Diocesi Tursi-Lagonegro

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OMELIA DEL CARDINAL PIERBATTISTA PIZZABALLAPatriarca di GerusalemmeFesta della Natività della Beata Vergine MariaBasilic...
08/09/2026

OMELIA DEL CARDINAL PIERBATTISTA PIZZABALLA
Patriarca di Gerusalemme

Festa della Natività della Beata Vergine Maria
Basilica Santuario di Maria Santissima Regina di Anglona
Tursi, 8 settembre 2026

Carissimi fratelli e sorelle,
sono lieto di essere qui con voi, in questo antico Santuario di Maria Santissima Regina di Anglona, nel giorno in cui la Chiesa celebra la Natività della Beata Vergine Maria. Saluto con affetto il vostro Vescovo, Mons. Vincenzo Orofino, i Vescovi presenti, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, l’ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, le autorità e tutti voi, fedeli di questa Chiesa di Tursi-Lagonegro.
La celebrazione odierna si inserisce anche nel cinquantesimo anniversario della nuova configurazione della vostra diocesi. È dunque una festa mariana, ma anche un momento importante della vostra storia ecclesiale. Ricordare una data non significa semplicemente guardare indietro.
Significa piuttosto riconoscere il cammino compiuto, ringraziare per ciò che il Signore ha operato e domandarsi quale sia oggi la chiamata rivolta a questa Chiesa.
La festa della Natività di Maria può aiutarci a entrare in questa domanda.
Della nascita di Maria i Vangeli non ci dicono nulla. Non conosciamo le circostanze precise, né le parole che accompagnarono quel momento. La tradizione cristiana colloca la sua nascita a Gerusalemme, nei pressi della piscina di Betzaetà, nel luogo dove oggi sorge la chiesa di Sant’Anna. Ma il Vangelo non indugia sui particolari. Maria entra nella storia in silenzio, senza attirare l’attenzione. Nasce come ogni bambina, dentro una famiglia, un popolo, una storia. Eppure, con la sua nascita, qualcosa di nuovo ha inizio. Ancora non si vede nulla. Non vi sono annunci pubblici né segni straordinari. Ma la storia della salvezza sta già compiendo un passo decisivo. La nascita di Maria è come la prima luce del mattino: non è ancora il giorno pieno, ma la notte non è più la stessa.
È importante fermarsi su questo modo di agire di Dio. Noi siamo spesso attratti da ciò che appare, da ciò che produce risultati immediati, da ciò che si impone. Dio, invece, comincia quasi sempre in maniera discreta. La sua opera cresce nel silenzio, nella disponibilità di persone che forse nessuno conosce, nella fedeltà quotidiana, nei gesti che non fanno notizia.
La salvezza del mondo comincia con la nascita di una bambina. Dio non entra nella storia con la forza, ma chiedendo accoglienza. Non occupa uno spazio, ma cerca un cuore libero. Non si impone, ma si affida alla risposta di una giovane donna.
Il Vangelo di oggi ci presenta la lunga genealogia di Gesù. A un primo ascolto può sembrare soltanto un elenco di nomi lontani. In realtà, quella genealogia contiene tutta la concretezza della storia umana. Vi troviamo uomini e donne molto diversi: persone giuste e persone segnate dal peccato; momenti di fedeltà e momenti di tradimento; promesse accolte e promesse dimenticate.
Vi sono anche vicende irregolari, ferite familiari, violenze e rotture. Gesù non viene in una storia ideale. Entra in questa storia reale, così com’è. Non si tiene a distanza dalle sue contraddizioni, ma le assume. Dio non aspetta che l’umanità sia pronta o perfetta per visitarla. Viene dentro le nostre situazioni confuse, dentro i nostri fallimenti, dentro ciò che noi stessi fatichiamo a comprendere.
Questo è già un annuncio di speranza. Non perché tutto finirà automaticamente bene, né perché i problemi si risolveranno da soli. La speranza cristiana non è un facile ottimismo. Essa nasce dalla certezza che nessuna storia è estranea a Dio e che nessuna ferita, se consegnata a Lui, è incapace di diventare luogo di salvezza.
Al termine della genealogia compare Maria: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo». Qui la genealogia cambia forma. Si interrompe la ripetizione: “generò… generò… generò”. Gesù nasce da Maria, ma la sua origine è in Dio. La storia degli uomini giunge fino a Maria e, in lei, si apre all’iniziativa dello Spirito.
Maria sta dunque al punto d’incontro tra l’attesa dell’umanità e la risposta di Dio. Porta con sé tutta la storia del suo popolo, ma nello stesso tempo si apre a qualcosa che quella storia da sola non avrebbe potuto produrre. In lei, l’attesa diventa accoglienza.
La grandezza di Maria non consiste nell’aver fatto opere straordinarie. Consiste nell’aver fatto spazio. Ha permesso che la Parola di Dio entrasse nella sua vita, la modificasse e la conducesse dove lei non aveva previsto. Non ha compreso tutto dall’inizio. Ha conosciuto domande, silenzi e dolore. Ma non ha lasciato che la paura chiudesse il suo cuore.
Anche Giuseppe, nel Vangelo, è posto davanti a una situazione che non comprende. Il suo progetto di vita sembra improvvisamente spezzato. E proprio lì riceve la parola dell’angelo: «Non temere». Non gli viene data una spiegazione di tutto. Gli viene chiesto di fidarsi, di accogliere Maria e di entrare in un disegno più grande di lui.
