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TORNEI DI CALCIO A 5 A CASALE
23/07/2025

TORNEI DI CALCIO A 5 A CASALE

01/06/2025

FESTA DELL'ASCENSIONE

Il vangelo
Lc 24,46-53
Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Le parole

Il momento della separazione finale, ormai non sarà più procrastinato e avrà tutte le caratteristiche della definitività. I discepoli sono stati testimoni di quanto è avvenuto e sono il primo anello di quella lunga catena che si snoderà nei secoli, di testimone in testimone, di fede annunciata, accolta e trasmessa. Per esperienza, per dono ricevuto anche di chi prima di te, ultimo anello per ora, ne è stato investito.Gesù non fugge o si dissolve ma conduce ancora i discepoli per farli penetrare nel mistero che, in prima persona, avrebbero visto spalancarsi davanti a loro. I discepoli ricevono l'ultima benedizione dal Maestro, con tutto il valore che possiede la berachà, la benedizione, per quel gruppo di ebrei che rivolge gli occhi al Signore. Il congedo di Gesù sigilla quanto Egli ha annunciato in tutta la sua permanenza sulla terra. Ora ritorna al Padre che, per amore, lo aveva inviato. Il Figlio, con lo stesso flusso di amore, al Padre ritorna.Egli ha compiuto quanto per cui era stato inviato ed ora, pur scomparendo alla vista dei suoi, prelude quanto potranno vedere in cielo: la gloria di Dio con il Figlio alla sua destra. Il Padre lo accoglie con l'onore che Gli spetta perché ha compiuto la Sua volontà, fino in fondo, pagando, letteralmente, di persona.I discepoli, osservando come il Signore scompare, possono apprendere come Egli ritornerà. Ormai annunzieranno che non è morto, che non è ca****re deposto in un sepolcro ma che è risorto, vivo ma, soprattutto, vivente in cielo.Il registro non è quello dell'abbandono, del taglio, del non più insieme. La distanza, paradossalmente, viene colmata perché Gesù una volta giunto in cielo, è più vicino ai discepoli di quanto non lo sia stato quando viveva con loro, gomito a gomito. La spazialità è superata dalla comunione con il Risorto vivente.Una vicinanza, una prossimità interiore che sfocia in quel permanere sempre nel Tempio, nel luogo sacro all'Altissimo dove il popolo si radunava per lodarlo. Questo ormai fanno i discepoli: lodano sempre Dio. Questa postura densa di lode e di attesa è nostra, se lo vogliamo.

La teologia (H.U. von Balthasar)
At 1, 1-11; Eb 9, 24-28; 10, 19-23; Lc 24, 46-53

