Parrocchia Gran Madre Torino

Parrocchia Gran Madre Torino Comunità cristiana, che vuole vivere nella sincerità il Vangelo, cercando di ricostruire momenti e occasioni di confronti per essere la Chiesa di Cristo

06/09/2026

“Dammi tre parole...”

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore

Dio non manda le croci, siamo noi a scegliere come trasfigurare la nostra vita, il nostro sguardo, il nostro modo di guardare le cose.
Andiamo alle tre parole!

1. Peccatori perdonati.

L’abbiamo ricalcato spesso nel nostro cammino di conversione e discepolato delle scorse domeniche: se non ci riconosciamo in questa condizione non possiamo dirci cristiani ne tanto meno discepoli.
Gesù lo mette in conto e ne parla senza scandalizzarsi: tutti siamo peccatori perdonati!

2. Guadagni extra.

Che bello questo passaggio.
Gesù dice che quello che potrebbe sbagliare oltre a te (e bisogna metterlo in conto) è tuo fratello!
Non è un tuo nemico, non è uno straniero, un estraneo...è tuo fratello!
Se anziché sparlare, riderci sopra, ricamare, spettegolare, prendi il tuo fratello e gli parli, lo aiuti, lo “correggi”...avrai guadagnato un tuo fratello! Che guadagno!

3. Sofferenze celate.

Diciamoci la verità....non ce ne rendiamo conto...ma pensiamoci profondamente: ognuno di noi, se è nel peccato, non se la passa bene.
Si sta male, si vive nel senso di colpa, si piange, si soffre...e molto spesso lo si nasconde.
Ecco che giudicare un peccatore (anziché aiutarlo a convertirsi) significa dargli il colpo di grazia.

Gesù poi mette in mezzo la possibilità di coinvolgere la comunità perché è ben consapevole del fatto che ci potrebbero essere degli attriti irrisolvibili per cui occorre un altro intervento...
Però nello stesso tempo ci riporta alla bellezza delle relazioni: “dove due o tre...in mezzo a loro”.
La bellezza dello stare insieme passa dalla concretezza delle nostre fragilità corrette dal sostegno reciproco...questo rende presente Gesù...questo ci rende amici...in Lui!
Buona domenica!
Don Peppe.

30/08/2026

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e ve**re ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per ve**re nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Parola del Signore

Domenica scorsa Pietro ha ricevuto un bel complimento da Gesù e oggi già ne fa un’altra delle sue...
Andiamo alle tre parole!

1. Fino alla fine.

Gesù indica quali sono le strade che portano il discepolo alla piena conoscenza del volere di Dio: andare a Gerusalemme, soffrire molto, ve**re ucciso e risorgere.
Tradotto vuol dire: andare fino in fondo!
Non basta riconoscere in Gesù il figlio di Dio per essere discepoli ma occorre essere disposti ad andare fino in fondo, ad ogni volontà, ad ogni progetto, ad ogni storia!

2. Dio non voglia.

È un po’ quello che diciamo o pensiamo anche noi spesse volte...
“Dio non voglia” è come dire “È impossibile che Dio possa far soffrire un cristiano che ha sempre creduto in lui o che si è sempre affidato a lui”.
Pietro si fa prendere dalla mentalità mondana e non accetta che Dio possa far soffrire un uomo, per di più il proprio figlio.

3. (Per)dono.

Era già nell’aria le scorse domeniche questo concetto.
Per Amore, Dio si dona fino alla fine. Per Amore dona la propria vita.
Se vuoi essere discepolo fino in fondo non puoi pensare che Dio vuole la sofferenza.
Se vuoi essere discepolo fino in fondo...sei chiamato a rinnegare te stesso e (per)donarti (per)donare...tutta la vita!

“Prenda la sua croce” non vuol dire che Dio manda la croce.
Anche in questo caso viene ribadito che il regalo più grande fatto da Dio all’umanità è la libertà.
Liberamente, se vuoi essere discepolo, devi soltanto decidere di prendere la croce e andare fino in fondo...(per)donare!
Buona domenica!
Don Peppe.

23/08/2026

“Dammi tre parole...”

