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Terra Novas Ero una persona ma facebook mi ha trasformato in una pagina...

23/10/2026
21/10/2026

🇮🇹 Ammaestramenti dagli scritti di Maria Valtorta: “Oh! Mammina di Gesù, che posso fare per te?”

Scrive Maria Valtorta:

Ieri mattina ho avuto le carezze di Maria Ss. Proprio carezze, non modi di dire. Lavoravo e pensavo. Naturalmente al Cielo. Mi dicevo che verrà bene il giorno in cui sarò lassù non più orfana, sola e amata così più o meno bene come sono ora. Ho avuto sul capo, sulle gote, le carezze della Madonnina. Le lacrime, pensando a come sono ora senza parenti, mi cadevano sul lavoro e invocavo un conforto, e il conforto è venuto sotto forma di carezze. Non è la mano forte e grande di Gesù e il suo attirarmi da amico, per non dire da innamorato. È stata una carezza morbida, lieve, materna, di una mano piccolina e leggera. Sulla testa e sulle gote. Un tocco inconfondibile e il cui ricordo è la mia delizia.

Questa mattina poi, verso l’alba, mentre ero nel dormiveglia e pregavo - il rosario dicevo - ho detto: “Oh! Mammina di Gesù, che posso fare per te?”. E Lei mi ha detto: “Amami”. Basta. Non ha detto altro. Ma come lo ha detto! È la prima volta che odo la parola della Madonna santa. È tutt’oggi che penso a quel­l’“Amami”, detto così dolce come fosse di una mamma curva sul letto della figlia e che le sussurra fra i capelli, fra un bacio e l’altro, il suo più caro desiderio di madre.

C’è voluta la Madonna a farmi gustare questo che non ho mai avuto nella mia vita di figlia!... Quello che provo non è descrivibile altro che con una parola: “Estasi!”.

(Maria Valtorta, “I Quaderni del 1943”, 20 novembre)

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[“Virgen del Rosario” di Domingo Martínez da Wikimedia Commons]

19/10/2026

🇮🇹 Pensiero della settimana: “Così capita a chi tesoreggia per sé”

Dice Gesù:

«Udite questa parabola. Ad un uomo ricco aveva fruttato molto bene la campagna. Proprio un raccolto da miracolo. Egli contempla felice tutta questa dovizia che si accumula sui suoi campi e le sue aie e che non trova posto nei granai, tanto che è ospitata sotto tettoie provvisorie e persino nelle stanze della casa, e dice: “Ho lavorato come uno schiavo, ma la terra non mi ha deluso. Ho lavorato per dieci raccolti e ora voglio riposare per altrettanto. Come farò a mettere a posto tutti questi raccolti? Venderne non voglio, perché mi costringerei a lavorare per avere il prossimo anno nuovo raccolto. Farò così: demolirò i miei granai e ne farò di più vasti, che c’entrino tutti i raccolti e i miei beni. E poi dirò all’anima mia: ‘Oh, anima mia! Tu hai ora da parte dei beni per molti anni. Riposati dunque, mangia e bevi e godi’”. Costui, come molti, confondeva il corpo con l’anima e mescolava il sacro al profano, perché realmente nelle gozzoviglie e nell’ozio l’anima non gode ma languisce, e anche costui, come molti, dopo il primo buon raccolto nei campi del bene, si fermava, parendogli di avere fatto tutto.

Ma non sapete che, posta la mano all’aratro, occorre perseverare uno e dieci e cent’anni, quanto la vita dura, perché fermarsi è delitto verso se stessi ai quali si nega una gloria maggiore, è regredire perché chi si ferma generalmente non solo non progredisce più, ma si volge indietro? Il tesoro del Cielo deve aumentare anno per anno per essere buono. Ché, se la Misericordia sarà benigna anche con chi ebbe pochi anni per formarlo, non sarà complice dei pigri che avendo lunga vita fanno poco. È un tesoro in continuo aumento. Se no non è più tesoro fruttifero, ma inerte, e ciò va a detrimento della pronta pace del Cielo.