1. «Benedicendo si staccò da loro». Luca ci racconta oggi alla fine del Vangelo e al principio degli Atti degli Apostoli l'Ascensione di Gesù; nel Vangelo in uno sguardo retrospettivo, che al tempo stesso porta alla missione nel futuro, negli Atti per togliere false concezioni e per far spazio alla futura missione della Chiesa. Nel Vangelo il Signore rinvia alla quintessenza della sacra Scrittura: passione e risurrezione del Messia, e tutto questo viene d'ora in poi annunciato a tutti i popoli. Di ogni rivelazione i discepoli erano e restano i testimoni oculari, e questa grazia singolare («Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete») fa di essi perciò stesso i «testimoni eletti». Ma il testimone principale è Dio stesso, il suo Santo Spirito, che procurerà alle loro umane parole «la forza dall'alto». Lui essi hanno da aspettare, così che la loro missione esigerà una perenne obbedienza allo Spirito. La dipartita di Gesù verso il Padre si attua con una benedizione conclusiva che avvolge tutto il futuro della Chiesa, e l'efficacia di questa benedizione dura per tutti i tempi. E noi dobbiamo porre sotto di essa tutta la nostra attività. 2. «Miei testimoni fino ai confini della terra». L'inizio degli Atti degli Apostoli elimina le limitate aspettative dei discepoli che attendono ancora la restaurazione del regno d'Israele, e amplifica espressamente il campo della missione, che parte da Gerusalemme e passa sulla Giudea e sulla Samaria, paese eretico, e arriva fino ai confini della terra. La riconciliazione instaurata da Dio in Cristo concerne il mondo nel suo insieme, tutti i popoli la devono conoscere. Gli apostoli non fanno propaganda per una determinata religione, ma annunciano un evento divino che riguarda per principio tutti, li ha anzi già attinti, lo sappiano oppure no. Ma lo devono sapere, perché allora possono porre la loro vita in questa luce significativa e ordinarla di conseguenza. L'universalità della verità di Cristo esige che la loro obiettiva verità venga affermata dagli uomini anche soggettivamente. Affermata o rifiutata: il che è pure una forma del fatto di essere conosciuta. 3. «Una nuova via vivente attraverso il sipario». La seconda lettura afferma la irripetibilità e la definitività dell'evento di Cristo. Se fosse ripetibile, non avrebbe nessuna validità universale. L'Antico Patto stava sotto il segno della ripetizione, perché l'offerta di sangue di animali non poteva attuare davanti a Dio nessuna definitiva espiazione; ma l'autosacrificio di Gesù è stato così irripetibile e sufficiente che noi in esso possiamo entrare attraverso il sipario che ancora ci divideva nel santuario di Dio. Ciò che sembrava separarci da Dio, cioè la nostra carne mortale, nell'Ascensione al cielo di Cristo è diventata ciò che è giunta fino al Padre, ha lavato la nostra «cattiva coscienza», ci ha donato un'«immutabile confessione della speranza» sulla «fedeltà» di Dio, che ora è definitivamente dimostrata.

Esegesi (papa Francesco)

Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra l'Ascensione di Gesù al cielo, avvenuta quaranta giorni dopo la Pasqua. Contempliamo il mistero di Gesù che esce dal nostro spazio terreno per entrare nella pienezza della gloria di Dio, portando con sé la nostra umanità. Cioè noi, la nostra umanità entra per la prima volta nel cielo. Il Vangelo di Luca ci mostra la reazione dei discepoli davanti al Signore che «si staccò da loro e veniva portato su, in cielo» (24,51). Non ci furono in essi dolore e smarrimento, ma «si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia» (v. 52). È il ritorno di chi non teme più la città che aveva rifiutato il Maestro, che aveva visto il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro, aveva visto la dispersione dei discepoli e la violenza di un potere che si sentiva minacciato. Da quel giorno per gli Apostoli e per ogni discepolo di Cristo è stato possibile abitare a Gerusalemme e in tutte le città del mondo, anche n quelle più travagliate dall'ingiustizia e dalla violenza, perché sopra ogni città c'è lo stesso cielo ed ogni abitante può alzare lo sguardo con speranza. Gesù, Dio, è uomo vero, con il suo corpo di uomo è in cielo! E questa è la nostra speranza, è l'àncora nostra, e noi siamo saldi in questa speranza se guardiamo il cielo. In questo cielo abita quel Dio che si è rivelato così vicino da prendere il volto di un uomo, Gesù di Nazaret. Egli rimane per sempre il Dio-con-noi - ricordiamo questo: Emmanuel, Dio con noi - e non ci lascia soli! Possiamo guardare in alto per riconoscere davanti a noi il nostro futuro. Nell'Ascensione di Gesù, il Crocifisso Risorto, c'è la promessa della nostra partecipazione alla pienezza di vita presso Dio. Prima di separarsi dai suoi amici, Gesù, riferendo si all'evento della sua morte e risurrezione, aveva detto loro: «Di questo voi siete testimoni» (v. 48). I discepoli, gli apostoli, sono testimoni della morte e della risurrezione di Cristo, e in quel giorno anche dell’Ascensione di Cristo. In effetti, dopo aver visto il loro Signore salire al cielo, essi ritorneranno in città come testimoni che con gioia annunciano a tutti la vita nuova che viene dal Crocifisso Risorto, nel cui nome «saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati» (v. 47). Questa è la testimonianza - fatta non solo con le parole ma anche con la vita quotidiana - la testimonianza che ogni domenica dovrebbe uscire dalla nostre chiese per entrare durante la settimana nelle case, negli uffici, a scuola, nei luoghi di ritrovo e di divertimento, negli ospedali, nelle carceri, nelle case per gli anziani, nei luoghi affollati degli immigrati, nelle periferie della città... Anche noi dobbiamo portare questa testimonianza ogni settimana: Cristo è con noi; Gesù salito al cielo è con noi; Cristo è vivo. Gesù ci ha assicurato che in questo annuncio e in questa testimonianza saremo «rivestiti di potenza dall'alto» (v. 49), cioè con la potenza dello Spirito Santo. Qui sta il segreto di questa missione: la presenza tra noi del Signore risorto, che con il dono dello Spirito continua ad aprire la nostra mente e il nostro cuore, per annunciare il suo amore e la sua misericordia anche negli ambienti più refrattari delle nostre città. È lo Spirito Santo il vero artefice della multiforme testimonianza che la Chiesa e ogni battezzato rendono nel mondo. Pertanto, non possiamo mai trascurare il raccoglimento nella preghiera per lodare Dio e invocare il dono dello Spirito. In questa settimana, che ci prepara alla festa di Pentecoste, rimaniamo spiritualmente nel Cenacolo, insieme alla Vergine Maria, per accogliere lo Spirito Santo.