Maria e Giuseppe ci mostrano che la fede non elimina l’incertezza, ma permette di attraversarla. Credere non significa avere tutte le risposte. Significa non interrompere la relazione con Dio quando non comprendiamo più ciò che accade.
Questa parola raggiunge oggi anche la vostra Chiesa di Tursi-Lagonegro. Cinquant’anni sono un tempo sufficientemente lungo per riconoscere il bene ricevuto e costruito, ma sono anche soltanto una tappa. Una diocesi non vive semplicemente perché possiede una storia, delle strutture o delle tradizioni. Vive se continua ad ascoltare ciò che lo Spirito dice oggi.
Questo territorio ha conosciuto generazioni di fede semplice e tenace. La presenza di questo Santuario lo testimonia. Qui molte persone hanno portato a Maria gioie, fatiche, domande, malattie, speranze familiari. Questa memoria è preziosa, ma non può essere soltanto conservata. Deve diventare ancora vita, capacità di leggere il presente e di accompagnare le nuove generazioni.
Celebrare la nascita di Maria significa allora chiederci che cosa deve nascere oggi nelle nostre Chiese. Quali spazi dobbiamo aprire perché Dio possa ancora entrare nella vita delle persone? Quali paure dobbiamo superare? Quali abitudini dobbiamo lasciare? Quali relazioni dobbiamo ricostruire?
Vengo dalla Terra Santa, la terra nella quale Maria è nata, ha vissuto, ha ascoltato la Parola e ha dato alla luce Gesù. Maria non è legata soltanto alla memoria di luoghi santi. È parte della vita quotidiana della nostra Chiesa. La incontriamo nelle preghiere delle nostre comunità, nelle case delle famiglie, nei santuari e, soprattutto in questo tempo, nel pianto e nella speranza di tanti.
La terra di Maria è oggi profondamente ferita. Vi sono famiglie distrutte, persone private della casa, bambini che crescono conoscendo quasi soltanto la paura e la violenza. Vediamo quanto facilmente l’altro venga ridotto a una categoria, a un nemico, a qualcuno di cui non si riconoscono più il volto e il dolore. E quando si perde il volto dell’altro, diventa possibile dire e fare ciò che prima sembrava impensabile.
In questa situazione non abbiamo parole capaci di spiegare tutto. E dobbiamo guardarci dalle parole facili, anche da quelle religiose. Ma proprio lì comprendiamo meglio il significato della nascita di Maria. Essa ci dice che Dio non abbandona la storia, neppure quando la storia sembra contraddirlo. Dio continua a cercare persone disponibili, capaci di custodire la vita, di riconoscere il volto dell’altro, di non lasciare che l’odio determini ogni pensiero e ogni parola.
Anche oggi, in Terra Santa, vi sono piccoli segni che raramente vengono raccontati: persone che assistono i feriti senza domandare a quale popolo appartengano; comunità che condividono il poco che hanno; famiglie che, pur colpite, rifiutano di educare i figli all’odio; sacerdoti, religiosi e laici che rimangono accanto alla loro gente. Questi gesti non cambiano immediatamente il corso degli eventi, ma custodiscono l’umano. E custodire l’umano, oggi, è già preparare la strada alla pace.
Il legame tra la vostra Chiesa e la Terra Santa non consiste soltanto nell’affetto o nell’aiuto, pure necessario. È un legame ecclesiale. Apparteniamo all’unico Corpo di Cristo. Le ferite di una Chiesa riguardano tutte le Chiese; la fede e la testimonianza di una comunità sostengono anche le altre.
La mia presenza qui vuole essere anche un segno di questa comunione: la Chiesa di Gerusalemme viene a incontrare la Chiesa di Tursi-Lagonegro, e insieme ci poniamo sotto lo sguardo di Maria.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Noi abbiamo bisogno della vostra preghiera, della vostra vicinanza e della vostra capacità di non dimenticarci quando l’attenzione del mondo si sposterà altrove. E voi potete ricevere dalla Terra Santa il richiamo all’essenziale: alla Parola fatta carne, alla fede vissuta dentro la storia, alla speranza che non fugge dalla croce.
La speranza cristiana, infatti, non consiste nel negare il male o nel minimizzare il dolore. Maria ai piedi della croce non ha chiuso gli occhi davanti alla morte del Figlio. È rimasta. La sua speranza ha preso la forma della presenza. Forse è ciò che viene chiesto anche a noi: rimanere accanto a chi soffre, non lasciare solo nessuno, non stancarci di costruire legami, non permettere che la violenza abbia spazio anche nel nostro linguaggio e nel nostro modo di giudicare.
In questa festa chiediamo dunque a Maria di accompagnare il cammino della vostra diocesi dopo questi cinquant’anni. La aiuti a essere una Chiesa capace di generare, non soltanto di conservare; una Chiesa radicata nel proprio territorio e, proprio per questo, aperta alla comunione universale; una Chiesa che sa stare accanto alle persone, soprattutto quando la vita diventa più difficile.
E affidiamo a lei la Terra Santa. Non le chiediamo di dispensarci dalle nostre responsabilità, ma di renderci capaci, come lei, di dire il nostro “sì” a Dio dentro la storia concreta che ci è stata affidata.
La nascita di Maria ci ricorda che Dio può iniziare qualcosa di nuovo anche quando noi ancora non lo vediamo. Questa certezza non ci consente di restare passivi. Ci chiede, al contrario, di diventare anche noi disponibili, perché attraverso la nostra vita la sua Parola possa ancora trovare casa e diventare carne.
Amen.

