In cammino con don Bosco

In cammino con don Bosco Post, commenti, spunti di riflessone su don Bosco per crescere nella Fede.

Oggi tocca a voi!Come vedete oggi non ho scritto nessun testo. Oggi, ultimo giorno del mese e vigilia della festa dei sa...
31/10/2024

Oggi tocca a voi!
Come vedete oggi non ho scritto nessun testo. Oggi, ultimo giorno del mese e vigilia della festa dei santi, vi invite a scrivere una riflessione, una preghiera. Porterò poi in questa giornata le vostre preghiere al Tempio inferiore del Colle, davanti alla reliquia di don Bosco.

Conclusione delle Memorie dell’OratorioTerminiamo questo percorso con le autorevoli parole di don Aldo Giraudo:“In concl...
30/10/2024

Conclusione delle Memorie dell’Oratorio

Terminiamo questo percorso con le autorevoli parole di don Aldo Giraudo:
“In conclusione, il racconto delle MO traccia la storia degli sviluppi e delle note caratterizzanti di un’istituzione educativa e pastorale strettamente legata alla vita di don Bosco. Nello stesso tempo istruisce, a modo suo, i lettori, sull’articolato carisma che anima tale istituzione, mentre svela la sensibilità interiore, la coscienza di sé, le visioni e gli aneliti profondi dell’autore, insieme ai suoi quadri mentali e ai tratti caratterizzanti la sua umanità
L’interpretazione provvidenziale fatta da don Bosco di una vocazione divina realizzata in una realtà storica ben definita, suggerisce al lettore l’individuazione di due nuclei dinamici della vocazione e della metodologia dell’Oratorio: il dono incondizionato di sé Dio in risposta ad una missione ricevuta, innestata in un nativo atteggiamento positivo, cordiale e affettuoso verso il mondo giovanile.
Le due dinamiche, fecondandosi vicendevolmente, danno vita ad una spiritualità, ad un’operosità intelligente e feconda, a un modo d’essere ed operare in funzione promozionale e salvifica.
Così i lettori di oggi possono trovare in queste Memorie elementi stimolanti per un’interpretazione attualizzante, ma anche spunti critici di verifica a livello personale e istituzionale.
Era quanti si prefigurava l’autore: “A che dunque potrà servire questo lavoro? Servirà di norma a superare le difficoltà future prendendo lezione dal passato; servirà a far conoscere come Fio abbia egli tesso guidato ogni cosa in ogni tempo; servirà ai miei figli di meno trattenimento quando potranno leggere le cose cui prese parte il loro padre”.

Spero che questo percorso sia stato utile a voi che mi avete seguito in questi mesi. A me è costato tanto tempo e lavoro, ma mi è servito molto a crescere nell’amore per don Bosco e nello scoprire tanti messaggi nascosti dietro a tanti fatterelli conosciuti.
Da novembre, in preparazione al 150 della prima spedizione missionaria, riprendiamo il tema missionario.

3.24. Il cane grigioLe Memorie dell’Oratorio terminano con la descrizione del famoso cane Grigio e di alcuni suoi interv...
29/10/2024

3.24. Il cane grigio

Le Memorie dell’Oratorio terminano con la descrizione del famoso cane Grigio e di alcuni suoi interventi a protezione di don Bosco (Pp. 204-206)