27/05/2025

26/5 2025
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DOMENICA 16a ordinaria (anno C) Tintoretto, Cristo nella casa di Marta e Maria, post 1570, olio su tela, 197,5×131, Alte...
24/05/2025

DOMENICA 16a ordinaria (anno C)

Tintoretto, Cristo nella casa di Marta e Maria, post 1570, olio su tela, 197,5×131, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

L’Arte

La tela di Tintoretto, Cristo nella casa di Marta e Maria, evidenzia il periodo di passaggio dal Manierismo al Barocco. Rispetto alla scuola olandese, l’Artista non si concentra a descrivere la scena domestica, ma evidenzia le tre figure in primo piano intente ad un dialogo spontaneo e confidenziale. Tintoretto è innovativo sia nella capacità di raffigurare lo spazio come nella capacità di creare scene dinamiche, piene di movimento anche mediante pennellate sciolte ed espressive che rendono un senso di energia a tutta la composizione. Padroneggiando della tecnica del chiaroscuro l’Artista evidenzia la figura centrale di Cristo e crea l’effetto drammatico della scena. Il dipinto descrive precisamente l’istante in cui Marta si lamenta con Gesù perché la sorella non l’aiuta nei preparativi al pranzo. Cristo risponde che Maria, dedicandosi all'ascolto dei suoi insegnamenti, “ha scelto la parte migliore”. Si ritiene che Tintoretto abbia incluso il ritratto di sua figlia Marietta a modello di Maria. Inoltre, il dipinto fu commissionato dal convento di Santa Maria Maddalena a Venezia, e sembra alludere in forma interrogante al ruolo della donna nella società dell'epoca.La composizione gioca su una sorta di circolarità, e le stesse mani indicano la direzione del dialogo: Marta indica la sorella con fare interrogativo; la mano di Maria è distesa e aperta in segno recettivo; Gesù rivolge la mano destra verso Maria indicandone col dito della sinistra la sua predilezione. Interessante la relazione cromatica tra la veste di Gesù e il manto di Maria… come se questa si rispecchi nel Maestro.Dietro alla scena in primo piano si aprono alcuni scorci: quello della porta di casa, ove attendono gli apostoli, e l'interno della cucina, con la piattiera in bella mostra. La ricca tavolozza di colori caldi contribuisce alla magistrale rappresentazione dell’episodio evangelico dal sapore domestico, come pure di un ambiente signorile.Se dal punto di vista analitico la composizione del dipinto risulta equilibrata e simmetrica, diversamente nella predicazione è invalsa l’interpretazione delle due forme di culto, impersonate dallo stile delle sorelle: servizio e contemplazione… come se la diade “lavoro e devozione” siano oppositivi. In realtà dovrei riconoscere che quella circolarità allusiva nell’opera di Tintoretto è pure ineludibile nella vita cristiana. Certo la parte “buona” sta nel cuore, come le motivazioni esistenziali sulle azioni. E senza la loro espressione questi motivi possono rimanere puramente illusori, frustranti, alla lunga deleteri. Non rimproveriamo chi si cerca quella “parte buona” nella giornata: saprà assolvere anche e con – maggiore – cura le faccende incombenti in agenda. O forse ci aspettiamo che Gesù ci dica “bravo!” per le tante cose che facciamo?IntroI testi biblici che ci riportano il messaggio di questa domenica (la prima lettura e il Vangelo) ci insegnano che il Dio della Trinità ama recarsi di tanto in tanto dagli uomini, perché la sua presenza è un onore e una benedizione. Al tempo dei patriarchi, si reca da Abramo e promette un figlio a Sara che non ne ha ancora. Gesù, da parte sua, esalta due donne nubili, Maria e Marta, onorandole della sua visita e della sua parola. Il racconto di questa visita ci mostra che si deve manifestare a Gesù un vero rispetto. Il Dio della Trinità oggi continua a recarsi presso gli uomini. Questo noi la chiamiamo visita. Spesso, ci rendiamo conto della venuta di Dio solo dopo la sua visita. In questo giorno, il nostro Signore e Salvatore ci invita a recarci da lui. Egli è il sacerdote, l’annunciatore e l’ospite di questa festa liturgica. Gioiamo di questo onore, ascoltiamo la sua parola con attenzione e festeggiamo con lui la comunione di oggi con atteggiamento di venerazione. Ma soprattutto prendiamo a cuore quello che lui ci dice: è colui che si impregna della sua parola e vive secondo essa che gli manifesta il più grande rispetto. Il vangeloLc 10,38-42 Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.Dal Vangelo secondo LucaIn quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».Le paroleAccoglienza. Gesù nel suo pellegrinare evangelizzante giunge alla casa di due sorelle, Marta e Maria, che lo accolgono calorosamente, seppure con attenzioni diverse: mentre Marta si impegna con gioia per offrire a Gesù un'accoglienza calorosa e generosa, Maria si dedica esclusivamente ad ascoltare il Signore. Marta si lamenta di questo con Gesù. Ma il Signore risponde precisando che Maria "ha scelto la parte migliore". In altre parole: accogliere il Signore deve essere anzitutto accogliere la sua parola e metterla a guida della propria vita. Di tema diverso è il brano della lettera ai Colossesi: Paolo parla delle sofferenze che sopporta per Cristo, come ministro scelto dal Signore stesso per fare conoscere alle genti "il mistero nascosto da secoli... ma ora manifestato... Cristo in voi, speranza della gloria". E precisa che la sua missione apostolica è quella di annunciare Cristo, "per rendere ogni uomo perfetto in Cristo".Dio passa nella nostra vita, a volte senza farsi riconoscere, come avvenuto per Abramo; a volte accolto come Signore, come hanno fatto Marta e Maria; altre volte ancora passa attraverso le sofferenze sopportate per Cristo, come sottolinea Paolo.Dono. Gesù porta salvezza a chi lo accoglie: risponde con la promessa della discendenza all'amore servizievole di Abramo, risponde riconoscente al servizio generoso di Marta; soccorre i discepoli di ogni tempo nelle sofferenze della vita e della predicazione apostolica, come avvenuto per Paolo. Ma, sopratutto e prima di tutto, chiede l'ascolto attento ed efficace della sua parola, come fece Maria.

