14/06/2026
“Dammi tre parole…”
+ Dal Vangelo secondo Matteo��In quel tempo, Gesù, vedendo le f***e, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».�Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.�I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.�Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».��Parola del Signore
Riprendiamo il tempo ordinario.
Attenzione: ordinario non vuol dire abitudinario ma…sforzarsi di far diventare ogni giorno della nostra vita straordinario!
Tre parole!
1. Operai.
Non so quanti di noi sono stati operai almeno una volta nella vita.
Gli operai sono sporchi di polvere, pittura, terra...sono anche stanchi.
Gesù dice che ce ne sono ma ne occorrono altri: forse non tutti lavorano. Forse c’è qualcuno pulito e profumato che non ha il coraggio ancora di sporcarsi le mani.
2. Il discepolo.
Il discepolo non ha paura di sporcarsi le mani.
Il discepolo non cerca la popolarità della strada ma sa che il suo lavoro principale deve farlo nella quotidianità della propria casa.
Il discepolo non ha vergogna, non ha paura di non essere ascoltato ma sa che ogni volta che prova la durezza della solitudine deve soltanto...”urlare verso il cielo” (parafrasando una canzone di Ligabue)
3. Casa
È interessante notare come Gesù non parli tanto di strada quanto di casa. Essere discepolo vuol dire annunciare la buona notizia nelle case. La casa è il simbolo della quotidianità. La casa è il luogo in cui tutti i giorni posso fare “tirocinio di discepolato”. Per essere discepolo non occorre andare per strada: basta vivere bene la quotidianità.
Gesù chiama per nome i suoi discepoli: dà una dignità, una connotazione storica, una storia!
Molte volte, una delle espressioni che ascolto è: “Dio si è dimenticato di me”.
Si è vero molte volte si ha l’impressione di essere dimenticati ma Gesù rassicura: Dio non dimentica nessun nome e ogni nome ha la sua preziosità! Basta fare in modo di farsi ascoltare.
Buona domenica!
Don Peppe