ViBa.UnitàPastorale

ViBa.UnitàPastorale Pagina della Unità Pastorale delle Parrocchie di Viciomaggio e Battifolle.

Unità Pastorale delle parrocchie di San Martino a Viciomaggio e dei Santi Quirico e Giulitta a Battifolle

Ieri la nostra comunità dell’Unità Pastorale Vi.Ba. ha vissuto una giornata piena di emozione, gioia e fede ✨Nel giorno ...
25/05/2026

Ieri la nostra comunità dell’Unità Pastorale Vi.Ba. ha vissuto una giornata piena di emozione, gioia e fede ✨

Nel giorno della Pentecoste, i bambini della parrocchia di Battifolle hanno ricevuto la loro Prima Comunione, incontrando Gesù nell’Eucaristia per la prima volta 🙏🤍

Una celebrazione intensa e luminosa, accompagnata dall’affetto delle famiglie e di tutta la comunità, nel segno dello Spirito Santo che guida, illumina e unisce.

Che questo giorno rimanga per sempre nei cuori dei nostri bambini come un ricordo di amore, grazia e condivisione ✨

Quella di ieri è stata una giornata di gioia, emozione e fede per la nostra comunità dell’unità Pastorale Vi.Ba.✨Nel gio...
18/05/2026

Quella di ieri è stata una giornata di gioia, emozione e fede per la nostra comunità dell’unità Pastorale Vi.Ba.✨

Nel giorno dell’Ascensione del Signore, i bambini della parrocchia di Viciomaggio hanno ricevuto la loro Prima Comunione, vivendo per la prima volta l’incontro con Gesù nell’Eucaristia 🙏🤍

Un momento speciale condiviso con le famiglie, la comunità e tutti coloro che hanno accompagnato questi ragazzi nel loro cammino.

Che questo giorno rimanga nei loro cuori come segno di luce, amore e grazia ✨

Oggi celebriamo la festa di San Marco Evangelista, una giornata speciale per la nostra comunità 🙏A Viciomaggio abbiamo v...
25/04/2026

Oggi celebriamo la festa di San Marco Evangelista, una giornata speciale per la nostra comunità 🙏

A Viciomaggio abbiamo vissuto insieme la Cresima dei ragazzi della comunità Vi.Ba. (Viciomaggio e Battifolle), un momento di fede, gioia e crescita condivisa.

La celebrazione è stata resa ancora più significativa dalla presenza del Vescovo di Arezzo, S.E. Mons. Andrea Migliavacca.

Un augurio a tutti i cresimati: che lo Spirito Santo vi accompagni sempre nel vostro cammino ✨

Settimana Santa. Ecco il programma delle celebrazioni e delle confessioni.
30/03/2026

Settimana Santa. Ecco il programma delle celebrazioni e delle confessioni.

Tutto è carico di senso, nulla è lasciato al caso. Gesù è condotto al luogo detto del Cranio, il Golgota, e lì è crocifi...
30/03/2026

Tutto è carico di senso, nulla è lasciato al caso. Gesù è condotto al luogo detto del Cranio, il Golgota, e lì è crocifisso insieme ad altri due: uno da una parte e uno dall’altra, «e Gesù in mezzo». Giovanni insiste su questo “in mezzo”, come se non fosse ovvio. Ma non lo fa per distrazione: vuole suggerire un’immagine antica e potentissima. In mezzo al giardino delle origini, racconta la Genesi, si trovava l’albero della vita. Ora quell’albero è la croce. Da essa pende il frutto che dona la vita al mondo.

Nel suo Vangelo Giovanni ha preparato questo momento fin dall’inizio. Quando Gesù promette a ridosso della chiamata dei primi discepoli che il cielo si aprirà e gli angeli saliranno e scenderanno sul Figlio dell’uomo, sta evocando la scala sognata da Giacobbe. Ma quella scala, per il credente, ha un nome preciso: è la croce. È da lì che il cielo e la terra tornano a comunicare. Non esiste uno sguardo profondo su Dio che non passi attraverso questo legno. Sotto la croce si muove un’umanità divisa e insieme ricomposta. I soldati romani, pagani, si spartiscono le vesti di Gesù; la tunica, invece, resta intatta, tirata a sorte. Poco distante stanno quattro donne, tutte ebree, tra cui Maria e Maria di Magdala. Uomini e donne, pagani ed ebrei: l’evangelista sembra voler dire che la salvezza non conosce confini. La croce piantata nel mezzo del mondo apre i quattro punti cardinali della storia. La tunica senza cuciture, che non viene strappata, ha affascinato a lungo i Padri della Chiesa. È la veste del sommo sacerdote, ma anche il segno dell’unità della Chiesa, che non può essere lacerata. Come la rete della pesca miracolosa, che pur colma non si spezza, così la comunità dei credenti è chiamata a restare una.