Interventi del Grigio
“Ne esporrò alcuni”. Come sempre don Bosco si sofferma a fare alcune esemplificazioni, rendendo concreta la presenza di questo cane nella sua vita.
“Sul finire di novembre 1854 una sera nebbiosa e piovosa veniva dalla città e per non fare lunga via da solo discendeva per la via che dalla Consolata mette al Cottolengo. Ad un pun-to di strada mi accorgo che due uomini camminavano a poca distanza dinanzi a me. Costo-ro acceleravano o rallentavano il passo ogni volta rallentava o accelerava il mio. Quando poi io tentava portarmi nella parte opposta per evitarne lo scontro, eglino destramente si re-cavano davanti di me. Tentai rifare la via, ma non fui più a tempo; perciocché facendo im-provvisamente due salti indietro, conservando cupo silenzio, mi gettarono un mantello nella faccia. Mi sforzai per non lasciarmi avviluppare, ma inutilmente, anzi uno tentava di turarmi la bocca, con un moccichino. Voleva gridare, ma non poteva più.
La bravura di don Bosco nello scrivere rende superfluo ogni commento. La situazione sem-bra senza via di uscita.
“In quel momento appare il grigio, e urlando a guisa di orso si lancia colle zampe contro alla faccia di uno, colla bocca spalancata verso l'altro in modo che dovevano avviluppare il cane prima di me”.
Ecco in arrivo il Grigio, il cane della Provvidenza, che salta addosso ai due malviventi.
“— Chiami questo cane, si posero a gridare tremanti.
— Si che lo chiamo, ma lasciate in libertà i passeggieri.
— Ma lo chiami tosto, esclamavano. — Il grigio continuava ad urlare come lupo o come or-so arrabbiato”.
Liberati dalle grinfie del Grigio, i due malviventi se ne andarono via e così don Bosco potè tornare a casa.
“Ripigliarono gli altri la loro via, e il grigio, standomi sempre a fianco mi accompagnò fino a che entrai nell'Opera Cottolengo. Riavuto dallo spavento, e ristorato con una bibita che la ca**tà di quell'Opera sa sempre trovare opportunamente, con buona scorta me ne andai a casa. Tutte le sere che non era da altri accompagnato, passati gli edifizi, mi vedeva spunta-re il grigio da qualche lato della via”.
E così tutte le sere, se don Bosco fosse stato solo, il fedele cane avrebbe spuntato per ac-compagnarlo a casa sua.

3.24. Il cane grigioLe Memorie dell’Oratorio terminano con la descrizione del famoso cane Grigio e di alcuni suoi interv...
28/10/2024

3.24. Il cane grigio

Le Memorie dell’Oratorio terminano con la descrizione del famoso cane Grigio e di alcuni suoi interventi a protezione di don Bosco (Pp. 204-206)

L’arrivo del “cane Grigio”
Don Bosco conclude la descrizione degli attacchi ricevuti e lo scritto delle stesse Memorie dell’Oratorio con la presentazione del famoso “cane Grigio”.
“Il cane Grigio fu tema di molti discorsi e di varie supposizioni. Non pochi di voi l’avranno veduto ed anche accarezzato. Ora lasciando a parte le strane storielle che di questo cane si raccontano, io vi verrò esponendo quanto è pura verità.
Se è un fatto l’esistenza del cane Grigio e che molti lo hanno visto e accarezzato, Don Bi-sco ci tiene sempre a discernere la realtà dalle “strane storielle” che col tempo hanno popo-lato i racconti di molte persone.
“I frequenti insulti di cui era fatto segno mi consigliarono a non camminare da solo nell'an-dare o nel ve**re dalla città di Torino. A quel tempo il Manicomio era l’ultimo edifizio verso l'Oratorio, il rimanente era terreno ingombro di bossoli e di acacie”.
Le minacce, gli attacchi avuti e soprattutto la zona di Valdocco, luogo malfamato e di perife-ria, sconsigliano don Bosco ad uscire da solo la sera.
La presentazione del cane “Grigio” inizia con la sua improvvisa comparsa nella vita del san-to piemontese.
“Una sera oscura alquanto sul tardi veniva a casa soletto non senza un po' di panico; quando mi vedo accanto un grosso cane che a primo aspetto mi spavento; ma non minac-ciando atti ostili, anzi facendo moine come se io fossi il suo padrone, ci siamo tosto messi in buona relazione, e mi accompagnò sino all'Oratorio. Ciò che avvenne in quella sera, suc-cedette molte altre volte; sicché io posso dire che il grigio mi ha reso importanti servigi”.
Don Bosco, in questa situazione così difficile, improvvisamente si trova di fronte ad un ca-ne. Subito incute paura poi, a dire il vero, si comporta come se il santo fosse il suo padro-ne. Nasce così un’amicizia tra don Bosco e questo misterioso cane che lo accompagnò fino all’Oratorio. Questo avvenne più volte e, come dice don Bosco, “rese importanti servigi”.

