09/11/2023
Non occorre brindare!
Ieri è stata resa nota la risposta del "Dicastero per la dottrina della fede" (Ddf) al vescovo di Santo Amaro (Brasile), José Negri, circa la possibile partecipazione ai sacramenti del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive.
Molti hanno sottolineato il carattere di novità di questo testo (metto il link come primo commento) e hanno esultato per queste aperture. Ma non si tratta di alcuna apertura, quanto di chiarimenti. Infatti, all'inizio del testo si dice: "Le seguenti risposte ripropongono, in buona sostanza, i contenuti fondamentali di quanto, già in passato, è stato affermato in materia da questo Dicastero". Dunque, dove sono queste novità?
Un transessuale può essere battezzato? Si dice di sì. Non si poteva ovviamente dire di no, perché non esiste un impedimento oggettivo, né mai è esistito. E il vescovo di Santo Amaro dovrebbe saperlo e fa pensare che per decidere abbia dovuto interpellare Roma. La risposta, tuttavia, precisa: "Se non vi sono situazioni in cui c’è il rischio di generare pubblico scandalo o disorientamento nei fedeli". Dunque, questa clausola potrebbe essere arbitrariamente interpretata a giudizio dell'ordinario del luogo per evitare ipotetici scandali. Ma dove sarebbe lo scandalo? Un transessuale può essere padrino o madrina di battesimo? Sì, certo. Ma si rimarca: "La prudenza pastorale esige che esso non venga consentito qualora si verificasse pericolo di scandalo, di indebite legittimazioni o di un disorientamento in ambito educativo della comunità ecclesiale". Sempre il pericolo dello scandalo. Ma dove sarebbe lo scandalo?
Due persone omoaffettive possono figurare come genitori di un bambino, che deve essere battezzato, e che fu adottato o ottenuto con altri metodi come l’utero in affitto? Nessun problema, ovvio. Perché la centralità è del bambino, giustamente, quindi basta la garanzia che venga educato nella fede cattolica. Si direbbe, domanda scontata ai fini della legislazione canonica, che infatti non ostacola questi casi. Nessuna novità.
Una persona omoaffettiva e che convive può essere padrino di un battezzato? Iniziano i problemi. Il padrino, secondo il CJC, deve condurre una vita conforme alla fede e all’incarico che assume. Il documento in questione precisa: "Diverso è il caso in cui la convivenza di due persone omoaffettive consiste, non in una semplice coabitazione, bensì in una stabile e dichiarata relazione more uxorio, ben conosciuta dalla comunità". In questi casi no.
Dove sta la novità? Si agiva già così. Si continuerà così. Il Ddf precisa, non innova nulla a riguardo. E del resto è attualmente la norma per le coppie eterosessuali che convivono nelle stesse modalità.
Transessuali e omosessuali possono fare da testimoni di matrimonio? Ovviamente sì. Per essere testimoni non sono richieste specifiche qualità. Devono solo testimoniare che X e Y si sono scambiati il consenso. Punto. Nessuna innovazione. Nessuna novità.
Ergo: cerchiamo di non sparare fuochi d'artificio inutili. Impariamo a leggere bene i documenti e usare intelligenza umana, teologica e pastorale.
Ripeto: non c'è nessuna novità e nessun passo avanti. Ripropongo quanto il Ddf afferma nell'incipit della risposta: "Le seguenti risposte ripropongono, in buona sostanza, i contenuti fondamentali di quanto, già in passato, è stato affermato in materia da questo Dicastero
Stiamo dunque coi piedi per terra, di grazia! Non occorre suonare le campane. Non è avvenuto se non un chiarimento per un vescovo. Non cambia nulla.
Francesco Cesaro