01/06/2026
5 minuti con Gesù
Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!
Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:
Dal Vangelo secondo Marco – 12,1-12 –
In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?». E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.
La parabola di oggi racconta della premura del Padre verso il popolo d’Israele e della risposta priva di fede e di amore soprattutto delle guide religiose, di coloro che avrebbero dovuto mantenere viva la fede del popolo e che invece usavano la religione come strumento di potere e di asservimento degli altri. È evidente che il rimprovero oggi dobbiamo sentirlo rivolto a noi. Sullo sfondo c’è il “peccato originale” dell'umanità che continua a voler fare a meno di Dio, del Suo Amore, della Sua Provvidenza. È il desiderio nefasto da parte dell’Uomo di ieri, di oggi e di sempre di costruirsi progetti alternativi a quelli di Dio, fondati sull’egoismo, l’orgoglio, la prepotenza, la lussuria. Progetti che si oppongono alla volontà di amore e di salvezza del Padre nostro che sono invece pieni di pace, di armonia, di salvezza per tutti. Lo ricorda l’Apostolo Paolo quando scrive agli Efesini che esiste «un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (4,6). Leggendo la parabola narrata da Gesù si coglie infatti da una parte la premura, la tenerezza, l’attenzione con la quale il Padre si è preso cura del suo popolo – e oggi di ognuno di noi – e dall’altra la volontà degli uomini di impossessarsi di ogni cosa creata per possedere tutto con avidità e senza alcuna volontà di condivisione. Gli effetti di questa apostasia, di questo volersi rendere a tutti i costi orfani di Dio sono sotto gli occhi di tutti: guerre, omicidi, sangue innocente continuamente sparso sugli altari degli egoismi umani, divisioni nelle famiglie, inquinamento globale che sta distruggendo il giardino meraviglioso preparato da Dio per la gioia degli uomini. E la parabola contiene anche la profezia del sacrificio del Figlio e che ci ricorda quando abbiamo ascoltato nel Vangelo di ieri: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Giovanni 3,16). Ecco allora l’importanza della conversione personale e comunitaria che consiste nel ritornare all’Amore di Dio, nel non sentire i Suoi Comandamenti come un peso, ma come la Parola di chi ama la nostra vita a tal punto da sacrificare il Figlio per noi; una Parola che ci rende liberi da ogni forma di schiavitù antica e moderna e che ci indica incessantemente il modo per vivere bene questi pochi e fragili giorni terreni: cercare sempre la volontà di Dio e fare della nostra vita un dono di amore ai fratelli e sorelle in umanità. La nostra vita dunque è la vigna della quale il Signore si prende sempre cura. Avere questa consapevolezza è l’unico modo per costruire tutti insieme una nuova ed autentica civiltà dell’amore.
Caro Gesù,
chissà cosa prova il Tuo Cuore
nel vederci impegnare
le migliori energie della vita
per possedere, avere,
accumulare quei doni
che la bontà Tua e del Padre
hanno messo a nostra disposizione
perché fossimo felici
su questa Terra.
Cosa provi nel vederTi coperto
di ingratitudini, indifferenze,
freddezze perfino da noi
che ci diciamo “cristiani”,
ma poi Ti voltiamo
sistematicamente le spalle.
Perdonaci se pensiamo di essere
i proprietari della Creazione,
dimenticando la nostra vocazione
di custodi e amministratori.
Aiutaci ad aprire gli occhi
per riconoscere in ogni cosa creata
un dono del Tuo Amore.
E se ogni cosa è dono per noi,
allora insegnaci ancora
a dire l’unica parola
che esprime la gioia
di appartenere a Te
e di ricevere i Tuoi doni:
la parola “Grazie!”
Torneremo ad essere
figli grati e stupiti dalla bellezza
del Tuo Amore che ci circonda
e la nostra fede
non avrà più
l’odore stantio delle sacrestie,
ma il profumo della Tua Presenza,
il riflesso della Tua Bellezza
che salverà il mondo.
Buona giornata a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!