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore

“Grande è la tua fede” è stato il complimento di Gesù a quella donna che si accontentava delle briciole.
Continuiamo questo viaggio verso Cesarea di Filippo e la domanda è rivolta direttamente a noi.
Andiamo alle tre parole!

1. Giudizi quotidiani.

Quante ne sentiamo sul “conto di...” o per “sentito dire...”
Ecco: nel brano di oggi, i discepoli mostrano tutto il loro vivere all’interno della quotidianità tirando fuori il meglio del “sentito dire” su Gesù.
A quanto pare i pettegolezzi sono un dramma quotidiano presente da molti secoli...

2. Ma voi...

Mi verrebbe da cambiare la domanda e chiederci “chi è Gesù per me?”.
Si, perché non so a quanti di noi è mai capitato di trovarsi d’improvviso a dover rispondere a domande del tipo “chi è Dio per te? Chi è Gesù per te? Perché credi?” e non saper dare risposta perché sempre impreparati...
Ecco: direi che il Vangelo di oggi è una bella provocazione per un bel ripasso di chi è Dio per noi e perché crediamo.

3. Chi sono io?

Che bella la professione di fede di Pietro ma soprattutto bellissima la risposta di Gesù: “beato Simone, figlio di Giona perché non dici questo per sentito dire ma hai fatto esperienza personale (ricordate “Signore, salvami!” nel Vangelo di due domeniche fa?) della tua povertà e del tuo bisogno di Dio, del bisogno di Eterno”!
Penso che dovremmo iniziare proprio da questa domanda oggi: chi sono io? Qual è la mia storia? Cosa porto con me?

Ognuno di noi può rispondere come vuole perché quando si parla di fede non ci sono risposte preconfezionate ne tanto meno i pettegolezzi aiutano a capire.
Ognuno di noi sa come vive il proprio rapporto con Dio.
Ognuno di noi può dire chi è Dio per se.
Ma...chi siamo noi? Cosa cerchiamo? Di cosa abbiamo bisogno?
Buona domenica!
Don Peppe.

16/08/2026

“Dammi tre parole...”

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Parola del Signore

Coraggio...mettici il cuore in ogni azione e farai anche tu miracoli.
La gente che ascoltava Gesù ha mangiato ed è tornata a casa sazia.
I discepoli hanno incontrato Gesù nel mare agitato delle proprie tempeste interiori.
È giunto il momento di andare oltre...
Tre parole!

1. Terre lontane.

Non è un caso che l’Evangelista Matteo ci dia indicazioni di luoghi precisi all’inizio di questo brano.
Lo vedremo nel finale: l’intento di Gesù è l’esperienza del discepolato.
Il discepolato è un cammino di crescita che parte dalla propria professione di fede.
Gesù espande la possibilità di questa esperienza anche oltre il popolo ebraico....

2. Grida forti.

Ancora una volta una soluzione affrettata: esaudiscila!
È interessante ascoltare il grido di questa madre. È interessante ascoltare la disperazione in questo grido.
È l’inizio del discepolato.
Quante volte “gridiamo” durante le nostre giornate? Quante volte (forse in maniera presuntuosa) ci rivolgiamo a Dio urlando il nostro dolore e la nostra sofferenza?

3. Briciole.

Ecco il cambiamento.
Gesù sembra molto duro (a tratti anche razzista)...
Anche in questo caso la durezza è solo apparente.
Gesù vuole portare la donna a comprendere che la vera guarigione non è fuori di se, non è soltanto rivolta alla propria figliola: Gesù vuole portare quella donna sulla stessa strada dei discepoli.
Ed ecco la risposta: mi accontento delle briciole...forse sono l’ultima arrivata (rispetto ai 5000 del miracolo) ma mi basta...

“Grande è la tua fede!”
La guarigione più grande è la guarigione del cuore!
Gesù riconosce il cambiamento, riconosce che qualcosa in quella donna è iniziato a muoversi.
È questo l’inizio del discepolato: non chiedersi se ci possiamo fidare di Dio ma se Dio può fidarsi di noi...
Buona domenica!
Don Peppe.

15/08/2026

“Dammi tre parole...” (Assunzione di Maria)

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

Ci stacchiamo un attimo dal miracolo della condivisione per vivere la festa dell’Assunzione di Maria.