+ Pierbattista Pizzaballa

SALUTO DEL VESCOVO OROFINOAL CARDINALE PIERBATTISTA PIZZABALLAPatriarca di Gerusalemme dei LatiniSantuario di Anglona – ...
08/09/2026

SALUTO DEL VESCOVO OROFINO
AL CARDINALE PIERBATTISTA PIZZABALLA
Patriarca di Gerusalemme dei Latini

Santuario di Anglona – Tursi, 8 Settembre 2026

Benvenuto tra noi, Eminenza!
Grazie per avere accolto il nostro invito a presiedere questa solenne Concelebrazione Eucaristica, in un momento così importante per la nostra Comunità diocesana.
Grazie per il dono della Sua presenza e della Sua testimonianza, che accogliamo e custodiamo con cuore commosso e lieto. Eminenza, grazie!
Con Lei saluto e ringrazio gli eccellentissimi arcivescovi e vescovi concelebranti, le Autorità istituzionali - civili e militari di ogni ordine e grado -, il clero, le persone consacrate e i fedeli laici, accorsi numerosi e festanti.
Eminenza, oggi - nella Festa liturgica della Natività della Beata Vergine Maria, da noi celebrata con il titolo di Santa Maria di Anglona, patrona principale della Diocesi - ricorre il cinquantesimo anniversario dell’attuale denominazione e configurazione territoriale di questa diocesi. Una realtà vasta e variegata dal punto di vista territoriale, culturale e pastorale, che in questi cinquant’anni ha compiuto un fecondo cammino ecclesiale e spirituale.
Eminenza, la Sua presenza ci riporta alle origini, alla Terra dove è nato, da Maria di Nazareth, il Signore della nostra vita e ci aiuta a vivere questo evento fissando lo sguardo su Gesù, per imparare da Lui la "magnifica umanità creata da Dio".
Grazie, Eminenza, per la squisita testimonianza evangelica che con fedeltà e abnegazione offre al mondo intero, dando voce e sostegno a tutti coloro che soffrono a causa dell'odio, della guerra, delle discriminazioni, delle contese, della povertà. La Sua opera impreziosisce e rende onore alla "credibilità" di tutta la Chiesa; incoraggi e sostenga anche la nostra. Con la preghiera e la carità fraterna, desideriamo condividere con Lei "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce" del Popolo che abita nella Terra di Gesù, affidato alla Sua carità pastorale.
Consegniamo i nostri desideri all’intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina della Pace, perché accompagni il Suo ministero e protegga tutti dall’odio e dalla violenza.
Il Signore benedica i nostri propositi di bene.
Grazie, Eminenza, a nome di questa diletta Comunità diocesana e dell’intera Basilicata. Ci siamo proprio tutti! Non manca nessuno, Ci porti sempre nel cuore, mentre prega. Grazie!