3.24. Il cane grigioLe Memorie dell’Oratorio terminano con la descrizione del famoso cane Grigio e di alcuni suoi interv...
27/10/2024

3.24. Il cane grigio

Le Memorie dell’Oratorio terminano con la descrizione del famoso cane Grigio e di alcuni suoi interventi a protezione di don Bosco (Pp. 204-206)

Il Grigio a Valdocco
“Più volte lo videro i giovani dell'Oratorio, ma una volta ci servì di commedia. Lo videro i giovani della casa entrare nel cortile: chi lo voleva ba***re, chi prenderlo a sassate”.
Anche i ragazzi di don Bosco a prima vista rimangono meravigliati, anzi qualcuno lo vuole pure picchiare.
— Non si disprezzi, disse Buzzetti Giuseppe, è il cane di D. Bosco.
Addirittura, il cane Grigio diventa quasi uno di famiglia.
“Allora ognuno si fece ad accarezzarlo in mille guise e lo accompagnarono da me”. Se il Grigio è il “cane di don Bosco”, l’atteggiamento dei ragazzi cambia notevolmente.
“Io era in Refettorio a cena con alcuni chierici e preti, e con mia madre. A quella vista inaspettata rimasero tutti sbigottiti: Non temete, io dissi, e il mio grigio, lasciatelo ve**re. Di fatto compiendo egli un largo giro intorno alla tavola si recò vicino a me tutto festoso. Io pure lo accarezzai e gli offrii minestra, pane e pietanza, ma egli tutto rifiutò, anzi volle nemmeno fiutare queste offerte.
Il cane Grigio viene accolto alla mensa di don Bosco, gli viene offerto del cibo, ma “tutto rifiutò”.
—Ma dunque che vuoi? soggiunsi. Egli non fece altro se non sba***re le orecchie e muovere la code. — O mangiar, o bere, o altrimenti stammi allegro, conchiusi. Continuando allora a dar segni di compiacenza, appoggiò il capo sulla mia tovaglia come volesse parlare e darmi la buona sera, quindi, con grande maraviglia ed allegria fu accompagnato dai giovani fuori della porta.
Mi ricordo che quella sera venni sul tardi a casa, ed un amico mi aveva portato nella sua carrozza.

3.24. Il cane grigioLe Memorie dell’Oratorio terminano con la descrizione del famoso cane Grigio e di alcuni suoi interv...
25/10/2024

3.24. Il cane grigio

Le Memorie dell’Oratorio terminano con la descrizione del famoso cane Grigio e di alcuni suoi interventi a protezione di don Bosco (Pp. 204-206)

L’arrivo del “cane Grigio”
Don Bosco conclude la descrizione degli attacchi ricevuti e lo scritto delle stesse Memorie dell’Oratorio con la presentazione del famoso “cane Grigio”.
“Il cane Grigio fu tema di molti discorsi e di varie supposizioni. Non pochi di voi l’avranno veduto ed anche accarezzato. Ora lasciando a parte le strane storielle che di questo cane si raccontano, io vi verrò esponendo quanto è pura verità.
Se è un fatto l’esistenza del cane Grigio e che molti lo hanno visto e accarezzato, Don Bisco ci tiene sempre a discernere la realtà dalle “strane storielle” che col tempo hanno popolato i racconti di molte persone.
“I frequenti insulti di cui era fatto segno mi consigliarono a non camminare da solo nell'andare o nel ve**re dalla città di Torino. A quel tempo il Manicomio era l’ultimo edifizio verso l'Oratorio, il rimanente era terreno ingombro di bossoli e di acacie”.
Le minacce, gli attacchi avuti e soprattutto la zona di Valdocco, luogo malfamato e di periferia, sconsigliano don Bosco ad uscire da solo la sera.
La presentazione del cane “Grigio” inizia con la sua improvvisa comparsa nella vita del santo piemontese.
“Una sera oscura alquanto sul tardi veniva a casa soletto non senza un po' di panico; quando mi vedo accanto un grosso cane che a primo aspetto mi spavento; ma non minacciando atti ostili, anzi facendo moine come se io fossi il suo padrone, ci siamo tosto messi in buona relazione, e mi accompagnò sino all'Oratorio. Ciò che avvenne in quella sera, succedette molte altre volte; sicché io posso dire che il grigio mi ha reso importanti servigi”.
Don Bosco, in questa situazione così difficile, improvvisamente si trova di fronte ad un cane. Subito incute paura poi, a dire il vero, si comporta come se il santo fosse il suo padrone. Nasce così un’amicizia tra don Bosco e questo misterioso cane che lo accompagnò fino all’Oratorio. Questo avvenne più volte e, come dice don Bosco, “rese importanti servigi”.