Alla fine, in questo brano del Vangelo di Giovanni, arriviamo a leggere la decisione di eliminare fisicamente Gesù. Caif...
29/03/2026

Alla fine, in questo brano del Vangelo di Giovanni, arriviamo a leggere la decisione di eliminare fisicamente Gesù. Caifa, sommo sacerdote in quell’anno, lo afferma con chiarezza: «È meglio che un solo uomo muoia per il popolo e non vada in rovina la nazione intera». L’evangelista aggiunge subito un particolare decisivo: «Questo però non lo disse da sé stesso, ma, essendo sommo sacerdote, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi». C’è qui un paradosso profondo: una decisione nata da calcolo e paura diventa, nelle mani di Dio, rivelazione di salvezza. Gesù morirà davvero per il popolo, ma non nel senso che intendevano i suoi accusatori. Morirà per salvare, per custodire, per radunare. Il Vangelo ci pone queste parole alle soglie della Settimana Santa, quasi a prepararci a ciò che sta per accadere: l’ingresso a Gerusalemme, la passione, la croce. Nulla di ciò che accade è casuale. Tutto si inserisce dentro un disegno di amore che si compie fino in fondo. E forse oggi siamo chiamati a fare un passaggio personale. Dire che Gesù è morto “per tutti” è vero, ma può restare un’affermazione generica. Il Vangelo, invece, ci chiede di andare oltre: Gesù ha dato la vita per me. Finché non sentiamo che quella croce riguarda direttamente la nostra vita, che quel sacrificio è anche per noi, rischiamo di non cogliere la portata di questo amore. Non è un gesto anonimo, rivolto a una massa indistinta. È un atto personale, che raggiunge ciascuno. Chiunque tu sia, qualunque sia la tua storia, c’è stato un uomo, il Figlio di Dio, che ha dato la vita anche per te. Non perché tu fossi già perfetto, ma perché potessi essere salvato. È questo che rende la croce così disarmante: un amore che arriva fino alle estreme conseguenze, senza condizioni, senza calcoli. E che continua, ancora oggi, a cercare ciascuno di noi.

Il clima è tesissimo nel Vangelo di Giovanni di oggi, e il racconto lo restituisce con grande chiarezza. Più volte Gesù ...
29/03/2026

Il clima è tesissimo nel Vangelo di Giovanni di oggi, e il racconto lo restituisce con grande chiarezza. Più volte Gesù rischia di essere ucciso, perché ciò che dice diventa ormai insopportabile per i dottori della Legge, per coloro che si considerano custodi del sacro e interpreti autorevoli della Scrittura. Eppure Gesù non parla contro la Scrittura, ma a partire dalla Scrittura. Richiama la Legge e i Profeti per mostrare che tutto conduce a Lui. Il problema, allora, non è la mancanza di riferimenti, ma la chiusura del cuore. Non vogliono mettersi in discussione. Non accettano che quell’uomo, che di lì a poco sarà appeso a una croce, possa essere davvero il Figlio di Dio. In mezzo a questo clima di tensione, c’è una frase che tutte le volte che leggo a me colpisce profondamente: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». Giovanni Battista non ha fatto miracoli eclatanti, non ha lasciato gesti straordinari. Eppure la sua grandezza sta tutta lì: ha detto la verità su Gesù. Ha saputo indicarlo, riconoscerlo, testimoniarlo. Il vero miracolo di Giovanni non è stato qualcosa di visibile, ma la fedeltà alla verità. E forse è proprio questo il cuore della vocazione cristiana: non fare cose straordinarie, ma essere veri. Dire con la vita ciò che si crede, testimoniare con autenticità ciò che si ama. Se un giorno qualcuno dovesse ricordarsi di noi, la cosa più grande che si potrebbe dire è proprio questa: che abbiamo detto la verità su Cristo, che non abbiamo tradito ciò che abbiamo riconosciuto come vero. È una prospettiva che ridimensiona tante ambizioni spirituali. Non siamo chiamati a stupire, ma a essere fedeli. Non a cercare il sensazionale, ma a vivere nella verità. E questa verità non è un’idea astratta: è una relazione. È Cristo stesso. Per questo parlare con verità di Lui significa, prima di tutto, lasciarsi coinvolgere dalla sua presenza, fino al punto che la nostra vita diventi, anche senza clamore, una testimonianza credibile.