Dio disse allo stolto: “Uomo stolto, che confondi il corpo e i beni della Terra con ciò che è spirito, e di una grazia di Dio te ne fai un male, sappi che questa notte stessa ti sarà chiesta l’anima e levata, e il corpo giacerà senza vita. Quanto hai preparato, di chi sarà? Lo porterai teco? No. Te ne verrai n**o di raccolti terreni e di opere spirituali al mio cospetto e povero sarai nell’altra vita. Meglio ti era dei tuoi raccolti farne opere di misericordia al prossimo e a te. Perché, essendo misericordioso agli altri, alla tua anima eri misericorde. E, invece di nutrire pensieri d’ozio, coltivare attività da cui trarre onesto utile al tuo corpo e grandi meriti alla tua anima finché Io ti avessi chiamato”. E l’uomo nella notte morì e fu severamente giudicato. In verità vi dico che così capita a chi tesoreggia per sé e non arricchisce agli occhi di Dio.

Ora andate e fate tesoro della dottrina che vi viene data. La pace sia con voi».

(Maria Valtorta, “L'Evangelo come mi è stato rivelato”, 276.6)

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[Foto di MrWashingt0n da Pixabay]

14/10/2026

🇮🇹 L'Evangelo come mi è stato rivelato - 068

“Gesù, nel Tempio con l’Iscariota, ammaestra”

Vedo Gesù che, avendo al fianco Giuda, penetra nel recinto del Tempio e, dopo aver superato la prima terrazza, o scaglione se piace più dirla così, si ferma in un luogo porticato che costeggia un ampio cortile, lastricato con marmi di diverso colore. Il luogo è molto bello e affollato.

Gesù si guarda intorno e vede un posto che gli piace. Ma, prima di dirigersi ad esso, dice a Giuda: «Chiamami il magistrato del luogo. Devo farmi riconoscere, acciò non si dica che manco alle consuetudini e al rispetto».

«Maestro, Tu sei al di sopra delle consuetudini, né alcuno più di Te ha diritto di parlare nella Casa di Dio, Tu, suo Messia».

«Io lo so, tu lo sai, ma essi non lo sanno. Io sono venuto non per scandalizzare, né per insegnare a violare non solo la Legge ma anche le consuetudini. Anzi sono venuto proprio per insegnare rispetto, umiltà e ubbidienza e per levare gli scandali. Perciò voglio chiedere di poter parlare in nome di Dio, facendomi riconoscere degno di farlo dal magistrato del luogo».

«L’altra volta non lo facesti».

«L’altra volta m’arse lo zelo della Casa di Dio, profanata da troppe cose. L’altra volta ero il Figlio del Padre, l’Erede che in nome del Padre e per amore della mia Casa agiva nella sua maestà, alla quale magistrati e sacerdoti sono inferiori. Ora sono il Maestro d’Israele, e insegno ad Israele anche questo. E poi, Giuda, credi tu che il discepolo sia da più del Maestro?».

«No, Gesù».

«E tu chi sei? E chi sono Io?».

«Tu il Maestro, io il discepolo».

«E allora, se riconosci così essere le cose, perché vuoi insegnare al Maestro? Va’ e ubbidisci. Io ubbidisco al Padre mio. Tu ubbidisci al Maestro tuo. Condizione prima del Figlio di Dio: ubbidire senza discutere, pensando che il Padre non può che dare ordini santi. Condizione prima del discepolo: ubbidire al Maestro, pensando che il Maestro sa e non può dare che ordini giusti».

«È vero. Perdona. Ubbidisco».

«Perdono. Vai. E, Giuda, senti ancora una cosa: ricordati questo. Ricordatelo sempre, in futuro».

«Di ubbidire? Sì».

«No: ricorda che Io fui col Tempio rispettoso e umile. Col Tempio, ossia con le caste potenti. Va’».

Giuda lo guarda pensosamente, interrogativamente… ma non osa chiedere altro. E se ne va meditabondo.

[...]