+ Vincenzo Carmine Orofino
Vescovo di Tursi-Lagonegro

02/09/2026
IL CARDINAL PIZZABALLA A TURSI-LAGONEGRO PER I 50 ANNI DELLA NUOVA CONFIGURAZIONE DELLA DIOCESIMartedì 8 Settembre alle ...
02/09/2026

IL CARDINAL PIZZABALLA A TURSI-LAGONEGRO PER I 50 ANNI DELLA NUOVA CONFIGURAZIONE DELLA DIOCESI
Martedì 8 Settembre alle ore 18.00
la solenne Celebrazione al Santuario di Anglona

CINQUANT'ANNI per dare avvio a un nuovo percorso nel segno della identità, della corresponsabilità e della missione. È il desiderio del Vescovo, Monsignor Vincenzo Orofino, che, insieme agli organismi diocesani di partecipazione alla vita ecclesiale, ha prospettato la Festa della Madonna di Anglona, patrona della Diocesi di Tursi-Lagonegro, come una grande occasione di rilancio dell’impegno pastorale, in diocesi, nelle zone, nelle parrocchie, con le associazioni e i movimenti, a servizio del Popolo di Dio e del territorio. Una terra genuina, feconda di vocazioni e prospera di doni celesti, che in maniera corale vuole rendere grazie a Dio per i benefici vissuti nei cinque decenni di storia dalla nuova configurazione (1976), con la guida dei vescovi: Vincenzo Franco (+2017), Gerardo Pierro (+2025), Rocco Talucci (che il 6 settembre 2026 compirà 90 anni), Francesco Nolé (+2022) e oggi di Vincenzo Orofino che la conduce dal 2016.
Martedì 8 settembre 2026, presso la Basilica Santuario “Maria SS. Regina di Anglona” in Tursi (MT) sarà presente sua beatitudine il Cardinal Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, per presiedere la Solenne Celebrazione dell’Eucaristia, che avrà inizio alle ore 18.00, concelebrata dai Vescovi lucani e dal Clero diocesano. Alla Vergine Santa si intende affidare anche la speranza della pace nella Terra Santa, scelta da Dio Trinità perché, attraverso l’incarnazione di Gesù Cristo, manifestasse la sua gloria a ogni creatura. Occasione di grazia per leggere, nel segno della memoria, ciò che il Signore ha fatto insieme a quanti ne hanno mediato l’opera in questi anni, e per guardare avanti con fiducia, con la generosità di chi intende continuare a costruire la Chiesa perché risplenda Cristo, luce delle genti.
Nei giorni della Novena, in preparazione alla Festa, è particolarmente significativa la presenza dei Vescovi delle diocesi lucane e limitrofe che si stanno alternando a partire proprio dal 30 agosto scorso, insieme alle Comunità parrocchiali delle quattro zone pastorali della Diocesi di Tursi-Lagonegro, nel segno dell’appartenenza, della comune devozione alla Madre di Dio e, nella disponibilità a rendersi protagonisti del cammino che li attende, perché “in tutto sia glorificato il nome del Signore” (cfr. 2Ts 1,12).
Ancora. Sabato 5 settembre, dalle ore 10.30, è in programma la “Giornata della Fraternità e della Prossimità”, promossa da Caritas Diocesana, dall’UNITALSI e da alcune realtà cooperative che operano sul territorio: in programma la preghiera comunitaria e le testimonianze che saranno offerte nel corso della Celebrazione presieduta da S.E. Mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana e Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico. Seguirà il pranzo di fraternità.
E poi l’incontro-testimonianza con il cardinal Pizzaballa indirizzato ai giovani, “sentinelle del mattino e speranza della comunità cristiana” (San Giovanni Paolo II), “viandanti della fede” (Benedetto XVI) e “costruttori di pace e di fraternità” (Leone XIV). Mercoledì 9 settembre 2026, alle ore 9.30, nel Santuario Diocesano “Beato Domenico Lentini” in Lauria superiore (PZ) ci si ritroverà per vivere questo momento anzitutto nel segno della gioia dell’ascolto e del dialogo con il Cardinal Pizzaballa, poi in cammino verso il Santuario dell’Assunta ove sarà allestita una mostra a cura di Gioventù Studentesca dal titolo “Profezie di Pace”.
Il Vescovo Orofino invita tutti i fedeli della Diocesi di Tursi-Lagonegro a unirsi nella lode a Dio e nella gioia di ritrovarsi di fronte all’effige della Beata Vergine Maria, tanto cara a tutto il popolo di questo territorio lucano, perché, nella luce della maternità della Madonna, possa riscoprire le radici della fede, della speranza e della carità, per vivere in maniera lieta e feconda l’appartenza alla Chiesa, sacramento di Cristo nel mondo. La testimonianza nasce dall’incontro con Gesù vivo, presente e all’opera anche nel nostro tempo. E mentre ai giovani ripete: “Voi siete l’oggi di Dio” (Papa Francesco), a tutti rivolge l’augurio perché si possa ripartire, con cuore rimotivato, nell’opera di evangelizzazione e di servizio a ogni uomo, con la Chiesa, nella Chiesa, senza timore ma con rinnovato coraggio evangelico.

