Caro Oratorio

Caro Oratorio Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Caro Oratorio, Chiesa, Viale DELLE ACCADEMIE VIBONESI, 33, Vibo Valentia.

Riportate i vostri ricordi sull'attività dell'Oratorio Salesiano che avete conosciuto nel corso della vostra vita, corredati possibilmente da fotografie, riportando considerazioni personali, fatti di cronaca, aneddoti, ecc.

11/11/2025

W Don Bosco, il Santo dei giovani!

11/07/2024

Sono stato sommerso da una...marea di auguri.
Grazie, miei amici e parenti:
vi accomuno tutti in un unico abbraccio.

21/11/2021

1.7. Don Mellano morì il 26 novembre 1942; ai suoi funerali partecipò una interminabile fila di persone : molti avvertirono la dolorosa sensazione di aver perso un padre, un sicuro punto di riferimento in quegli anni tormentati da mille problemi.
Il 20 maggio 1961, su iniziativa dell'allora Parroco don Francesco Ranieri, i resti mortali di don Mellano sono stati trasportati, con una solenne processione, nella Chiesa di S. Maria del Soccorso e tumulati nel sarcofago situato sulla destra, subito dopo l'entrata. Come ha scritto qualcuno, don Mellano é stato un sacerdote che ha condotto una vita ordinaria in modo straordinario, seguendo l'esempio di Don Bosco.
Il giudizio più bello sul suo conto é stato forse espresso da don Giovanni Perrone, Direttore della Casa salesiana di Vibo Valentia che lo conobbe personalmente : "La pratica scrupolosa ed esatta della bella virtù lo fece comparire presso i suoi parrocchiani ed il popolo tutto, come un angelo, un sacerdote di illibati costumi, un esempio fulgido di cristiana purezza. Era per questa dote soprattutto circondato da grandissima stima e venerazione profonda." (flg)

27/01/2021

1.6 Don Mellano, a riprova delle sue trasparenti qualità di apostolo della fede cristiana, godette la piena fiducia e la stima anche del nuovo Vescovo di Mileto che, per una strana combinazione, si chiamava come il Rettor Maggiore dei Salesiani : Paolo Albera. Da salesiano autentico, ha seguito con particolare attenzione i giovani, preoccupandosi anche delle loro necessità materiali. Pur nelle ristrettezze economiche in cui si é trovato a vivere, egli ha cercato sempre nuovi spazi per poter svolgere attività con i suoi ragazzi. Non ebbe mai vita facile durante la sua vita, essendo stato contrastato in maniera decisa sia all''interno che all'esterno dell'ambiente ecclesiastico, nonostante avesse sempre goduto della stima del Vescovo competente per territorio e dei suoi Superiori della Congregazione salesiana. Ha subito di tutto : minacce, campagne calunniose, addirittura percosse. In tutti i posti in cui ha operato, in Italia come in Svizzera, é stato sempre accolto, all'inizio, con scetticismo o ostilità, senza avere delle colpe specifiche. Ha trovato fieri oppositori per motivi legati soprattutto all'invidia o all'anticlericalismo. In tutti i posti in cui ha operato, é riuscito, però, dopo un certo tempo, ad accattivarsi la simpatia anche di molti acerrimi nemici, grazie soprattutto al suo comportamento improntato quotidianamente alla bonarietà nei rapporti umani ed alla perseveranza nella fede di Dio.(flg)