(Maria Valtorta, “L'Evangelo come mi è stato rivelato”, EMV 68)

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12/10/2026

🇮🇹 65° Anniversario della Nascita al Cielo della mistica Maria Valtorta

La “Fondazione Erede di Maria Valtorta” informa che l’anniversario della morte di Maria Valtorta (12 ottobre 1961 – 12 ottobre 2026) sarà commemorato a Firenze con la celebrazione della Santa Messa presso la tomba della mistica e scrittrice, situata nella Ca****la del Capitolo della Basilica della Santissima Annunziata, lunedì 12 ottobre 2026, alle ore 18:00.

[12 ottobre 1961. Maria Valtorta ha sessantaquattro anni. Dopo ventisette anni costretta a letto non aspetta più niente, perché ciò che aspettava è arrivato.

Si parla spesso di lei per le visioni, i quaderni. Ma c’è qualcosa che precede tutto questo ed è più difficile da raccontare: Maria Valtorta ha imparato a “stare”. Non a fare qualcosa per Dio, ma a lasciare che Dio facesse qualcosa di lei. È una santità senza applausi, senza risultati da mostrare, senza la consolazione di vedere i frutti.

Noi misuriamo una vita da ciò che produce. Lei ci ricorda che c’è una fecondità che non si misura, e che spesso passa proprio da dove sembra non passare nulla.

La Chiesa chiama “nascita” il giorno della morte dei suoi santi, e non è un modo gentile di dire. È che quel giorno comincia ciò che prima era solo promessa.

Oggi non le chiediamo miracoli. Le chiediamo di insegnarci a restare dove siamo, interamente, come ha fatto lei.]

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Scrive Maria Valtorta:

«[…] Come desideravo morire! Come vedevo con gioia aumentare in me l’affanno e la palpitazione! Credevo che presto il male che sentivo affermarsi in me mi avrebbe portata alla tomba. Povero giudizio umano, come sei facile a prendere dei granchi! Il male di cuore è venuto, sì, sempre più forte; ad esso si sono aggiunte altre malattie, ma io, dopo un quarto di secolo di sofferenze, sono ancora qua.

Ora direi che la mèta è vicina. Odo un murmure di cantico farsi sempre più distinto ed è un invito dolcissimo. […]

Ma quando verrà l’ora della liberazione? Quando il dolce Gesù, che oggi vedo così bene… […] Ma quando farà un passo ancora e mi prenderà l’anima, con un bacio, per portarla con Sé? Ma questo forse è egoismo, è ansia di scendere dalla croce.

No, Maria. Così non devi fare. Vi è ancora tanto da pregare per chi non prega, per chi è negli affanni, vi è ancora tanto da soffrire prima che la coppa sia colma… Gesù ha sete e bisogna dargli da bere… Le anime hanno sete e bisogna dar loro da bere. E l’unico liquido, atto a levare la sete a Cristo, è l’amore; e l’unico liquido atto a levare la sete alle anime, la sete dei loro bisogni, è il dolore. Ama e soffri, anima mia, per empire il calice e levare al Cristo la sua divina sete e alle anime la loro umana sete e dare loro la forza di salire, verso l’alto, verso Dio, il che è ancor più necessario delle grazie atte ai bisogni di ogni giorno per cui tutti si arrabattano…».

(Maria Valtorta, “Autobiografia”, 1943)

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10/10/2026

🇮🇹 VALTORTA APP - XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

Leggi gratuitamente il Vangelo della Domenica con il corrispondente capitolo dell'Opera valtortiana (oppure ascolta la lettura del brano):

https://app.mariavaltorta.com/sgit40

🔸 dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 1-14):

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano ve**re.

Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

🔹 da “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, capitolo 206.11:

«Ma udite. E capirete meglio come le sollecitudini, le ricchezze e le crapule impediscono l’entrata nel Regno dei Cieli.

Una volta un re fece le nozze di suo figlio. Potete immaginare che festa fosse nella reggia. Era il suo unico figlio e, giunto all’età perfetta, si sposava con la sua diletta. Il padre e re volle che tutto fosse gioia intorno alla gioia del suo diletto, finalmente sposo con la beneamata. Fra le molte feste nuziali fece anche un grande pranzo. E lo preparò per tempo, vegliando su ogni particolare dello stesso, perché riuscisse splendido e degno delle nozze del figlio del re.