1. In fretta.

C’è molta velocità nel racconto di oggi. Sono giorni frenetici quelli che vivono Elisabetta e Maria.
Un po’ come la nostra quotidianità: sempre in fretta, sempre veloci, sempre avanti...
Maria va in fretta perché non vede l’ora...ha ricevuto una notizia difronte alla quale non si può restare indifferenti e...corre!

2. Benedetta!

Dire bene. Non si usa mai nel nostro linguaggio questo augurio. Sii benedetta, sii benedetto. È come dire c’è qualcuno che dice bene di te.
Ci facciamo molto male, davvero, ci umiliamo a vicenda come fossimo automi senza ragione...e senza cuore.
Sii benedetta Maria...
Dio dice bene di te!
Perché hai aderito alla sua volontà, perché ti sei messa in gioco, perché hai deciso di dare una svolta alla tua vita, perché hai deciso di renderla più interessante, perché hai deciso di sperimentare il di più...

3. L’abbraccio.

Quanto sarebbe bello tornare ad abbracciare qualche povero, qualche persona discriminata…Quanto sarebbe bello provare a scrollarci di dosso una volta per tutte l’indifferenza e il disprezzo nei confronti di chi è meno fortunato di noi e non aspettare che siano gli altri a fare il primo passo.
Un abbraccio è capace di sciogliere qualsiasi cuore di ghiaccio...anche il nostro!

Se non ora, quando? Se non io, chi?

Buona festa!
Don Peppe

09/08/2026

“Dammi tre parole...”


+ Dal Vangelo secondo Matteo

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di ve**re verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Parola del Signore

Se si condivide si moltiplica...
Il vero miracolo del Vangelo di domenica scorsa è stato questo.
Ma siamo sicuri di averci capito qualcosa?
Tre parole!

1. Scelte.

Il Vangelo di oggi è pieno di momenti di scelta.
Avviene sempre così nella nostra vita: dopo un momento di forte entusiasmo, dopo un’esperienza fortissima, sta a ognuno di noi decidere se continuare su quella scia o tirarsi indietro.
Gesù sente il bisogno di ritirarsi in disparte a pregare, la folla viene congedata, i discepoli se ne stanno da soli su una barca: momenti di solitudine? A volte serve anche quello...

2. Paure.

Diciamoci la verità: tutta la nostra vita è piena di paure.
La paura di non farcela, di non fare la scelta giusta, di cascare, di sb****re la testa contro la solita delusione...
La paura del Vangelo di oggi è la paura di fidarsi.
Abbiamo letto come i discepoli pensano a un fantasma, come Pietro inizia ad affondare...
C’è un’altra paura di fondo: il mare agitato.
È la paura delle nostre incertezze, è la paura di affrontare la vita con tutto ciò che comporta.

3. Coraggio.

Ormai nelle ultime settimane è ritornato molte volte l’invito di Gesù a “non avere paura” oggi accompagnato da questa bellissima parola: coraggio!
Che bei verbi utilizza Matteo per descrivere l’incontro tra Gesù e i discepoli sul mare delle incertezze.
Prima i dubbi di Pietro, poi lo stesso che mette alla prova Gesù, poi Gesù che lo invita a camminare verso di lui, poi il grido “Signore, salvami!”, poi Gesù tende la mano, poi il vento cessó.
Non è così...la vita?

Coraggio: cor/actio, cuore e azione!
Se si condivide, si moltiplica...se ci metti il cuore, ogni tua azione nella vita, diventa un miracolo!
Buona domenica!
Don Peppe.

02/08/2026

“Dammi tre parole...”

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le f***e, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Parola del Signore

Tu sei la perla preziosa e Dio ti viene a cercare ovunque tu sia...
Ci siamo lasciati con questo messaggio la scorsa domenica dopo il ciclo di parabole ambientate nel campo.
Oggi invece ci spostiamo in un altro campo che è il campo della vita, della nostra quotidianità.
Tre parole!

