Parrocchia S. Pietro Apostolo - Ucria

Parrocchia S. Pietro Apostolo - Ucria Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Parrocchia S. Pietro Apostolo - Ucria, Chiesa cattolica, Via Portello, 40, Ucria.

Questa pagina sarà il luogo dove si potranno visualizzare gli avvisi parrocchiali, gli avvenimenti che si svolgeranno, le feste, gli incontri e tutto ciò che vedrà la Parrocchia come protagonista!

02/06/2026

3 giugno, Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario - Ss. Carlo Lwanga e compagni, martiri

Mc 12,18-27

È difficile far capire a qualcuno che è già convinto della propria idea, e che non ha libertà di intelligenza, che le cose di cui parla stanno diversamente. Ci vuole coraggio e pazienza, e anche la consapevolezza che le parole che gli si rivolge possano non ottenere risultati.
Ma è l’amore alla verità che conta. E la verità non è soggettiva - se lo fosse, non sarebbe verità, ma solo una visione prospettica sulle cose. Ed è proprio per questo che Cristo non si tira indietro davanti alla sfida che gli rivolgono: per un amore profondo alla verità che serve alla vita degli uomini.
Non serve altro per la vita che cercare, conoscere e annunciare a tutti la verità, che può solo ve**re accolta perché essa è un dono e che, proprio per questo, alla fine aiuta la vita a compiersi in pienezza.

02/06/2026

2 giugno, Martedì della IX settimana del Tempo Ordinario

Mc 12,13-17

Non dimenticate la terra. Vivete, amate, lavorate, servite la terra. E tendete al cielo, puntate bene la mira del vostro cuore verso il centro eterno e infinito. Siete servi di Dio chiamati a servire il mondo e quindi ad ascoltare ciò che dal mondo vi viene donato e indicato come strada. Senza che questa vi allontani mai da Dio: le due cose possono diventare un paio di binari che rendono la vita gustosa e santa. Non scambiate le due cose e non trascurate nessuna delle due per colpa dell’altra, perché in questo modo l’esistenza porta frutto davvero, mettendo nella terra i semi del cielo, fecondandola e quindi amandola per amore dell’eterno.

01/06/2026

1 giugno, Lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario - S. Giustino, martire

Mc 12,1-12

“E perché proprio adesso / vogliam farci padroni / di un’amore donato?”.
Perché è la tentazione dell’uomo che non è libero dentro. Che non sa fidarsi. Che ha paura di perdere ciò che gli è stato dato, gratuitamente, senza alcun merito.
È la tentazione dell’uomo ripiegato su se stesso, che crede di essere padrone della propria vita. Anche se non se lo dice mai… ma vive così.
Come uscirne? Iniziando ad alzare gli occhi e accettando che “tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”. Noi non siamo nostri, ciò che ci è stato donato non è nostro. Siamo suoi e solo rimanendo suoi possiamo avere tutto.

30/05/2026

31 maggio, Domenica dopo Pentecoste - Solennità della SS. Trinità

Gv 3,16-18

Dio non solo ha creato il mondo e in esso l’uomo facendolo a sua immagine e somiglianza; non solo a fatto percepire la sua presenza attraverso segni prodigiosi: ha voluto farsi conoscere dall’uomo rivelando la propria natura, il proprio modo d’essere. Egli, la divinità, ha voluto svelare all’uomo il proprio intimo. Chi è il Dio in cui crediamo? S. Giovanni lo definisce con una parola semplice e potentissima: Dio è amore.
Perché Dio si è manifestato pienamente attraverso suo Figlio, fatto uomo in Gesù, e ha voluto che gli uomini potessero sapere che Egli è Padre, che ha voluto mandare nel mondo il Figlio per compiere la redenzione, per salvare l’umanità che si perdeva nel proprio peccato e riconciliarla così con Lui attraverso l’atto di amore più grande che ci sia: il sacrificio di sé, il dono della propria vita per chi non lo meritava. Il Padre ha mandato il Figlio, facendolo incarnare, per liberare l’umanità dall’impossibilità di vivere la comunione piena con Dio; e ha donato lo Spirito Santo affinché l’uomo potesse vivere e corrispondere a quell’amore, rispondendo al Padre e vivendo al modo del Figlio, Gesù Cristo.
È questo il grande mistero che contempliamo quando diciamo “la Trinità”: un solo Dio in tre persone, un mistero d’amore nel quale veniamo coinvolti e grazie a cui possiamo fare l’esperienza del compimento di noi stessi in totalità ed per l’eternità.