Gli auguri al Vescovo da parte dei Giovani ad Assisi, in cammino verso le Dolomiti
25/06/2026

Gli auguri al Vescovo da parte dei Giovani ad Assisi, in cammino verso le Dolomiti

S.E. MONSIGNOR VINCENZO OROFINO DA DIECI ANNI ALLA GUIDA DI TURSI-LAGONEGRO2016 25 giugno 2026Da dieci anni Sua Eccellen...
25/06/2026

S.E. MONSIGNOR VINCENZO OROFINO
DA DIECI ANNI ALLA GUIDA DI TURSI-LAGONEGRO

2016 25 giugno 2026
Da dieci anni Sua Eccellenza Monsignor Vincenzo Orofino è alla guida della Diocesi di Tursi-Lagonegro.
A lui gli auguri e la gratitudine del Popolo Santo di Dio, presbiterio, religiosi e fedeli laici.
“Le persone, cuore della pastorale”, forse è lo slogan che più di ogni altro può raccogliere e fare sintesi di un cammino portato avanti con tenacia, vivendo tra la gente il suo ministero. “Sono partito da figlio, ritorno come padre”, le sue parole a Tursi, in occasione della Celebrazione di inizio Ministero episcopale nella sua Diocesi di origine, nel 2016.
Oggi lo sguardo si volge indietro per cogliere il percorso dei 50 anni della configurazione di Tursi-Lagonegro. L’8 settembre prossimo sarà presente il Cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, per celebrare questa ricorrenza. Ma è proteso anche in avanti: alle Missioni al Popolo che si svolgeranno in tutte le parrocchie della Diocesi, ai percorsi di corresponsabilità differenziata e di formazione teologica e pastorale da offrire ai fedeli (con cammini specifici che saranno proposti insieme alla formazione permanente unitaria), alla lettera pastorale di prossima pubblicazione e alla rimotivazione dell’impegno a servizio delle strutture e degli organismi pastorali della Chiesa locale.
Un cammino dunque in divenire che vuole una Chiesa dal volto e dal cuore di madre che sappia accogliere, ascoltare, testimoniare, dire a tutti che Cristo è la speranza che cerca ogni cuore e che, solo, rende lieta, libera e gioiosa l’esistenza umana.
AUGURI ECCELLENZA.
La Chiesa di Tursi-Lagonegro prega per lei e per il suo ministero. E le è vicina anche in questi giorni di vacanza con i tanti giovani che accompagnerà ad Assisi, sulle Dolomiti e a Venezia.

-FOTO PRIMA PARTE-GIORNATA DEL CREATO con Premiazione del Concorso “Frate sole, sora luna… 800 anni di meraviglia” promo...
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27/05/2026

GIORNATA DEL CREATO
con premiazione del Concorso
"Frate sole, sora luna... 800 anni di meraviglia"

Senise, Complesso Monumentale San Francesco, Giovedì 4 Giugno 2026

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Via Roma, 63
Tursi
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