27/08/2020
«Siamo allarmati alla persistente discriminazione e violenza fondata sulla religione o che ne sfrutta il nome e che affligge in maniera sproporzionata donne e bambine, individui che appartengono a minoranza religiose, etniche e razziali (...)». «Assistiamo alla forte crescita dell’odio indirizzato alle varie comunità religiose durante la pandemia da Covid-19, inclusa una preoccupante tendenza all’antisemitismo. Minoranze e individui che subiscono discriminazione per la loro incerta definizione religiosa sono spesso rappresentati in modo negativo perché minerebbero la coesione sociale».
«Siamo preoccupati – si legge ancora nel messaggio – che gli Stati possano utilizzare la religione come strumento per delineare e rafforzare i già rigidi concetti di identità nazionale o violare i diritti umani e minare l’uguaglianza di genere». Un allarme ripreso dall’organizzazione Open Doors, la cui sezione italiana (Porte aperte) conferma come «comunità e minoranze religiose continuino a soffrire a causa di violenze basate sul loro credo» e come «gli atti violenti non accennano a diminuire. Al contrario, la pandemia e le sue conseguenze hanno solo inasprito le vulnerabilità di cui già prima soffrivano le minoranze religiose».
È anche Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) a segnalare, tra l’altro, il dramma delle comunità cristiane in India, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. Situazioni, come pure quella del Pakistan, in cui è forte l’impegno di Acs. «L’auspicio è che d’ora in avanti non sia solo la celebrazione di un giorno – sottolinea Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia –. Considero positivo che si sia deciso di tenere una giornata dedicata alle vittime di persecuzione, oppressione, terrorismo in odio alla fede. Un piccolo contributo affinché quella religiosa possa diventare una libertà di “serie A”».
Oggi è la giornata che l’Onu dedica alla Commemorazione delle vittime di atti di violenza basati sul credo religioso: violenze aumentate durante la pandemia