𝑜𝑙𝑖𝑛𝑎,» le disse sottovoce, posandole una mano sulla spalla, «𝑚𝑎 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑎 𝑟𝑖𝑒𝑚𝑝𝑖𝑟𝑛𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑔𝑜𝑙𝑖. 𝐿𝑎 𝑠𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖 ℎ𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑖𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑎̀ 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑜𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑒.»
In quella dimora, dove l’odore della cera per mobili si mescolava al profumo del pane appena sfornato, nacquero Carlo, Rosa e Carolina.
Per Don Francesco non erano solo nipoti, ma "𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑝𝑖𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖".
𝐋𝐨 𝐒𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨: 𝐈𝐥 𝐓𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐞𝐧𝐬𝐢𝐞𝐫𝐨
Il cuore pulsante dell’attività dell’arciprete era lo studio. Una stanza ampia, quasi severa, dove la luce entrava filtrata da alte finestre che davano da un lato sulla strada e dall'altro sul luminoso cortile.
Il pavimento in cotto, consumato dal suo incessante camminare, risuonava sotto i passi ritmati del sacerdote.
Alle pareti, una fascia di quadretti in noce scuro creava un fregio d'intelletto: i volti di alcune figure del tempo osservavano severi la scrivania alta, un leggio monumentale dove Don Zapparoli scriveva ritto in piedi, con la schiena dritta nonostante gli anni.
Un pomeriggio, vedendo la piccola Rosa fissare con curiosità la grande Bibbia illustrata posta sul tavolino quadrato, l'arciprete si avvicinò.
«𝑉𝑒𝑑𝑖, 𝑅𝑜𝑠𝑎?» mormorò indicando una tavola colorata, «𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑒 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑒 𝑎𝑛𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒, 𝑚𝑎 𝑙𝑒 𝑡𝑢𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑣𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑎𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑠𝑓𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎𝑟𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑡𝑜𝑐𝑐𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑒𝑡𝑎𝑙𝑜. 𝐼𝑙 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜.»
Mamma Angiolina, sulla soglia, sorrideva vedendo la figlia ritirare le manine dietro la schiena in un gesto di obbedienza istintiva.
𝐈𝐥 𝐆𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐨 𝐞 𝐢𝐥 "𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐢𝐭𝐚"
Oltre il cortile rustico, dove i carri dei contadini spesso sostavano a portare i frutti della terra per i poveri, si apriva il giardino.
Era un’esplosione di colori: le dalie e i gerani di Angiolina brillavano di tinte accese, quasi a riflettere il suo carattere impulsivo.
Il fulcro dei giochi era il magnifico pergolato. I pali di legno, avvolti dalla vite, diventavano per Carlo e Carolina le pertiche di un circo immaginario.
«𝐺𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑚𝑖, 𝑍𝑖𝑜! 𝑆𝑜𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑢𝑐𝑐𝑒𝑙𝑙𝑖𝑛𝑜!» gridava Carolina, restando in equilibrio precario su un sostegno.
«𝑆𝑐𝑒𝑛𝑑𝑖 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑡𝑜, 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒, 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑎𝑙𝑖 𝑡𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑠𝑐𝑎𝑛𝑜!» rispondeva l'arciprete dalla finestra al piano superiore, con un sorriso che tradiva più orgoglio che rimprovero.
Sotto l'ombra del pergolato, papà Achille montava spesso la sua baracca dei burattini. Il legno dipinto e i vestiti di stoffa dei fantocci incantavano non solo i piccoli Agazzi, ma anche i bambini del paese che si affollavano al cancello sulla strada laterale.
«𝑉𝑒𝑛𝑖𝑡𝑒, 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑝𝑢𝑟𝑒,» diceva Don Francesco ai piccoli del paese, «𝑖𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒 𝑎𝑚𝑎 𝑙𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎.»
𝐆𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐜𝐫𝐨𝐛𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐫𝐢𝐠𝐨𝐫𝐞 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨
Il sole del primo pomeriggio filtrava tra le foglie del magnifico pergolato che dominava il giardino della canonica. I lunghi pali di legno, robusti e levigati dal tempo, erano per gli abitanti del paese un vanto architettonico, ma per i piccoli Carlo e Carolina rappresentavano ben altro: il loro personale circo privato.
«𝐺𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎, 𝐶𝑎𝑟𝑜𝑙𝑖𝑛𝑎! 𝑃𝑖𝑢̀ 𝑖𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑛𝑛𝑜!» gridava Carlo, dondolandosi con una foga che avrebbe fatto sbiancare un ginnasta esperto. Carolina, non meno audace, rispondeva con una capriola aerea, i capelli al vento e le calze già segnate dalla polvere.
Dalla finestra poco più in là, lo sguardo severo di mamma Angiolina non tardò a manifestarsi.
«𝐶𝑎𝑟𝑙𝑜! 𝐶𝑎𝑟𝑜𝑙𝑖𝑛𝑎! 𝑆𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒𝑡𝑒 𝑖𝑚𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑏𝑏𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑣𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑖 𝑐𝑢𝑠𝑡𝑜𝑑𝑖 𝑎 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑜!» la sua voce, ferma ed energica, risuonò nel cortile come un rintocco. Ma prima che la sua severità potesse tradursi in una punizione esemplare, una figura alta e pacata comparve sulla porta, aggiustandosi il cappello prima di uscire.
𝐈𝐥 𝐒𝐢𝐠. 𝐙𝐢𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐮𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚
L’Arciprete, lo "Zio" per antonomasia, osservava la scena con un mezzo sorriso, pronto come sempre a smorzare gli animi. Era l'uomo della conciliazione, ma anche della previdenza.
«𝐿𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑙𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑟𝑒, 𝐴𝑛𝑔𝑖𝑜𝑙𝑖𝑛𝑎,» disse con un tono che non ammetteva repliche, pur nella sua dolcezza. Poi però, volgendosi alla nipote prima di varcare il cancello per i suoi impegni pastorali, aggiunse il suo abituale avvertimento: «𝐴𝑛𝑔𝑖𝑜𝑙𝑖𝑛𝑎, 𝑡𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜... 𝑎𝑏𝑏𝑖 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑝𝑢𝑡𝑡𝑖𝑛𝑖. 𝐼𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑒̀ 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒 𝑙𝑖 𝑐𝑒𝑟𝑐ℎ𝑖𝑛𝑜 𝑠𝑢 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑙𝑜.»
🖋️ Navarra f
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𝑁𝑜𝑡𝑎: "𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑑 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖 𝑒𝑑 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑒𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒. 𝐼 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑟𝑖𝑣𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙'𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑎𝑑𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑖 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖. 𝐴𝑙𝑐𝑢𝑛𝑖 𝑑𝑖𝑎𝑙𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑒𝑑 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑖 𝑜 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑧𝑎𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑖𝑛𝑖 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖."