Parrocchia San Gaetano Valdagno

Parrocchia San Gaetano Valdagno Chiesa Parrocchiale del quartiere "Oltreagno - Città Sociale" di Valdagno (VI) - Zona Ospedale/Stadio dei Fiori

Abituati ad ascoltare le «beatitudini» così come appaiono nel vangelo di Matteo, è duro per noi cristiani dei paesi ricc...
10/06/2026

Abituati ad ascoltare le «beatitudini» così come appaiono nel vangelo di Matteo, è duro per noi cristiani dei paesi ricchi leggere il testo che ci offre Luca. Apparentemente, questo evangelista - e non pochi dei suoi lettori - apparteneva a una classe agiata. Tuttavia, invece di mitigare il messaggio di Gesù, Luca lo presenta in modo più provocatorio.
Insieme all «beatitudini» rivolte ai poveri, l'evangelista ricorda i «gu » rivolti ai ricchi: «Beati voi, poveri... voi, che ora avete e... voi, che ora piangete». Ma, «guai a voi, ricchi... voi, ché ora siete sazi... voi, che ora ridete». Il Vangelo non può esiere ascoltato ugualmente da tutti. Mentre per i poveri è una Buona Notizia che li invita alla speranza, per i ricchi è una minaccia che li chiama alla conversione. In che modo ascoltare questo messaggio nelle nostre comunità cristiane? Innanzi tutto, Gesù pone tutti noi davanti alla realtà più dolorosa che esiste nel mondo, quella che lo fa soffrire di più, quella che arriva più al cuore di Dio, quella che è più presente davanti ai suoi occhi. Una realtà che, dai paesi ricchi, cerchiamo di ignorare, occultando in mille modi l'ingiustizia più crudele, di cui in buona parte noi siamo complici. Vogliamo continuare a ingannare noi stessi oppure aprire gli occhi alla realtà dei poveri? Abbiamo voglia di verità? Prenderemo qualche volta sul serio questa immensa maggioranza di coloro che vivono denutriti e senza dignità, di quelli che non hanno voce né potere, di quelli che non contano nulla nella nostra marcia verso il benessere?
Noi cristiani non abbiamo ancora scoperto l'importanza che i poveri possono avere nella storia del cristianesimo. Loro, più di tutti, ci danno luce per vederci nella nostra verità, scuotono la nostra coscienza e ci invitano alla conversione. Loro possono aiutarci a configurare la Chiesa del futuro in modo più evangelico. Ci possono rendere più umani: più capaci di austerità, solidarietà e generosità.
L'abisso che separa ricchi e poveri continua a crescere in modo inarrestabile. Nel futuro sarà sempre più difficile presentarci davanti al mondo come Chiesa di Gesù, ignorando i più deboli e indifesi della Terra. O prendiamo sul serio i poveri oppure ci dimentichiamo del Vangelo. Nei paesi ricchi, ci risulterà sempre più difficile dare ascolto all'avvertimento di Gesù: «Non potete servire Dio e la Ricchezza». Sarà per noi insopportabile.

Dalle «Omelie sul Cantico dei cantici» di san Gregorio di Nissa, vescovo(Om. 15; PG 44, 1115-1118)La gloria che hai dato...
10/06/2026

Dalle «Omelie sul Cantico dei cantici» di san Gregorio di Nissa, vescovo

(Om. 15; PG 44, 1115-1118)

La gloria che hai dato a me l’ho data ad essi

Se davvero l’amore riesce ad eliminare la paura e questa si trasforma in amore, allora si scoprirà che ciò che salva è proprio l’unità. La salvezza sta infatti nel sentirsi tutti fusi nell’amore all’unico e vero bene mediante quella perfezione che si trova nella colomba di cui parla il Cantico dei cantici: «Unica è la mia colomba, la mia perfetta, l’unica di sua madre, la preferita della sua genitrice» (Ct 6, 9).

