09/10/2026
🇮🇹 Ammaestramenti dagli scritti di Maria Valtorta: “Le loro opere testimoniano il loro essere imitatori di Cristo”
Dice Azaria [l'Angelo Custode di Maria Valtorta]:
«Esser la testimonianza di Cristo confermata in mezzo ai fedeli non vuol dire già che quei fedeli abbiano ricevuto il Battesimo e gli altri Sacramenti. Ma vuol dire che le loro opere testimoniano il loro essere imitatori di Cristo. Le pratiche religiose limitate alle ore del culto, l’osservanza di certe date cerimonie senza che poi, finite queste, la religiosità, l’ubbidienza ai precetti e consigli di vita cristiana prosegua intensa e sincera in tutte le ore, ed eventi, e azioni della giornata, non costituiscono testimonianza di Cristo in voi, ma unicamente ipocrisia, o, per lo meno, una ben debole vita cristiana. Sareste simili, se così faceste - e così sono chi in tal modo fanno - a quegli sterili infanti che dal latte e dalle cure materne traggono un minimo sufficiente appena a non morire, ma insufficiente a crescere, rimanendo degli atrofici esseri senza moto e senza forza, soggetti a tutte le malattie, finché una disavvertenza nel cibo o contro gli elementi li uccide.
Ugualmente è di quegli spiriti che non fanno succo vitale con quanto vien loro dato attraverso i Sacramenti e si limitano a ricevere e non si sforzano a dare, parassiti che vegetano e non vivono, invalidi nel corpo vitale di Cristo destinati a morire perché tiepidi, abulici, sterili, facilissima preda di tutte le infezioni spirituali, sempre più deboli, finché periscono come piante dalle radici marcite.
Paolo, grande maestro della dottrina del corpo mistico di cui Cristo è il capo, rallegrandosi coi suoi Corinti per la testimonianza di Cristo che essi danno, della magnifica vitalità dei membri vivi e volonterosi si rallegra e non già dei parassiti che sono un peso e un pericolo per gli altri e uno scandalo e una vergogna e un’offesa a Dio, che “né tiepidi né caldi”, come sono, “li rigetta da Sé”, come dice l’Apocalisse.
Paolo si rallegra per vedere confermata dalle virtù dei cristiani il carattere di cristiani dei Corinti “divenuti ricchi di ogni cosa, di ogni dono di parole e di scienza” per la grazia di Dio ottenuta per il Cristo, e mantenuta e aumentata dei meriti della creatura di buona volontà.
Se ne rallegra e li esorta a sempre più crescere in Cristo, suggendo e assimilando i succhi vitali del Cristianesimo, che è vita e non formula, che è verità e non ipocrisia, che è via e non pantano dove si sprofonda e si sta, perché “non manchi in essi nessun dono” - ho già spiegato che i doni vivono veramente solo se la buona volontà della creatura li fa vivere - onde alla venuta del Signore Gesù essi siano senza colpa. Senza la colpa più grande: quella di avere sprezzato i doni infiniti di Dio, trascurandoli tanto da non farne vita della propria vita e perfezione dello spirito, mancando perciò in tutte le virtù e divenendo non perseveranti nella Fede, Speranza, Carità, Fortezza, Prudenza, Giustizia e Temperanza, ma cedendo alle lusinghe del demonio, del mondo e della carne, spiriti decaduti o morti affatto, per i quali vano è stato il sacrificio di Cristo, o penoso oltre misura».
(Maria Valtorta, “Libro di Azaria”, Lezione ###V)
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[Foto di Liza Summer da Pexels]