«In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giud...
29/03/2026

«In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio». Di Gesù si possono accettare molte cose: le sue parole, i suoi insegnamenti, perfino la sua figura umana può suscitare simpatia. Ma c’è un punto che diventa insopportabile: la questione della vita eterna, della vittoria sulla morte del “fatto” della resurrezione. È qui che nasce lo scandalo. Molti apprezzano Gesù come maestro di morale, come uomo saggio, come esempio. Ma il cristianesimo non è fondato anzitutto su un insegnamento etico. È fondato su un evento: la risurrezione. Senza questo, tutto il resto crolla. Lo dice con chiarezza san Paolo: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede». Nel Vangelo di oggi Gesù parla proprio di questo: di una vita che va oltre la morte. E viene subito accusato di essere fuori di sé, addirittura indemoniato. Perché la risurrezione non è un’idea facile da accogliere. Mette in discussione il nostro modo di pensare la vita, il tempo, il destino. Dovremmo chiederci seriamente quale posto ha, nella nostra fede, la risurrezione di Cristo. Crediamo davvero che Egli sia risorto? E crediamo che anche il nostro destino sia legato a questa stessa vita nuova? Spesso, però, abbiamo un’idea confusa di risurrezione. La immaginiamo come una semplice rianimazione del corpo, oppure, in modo ancora più distante dal Vangelo, come una sorta di reincarnazione. Ma la risurrezione è un’altra cosa. Non è un ritorno alla vita di prima, è un passaggio a una vita completamente nuova. Se volessimo usare un’immagine, potremmo pensare al seme che muore e diventa spiga. La spiga è diversa dal seme, eppure è tutta contenuta in esso. Così è la vita risorta: non sappiamo esattamente come sarà, ma sappiamo che è reale, che è promessa, che è compimento. Cristo ci ha aperto a questa vita. La nostra fede non è rivolta soltanto a ciò che vediamo, ma a ciò che siamo chiamati a diventare. Se avessimo una vera certezza interiore della risurrezione, vivremmo questa esistenza in modo diverso.

Una sosta mariana, nella festa dell’Annunciazione, si innesta a pochi giorni dalla Settimana Santa. Il mistero del Verbo...
25/03/2026

Una sosta mariana, nella festa dell’Annunciazione, si innesta a pochi giorni dalla Settimana Santa. Il mistero del Verbo che si fa carne nel grembo di Maria si pone in continuità con il mistero pasquale di quel Figlio che, divenuto uomo, morirà sulla croce e risorgerà il terzo giorno. Natività e Pasqua, in fondo, sono già unite tra loro. Simeone lo aveva profetizzato: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima». Fin dall’inizio, la luce dell’Incarnazione porta in sé anche l’ombra della croce ma anche i bagliori della Pasqua. Ma la liturgia di oggi non si ferma al dolore: ci rimette davanti agli occhi il “sì” di Maria, il suo «eccomi», pronunciato davanti alla proposta di Dio. È un momento decisivo. Dio vuole entrare nella storia, ma non lo fa senza il consenso della libertà umana. Sceglie di passare attraverso l’ascolto, l’accoglienza, la disponibilità di questa donna. Nulla di tutto ciò che accadrà sarà imposto. L’amore, per essere vero, ha sempre bisogno della libertà. Maria ci insegna proprio questo: la libertà che sa dire “sì”. Non un sì superficiale o ingenuo, ma un sì consapevole, che si affida anche senza comprendere tutto. Un sì che accetta il rischio, che accoglie una promessa più grande delle proprie capacità. Nella storia della salvezza nessuno è costretto. Dio non salva per forza, salva per amore. E proprio perché salva per amore, attende la libertà dell’uomo, il suo consenso, il suo “eccomi”. Maria diventa così il modello di ogni credente: una libertà che si apre a Dio, anche quando le cose sono difficili, anche quando non tutto è chiaro, anche quando ciò che viene chiesto sembra sproporzionato. Il suo “eccomi” non risolve subito tutte le domande, ma apre una strada. Ed è proprio da quella disponibilità che nasce la salvezza.

Indirizzo

Via Delle Mandriole 1 Viciomaggio
Viciomaggio
52041

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