3.23. Aggressione – pioggia di bastonateContinuano gli attacchi a don Bosco (pp 202-204).Altro episodio di aggressione“N...
24/10/2024

3.23. Aggressione – pioggia di bastonate

Continuano gli attacchi a don Bosco (pp 202-204).

Altro episodio di aggressione
“Non così fu la seconda, che sto per raccontare. Circa un mese dopo al fatto sopra narrato una domenica a sera fui richiesto in fretta in casa Sardi vicino al Rifugio per confessare un'ammalata che si diceva all’estremo di vita”.
Ancora una volta la motivazione della trappola è di carattere religioso.
“A motivo dei fatti precedenti invitai parecchi giovani grandicelli ad accompagnarmi”. Don Bosco capisce la gravità della situazione e perciò non chiede a “parecchi giovani grandicelli” di accompagnarlo presso questa casa.
“Non occorre, mi si diceva, noi l'accompagneremo, si lascino questi giovani ai loro trastulli. Questo bastò perché io non andassi da solo. Ne lasciai alcuni nella via a piè della scala; Buzzetti Giuseppe e Giacinto Arnaud si arrestarono al 1° piano sul pianerottolo della scala a poca distanza dall'uscio della camera dell'ammalata.
Entrai, e vidi una donna ansante a guisa di chi sta per mandare l’ultimo respiro. Invitai gli astanti in numero di quattro ad allontanarsi alquanto per parlare di religione.
—Prima di confessarmi, ella prese a dire con gran voce, io voglio che quel briccone che mi sta di fronte, si ricreda delle calunnie che mi ha imputate.
— No, rispose un altro.
— Silenzio, aggiunse un altro alzandosi in piedi. Allora si levarono tutti da sedere. Si, no, guarda, ti strozzo, ti scanno erano voci che miste ad orrende imprecazioni facevano un eco diabolico per quella camera”.
Il terreno è pronto perché si scateni l’assalto su don Bosco.
“In mezzo a quel diavolio si spengono i lumi; aumentandosi gli schiamazzi, comincia una pioggia di bastonate dirette la dove io era seduto. Indovinai tosto il giuoco, che consisteva nel farmi la festa; e in quel momento non avendo tempo né a pensare né a riflettere presi consiglio dalla necessità, diedi mano ad una sedia, me la misi in capo, e sotto a quel para-bastonate camminando verso l'uscita riceveva que' colpi di bastone che con gran rumore cadevano sopra la sedia”.
Come sempre don Bosco, sia per la sua intelligenza che per la sua forza fisica, riesce a passare indenne.
“Uscito da quella fucina di Satana mi lanciai tra le braccia de’ miei giovani, che a quel rumo-re e a quegli schiamazzi volevano ad ogni costo entrare in quella casa”.
Pittoresca l’espressione usata da don Bosco: dalla “fucina di Satana” alle “braccia dei miei giovani”.
“Non riportai grave ferita eccetto una bastonata, che colpì il pollice della sinistra appoggiato sullo schienale della sedia e ne riportò via l'unghia colla metà della falange, siccome tuttora serbo la cicatrice. Il maggior male fu lo spavento.
Io non ho mai potuto sapere il vero motivo di tali vessazioni, ma sembra che ogni cosa fos-se sempre ordita ad attentarmi la vita per farmi desistere, essi dicevano, dal calunniare i protestanti”.
Don Bosco, descritti i fatti, prova a individuare una causa di tutto ciò, e la trova nel suo “ca-lunniare i protestanti”.

3.23. Aggressione – pioggia di bastonateContinuano gli attacchi a don Bosco (pp. 202-204).Aggressione - Pioggia di basto...
23/10/2024

3.23. Aggressione – pioggia di bastonate

Continuano gli attacchi a don Bosco (pp. 202-204).