La teologia
(H. U. von Balthasar)Gn 18,1-10a; Col 1,24-28; Lc 10,38-42 1. «Non passar oltre davanti al tuo servo». L'ospitalità presso i popoli semplici è una legge grande, e rivolta ai tre viaggiatori stranieri, Abramo la pratica nel modo più solenne. Così racconta la prima lettura. Egli prepara per essi un pranzo da festa, quasi intuisse che in questi stranieri lo raggiungeva un potere sovrannaturale. Anche se essi sono tre, Abramo parla loro con il singolare. Dio gli appare in una pluralità a lui incomprensibile (più tardi, quando Dio cammina verso Sodoma, si parla di due angeli: Gn 19,1). Il comportamento di Abramo riguardo a Dio è qui il preludio della divina promessa che Sara fra un anno avrà un figlio. 2. Le cose stanno altrimenti nel Vangelo: «Una sola cosa è necessaria». Non l'affaccendata ospitalità di Marta sta al primo posto, ma la parola di Dio in bocca a Gesù. Nessuna azione fatta per Dio si merita la parola, questa viene data a Maria per niente, perché lei è aperta per essa e può ascoltare. Sarebbe sciocco rigirare questo senso evidente del racconto e attribuire alla biasimata Marta una perfezione superiore, perché lei sa essere «in actione contemplativa». L'uomo non può agire giustamente, se prima non ha ascoltato la parola di Dio; questo lo si può perfino riconoscere nell'episodio di Abramo a Mambre, poiché la storia era cominciata con l'ascolto della parola di Dio. Già nell'Antico Patto tutto comincia con: «Ascolta, Israele». L'agire deve poi conseguire a questo ascolto. Nessuna ortoprassi può immaginarsi di sostituire l'ortodossia o di produrla da se stessa. La prassi di Maria si dimostrerà come la giusta nell'ultimo convito a Betania, poiché ella unge Gesù per la sua sepoltura, la sua azione viene difesa dal Signore contro tutti i biasimi e proposta come esempio per tutta la storia della Chiesa. 3. «Cristo in voi, speranza della gloria». Anche nella Chiesa la parola dell'annuncio deve anticipare la prassi, lo mostra la seconda lettura. «Come potranno credere in colui del quale non hanno udito? Come udire di lui se nessuno lo predica loro?» (Rm 10,14). La suprema azione di Dio, la dedizione di suo Figlio per noi, è la quintessenza della sua parola rivolta a noi. E percepire la sua parola come l'azione di Dio significa subito entrare insieme in quest'azione. Così l'apostolo può scrivere le audaci parole: «Io completo nella mia vita terrena ciò che ancora manca alla passione di Cristo». In quanto Cristo ha patito come capo per tutto il suo corpo, non manca nulla a questo patire, ma in quanto Cristo è «capo e corpo», il corpo deve prender parte alla passione di Cristo. La «comunità in Cristo», in cui l'apostolo vuole con il suo annuncio introdurre tutti, anche i pagani, esige di più della distanza fra colui che parla e colui che ascolta, esige l'agire comune. Esegesi (B. Maggioni)Gesù è nella la casa di Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, a Betania. Notiamo il clima che si vive in quella casa: regnano grande pace e armonia. È qui che entra Gesù, come racconta Luca nel suo Vangelo. Se domenica scorsa abbiamo imparato ad agire in modo misericordioso come il buon samaritano, oggi troviamo un verbo che accompagna il discepolo: ascoltare. Maria che si siede ai piedi di Gesù e ascolta la sua parola. Luca distingue il modo di avvicinarsi a Gesù delle due sorelle. “Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso. Maria si pone ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare, ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: ‘Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’”. La risposta di Gesù è un rimprovero fatto con dolcezza, non per condannare ma per sottolineare, appunto, l’atteggiamento del discepolo: “Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola c’è bisogno”. La differenza è proprio qui, perché le due sorelle sono impegnate ad accogliere al meglio l’ospite: Maria si pone in ascolto, quasi mendicante che si presenta bisognoso di tutto; Marta pone in