12/01/2021

1.5.Le precarie condizioni in cui era costretto ad operare don Mellano furono segnalate da don Laiolo al Rettor Maggior don Rua, il quale nel 1911 impartì a don Mellano l'ordine telegrafico di trasferimento in altra sede, successivamente revocato a seguito della morte del parroco don Cutuli avvenuta il 24 maggio 1911, giorno della Festa di Maria Ausiliatrice. In questo avvenimento, l'indimenticabile don Giuseppe Rossi ha ravvisato la presenza della Divina Provvidenza. Una cosa é certa : se don Cutuli non fosse morto, don Mellano sarebbe stato sicuramente trasferito in altro posto, come da provvedimento già adottato da don Rua, e Vibo Valentia probabilmente non avrebbe più avuto la presenza della Congregazione Salesiana. Con Bolla del Vescovo emanata in quello stesso anno, don Mellano divenne parroco con la consegna formale della Parrocchia di S.Maria del Soccorso. Nel 1913 egli diede vita al Circolo Domenico Savio, costituito da giovani studenti di Monteleone, con il fine di provvedere ad un reciproco aiuto espletando i propri doveri in modo cristiano, con un'azione sociale cristiana. Don Mellano, inoltre, seguì le seguenti associazioni : Cooperatori salesiani, Propaganda catechistica, Unione donne cattoliche e Comitato parrocchiale femminile. Si occupò anche della direzione spirituale dei seguenti istituti esistenti in Monteleone : Colonia corrigendi, Orfanotrofio maschile, Carceri giudiziarie di Stato con relativa scuola serale per i detenuti in età minorile, Istituto e Convitto Normale femminile diretto dalle Suore di Ca**tà. Nel 1917 assunse anche l'incarico di Cappellano delle Carceri giudiziarie. In una lettera inviata ai suoi Superiori, egli indicò quello che gli piaceva dei ragazzi : il loro tumulto , prendere viva parte ai loro divertimenti, alle loro accademie, ai loro teatrini. Don Mellano aveva un Oratorio per così dire "itinerante", come era capitato a don Bosco nei primi tempi della sua attività pastorale, per cui "faceva Oratorio" in qualunque punto di Monteleone, intrattenendo i ragazzi che incontrava e fornendo loro buoni consigli e, ai più bisognosi, aiuto materiale. (flg)

08/01/2021

1.4.Dall'ottobre del 1910, andandosene don Talamo, don Mellano rimase da solo a collaborare con il parroco don Cutuli ed ebbe con lui un rapporto così difficile che maturò l'idea di abbandonare Monteleone, anche perché nei suoi confronti si accanirono altri Sacerdoti e diversi laici bene in vista nella Città. Si possono capire le difficoltà in cui si venne a trovare don Mellano che si fregiava del titolo soltanto formale di Direttore, costretto a singolari peripezie per soddisfare persino le esigenze primarie della sua vita, oltre ad occuparsi di quell'attività di apostolato che incise in generazioni di persone, nonostante l'aiuto del Vescovo Morabito che era completamente dalla sua parte. Malgrado tutto, egli cominciò a svolgere la propria attività come Direttore, dando vita ad un Oratorio particolarmente fiorente che in pochissimo tempo si sviluppò oltre ogni ragionevole previsione, in quanto a frequenza di ragazzi e giovani. Fedeli d'ogni età partecipavano in numero crescente alle funzioni, tanto che in poco tempo la ca****la divenne insufficiente ad ospitare il gran numero di persone che affluivano. Furono iniziate anche le prime recite teatrali, a cui don Mellano, in piena coerenza con il pensiero di don Bosco, attribuiva una grande importanza. Don Mellano alloggiò al "Lazzaretto" (nella zona in cui sorge l'attuale Opera Salesiana), in stanze di legno simili a palafitte, mentre la ca****la era ospitata in un baraccone.(flg)