Aggressione - Pioggia di bastonate
Dopo aver superato l’attentato col veleno, qualcuno passa alle bastonate
“Sembrano favole gli attentati che vo raccontando, ma pur troppo sono dolorose verità che ebbero moltissimi testimoni. Eccone altro più strano ancora”.
Don Bosco continua nel racconto delle sue avventure, non fantasie ma fatti avvenuti con testimoni.
“Una sera di agosto, circa alle ore sei di sera, circondato da' miei giovani io stava sulla can-cellata che metteva nel cortile dell'Oratorio, quando un grido inaspettato si fa sentire: È un assassino, è un assassino. Ed ecco un cotale, da me assai conosciuto ed anche benefica-to; messo in manica di camicia con lungo coltello in mano correva furioso, verso di me di-cendo: Voglio D. Bosco, voglio D. Bosco”.
Da subito è chiaro l’intento del malvivente e chi è il destinatario dell’assassino!
“Tutti si diedero a fuggire sbandati, e l'altro continuò la sua corsa dietro ad un chierico cre-duto per vece mia. Allorché si accorse dello scambio, ripigliò furioso il suo passo contro di me. Appena ebbi tempo di rifuggirmi su per le scale dell'antica abitazione, e la serratura del cancello non era per anco ferma quando sopravvenne il malcapitato. Batteva, gridava, mordeva le stanghe di ferro per aprirle, ma inutilmente: io era in sicuro”.
Fortunatamente don Bosco riesce a trovare un rifugio sicuro.
“I miei giovani volevano assalire quel miserabile e farlo in pezzi, ma io li ho costantemente proibiti e mi ubbidirono”.
I ragazzi di don Bosco sono come Giovannino da piccolo. La violenza non è mai la giusta risposta alla violenza.
“Fu dato avviso alla pubblica sicurezza, alla questura, ai carabinieri, ma non si poté avere alcuno fino alle 9 ½ della stessa sera, ora in cui due carabinieri catturarono il malandrino e seco lo condussero alla caserma”.
Dopo un po’ di tempo il malvivente è consegnato alla giustizia.
Il giorno seguente il questore mi mandò un uomo di polizia chiedendo se io perdonava quell'oltraggiatore. Risposi che io perdonava quella ed altre ingiurie, che però in nome della legge mi raccomandava alle autorità di tutelare meglio le persone e le abitazioni dei cittadi-ni”.
Non è un problema di perdono, ma di tutela dei cittadini.
“Chi lo crederebbe? All’ora stessa in cui erasi tentata l’aggressione il mio rivale il giorno ap-presso mi stava attendendo a poca distanza che uscissi di casa”.
Siamo da capo un’altra volta, e questa volta si risolve la questione con del denaro
“Un mio amico osservando che non si poteva avere difesa dalle autorità volle parlare a quel miserabile. Io sono pagato, rispose, e mi si dia quanto altri mi danno, io me ne vado in pa-ce. Gli vennero pagati 80 franchi di fitto scaduto, altri 80 per anticipazione di altro alloggio lontano da Valdocco, e così termino quella prima commedia”.

3.22. Attentati personaliIl generale successo delle Letture cattoliche scarica su don Bosco tutta una serie di attacchi,...
22/10/2024

3.22. Attentati personali

Il generale successo delle Letture cattoliche scarica su don Bosco tutta una serie di attacchi, non solo al suo pensiero ma addirittura alla sua vita stessa (pp 201-202)

