12/05/2026
A proposito del 29 luglio…
Com’è tradizione, più ci avviciniamo alla festa, più le domande incalzano. Forse è l’attenzione che aumenta, si fa attesa spasmodica con l’approssimarsi dell’estate, ma è indubbio che tutti vogliano sapere cosa ci attenda in quei fatidici giorni di fine luglio. E soprattutto, prima o poi, fatidica, arriva la domanda cruciale, quella che in pochi riescono a non porsi e che è divenuta proverbiale: “Chi viene a San Pantaleo?”.
Nella sua brutale sintesi, nel suo contenuto poco chiaro e molto sfocato, rappresenta l’oggetto della annuale curiosità coltivata dalla comunità di Vallo. Quella domanda torna sempre, con una frequenza che varia a seconda degli anni e delle aspettative, e se esprime una legittima curiosità, ha il difetto di focalizzare l’essenza della festa civile su un unico evento, quello del 29 sera. Anzi, peggio, su un nome: il o la cantante, il gruppo pop, la band rock. Sì, perché a questo si riferisce quella domanda, su di esso si concentra tutta l’attesa, facendo dipendere dalla qualità artistica di quel nome la riuscita complessiva della festività.
Sia chiaro, tutti amiamo vivere l’emozione di un bel concerto di musica leggera, magari del nostro artista preferito! Tutti vogliamo chiudere in bellezza e al meglio quei giorni di fine luglio! Ma è anche vero che il nome da cartellone cui siamo abituati deve costituire la ciliegina sulla torta, non essere scambiato per la torta intera come purtroppo abbiamo finito per intenderlo.
Il Comitato ha sempre cercato di rispondere a quella domanda venendo incontro alle aspettative diffuse, provando un non celato orgoglio nella capacità di ingaggiare un artista di grido, magari proveniente da Sanremo o dall’Eurofestival. Ma la responsabilità di tutti i suoi componenti obbliga a fare i conti con i conti – ci si passi il gioco di parole: a guardare cioè in faccia la realtà dello show business i cui prezzi crescenti sono addirittura esplosi negli ultimi tempi, divenendo insostenibili per molte comunità anche più grandi della nostra.
Considerazioni che ci invitano a porci un’altra domanda: è ancora possibile organizzare una festa di quattro giorni culminante con lo spettacolo della popstar di turno? Possiamo ancora permettercelo se l’aumento dei costi non è sostenuto da un pari incremento delle entrate?
Non è una domanda retorica, non c’è una risposta giusta, né ce la poniamo necessariamente per ridimensionare le aspettative. La risposta dipende da noi, organizzatori e fedeli, soprattutto considerando che negli ultimi anni il Comitato, per mantenere alto il livello della festa, diversificandone i contenuti e ampliandone l’offerta complessiva, si è ingegnato per trovare nuove modalità di sostegno economico e ulteriori canali di finanziamento, finendo spesso forse per apparire esoso e petulante nelle sue richieste. Così facendo, però, si è arrivati a registrare sotto le voci contributi pubblici, proventi pubblicitari e lotteria, circa il 60% del totale delle entrate; mentre solo per lo scorso anno ci si è avvalsi del sostegno finanziario della Scabec e della Camera di Commercio di Salerno (i cui contributi, allo stato, non risultano ancora accreditati).
In definitiva, nel nome della tradizione dobbiamo continuare a far bella la nostra festa, non rinunciando a nulla di quanto si è fatto e si può fare, ma al contempo rimanere con i piedi per terra, non farsi trascinare nell’euforia di una spesa che in larga misura non ci è consentita, né coltivare sempre sogni sanremesi o inseguire star da hit parade. Le aspettative di tutti – noi e voi – hanno bisogno di un bagno di umiltà, di regolarsi sui tempi d’oggi difficili più che mai. Se non è proibito ascoltare i Pooh nell’anno del loro sessantennale, né le acrobazie vocali di Marco Mengoni o di Mahmood e neanche le melodie di Sal Da Vinci, ormai assurto a cantante internazionale, di sicuro è troppo, un bel po’ troppo, aspettarseli in piazza Vittorio Emanuele!