primo piano il servire. Maria mette al centro l’ascolto della Parola, Marta rende esplicita con i suoi gesti l’affermazione di Gesù, venuto non per essere servito ma per servire. Non c’è contrapposizione tra i due atteggiamenti, “L’ascolto della parola del Signore, la contemplazione, e il servizio concreto al prossimo non sono due atteggiamenti contrapposti, ma, al contrario, sono due aspetti entrambi essenziali per la nostra vita cristiana. Aspetti che non vanno mai separati, ma vissuti in profonda unità e armonia”. Allora perché Marta è rimproverata? Ci viene in soccorso san Benedetto, che ai suoi monaci dava una precisa indicazione di stile di vita: ora et labora, prega e opera. Marta, in sostanza, vuole offrire al Signore il meglio della sua casa, e nella sua generosità mette al centro tutto ciò che possiede e che può dare: “Ha ritenuto essenziale solo quello che stava facendo, era cioè troppo assorbita e preoccupata dalle cose da fare”. Maria ha un altro passo: si siede ai piedi di Gesù nell’atteggiamento del discepolo che si pone in ascolto e si prepara a ricevere il dono della parola: “In un cristiano, le opere di servizio e di ca**tà non sono mai staccate dalla fonte principale di ogni nostra azione: cioè l’ascolto della parola del Signore, lo stare – come Maria – ai piedi di Gesù, nell’atteggiamento del discepolo”. Maria ha capito e mette in pratica il vero atteggiamento di chi vuole seguire Gesù, e cioè il Signore si accoglie stando davanti a lui senza pensare troppo alle cose da fare, da dire o da dare, prendendole dalle proprie ricchezze. Perché “di una sola cosa c’è bisogno”. Preghiera e azione sono profondamente unite: “una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi e non Dio presente nel fratello bisognoso”. Il brano di Luca ci dice che l’ospitalità è duplice: bisogna accogliere l’altro non solo nella propria casa, ma anche nella propria vita; ed è solo da “un forte rapporto di amicizia con il Signore che nasce in noi la capacità di vivere e di portare l’amore di Dio, la sua misericordia, la sua tenerezza verso gli altri. E anche il nostro lavoro con il fratello bisognoso, il nostro lavoro di ca**tà nelle opere di misericordia, ci porta al Signore, perché noi vediamo proprio il Signore nel fratello e nella sorella bisognosi”.I Padri1. Marta e Maria S`è parlato della misericordia; ma non c`è una sola forma di virtù. Nell`esempio di Marta e di Maria ci viene mostrata nelle opere della prima, la devozione attiva, e in quelle della seconda la religiosa attenzione dell`anima alla Parola di Dio: se questa attenzione è conforme alla fede, essa passa avanti alle stesse opere, secondo quanto sta scritto: "Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta" (Lc 10,42). Cerchiamo quindi di avere anche noi ciò che non ci può essere tolto, porgendo alla parola del Signore una diligente attenzione, non distratta: capita anche ai semi della parola celeste di essere portati via, se sono seminati lungo la strada. Stimoli anche te, come Maria, il desiderio di sapere: è questa la piú grande, piú perfetta opera. Che la cura del ministero non distragga dalla conoscenza della parola celeste. E non rimproverare né giudicare oziosi coloro che si dedicano alla ricerca della sapienza. Salomone il pacifico infatti ha cercato di coabitare con la sapienza. Marta non è certo rimproverata per i suoi buoni servizi; ma Maria ha la preferenza, perché ha scelto per sé la parte migliore. Gesú dispone infatti di molti beni, e molti ne elargisce: e cosí la piú sapiente delle due donne ha scelto ciò che ha riconosciuto principale. Del resto, gli apostoli non giudicarono miglior cosa abbandonare la Parola di Dio per servire alla mensa (cf. At 6,2). Ma erano opera di sapienza ambedue le cose, tanto che fu Stefano, ricolmo di sapienza, ad essere scelto come ministro (cf. At 6,5). È necessario che colui che serve obbedisca a colui che insegna, e questi esorti e rianimi il ministro. Uno è infatti il corpo della Chiesa, anche se diverse