29/05/2026

30 maggio, Sabato dell’VIII settimana del Tempo Ordinario

Mc 11,27-33

Gesù non sta al gioco di chi vuole risparmiarsi il lavoro della propria libertà e della propria ragione: potrebbe rispondere alle domande che gli fanno, potrebbe rivelarsi come Dio facendo tremare tutto con la sua sola voce, eppure sceglie di provocare la libertà degli uomini e la loro ragione affinché essi siano disposti a credere in Lui per scelta, per affetto, per disponibilità e comprensione personali.
Gesù non ci risparmia la fatica del cammino per dire il nostro “credo in te” (con tutto ciò che questo comporta), perché solo così noi siamo realmente capaci di guardare ogni cosa e innanzitutto noi stessi con la certezza che Lui, Dio, è entrato nella nostra personale vita e l’ha resa una cosa nuova, infinitamente più grata e lieta.
Perché siamo certi di Lui.

28/05/2026

29 maggio, Venerdì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario

Mc 11,11-25

Gesù è destabilizzante. Sia per quelli che non riescono a capirlo, che anche per quelli che gli vanno dietro. Non c’è nulla che rientri in una forma di equilibrio, di “via di mezzo”… è esagerato, radicale.
E forse è proprio questo che spinge alcuni a seguirlo: l’intravedere quella totalità che nei suoi gesti traspare, senza averne paura. Senza avere paura del proprio bisogno di totalità, anzi fidandosi di esso più che del “buon senso” della cultura e della gente.
È questo che Egli vive ed è questo che Egli insegna: vivere in modo totale, radicale, mirando solo a ciò che è vero ed eterno; mirando al Padre.

27/05/2026

28 maggio, Giovedì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario

Mc 10,46-52

Riconoscersi bisognosi, cioè incapaci di “risolversi” da soli, e gridare a Colui che può liberare, ridare vita, restituire dignità e capacità di azione… porre ordine, fare diventare la vita ordinata: è l’unica possibilità che si ha per non limitarsi a sopravvivere, gustando il veleno dell’apparente e dell’immediato fino a diventare ciechi, incapaci di vedere le cose con verità e in profondità, conoscendo le cose solo a tastoni.
Per uscire dal buio si deve avere il coraggio di riconoscere la propria condizione e di gridare il proprio bisogno. E anche di coprire col proprio grido le voci del mondo che cercano di metterlo a tacere con le loro suggestioni o con i loro falsi traguardi e ricatti.
Abbiamo questa sincerità e questo coraggio? Abbiamo il coraggio di questo bisogno?

26/05/2026

27 maggio, Mercoledì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario

Mc 10,32-45

Dare se stessi, lasciare i propri criteri, i propri obiettivi, i propri progetti per vivere donando se stessi, ovvero obbedendo al volere di un Altro, scegliendo di accettare che la propria realizzazione non sia il raggiungimento di un proprio schema ma l’abbraccio di questo Altro, e così vivere “estroversi”, in continua tensione al dono di sé: è questo che serve affinché l’uomo sia libero, cioè ottenga il bene per cui la propria vita è fatta.
Il passo è cedere alla provocazione di Cristo e accettare di seguire questa legge per la vita. In sostanza, iniziare a ragionare - avere il “nous”, diceva S. Paolo - e quindi vivere come Lui.

25/05/2026

26 maggio, Martedì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario - S. Filippo Neri, sacerdote

Mc 10,28-31

Fidati. Seguire Cristo porta un grande guadagno. Cento volte tanto in tutto. Basta guardare come vive Lui per capire che è vero.
Lascia per Lui e segui. Fidati di Lui.

24/05/2026

25 maggio, Lunedì della VIII settimana del Tempo Ordinario - B. V. Maria Madre della Chiesa

Gv 19,25-34

Il cuore della vita della Chiesa sono i sacramenti.
Il cuore della vita dell’uomo è il rapporto con l’eterno… se vuole essere uomo che “sfrutta” appieno il proprio essere e non si accontenta della mediocrità.
Il cuore dell’esistenza è trovare qualcosa che, nel terreno e temporale, rechi il celeste ed eterno. Perché solo così l’uomo non si spreca.
E la Chiesa esiste solo per questo. Possiede solo questo: l’eterno nel tempo, il celeste nel terreno. I sacramenti sono questo. Essa non è fuori del tempo e dello spazio, conosce e a volte subisce le dinamiche del mondo, ma il suo cuore è ciò che è eterno e dà all’uomo l’eternità, che squarcia il velo del terreno e apre la prospettiva al cielo, che riempie il cuore di infinito donando all’uomo questo impossibile dono.
La Chiesa è solo questo che dà. E dalla Chiesa solo questo dobbiamo attenderci. Se non vogliamo l’eterno, della Chiesa non ce ne facciamo niente.
Ma se lo vogliamo, allora essa è indispensabile per vivere e non sopravvivere. E in essa Maria, custode a cui siamo affidati da Cristo in croce, diventa richiamo a cosa sia una vita terrena vissuta nell’eterno, cioè col cuore, l’intelligenza e la volontà del cielo. Lei ci richiama col suo essere e ci accompagna con la sua premura di madre. Sempre. Ecco perché le siamo legati e devoti. Perché in fondo ne abbiamo bisogno.

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