Mandò per tempo i suoi servi a dire agli amici e agli alleati, e anche ai più grandi nel suo regno, che le nozze erano stabilite per quella data sera e che loro erano invitati, e che venissero per fare degna cornice al figlio del re. Ma amici, alleati e grandi del regno non accettarono l’invito.

Allora il re, dubitando che i primi servi non avessero parlato a dovere, ne mandò altri ancora, perché insistessero dicendo: “Ma venite! Ve ne preghiamo. Ormai tutto è pronto. La sala è apparecchiata, i vini preziosi sono stati portati da ogni dove, e già nelle cucine sono ammucchiati i buoi e gli animali ingrassati per essere cotti, e le schiave intridono le farine a far dolciumi, ed altre pestano le mandorle nei mortai per fare leccornie finissime a cui mescolano aromi fra i più rari. Le danzatrici e i suonatori più bravi sono stati scritturati per la festa. Venite dunque acciò non sia inutile tanto apparato”.

Ma amici, alleati e grandi del regno o rifiutarono, o dissero:

“Abbiamo altro da fare”, o finsero di accettare l’invito, ma poi andarono ai loro affari, chi al campo, chi ai negozi, chi ad altre cose ancor meno nobili. E infine ci fu chi, seccato da tanta insistenza, prese il servo del re e l’uccise per farlo tacere, posto che insisteva: “Non negare al re questa cosa perché te ne potrebbe ve**re male”.

I servi tornarono al re e riferirono ogni cosa, e il re avvampò di sdegno mandando le sue milizie a punire gli uccisori dei suoi servi e a castigare quelli che avevano sprezzato il suo invito, riservandosi di beneficare quelli che avevano promesso di ve**re. Ma la sera della festa, all’ora fissata, non venne nessuno».

[…]

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📲 VALTORTA APP è disponibile gratuitamente su smartphone e computer (Android e iOS / web): app.mariavaltorta.com

09/10/2026

🇮🇹 Ammaestramenti dagli scritti di Maria Valtorta: “Le loro opere testimoniano il loro essere imitatori di Cristo”

Dice Azaria [l'Angelo Custode di Maria Valtorta]:

«Esser la testimonianza di Cristo confermata in mezzo ai fedeli non vuol dire già che quei fedeli abbiano ricevuto il Battesimo e gli altri Sacramenti. Ma vuol dire che le loro opere testimoniano il loro essere imitatori di Cristo. Le pratiche religiose limitate alle ore del culto, l’osservanza di certe date cerimonie senza che poi, finite queste, la religiosità, l’ubbidienza ai precetti e consigli di vita cristiana prosegua intensa e sincera in tutte le ore, ed eventi, e azioni della giornata, non costituiscono testimonianza di Cristo in voi, ma unicamente ipocrisia, o, per lo meno, una ben debole vita cristiana. Sareste simili, se così faceste - e così sono chi in tal modo fanno - a quegli sterili infanti che dal latte e dalle cure materne traggono un minimo sufficiente appena a non morire, ma insufficiente a crescere, rimanendo degli atrofici esseri senza moto e senza forza, soggetti a tutte le malattie, finché una disavvertenza nel cibo o contro gli elementi li uccide.

Ugualmente è di quegli spiriti che non fanno succo vitale con quanto vien loro dato attraverso i Sacramenti e si limitano a ricevere e non si sforzano a dare, parassiti che vegetano e non vivono, invalidi nel corpo vitale di Cristo destinati a morire perché tiepidi, abulici, sterili, facilissima preda di tutte le infezioni spirituali, sempre più deboli, finché periscono come piante dalle radici marcite.

Paolo, grande maestro della dottrina del corpo mistico di cui Cristo è il capo, rallegrandosi coi suoi Corinti per la testimonianza di Cristo che essi danno, della magnifica vitalità dei membri vivi e volonterosi si rallegra e non già dei parassiti che sono un peso e un pericolo per gli altri e uno scandalo e una vergogna e un’offesa a Dio, che “né tiepidi né caldi”, come sono, “li rigetta da Sé”, come dice l’Apocalisse.

