10/11/2025
L’articolo racconta con profonda sofferenza e indignazione la vicenda personale di una giovane detransitioner, Claire Abernathy, e la recente caduta professionale della dottoressa May Lau, endocrinologa texana accusata di malpractice e frode medica. Il testo mette in luce non solo la storia individuale della ragazza, ma anche le implicazioni etiche e legali di un intero sistema medico che, secondo la testimonianza dell’autrice, avrebbe fallito nel proteggere i bambini da trattamenti invasivi e irreversibili.
Claire Abernathy ricorda di essere stata affidata alle cure della dottoressa May Lau quando era ancora una ragazzina che lottava con la disforia di genere. La famiglia si era rivolta a Lau confidando nella sua competenza e professionalità in quanto endocrinologa, ma quella fiducia, afferma l’autrice, fu tragicamente tradita. Già alle scuole medie le furono prescritti ormoni cross s*x , sostanze che avrebbero modificato in modo permanente il suo corpo e la sua salute.
Abernathy sostiene che la dottoressa Lau le abbia falsamente diagnosticato un disturbo endocrino per giustificare la prescrizione degli ormoni e che abbia manomesso i codici di fatturazione per nascondere la reale natura dei trattamenti, comportamenti che rientrano nelle accuse di frode emerse durante l’inchiesta del procuratore generale del Texas, Ken Paxton.
Secondo quanto riportato, l’indagine di Paxton ha rivelato che la dottoressa Lau ha continuato a somministrare ormoni ad oltre venti minori con confusione di genere anche dopo l’entrata in vigore, nel settembre 2023, della legge texana che vietava tali pratiche definite sperimentali. L’endocrinologa, pur inizialmente sospesa tramite un accordo legale noto come Rule 11, ha infine deciso di rinunciare volontariamente alla propria licenza medica nello Stato del Texas, un gesto che Abernathy interpreta come una piccola vittoria per i detransitioner .
Abernathy racconta di come la sua famiglia fosse stata convinta dalla dottoressa Lau ad accettare le terapie ormonali e chirurgiche, sostenendo che esse rappresentassero una cura sicura ed efficace al 99 % per la disforia di genere e che il rifiuto di tali trattamenti avrebbe potuto condurla al suicidio.
Dopo appena due sedute di terapia psicologica, la giovane fu indirizzata verso l’uso di testosterone e di farmaci per la soppressione del ciclo mestruale, e a soli quattordici anni subì una doppia mastectomia. Tutto ciò le lasciò conseguenze fisiche e psicologiche devastanti: una voce permanentemente più profonda, cicatrici indelebili, infertilità e l’impossibilità di allattare un futuro figlio.
Claire descrive con dolore il rimpianto per l’infanzia perduta e per il corpo irrimediabilmente segnato da decisioni prese in un’età in cui non era in grado di comprendere pienamente la portata delle sue scelte.
L’articolo denuncia il fatto che, nonostante la resa della licenza medica di Lau, la dottoressa avrebbe già riaperto la propria attività nello Stato dell’Oregon, dove – secondo un rapporto di Newsweek citato dall’autrice – continuerebbe a offrire trattamenti simili a minori affetti da disforia di genere. Abernathy sottolinea l’importanza di rendere pubblici questi fatti affinché altri genitori, informati sul passato professionale di Lau, possano proteggere i propri figli da esperienze analoghe.
Un elemento centrale del racconto riguarda la mancanza di strumenti legali per le vittime di questi interventi. Abernathy spiega che, a causa dei limiti di prescrizione della legge texana, non ha più la possibilità di citare in giudizio la dottoressa Lau, poiché avrebbe dovuto farlo entro i sedici anni di età, un periodo in cui era ancora troppo giovane e psicologicamente vulnerabile per affrontare una battaglia legale. Tuttavia, l’autrice vede nella causa intentata dal procuratore generale Paxton un barlume di giustizia e di speranza, sia per lei sia per tutti coloro che hanno subito danni simili.
Abernathy auspica che altri Stati americani seguano l’esempio del Texas nel vietare la cosiddetta transizione di genere nei minori e che si arrivi a una revisione delle leggi per estendere retroattivamente i termini di prescrizione, così da permettere ai detransitioner di chiedere un risarcimento e ottenere giustizia. L’autrice cita i casi di altre persone come Prisha Mosley, Soren Aldaco e Chloe Cole, che come lei hanno denunciato di essere state indotte da medici e terapeuti a intraprendere percorsi di transizione irreversibili quando erano ancora adolescenti.
Abernathy parla di anni di lotta per ricostruire la propria identità e la propria vita dopo quella che definisce una manipolazione medica, e ribadisce che nessun bambino dovrebbe mai essere esposto a pratiche che comportano danni permanenti e mutilazioni. Secondo la sua visione, la protezione dei minori deve prevalere su ogni altra considerazione ideologica o politica, e i genitori devono essere pienamente informati dei rischi reali associati a questi trattamenti.
L’articolo si conclude con un appello appassionato affinché la vicenda di May Lau diventi un precedente capace di generare consapevolezza e responsabilità. Abernathy chiede che medici, legislatori e istituzioni riconoscano la gravità dei danni inflitti a giovani vulnerabili e che si impegnino a garantire che ciò non accada più. La sua voce emerge come quella di una testimone che, attraverso la perdita personale, vuole impedire che altri bambini e altre famiglie cadano nella stessa trappola di inganni e false promesse mediche che le hanno strappato l’infanzia e la pace interiore.
May Lau prescribed detransitioner Claire Abernathy cross-s*x hormones when Abernathy was only a teenager. Now under investigation for medical malpractice and fraud, Lau has surrendered her Texas medical license.