22/08/2025
𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟮𝟰 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼. 𝗩𝗮𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗟𝘂𝗰𝗮 𝟭𝟯, 𝟮𝟮-𝟯𝟬.
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Dal Vangelo di Luca (Lc 13, 22-30)
Commento
Fratelli e sorelle, compagne e compagni di strada,
questo passo del Vangelo ci mette davanti a una verità che non è comoda, non è rassicurante, ma è liberante. Gesù ci parla di una porta stretta. Non è la porta del privilegio, del potere, dei salotti buoni, dei primi posti in chiesa o in parlamento. Non è la porta dei grandi palazzi né quella dei soldi facili. È la porta della giustizia, della solidarietà, della scelta di stare dalla parte degli ultimi.
Il Signore non ci chiede di riempire le chiese la domenica per poi dimenticarci del fratello migrante che dorme al gelo, del disoccupato che non arriva a fine mese, della donna sfruttata, del carcerato abbandonato, dei bambini palestinesi che muoiono di fame. Quella non è fede, è ipocrisia. “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza…”, dicono quelli che rimangono fuori. Hanno fatto i riti, hanno partecipato alle funzioni, ma non hanno cambiato la loro vita. Gesù risponde: “Non vi conosco, operatori di ingiustizia!”.
La 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮, allora, è la porta della conversione concreta: scegliere ogni giorno di lottare contro l’ingiustizia, di condividere, di aprire la propria casa e il proprio cuore. Non è questione di quante preghiere diciamo, ma di come trattiamo i poveri, gli sfruttati, i dimenticati, vicini o lontani che siano. È la porta di chi si sporca le mani, di chi non ha paura di alzare la voce contro i potenti, di chi riconosce Cristo nel volto del barbone, nel ragazzo tossico, nella ragazza prostituita, nell’operaio licenziato, dei bambini di Gaza.
E poi, fratelli e sorelle, che bella rivoluzione annuncia Gesù! “Vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi”. È la logica del Regno: capovolta rispetto alla logica del mondo. Là dove c’è sfruttamento, Gesù sogna liberazione. Là dove c’è ingiustizia, Gesù annuncia giustizia. Là dove c’è esclusione, Gesù apre la mensa e dice: “Venite da oriente e da occidente… tutti siedano insieme”.
Allora, non abbiate paura della porta stretta. È stretta perché passa solo chi lascia indietro l’egoismo, la ricchezza accumulata, l’odio. Ma dall’altra parte c’è un banchetto di giustizia e di fraternità.
E io vi dico: scegliamo di essere dalla parte degli ultimi, perché è lì che Cristo ci aspetta.