1. Compassione.

Che bella parola la compassione.
Letteralmente mi verrebbe da pensare subito al “patire insieme” che significa “provare il tuo stesso dolore, la tua stessa sofferenza...”.
Ecco, Gesù prova compassione di questa folla, sente il grido di dolore e lo prova su di sè.
Ma non solo: guarisce i malati!
Questa compassione non è provare pietà ma sentire il dolore e fare qualcosa per alleviarlo!

2. Fame.

Interessante vedere come i discepoli fanno notare a Gesù che più di 5000(!!!) persone hanno fame. È difficile credere che Gesù non si sia accorto di così tanta gente affamata tanto che glielo devono far notare i suoi discepoli.
Ma c’è una differenza: i discepoli trovano la soluzione più immediata nel congedare la folla, Gesù (sa quello che sta per accadere) ordina di far sedere tutti...(“rimanere”).

3. Voi stessi.

Quanto è difficile tradurre questa frase!
Dare in pasto se stessi o dare ciò che si ha?
Penso che a ognuno di noi è lasciata l’interpretazione anche se leggendo bene la domanda forse (per i tempi che corrono) non c’è così tanta differenza tra l’una e l’altra.
Diciamoci la verità: è difficile in entrambi i casi privarsi...

Moltiplicazione o divisione?
Come al solito Dio ci insegna una matematica diversa da quella che conosciamo.
Il vero miracolo di questo Vangelo è la condivisione!
Quel poco che abbiamo è capace di sfamare più di 5000 persone!
Come scrive sempre una mia amica: “se si condivide, si moltiplica”!
Buona domenica.
Don Peppe.

26/07/2026

“Dammi tre parole...”

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Parola del Signore.

Ci eravamo lasciati chiedendoci se questo terreno (buono) può portare frutti buoni.
Oggi altre parabole ambientate nei campi che ci invitano a capire cosa può servire per far tesoro di questo terreno: come impreziosire il nostro cuore!
Ma andiamo alle tre parole!

1. Stupore.

Lo stupore di chi è stato attratto da qualcosa di unico tanto da lasciare tutto ciò che si possiede per recuperare quella perla preziosa.
Lo stupore di chi incontra Dio.
È lo stupore di chi non si pone il problema di dover giustificare i propri errori, di dover dare delle spiegazioni alle proprie scelte. È lo stupore di chi ha incontrato qualcosa di molto più prezioso delle proprie ambizioni.

2. Grandi valori.

“Trovata una perla di grande valore”.
Una perla ai tempi di Gesù valeva tantissimo. Era l’oggetto più prezioso esistente al mondo.
Gesù parla dell’incontro con Dio come la scoperta di questa perla dal valore inestimabile.
Non importa cosa hai dovuto lasciare per recuperare quel rapporto. Non importa se hai dovuto rinunciare a qualcosa per recuperare la fiducia di Dio nei tuoi confronti.
Ciò che conta è che ne sia valsa la pena! Ciò che conta è che il valore di quell’incontro sia maggiore del valore che tu dai a ogni altra ricchezza importante per te!

3. Lasciare e trovare.

Mi piace il Vangelo di oggi perché ci pone proprio davanti a questo dilemma sempre presente in noi: dare più importanza a ciò che lasciamo piuttosto che a ciò che troviamo.
Essere discepoli vuol dire appartenere non distaccarsi!
Attenzione a questo passaggio.
Molte volte ci è stata presentata la fede come distacco, sofferenza, rinuncia...
Aver fede significa trovare non lasciare, aver fede significa appartenere non distaccarsi, aver fede significa essere pieni di gioia.

Abbiamo trovato un tesoro, abbiamo trovato una perla preziosa...
Ora ribaltiamo tutto questo: mettiamo il caso che siamo noi la perla preziosa e il tesoro nascosto.
Dio ci viene a cercare...pieno di gioia!
Buona domenica!
Don Peppe.

Ps. Per 4 anni, fino allo scorso marzo, nell’accoglienza notturna “Gran Madre” abbiamo ospitato un signore di nome Angelo che ieri ha incontrato il Paradiso dopo una lunga sofferenza.
Vi chiedo una preghiera per Angelo di cui (forse) non ne parlerà nessuno ma che (certamente) Dio ha fatto già sedere ai primi posti nel suo Regno ricambiando ogni suo dolore…soprattutto l’essere “invisibile”.