04/01/2021

1.3 I primi oppositori all'arrivo dei salesiani sono stati addirittura alcuni amministratori comunali, senza alcuna motivazione concreta, in quanto ai religiosi non veniva mosso alcun addebito. Evidentemente, l'opposizione si basava su una ragione ideologica, in quanto sin dall'inizio aveva preso una dura posizione la Massoneria che, all'epoca, rivestiva un ruolo di primo piano nella realtà sociale della Città, seguendo una culturale liberale decisamente anticlericale.
Nel 1909 il Capitolo Superiore dei Salesiani determinò di mandare tre confratelli a Monteleone per la Parrocchia di S. Maria del Soccorso, proponendo come Direttore- Parroco don Giovanni Mellano. Don Rua raccomandò a don Mellano : "Ama molto i tuoi parrocchiani e sii per essi un vero padre. Non omettere mai la spiegazione del Vangelo e l'istruzione religiosa, in particolar modo l'insegnamento del catechismo. Abbi cura dei bambini, dei giovani, delle loro Associazioni."
Don Mellano applicò alla lettera le raccomandazioni fattegli dal suo Superiore durante l'espletamento della propria attività pastorale : fu autentico padre per i suoi parrocchiani, si preoccupava di conoscerli tutti personalmente, di seguirli con amore e di aiutarli come soltanto un padre può fare.
Con provvedimento del Rettor Maggiore del 3 dicembre 1909, don Mellano venne nominato Direttore della Casa di Monteleone in quanto come Parroco c'era già don Raffaele Cutuli (appartenente al clero diocesano), il quale era attaccatissimo al suo incarico e non intendeva certamente mollare, nonostante da anni avesse
dichiarato pubblicamente di essere pronto a cedere ogni diritto appena giunti i salesiani e addirittura si era dichiarato disposto a farsi salesiano, se ritenuto idoneo.
Il 13 dicembre 1909 don Mellano giunse nella Parrocchia di S.Maria del Soccorso con la qualifica di Direttore.

28/12/2020

1.2.Una prima, fugace esperienza salesiana a Monteleone (all'epoca era questo il nome di Vibo Valentia) si ebbe con inizio dal 14 ottobre 1904 allorquando arrivò don Francesco Ruffa in qualità di Vice-Parroco della Parrocchia S.Maria del Soccorso, inviato dall'Ispettoria salesiana di Messina. Ma ci pensò il Parroco, l'abate don Raffaele Cutuli, a rendere la vita difficile al salesiano, costretto ad andare a vivere in una casa privata.
Il Vescovo di Mileto Mons. Giuseppe Morabito aveva insistito reiteratamente presso la Congregazione di Torino perchè inviassero i salesiani a Monteleone e aveva chiesto addirittura l'intervento del Papa Pio X che si rivelò decisivo allo scopo. Il Bollettino Salesiano del dicembre 1905 riportava la notizia di una fondazione salesiana a Monteleone, decisa da don Michele Rua, primo successore di don Bosco. Decidendo una presenza salesiana a Monteleone, don Rua aveva compiuto un vero atto di coraggio : era insolito per i salesiani, almeno per quei tempi, accettare di operare essenzialmente in una Parrocchia retta, per di più, da un Parroco appartenente ad altro ordine religioso, in posizione sostanzialmente subordinata (anche quando ricevette il titolo di Direttore, don Mellano, in realtà, fino a quando é rimasto Parroco don Cutuli, non dirigeva proprio nulla a causa dell'ostilità nei suoi confronti da parte dello stesso Parroco). Inoltre, sin dall'inizio, vi fu una forte ostilità anche da parte di persone influenti del posto che si servirono pure dei mezzi di informazione per condurre una battaglia spesso calunniosa. (flg)

16/12/2020

1.1. Cominciamo la storia della presenza salesiana in Vibo Valentia parlando di don Giovanni Mellano, perché egli é stato l'iniziatore dell'opera salesiana nella nostra Città, rimanendovi dal 1909 al 1942, cioè sino alla sua morte.
Don Giovanni Mellano é nato a Bra, in provincia di Cuneo, il 29 luglio 1860, in una famiglia in cui aleggiava una forte spiritualità: suo fratello Antonio divenne sacerdote salesiano e sua sorella Alessandra suora clarissa.
Giovanni sentì la vocazione in tenerissima età. Ebbe il singolare privilegio di essere seguito, nel noviziato, da don Rua e dallo stesso don Bosco, il quale, dopo averlo consigliato di diventare salesiano, gli predisse : "Tu sarai un prete e buon prete salesiano".
Fu ordinato sacerdote il 27 marzo 1887 a Lucca.
Nel 1896 fu mandato a dirigere il Collegio Papio in Ascona (Svizzera) dove incontrò non poche difficoltà a causa soprattutto dell'invidia che serpeggiava nell'ambiente cittadino nei confronti dei Salesiani ed anche in alcuni confratelli nei suoi confronti (atteggiamenti ostili che, come vedremo, don Mellano conoscerà anche durante l'esperienza a Vibo Valentia). Col tempo, però, don Mellano, con il suo comportamento retto, riuscì a guadagnarsi la simpatia della gente, tanto che, alla notizia del suo trasferimento da Ascona, avvenuto nel 1905, si levarono proteste contro la decisione dei superiori della Congregazione. Era molto diffusa la convinzione che don Mellano, con la sua rettitudine ed il senso dell'equilibrio, aveva guidato il Collegio nel migliore dei modi, sino a fargli conseguire il massimo sviluppo. (flg)