L’intelligenza e i giovani salvano don Bosco
Continua la descrizione dell’attentato a don Bosco. Non servono commenti!
“— Un piccolo bicchiere non le farà certamente alcun male. — Ciò dicendo versano vino per tutti, giunti poi a me uno si recò a prendere bottiglia e bicchiere a parte. Mi accorsi allo-ra del perverso loro divisamento, ciò non di meno presi tra mano il bicchiere, feci con loro un brindisi, ma invece di bere cercava riporlo sulla tavola.
— Non faccia questo, è un dispiacere, diceva uno; e un insulto, soggiungeva un altro. Non ci faccia questo rifiuto.
— Non mi sento, non posso e non voglio bere. — Bisogna che beva a qualunque costo”.
Ciò detto, uno prese la mia spalla sinistra, un altro la spalla destra soggiungendo: Non pos-siamo tollerare questo insulto. Beva per amore o per forza.
— Se volete assolutamente che io beva; il farò, ma lasciatemi alquanto in libertà, e siccome io non posso bere lo darò ad uno de’ miei figli che beveranno in vece mia.
Pronunciando quelle simulate parole feci un lungo passo verso l'uscio, lo aprii invitando i miei giovani ad entrare.
— Non occorre, non occorre che altri beva. Stia tranquillo, andremo tosto a preve**re l'ammalato, questi stiano in fondo alla scala. — Non avrei certamente dato ad altri quel bic-chiere, ma agiva per meglio scoprire la loro trama che era di farmi bere il veleno”.
Fui poscia condotto in una camera al secondo piano, dove, invece di un infermo, mi accorsi star coricato quello stesso che era venuto a chiamarmi, e che dopo avere sostenute alcune mie dimande diede in uno scroscio di riso dicendo: Mi confesserò poi dimani mattina. — Me ne andai tosto per i fatti miei.
Una persona amica fece alcune indagini intorno a coloro che mi avevano chiamato, intorno al loro scopo, e potei essere assicurato che un cotale aveva loro pagata una lauta cena con l'intendimento che eglino si fossero adoperati per farmi bere un po' di vino che egli aveva preparato.

3.22. Attentati personaliIl generale successo delle Letture cattoliche scarica su don Bosco tutta una serie di attacchi,...
21/10/2024

3.22. Attentati personali

Il generale successo delle Letture cattoliche scarica su don Bosco tutta una serie di attacchi, non solo al suo pensiero ma addirittura alla sua vita stessa (pp. 201-202).

Una trama contro don Bosco
“Sembrava che ci fosse una trama personale segreta contro di me, ordita dai protestanti o dalla massoneria. Racconterò, ma in breve, alcuni fatti”.
Don Bosco in questo capitoletto riprende la tensione creatasi verso di lui a causa della massoneria e dei protestanti. Il santo continua il discorso del capitolo precedente sul tema degli attacchi verso di lui, usando il termine “trama”. Non perciò solo fatti isolati, ma una or-ganizzazione contro il santo. Don Bosco ci illustra alcuni fatti per farci capire la gravità della situazione.
“Una sera mentre stava in mezzo ai giovani facendo scuola; vennero due uomini chiaman-domi in fretta al Cuor d'Oro per un moribondo”.
Una costante di questi attacchi è sempre una richiesta fatta di qualche persona che sta ma-le e ha bisogno di un sacerdote. La trappola generalmente è nel campo “religioso”.
“Ci andai tosto, ma volli essere accompagnato da alcuni dei più grandicelli.”.
Don Bosco accetta l’invito ma, non fidandosi troppo di quelle persone, porta con sé alcuni ragazzi per ogni evenienza.
“Non occorre, mi dissero, che siano disturbati questi suoi allievi. Noi la condurremo dall'in-fermo e la ricondurremo a casa. L’infermo forse sarebbe disturbato dalla presenza di costo-ro
L’intento è proprio quello di di isolare don Bosco, di renderlo così più vulnerabile.
“Non datevi pensiero di ciò, aggiunsi; questi miei allievi fanno una breve passeggiata, e si arresteranno ai pie' della scala pel tempo che io passerò presso l'infermo.
Don Bosco ha già capito tutto e non vuole cedere alla trappola.
— Ma giunti alla casa del Cuor d'Oro: venga qua un momento, mi dissero, si riposi alquan-to e intanto andremo a preve**re l'ammalato della sua venuta”.
Tutta la fretta che c’era sembra improvvisamente sparire.
“Mi condussero in una camera a pian terreno, dove vi erano parecchi bontemponi che dopo cena stavano mangiando castagne. Mi accolsero con mille parole di encomio e di applausi, vollero che mi servissi e mangiassi delle loro castagne, che però non posi in bocca, addu-cendo per ragione che aveva testé fatta la mia cena.
Chiunque capirebbe che questa è una trappola!
— Almeno beverà un bicchiere del nostro vino ripigliarono. Non le spiacerà; viene dalle parti di Asti. — Non mi sento, non sono solito a bere fuori pasto, mi farebbe male”.
Don Bosco non cade nella trappola. Chiunque avrebbe capito l’inganno.