Se qualcosa appare chiaro nelle beatitudini è che Dio è il Dio dei poveri, degli oppressi, di quelli che piangono e soff...
10/06/2026

Se qualcosa appare chiaro nelle beatitudini è che Dio è il Dio dei poveri, degli oppressi, di quelli che piangono e soffrono. Dio non è insensibile alla sofferenza. Non è apatico. Dio «soffre dove soffre l'amore» (Jürgen Moltmann). Per questo il futuro progettato e voluto da Dio appartiene a coloro che soffrono, perché difficilmente c'è un posto per loro nella società o nel cuore dei fratelli.
Sono diversi i pensatori che credono di osservare un aumento crescente dell'apatia nella società moderna. Sembra che stia crescendo la nostra incapacità di percepire la sofferenza degli altri. È l'atteggiamento di chi è cieco al dolore. È l'intorpidimento di chi rimane insensibile davanti alla sofferenza.
In mille modi evitiamo la relazione e il contatto con chi soffre. Eleviamo muri che ci separano dall'esperienza e dalla realtà della sofferenza altrui. Ci manteniamo il più lontano possibile dal dolore. Ci preoccupiamo delle nostre cose e viviamo «asetticamente» nel nostro mondo privato, dopo aver collocato il relativo cartello «Do not disturb».
D'altra parte, l'organizzazione della vita moderna sembra aiutare a coprire la miseria e la solitudine delle persone, nascondendo la sofferenza. Raramente sperimentiamo in forma sensibile e immediata la sofferenza e l'angoscia degli altri. Non è frequente incontrare da vicino il volto perduto di un uomo emarginato. Non ci tocca la solitudine e la disperazione di chi ci vive accanto.
Abbiamo ridotto i problemi umani a numeri e dati. Contempliamo la sofferenza altrui in forma indiretta, attraverso lo schermo televisivo. Corriamo ciascuno alle nostre occupazioni, senza avere il tempo di fermarci davanti a chi soffre.
In mezzo a questa apatia sociale diventa ancora più significativa la fede cristiana in un «Dio amico dei sofferenti», un Dio crocifisso, che ha voluto soffrire insieme agli abbandonati di questo mondo: il Dio delle beatitudini.
«Possiamo cambiare le condizioni sociali che provocano sofferenza agli uomini... Possiamo persino far regredire e sopprimere la sofferenza che anche oggi si produce a vantaggio di pochi. Ma in tutte queste vie ci imbattiamo in frontiere che non si fanno superare. Non solo la morte... Ma anche l'abbrutimento e la mancanza di sensibilità. L'unico mezzo per superare queste frontiere consiste nel condividere il dolore con i sofferenti, non lasciarli soli e rafforzare il loro grido» (Dorothee Sölle).

Gesù non aveva il potere politico o religioso necessari per trasformare la situazione ingiusta in cui versava il suo pop...
09/06/2026

Gesù non aveva il potere politico o religioso necessari per trasformare la situazione ingiusta in cui versava il suo popolo. Aveva solo la forza della sua parola. Gli evangelisti raccolgono le grida sovversive che Gesù lanciò per i villaggi della Galilea in diverse situazioni. Le sue beatitudini restarono impresse per sempre nei suoi seguaci.
Gesù si incontra con persone impoverite, che non possono difendere le loro terre dai potenti proprietari terrieri e grida loro: «Beati voi, che non possedete nulla, erché Dio è il vostro re». Osserva la fame delle donne e ei bambini denutriti, e non può trattenersi: «Beati voi, c e ora avete fame, perché sarete saziati». Vede piangere di rabbia e impotenza i contadini quando gli esattori delle imposte si portano via il meglio dei loro raccolti, e li incoraggia: «Beati voi, che ora piangete, perché riderete».
Ma tutto questo non è forse una beffa? Non è cinismo? Lo sarebbe forse, se Gesù stesse parlando loro da un palazzo di Tiberiade o da una villa di Gerusalemme; invece Gesù sta con loro. Non porta denaro, cammina scalzo e senza due tuniche. È un altro indigente, che parla loro con fede e con convinzione totale.
I poveri lo capiscono. La ragione della loro felicità non è affatto la loro povertà. La loro miseria non è uno stato invidiabile né un ideale. Gesù li chiama «beati» perché Dio è dalla loro parte. La loro sofferenza non durerà per sempre. Dio farà loro giustizia.
Gesù è realista. Sa molto bene che le sue parole non significano la fine immediata della fame e della miseria dei poveri. Ma il mondo deve sapere che loro sono i figli prediletti di Dio, e questo conferisce alla loro dignità una serietà assoluta. La loro vita è sacra.
Questo è quello che Gesù vuole che rimanga ben chiaro in un mondo ingiusto: quelli che non interessano a nessuno interessano a Dio; quelli che noi emarginiamo occupano un posto privilegiato nel suo cuore; quelli che non hanno nessuno che li difenda hanno lui come Padre.
Noi che viviamo agiati nella società dell'abbondanza non abbiamo diritto di predicare a nessuno le beatitudini di Gesù. Quello che dobbiamo fare è ascoltarle e cominciare a guardare i poveri, gli affamati e quelli che piangono come li guarda Dio. Da lì può nascere la nostra conversione.