1. DON GIOVANNI MELLANO,IL "DON BOSCO DI VIBO VALENTIA"
16/12/2020

1. DON GIOVANNI MELLANO,
IL "DON BOSCO DI VIBO VALENTIA"

10/12/2020

NASCITA DELL'ORATORIO - TERZA ED ULTIMA PARTE

Don Bosco s'inginocchia e recita un'Ave Maria. Quarantacinque anni dopo, ai suoi Salesiani, dirà : "Tutte le benedizioni piovuteci dal cielo sono frutto di quella prima Ave Maria detta con fervore e con retta intenzione."
Finita l'Ave Maria, don Bosco si fa il segno di croce "per cominciare", ma si accorge che Bartolomeo non lo fa, o meglio fa un gesto che ricorda solo vagamente il segno della croce. Allora, con dolcezza, glielo insegna bene. E gli spiega in dialetto (sono astigiani tutti e due!) perché chiamiamo Dio "Padre". Alla fine gli dice:
- Vorrei che venissi anche domenica prossima, Bartolomeo.-
- Volentieri.-
- Ma non ve**re solo. Porta con te dei tuoi amici.-
Bartolomeo Garelli, muratorino di Asti, fu il primo ambasciatore di don Bosco tra i giovani lavoratori del suo quartiere. Raccontò l'incontro con il prete simpatico "che sapeva fischiare anche lui", e riferì il suo invito.
Quattro giorni dopo era domenica. Nella sacrestia entrarono in nove.
L'ORATORIO ERA NATO ! (flg)

09/12/2020

8 DICEMBRE 1841
NASCITA DELL'ORATORIO RACCONTATA DA DON BOSCO - 2^ PARTE
"Il ragazzo torna, mortificato. Ha i capelli rapati, la giacchetta sporca di calce. Un giovane immigrato. Probabilmente i suoi gli hanno detto :"Quando sarai a Torino, vai alla Messa." Lui é venuto, ma non se l'é sentita di entrare nella chiesa tra la gente ben vestita. Ha provato a entrare nella sacrestia, come gli uomini e i giovanotti usano fare in tanti paesi di campagna.
Gli domandai con amorevolezza:
- Hai già ascoltato la Messa?-
-No.-
- Vieni ad ascoltarla. Dopo ho da parlarti di un affare che ti farà piacere.-
Me lo promise. Celebrata la Messa e fatto il ringraziamento, lo condussi in un coretto, e con faccia allegra gli parlai :
- Mio buon amico, come ti chiami?-
- Bartolomeo Garelli.
- Di che paese sei?-
- Di Asti.-
- Che mestiere fai? -
- Il muratore.-
-E' vivo tuo papà?-
-No, é morto.-
- E tua mamma?.-
- E' morta anche lei...-
- Quanti anni hai?.
- Sedici.-
- Sai leggere e scrivere?.-
- No.-
- Sai cantare?.- il giovinetto, asciugandosi gli occhi, mi fissò in viso quasi meravigliato e rispose. - No.-
- Sai fischiare? - Bartolomeo si mise a ridere .Era ciò che volevo. Cominciavamo ad essere amici.
- Hai fatto la prima Comunione?-
- Non ancora.-
- E ti sei già confessato?-
- Si, quando ero piccolo.-
- E vai al catechismo?-
- Non oso. I ragazzi più grandi mi prendono in giro.-
- Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo?
- Molto volentieri.-
- Anche in questo posto?-
- Purché non mi diano delle bastonate!-
- Stai tranquillo, ora sei mio amico, e nessuno ti toccherà. Quando vuoi che cominciamo?-
- Quando a lei piace.-
- Anche subito?-
- Con piacere-(flg)
(continua)

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