28/08/2026
*IL PRETE ESAUSTO*
A volte volte, seppur esausti, continuiamo a celebrare la Santa Messa, a confessare, a predicare, ad amministrare una parrocchia, a rispondere alle telefonate, a partecipare alle riunioni, a visitare un malato e a presiedere un funerale. È una delle ragioni per cui l’esaurimento nel clero rimane facilmente sottratto allo sguardo. Il vescovo vede anzitutto ciò che io, parroco o curato, riesco ancora a fare; molto meno ciò che mi costa continuare a farlo. A fingere che tutto vada bene perché “altrimenti chi lo fa?”Nella Chiesa l’occultamento dell’esaurimento è diventato quasi una prassi. Sacerdoti che si suicidano, che abbandonano il ministero, che scompaiono per mesi o finiscono ricoverati: situazioni gravi che, troppo spesso, nelle diocesi vengono rimosse dal discorso pubblico e comunitario. Si preferisce tacere, evitare domande, non affrontare ciò che è accaduto. Il disagio psicologico e il crollo di un sacerdote finiscono così per trasformarsi in argomenti tabù, affidati al silenzio proprio quando avrebbero bisogno di essere riconosciuti e affrontati.