Chi si accosta ripetutamente alle beatitudini di Gesù avverte che il loro contenuto è inesauribile. Hanno sempre nuove r...
09/06/2026

Chi si accosta ripetutamente alle beatitudini di Gesù avverte che il loro contenuto è inesauribile. Hanno sempre nuove risonanze. In esse troviamo una luce sempre diversa a seconda del momento che stiamo vivendo. Così oggi «risuonano» in me le parole di Gesù.
Felici i poveri in spirito, quelli che sanno vivere con poco. Avranno meno problemi, saranno più attenti ai bisognosi e vivranno con maggiore libertà. Il giorno in cui lo capiremo saremo più umani.
Felici i miti, quelli che sgombrano il loro cuore dalla violenza e dall'aggressività. Sono un dono per il nostro mondo violento. Quando lo faremo tutti, potremo convivere nella vera pace.
Felici quelli che piangono vedendo gli altri soffrire. Sono gente buona. Con loro si può costruire un mondo più fraterno e solidale.
Felici coloro che hanno fame e sete di giustizia, quelli che non hanno perso il desiderio di essere più giusti né la volontà di fare una società più dignitosa. In loro c'è il meglio dello spirito umano.
Felici i misericordiosi, coloro che sanno perdonare nel fondo del loro cuore. Solo Dio ne conosce la lotta interiore e la grandezza. Sono loro quelli che meglio possono farci avvicinare alla riconciliazione.
Felici quelli che mantengono il proprio cuore puro da odi, inganni e interessi ambigui. Si può confidare in loro per costruire il futuro.
Felici coloro che operano per la pace con pazienza e fede, senza scoraggiarsi davanti agli ostacoli e alle difficoltà, e cercando sempre il bene di tutti. Ne abbiamo bisogno per ricostruire la convivenza.
Felici i perseguitati perché agiscono con giustizia e rispondono con mansuetudine alle ingiurie e alle offese. Ci aiutano a vincere il male col bene.
Felici sono coloro che vengono insultati, perseguitati e calunniati perché seguono fedelmente la parabola vitale di Gesù. La loro sofferenza non andrà perduta inutilmente. Deformeremmo, tuttavia, il senso di queste beatitudini se non aggiungessimo qualcosa che si sottolinea in ciascuna di loro. Con belle espressioni, Gesù pone davanti ai suoi occhi Dio come garante ultimo della felicità umana. Coloro che vivono ispirandosi a questo programma di vita, un giorno «saranno consolati», «saranno saziati di giustizia», «troveranno misericordia», «vedranno Dio» e godranno in eterno nel suo regno.

Cristo, risorgendo, si è specializzato: ha conseguito il “Master in accanto”. C’è ancora, più di prima, seppure in manie...
09/06/2026

Cristo, risorgendo, si è specializzato: ha conseguito il “Master in accanto”. C’è ancora, più di prima, seppure in maniera diversa: si stacca da loro perchè, nel caso rimanesse sempre come prima, la tentazione di vivere a rimorchio starebbe in agguato: “Tanto c’è Lui che, nel caso, sistemerà tutto!” Picche, invece. Lui c’è, eccome se c’è: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Però c’è in modo strano, in maniera inedita com’è inedito lui. Fisicamente senza di Lui accanto, la sua gente – che siamo noi – sarà costretta ai lavori forzati interiori: a cesellare il vuoto di quella presenza perchè non diventi confusione, a fare i compiti per casa che ci ha lasciato – «Andate e ammaestrate tutte le nazioni (…) insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» -, a prendere in mano la storia come se tutto dipendesse da noi, sapendo che tutto dipenderà da Lui. La mancanza, la mancanza fisica di un grande amore, ha bisogno di confidenza, è una grande chiacchierona, chiede di ve**re ascoltata. Noi, volentieri, le daremmo del “voi” ma lei, invece, chiede che le sia dato del “noi”: “Ti va se ci sediamo qui in po’ così ci parliamo direttamente, signora mancanza?” Solo chi ha vissuto accanto ad una grandissima presenza, sa bene che lavoraccio forzato interiore sia lavorare perchè non vada perduto nulla di quella grande storia. Perchè la si avverta in maniera diversa: non potrai mai riconoscere nessun miracolo se non ci dedichi tempo e sofferenza.