sono le membra: ciascuno ha bisogno dell`altro. "L`occhio non può dire alla mano: non desidero l`opera tua, né può dire cosí il capo ai piedi" (1Cor 12,12ss), né l`orecchio può negare di far parte del corpo. Anche se tra le membra alcune sono piú importanti, tuttavia le altre sono necessarie. La sapienza risiede nel capo, l`attività nelle mani: infatti gli occhi del sapiente sono nel suo capo, perché veramente sapiente è colui il cui spirito è in Cristo e il cui occhio interiore si innalza verso l`alto. Perciò "l`occhio del sapiente è nel suo capo" (Qo 2,14), quello dello stolto nel suo calcagno. (Ambrogio, Commento al vangelo di Luca 7, 85-86) 2. La parte migliore di Maria Marta e Maria erano sorelle non solo di sangue, ma anche per la fede; ambedue seguirono il Signore, ambedue lo servirono concordemente nelle sue necessità. Marta lo accolse, come si accoglie un ospite. Ma era la serva che accoglieva il Signore, la malata che accoglieva il Salvatore, la creatura che accoglieva il Creatore. Lei bisognosa di cibo dello spirito, accoglieva il Signore bisognoso di cibo per il corpo... Così fu ricevuto il Signore "che venne in casa sua e i suoi non lo ricevettero, ma a quelli che lo accolsero, diede la capacità di diventare figli di Dio" (Gv 1,11); adottò gli schiavi, e se li fece fratelli; ricomprò i prigionieri, e se li fece coeredi. Perché nessuno di voi abbia a dire: O beati coloro che ebbero la fortuna di accogliere il Signore in casa loro! Non t`affliggere, non recriminare d`esser nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella sua carne; non ti ha tolto questo privilegio. "Ciò che fate a uno di questi piú piccoli, lo fate a me" (Mt 25,40)... Marta era molto occupata a servire il Signore; Maria, sua sorella, preferí alimentarsi di lui. Lasciò in qualche modo sua sorella indaffarata nelle faccende, si mise a sedere ai piedi del Signore e, senz`altro pensiero, ascoltava la sua parola. L`orecchio attentissimo aveva udito: "State attenti, e riconoscete che io sono il Signore" (Sal 45,11). Quella s`agitava, questa si nutriva; quella si occupava di molte cose, questa pensava a una sola. Cose buone tutte e due; e come facciamo a sapere qual è meglio? Abbiamo chi ci può rispondere, sentiamone la risposta. Abbiamo già sentito nella lettura che cosa sia meglio; ma risentiamolo ancora insieme. Marta chiama in causa l`ospite, porta al giudice il suo pio lamento, che la sorella l`abbia lasciata sola al suo lavoro. Maria sta lí, sente e non si giustifica; il Signore dà la sua risposta. Maria, tranquilla, preferisce affidare la sua causa al giudice; poiché, se si fosse impegnata a cercar lei una risposta, avrebbe perduto il filo di quello che sentiva. Rispose il Signore, al quale non mancano le parole, perché lui è la Parola, il Verbo. E che dice? "Marta, Marta!" E la ripetizione indica insieme affetto e un richiamo all`attenzione. "Tu ti affanni in molte cose, eppure una sola cosa è veramente necessaria"; proprio su quell`unica necessaria è caduta la scelta di Maria... E` cosa buona attendere ai poveri e soprattutto servire a coloro che si son dedicati al servizio di Dio. Non si tratta, infatti, tanto di un dare, quanto di un retribuire, a dire di san Paolo: "Se vi abbiamo dato doni spirituali, è proprio tanto che raccogliamo i vostri beni temporali?" (1Cor 9,11). E` cosa buona, fatelo, ve lo dico nel nome del Signore, non siate pigri nell`accogliere i santi. Talvolta senza saperlo, accogliendo gente che non conoscevano, ospitarono angeli (cf. Eb 13,2). E` cosa buona, certo; ma è meglio ciò che scelse Maria. In Marta c`è un`occupazione che nasce da un bisogno, in Maria c`è una dolcezza che nasce dall`amore. L`uomo vuol dare soddisfazione, quando serve; e talvolta non ci riesce. Si cerca ciò che manca da chi offre ciò che si ha; e in questo modo l`animo si distende. Infatti, se Marta avesse potuto far tutto da sola, non avrebbe chiesto l`aiuto della sorella. Le molte cose, poiché appartengono questo mondo, son temporali: son