3.21. 1854Il generale successo delle Letture cattoliche attira su don Bosco molti attacchi, non solo sul suo pensiero ma...
19/10/2024

3.21. 1854

Il generale successo delle Letture cattoliche attira su don Bosco molti attacchi, non solo sul suo pensiero ma addirittura sulla sua stessa vita. Dalla discussione si passa alle minacce.

Incontro difficili
“Una domenica sera del mese di Gennaio mi sono annunziati due signori che venivano per parlarmi. Entrarono e dopo una lunga serie di complimenti e di lusinghe uno di loro prese ad esprimersi così:
— Voi, Sig. Teologo, avete sortito dalla natura un gran dono: quello di farvi capire e di farvi leggere dal popolo; perciò saremmo a pregarvi di volere occupare questo dono prezioso in cose utili per l’umanità, in vantaggio della scienza, delle arti, del commercio”.
Si parte dai complimenti, dal valorizzare il grande dono di don Bosco della comunicazione, soprattutto quella scritta e ad un invito a rivolgere tutte queste doti verso la scienza, le arti, il commercio, cioè verso ciò che non è questione di religione.
“— I miei pensieri sono appunto rivolti alle Letture Cattoliche; di cui intendo occuparmi con tutto l’animo”.
Don Bosco precida subito che quella delle Letture Cattoliche non è una delle tante attività, ma ciò che intende occuparsi “con tutto l’animo”.
“— Sarebbe assai meglio occuparvi di qualche buon libro per la gioventù, come sarebbe una storia antica, un trattato di Geografia, di Fisica e Geometria, non però delle Let[ture] Catt[oliche]”.
Questi signori protestanti insistono, e don Bosco con una domanda molto precida si chiede il perché di tutto questo interessamento.
“— Perché non di queste Letture? — Perché è un lavoro già fritto e rifritto da tanti.
— Questi lavori furono già eseguiti da tanti, ma in volumi di erudizione, non però per il po-polo, come appunto è mio scopo colle Letture Cattoliche”.
La risposta di don Bosco specifica il proprio di queste Letture: l’educazione del popolo!
“— Ma questo lavoro non vi da alcun vantaggio, al contrario, se faceste i lavori che noi vi raccomandiamo, fareste anche un bene materiale al maraviglioso istituto che la Provviden-za vi ha affidato. Prendete, qui avete già qualche cosa (erano quattro biglietti da mille fran-chi) ma non sarà l'ultima oblazione, anzi ne avrete delle maggiori”.
I visitatori passano perciò a cercare di convincere don Bosco attraverso una generosa of-ferta economica e la promessa di altro denaro.
“— Per quale ragione tanto danaro? — “. Continuano le domande di don Bosco per far emergere il vero motivo della loro visita. Lui l’ha già capito, ma devono dirlo apertamente.
“Per incoraggiarvi ad intraprendere le opere accennate e per coadiuvare a questo non mai abbastanza lodato istituto. — Perdonatemi, Signori, se vi ritorno il vostro danaro; io non posso per ora intraprendere altro lavoro scientifico, se non quello che concerne alle Letture Cattoliche”.
Ovviamente la risposta di don Bosco è negativa!
“— Ma se è un lavoro inutile... — Se e un lavoro inutile perché volete prendervene pensie-ro? Perché spendere questo danaro per farmi desistere?
— Voi non badate all'azione che fate; perciocché con questo rifiuto voi fate un danno all'o-pera vostra, esponete voi a certe conseguenze, a certi pericoli...
Vengono preannunciati, anche se in forma velata, tutta una serie di attacchi contro la per-sona di don Bosco che tra breve saranno messi in atto.
“— Signori, io capisco quello che volete significarmi, ma vi dico chiaro che per la verità non temo alcuno, facendomi prete, mi sono consacrato al bene della Chiesa e per l bene della povera umanità, e intendo di continuare colle deboli mie fatiche a promuovere le Let[ture] Catt[oliche]”.
Don Bosco alza il livello della discussione, rivelando la sua identità di sacerdote, il suo amo-re per la Chiesa e per la “povera umanità”.

Indirizzo

Via Maria Ausiliatrice 32
Turin

Sito Web

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