Paolo si rallegra per vedere confermata dalle virtù dei cristiani il carattere di cristiani dei Corinti “divenuti ricchi di ogni cosa, di ogni dono di parole e di scienza” per la grazia di Dio ottenuta per il Cristo, e mantenuta e aumentata dei meriti della creatura di buona volontà.

Se ne rallegra e li esorta a sempre più crescere in Cristo, suggendo e assimilando i succhi vitali del Cristianesimo, che è vita e non formula, che è verità e non ipocrisia, che è via e non pantano dove si sprofonda e si sta, perché “non manchi in essi nessun dono” - ho già spiegato che i doni vivono veramente solo se la buona volontà della creatura li fa vivere - onde alla venuta del Signore Gesù essi siano senza colpa. Senza la colpa più grande: quella di avere sprezzato i doni infiniti di Dio, trascurandoli tanto da non farne vita della propria vita e perfezione dello spirito, mancando perciò in tutte le virtù e divenendo non perseveranti nella Fede, Speranza, Carità, Fortezza, Prudenza, Giustizia e Temperanza, ma cedendo alle lusinghe del demonio, del mondo e della carne, spiriti decaduti o morti affatto, per i quali vano è stato il sacrificio di Cristo, o penoso oltre misura».

(Maria Valtorta, “Libro di Azaria”, Lezione ###V)

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[Foto di Liza Summer da Pexels]

07/10/2026

🇮🇹 14° Anniversario della Nascita al Cielo di Claudia Vecchiarelli

Il 7 ottobre 2012 Claudia Vecchiarelli raggiungeva la casa del Padre.

Benvoluta da tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscerla, per molti è stata l’amica fidata, la confidente a cui affidare pensieri e segreti e, per tanti, una vera e propria mamma, pur non avendo avuto figli suoi. Il dolore per la perdita di una persona come lei era grande, ma l’indomani…

“… si entrava in un clima irreale, quasi festoso. Cominciava un pellegrinaggio ininterrotto di persone che facevano rivivere te nella luminosità dei loro ricordi. Avevano frequentato i nostri incontri del giovedì, quelli sul Vangelo, oppure avevano ascoltato le tue lezioni nel convento di Arpino, oppure erano donne che con ammirevole semplicità dicevano di aver ricevuto un qualcosa da te solo per averti vista. Qualcuna, tra quelle che ti avevano seguita, confidava di aver cambiato vita per tuo merito. Le formali condoglianze per una morte cedevano il posto al riconoscimento del valore di una vita. Non c’era spazio per la tristezza.” (Lettera a Claudia)

Così Emilio Pisani ricordava quei momenti, che rendevano onore a una donna che tanto aveva dato alla comunità di Isola del Liri.

Claudia, insieme a Emilio Pisani e Maria Valtorta, sarà ricordata nella celebrazione di sabato 10 ottobre alle ore 18, nella Parrocchia di San Lorenzo Martire a Isola del Liri.

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05/10/2026

🇮🇹 Santa del giorno: Santa Faustina Kowalska

[Religiosa polacca (1905-1938), oggi santa, ebbe un'intensa vita interiore, piena di esperienze mistiche. In particolare ebbe la missione di promuovere la devozione alla Divina Misericordia. Nel 2000 è stata canonizzata da papa Giovanni Paolo II. Viene venerata in tutto il mondo come l'Apostola della Divina Misericordia]

Dice Gesù:

«Fammi conoscere, Io-Misericordia, e fa' conoscere le mie preghiere dettate a Suor Maria Faustina a quanti più puoi. Ogni anima che porti a Me-Misericordia ti accresce un grado di gloria.

Se tu sapessi quale fiume di grazie Io riverso su chi prega Me-Misericordia!

Fammi, fammi, fammi conoscere, e ogni anno, dal Venerdì santo, giornata per te sempre fatidica, alla Domenica in Albis, fa' la Novena alla Divina Misericordia, per ricondurre a Me tutti quelli che in essa sono ricordati».

(Maria Valtorta, “Quadernetti”, 26 maggio 1953)

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[“Saint Faustina” di Stanisław Sztama da Wikimedia Commons, immagine rielaborata con l’aiuto di ChatGPT]

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