19/07/2026

“Dammi tre parole...”

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Parola del Signore

Ci eravamo lasciati con una bella domanda: chi di noi ha il cuore buono? Chi di noi rappresenta il terreno buono su cui il seme può cresce in maniera sana e bella?
Il cuore buono (il terreno buono) è quello di chi si riconosce negli altri tipi di terreno e ha il coraggio di chiedere aiuto, ha il coraggio di chiedere un intervento del seminatore...
Ed oggi (tanto per restare in tema) siamo ancora in campagna con un altra parabola.
Come al solito vi risparmio la forma lunga ma...andiamo alle tre parole!

1. Buio e luce.

Se ognuno di noi rappresenta un tipo di terreno che accoglie la semina del seminatore, allora in ognuno di noi è possibile che crescano il grano e la zizzania.
È possibile cioè che in ognuno di noi convivano bene e male, buio e luce.

2. Giudizi affrettati.

Qualche settimana fa Gesù ci metteva difronte a questo rischio: la fretta di giudicare, il rischio del pregiudizio, il rischio di ergerci a giudici degli altri, del mondo...
In un’epoca in cui ognuno si sente in diritto di dire la propria su chiunque, in un momento storico in cui è facile esprimere il proprio parere senza il minimo pudore o senza la minima consapevolezza di offendere qualcuno, il Vangelo di oggi ci invita a non avere fretta nel giudicare.

3. La pazienza e il raccolto.

Il padrone della Parabola invita i propri servi ad avere un atteggiamento diverso, a ragionare secondo una logica diversa (la logica di Dio): la pazienza.
Il discernimento si fa sui frutti non sulla semina. La zizzania sarà bruciata alla fine non all’inizio perché corriamo il rischio di gettare via anche le radici buone.

Un brano abbastanza profondo quello di oggi: la logica di Dio (come sempre) contrapposta alla logica dell’uomo. L’uomo impaziente (anche con se stesso) e Dio che invita ad avere pazienza. Buio e luce, grano e zizzania, bene e male che convivono nell’uomo sono le contraddizioni quotidiane che ognuno di noi vive dentro di se ma sta a noi, nella libertà, decidere quali sono i frutti da far nascere in questo terreno che (nonostante tutto) è sempre il terreno buono!
Buona domenica!
Don Peppe.

12/07/2026

“Dammi tre parole...”

+Dal Vangelo secondo Matteo

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Parola del Signore

“Venite a me...” era l’invito di Gesù nel Vangelo della scorsa domenica. Lui che ha il cuore mite e umile oggi con questa parabola, ci porta al centro del nostro cuore
Vediamolo in tre parole!

1. Cuore di...strada.

Ogni terreno di questa parabola rappresenta un tipo di cuore.
Il primo è il cuore indurito come la strada, come l’asfalto. Un cuore indurito dalle prove della vita, dai dubbi, dalle incertezze. Un cuore che rifiuta il seme perché Dio ce l’ha con lui, perché non si fida più di Dio. La strada che non vuole accogliere la Parola.
Però non importa: Dio continua a seminare anche lì, pur sapendo che parte del suo lavoro andrà perduto.

2. Cuore di...terra arida.

È il cuore di chi vive un’esistenza arida fatta più di scelte altrui che di proprie. È il cuore di chi prova subito entusiasmo in un’esperienza nuova ma poi appiattisce la propria esistenza come se non fosse cambiato mai niente. È il cuore pieno di ostacoli che non possono rendere il cammino libero per cui...ci si volta indietro.

3. Cuore di...rovi.

È il cuore fatto di preoccupazioni, problemi, pensieri, ansie...
È il cuore soffocato da tutto ciò che non permette a questo seme di crescere in maniera libera e spontanea.
Se vogliamo usare un’immagine: è il cuore del “ora non posso...ho da fare...”

È inutile ribadire che noi non siamo né il seminatore né il seme.
Noi siamo il terreno, il cuore…
Cuori difficili quelli presentati nella parabola di oggi.
Ma…chi è il cuore buono? Chi di noi può rappresentare il terreno buono che porta frutto?
Buona domenica!
Don Peppe.

Indirizzo

Piazza Gran Madre Di Dio
Turin
10133

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