Nemmeno all’ultimo appuntamento, nemmeno vedendoli ancora dubbiosi Cristo promette saldi sulla felicità: ci sarà da sgobbare, più di prima, rimarrà un lavoraccio sfiancante la felicità. La sua presenza, però, l’assicura a tempo indeterminato: non è, affatto, poco. Non sapremo mai, all’inizio di una battaglia, come andrà a finire quella battaglia: né le nostre, né le battaglie che combatteremo al fianco di qualcun altro. L’esito resterà incertissimo fino all’ultimo. L’unica cosa certa è che Lui c’è, la sua presenza è assicurata: a pensarci, non è poca cosa. Non esiste sfida semplice: esistono sfide in cui combattere da soli oppure in compagnia.

(don Marco Pozza)

In quel tempo, vedendo le f***e, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise...
08/06/2026

In quel tempo, vedendo le f***e, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

In questa giornata di primavera inoltrata ci lasciamo inondare dai colori del creato.Ogni giorno possiamo apprezzare l'i...
08/06/2026

In questa giornata di primavera inoltrata ci lasciamo inondare dai colori del creato.
Ogni giorno possiamo apprezzare l'irripetibile varietà e bellezza dei tesori che Dio ha messo nelle nostre mani.
Anche le scelte piccole che ogni giorno ci coinvolgono riguardano i beni, i colori, i suoni, i sapori che abbiamo ricevuto.
L'impegno deve essere degli amministratori dei massimi sistemi, di statisti illuminati, di industriali rispettosi, ma anche di ogni singola persone.
Ringraziamo Dio per i colori che danno gioia al cuore!

Questa mattina preghiamo la Beata Vergine Maria, apparsa 600 anni fa a Vincenza Pasini sul colle di Monte Berico.Eleviam...
08/06/2026

Questa mattina preghiamo la Beata Vergine Maria, apparsa 600 anni fa a Vincenza Pasini sul colle di Monte Berico.
Eleviamo questa preghiera con la devozione popolare delle genti vicentine, con la fede del nostro cuore.
Preghiamo per tutte le persone che ci chiedono un particolare ricordo.

O Vergine Santissima, Madre di Dio e Madre mia Maria, Ti ringrazio che ti sei degnata di apparire sul Monte Berico e ti ringrazio per tutte le grazie che qui concedi a quanti a Te ricorrono. Nessuno mai Ti ha pregato invano.
Anch’io a Te ricorro e Ti supplico per la Passione e Morte di Gesù e per i Tuoi dolori: accoglimi, o Madre Pietosa, sotto il tuo manto, che è manto materno; concedimi la grazia particolare che Ti domando… e proteggimi da ogni male e specialmente dal peccato che è il male più grande.
Deh! fa’, o Maria, Madre mia, che io goda sempre della tua amorosa protezione in vita e più ancora in morte e che venga poi a vederTi in cielo e a ringraziarTi e benedirTi per sempre. Amen.

Donare, pregare, digiunareMatteo 6,1-6,16-18 Gesù disse:" State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli...
08/06/2026

Donare, pregare, digiunare
Matteo 6,1-6,16-18
Gesù disse:" State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

(…) E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Ciò che conta quando facciamo qualcosa di buono è la generosità con cui agiamo: un dono gratuito che riecheggia il modo in cui Dio dona a noi. Cercare di mostrare la nostra generosità agli altri non fa altro che rivelarne l'irrealtà. (Gesù, tuttavia, ci incoraggia a lasciarci edificare dalla generosità che notiamo negli altri. Vedi Marco 12:41-44)

Gesù ci dice addirittura di nascondere la nostra generosità a noi stessi: «Non lasciare che la tua mano sinistra sappia ciò che fa la tua mano destra». Certamente, non dovremmo tenere traccia di ciò che diamo, poiché questo potrebbe portarci ad aspettarci una ricompensa. Ma queste parole ci portano ancora più in profondità: quando decidiamo di agire con generosità, non dobbiamo lasciarci intrappolare da pensieri come «A cosa servirà la mia azione? È solo una goccia nell'oceano! Cosa cambierà? Se solo gli altri facessero altrettanto...»

No, nulla di ciò che viene fatto con vera generosità, cioè per amore, va mai perduto. Diventa parte di un flusso nascosto e segreto che è la vita della resurrezione. Gesù ci dice, per ben tre volte, che lo sguardo del Padre nostro è fisso su questo flusso

Indirizzo

Via Mons. Giovanni Barbieri
Valdagno
36078

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