TESTO ESTRATTO DAL LIBRO IL BEATO MAINARDO
Edizione Quattroventi
Autori
Adriano Gattucci
Reginàld Grègoire
Piergiorgio Peruzzi
Franco Negroni
Enrico Ferdinando Londei
C’è però ancora un altro punto della tradizione di Urbino intorno al Beato Mainardo : la sua cittadinanza urbinate . Dal secolo XVII in poi ripetutamente viene chiamato cittadino di Urbino e nelle ultime biografie si asserisce ch
e lui stesso si sia definito . Nella pergamena che da Lui prende nome non compare affatto la parola nei suoi riguardi : anzi l’ultimo erudito che di quella ci ha dato la lettura oggi corrente , il Peruzi , avverte che le lettere r-s della firma del B. Mainardo hanno l’impronta della scuola Toscana , il che mi farebbe supporre che il vescovo Mainardo venisse dalla Toscana , molto più se si pone mente alla forma Maginardus per Maynardus , come Regynerius per Raynerius che ci fa correre con il pensiero alla regione lucchese . Sta di fatto che Bertinoro lo ritiene suo cittadino , dall’antica e nobile famiglia Mainardi e nel ‘700 in una sala del palazzo Comunale di quella città, ove sono i ritratti degli uomini illustri , sotto quello del Beato Mainardo vi era scritto , e quei cittadini avrebbero dovuto ottenere dalla S. La reazione urbinate alla cittadinanza bertinorese del Beato fu piuttosto viva nel cadere dell’ ‘700 , ma non altrettanto motivata . Ci si rifaceva alla tradizione popolare che lo diceva nato, vissuto morto anzi a Ca’ Mainardo o Mainardi . , proprietà della sua facoltosa famiglia e da cui avrebbe preso il nome la località . E’ vero che i libri catastali di Urbino , nominano le terre dei ainardi , ma siamo già oltre il 1400 , e quel nome, se non comunissimo, non era unico . E la chiesuola ivi esistente ? Ala nel 1613 la chiama la> e vi si fa un’ufficio di messe nella festa di Pentecoste , ma Mons. Marelli nella visita del 15 settembre 1719 specifica che è posta sulla strada al confine del podere in voc. > ed è chiamata la Madonna de Mainardi edificata con le offerte delle famiglie vicine che vi fanno un ufficio il martedì di Pentecoste : fa pietà vederla, ma non comanda nulla perché il parroco di Cella di pietra (oggi l’Annunziata )per la devozione dei fedeli si assume l’onere di renderla più decorosa : La chiesa non ha dote Mons. Guglielmi il 14 settembre 1747 la chiama la Gli ultimi restauri più consistenti furono quelli del 1957 . Non molto lontano da questa esisteve un’altra cappeletta , scomparsa completamente alcuni decenni fa , nel predio oggi chiamato . Il citato arcivescovo Ala nel 1613 visita anche questo oratorio campestre sito nella via pubblica nel luogo Ca’ Mainardo : nella parete vi era dipinta l’immagine della Beata Vergine attorniata da angeli e vi erano appesi ceri offerti dai fedeli . Marelli la visita il 15 settembre del 1719 e il 3 settembre del 1930 e specifica che l’oratorio fu edificato dai SS. Tiranni nel podere in voc . Cà Tura dotandolo di scudi 100 fondati sul podere , e dedicato al Beato Mainardo e benedetto da Mons. Roberti 1698 ed è eretto dove vi era una celletta contenete l’immagine della Madonna . Ordina di reintonacare il muro dove l’intonaco è caduto , di chiudere la porta per cui dalla sagrestia si va alla casa dei Padroni e celebrare ogni anno la festa titolare con almeno tre Messe .Dalla famiglia Tiranni passò alla famiglia Pinzoni nobili di Urbino : sotto di loro Mons. Guglielmi il 9 maggio 1758 . I testi al processo di beatificazione parlano proprio di questa ca****la dove sopra l’altare vi era una tela sunnominata di non molto pregio e nel muro a sinistra era l’affresco antico della Madonna con il Bimbo che teneva una pera in mano e angeli attorno . Dai Pinzoni passò ai Peroli . Nella visita del 31 agosto del 1873 Mons. Angeloni dice che l’oratorio è in buono stato quando a struttura ,sprovvisto del necessario alla Messa . Ci sono vari quadri in pessimo stato , fuorchè quello sull’altare ed esiste ancora a sinistra l’antico affresco della Madonna con il Bimbo ed Angeli . Dice anche che l’oratorio ha una comunicazione interna con il Casino di campagna .Oggi non c’è più nulla sicuramente rimane superstite il quadro del B. Mainardo , esemplato su quello dell’aula capitolare del Duomo, conservato nella parete destra dell’attuale chiesetta dei Mainardi . Una tradizione come si vede molto debole e tardiva , avviata dal nome quando oltre la metà del 600 si ravviva la devozione al Beato . Qui poniamo fine al nostro excursus, da cui , ad onta di lacune e imprecisioni nella tradizione , rimane assodata la vivezza del B. Mainardo nella storia e nella venerazione degli urbinati , tanto più vicina alla loro vita umana e religiosa e quindi caro al cuore , quando Egli nella sua profonda virtù si sottoscrive
Al terzo millennio possa servire questa centenaria commemorazione a tenere accesa in Urbino quella fiaccola cristiana e quell’amore alle realtà nostre che hanno caratterizzato il secondo Millennio il quale del beato Mainardo ha tratto cominciamento e sviluppo .