03/09/2026
Tommaso aveva seguito Gesù, aveva ascoltato le Sue parole e aveva visto con i propri occhi ciò che aveva fatto. Eppure, quando gli altri discepoli gli dissero: «Abbiamo visto il Signore», Tommaso fece fatica a crederlo.
Gesù non lo abbandona nel suo dubbio e non lo umilia per la sua difficoltà. Otto giorni dopo, si presenta nuovamente in mezzo ai discepoli e si rivolge proprio a lui: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; porgi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente» (Giovanni 20:27).
Gesù riprende esattamente ciò che Tommaso aveva dichiarato di aver bisogno di vedere e toccare.
Il dubbio di Tommaso non nasceva da un cuore arido o dal desiderio di allontanarsi da Gesù. Era legato a ciò che non riusciva ancora a credere: Gesù era davvero risorto, proprio come aveva detto.
E questo ci ricorda qualcosa di importante: anche dopo anni di fede, dopo aver camminato con Gesù e aver visto la Sua fedeltà, possiamo attraversare momenti nei quali facciamo fatica a credere a ciò che Dio ha detto.
La fede vera non significa non attraversare mai momenti di dubbio.
Significa permettere a Gesù di incontrarci proprio lì, nel punto in cui facciamo fatica a credere, e lasciarci riportare dalla Sua presenza alla fede.
Tommaso, davanti a Gesù, passa dal dubbio alla certezza e proclama:
«Signore mio e Dio mio!» (Giovanni 20:28).