cose buone, ma transitorie. E a Marta cosa dice il Signore? "Maria ha scelto meglio". Non è che tu abbia scelto male, ma lei ha scelto meglio. Perché meglio: "ha scelto quello che non le verrà portato via". A te un giorno verrà tolto il peso della necessità: ma la dolcezza della verità è eterna… e a lei non sarà tolto l`oggetto della sua scelta. Non le sarà tolto, anzi, le verrà aumentato. In questa vita viene accresciuto, nell`altra sarà perfetto: non sarà tolto mai. Marta: abbi pazienza! per quanto ti benedica per questo tuo lavoro, tu, in fin dei conti, cerchi una tua ricompensa, la tua quiete. Ora sei tanto affaccendata, vuoi tenere in piedi dei corpi mortali, anche se son quelli di santi; ma, quando arriverai a quella patria, non troverai piú un pellegrino da ospitare, Un affamato cui dare il tuo pane. Un assetato cui porgere la tua acqua. Un malato da visitare. Un litigante da mettere in pace?. Un morto da seppellire. Tutte queste cose non le troverai lassú. E che cosa ci sarà? Proprio ciò che ha scelto Maria. Là staremo a mensa, non daremo da mangiare. Perciò là sarà pieno e perfetto ciò che Maria ha scelto qui; da quella mensa ricchissima della Parola di Dio raccoglieva appena delle briciole. Volete sapere che cosa sarà lassú? Lo dice il Signore stesso: "Vi dico io che li farò sedere e lui passerà e li servirà" (Lc 12,37). Che cosa è questo star seduti, se non stare a proprio agio e riposare? E che significa il suo passare e servire? Prima passa, e nel passare serve. Ma dove? In quel banchetto celeste, di cui dice: "Vi dico io, molti verranno dall`Oriente e dall`Occidente e siederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli" (Mt 8,11). Là il Signore ci nutre, ma prima passa di qui. Infatti, come sapete, Pasqua vuol dire passaggio. E` venuto il Signore, ha fatto cose divine, ha subito pene umane. Vien forse ancora sputacchiato? Ancora schiaffeggiato? Ancora coronato di spine? Ancora flagellato, ancora crocifisso, ancora trafitto dalla lancia? E` passato. D`altronde anche il Vangelo parla allo stesso modo, quando dice che egli fece la Pasqua con i suoi discepoli. Che cosa dice il Vangelo? "Giunta l`ora che Gesú passasse da questo mondo al Padre" (Gv 13,1). Dunque, lui passò, per darci da mangiare; andiamogli dietro, per sederci con lui. (Agostino, Omelia 103, 2 e ss. ) 3. Dio non ci vuole preoccupati Dio nostro Padre non voleva che noi vivessimo preoccupati e in ansia per le cose della vita; questo avvenne ad Adamo, ma in un secondo tempo. Gustò il frutto dell`albero e s`accorse d`essere n**o e si nascose. Ma prima di mangiare il frutto "erano tutti e due nudi e non si vergognavano" (Gen 3,7). Cosí ci voleva Dio, senza turbamenti di sorta. E questo è il segno di un animo che è lontano da ogni affetto libidinoso; e chi è in questa disposizione, non ha in mente altre opere che quelle degli angeli. Cosí non penseremmo che a celebrare eternamente il Creatore, sarebbe nostra letizia la sua contemplazione e lasceremmo a lui ogni preoccupazione, come scrisse David: "Lascia al Signore la cura di te stesso, ed egli ti nutrirà" (Sal 54,23). E Gesú insegna agli apostoli: "Non vi preoccupate della vostra vita, di quello che mangerete, né del come vestirete il vostro corpo" (Mt 6,25). E ancora: "Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto vi sarà dato in sovrappiú" (Mt 6,33). E a Marta: "Marta, Marta, tu ti preoccupi di troppe cose; ma una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la migliore, e non le sarà tolta" (Lc 10,14-15); cioè, si metterà ai piedi del Signore e ascolterà la sua Parola. (Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 2, 11)

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A cura di Gino Prandina, fraternità dell’Hospitale e AxA Artesacravicenza, sito: artesacravicenza.orgI commenti teologici sono tratti dai manoscritti di H.U.V.Balthasar e e M.v.Speryr. © Copyright All rights reserved. Tutti i diritti riservati

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