24/10/2024
3.23. Aggressione – pioggia di bastonate
Continuano gli attacchi a don Bosco (pp 202-204).
Altro episodio di aggressione
“Non così fu la seconda, che sto per raccontare. Circa un mese dopo al fatto sopra narrato una domenica a sera fui richiesto in fretta in casa Sardi vicino al Rifugio per confessare un'ammalata che si diceva all’estremo di vita”.
Ancora una volta la motivazione della trappola è di carattere religioso.
“A motivo dei fatti precedenti invitai parecchi giovani grandicelli ad accompagnarmi”. Don Bosco capisce la gravità della situazione e perciò non chiede a “parecchi giovani grandicelli” di accompagnarlo presso questa casa.
“Non occorre, mi si diceva, noi l'accompagneremo, si lascino questi giovani ai loro trastulli. Questo bastò perché io non andassi da solo. Ne lasciai alcuni nella via a piè della scala; Buzzetti Giuseppe e Giacinto Arnaud si arrestarono al 1° piano sul pianerottolo della scala a poca distanza dall'uscio della camera dell'ammalata.
Entrai, e vidi una donna ansante a guisa di chi sta per mandare l’ultimo respiro. Invitai gli astanti in numero di quattro ad allontanarsi alquanto per parlare di religione.
—Prima di confessarmi, ella prese a dire con gran voce, io voglio che quel briccone che mi sta di fronte, si ricreda delle calunnie che mi ha imputate.
— No, rispose un altro.
— Silenzio, aggiunse un altro alzandosi in piedi. Allora si levarono tutti da sedere. Si, no, guarda, ti strozzo, ti scanno erano voci che miste ad orrende imprecazioni facevano un eco diabolico per quella camera”.
Il terreno è pronto perché si scateni l’assalto su don Bosco.
“In mezzo a quel diavolio si spengono i lumi; aumentandosi gli schiamazzi, comincia una pioggia di bastonate dirette la dove io era seduto. Indovinai tosto il giuoco, che consisteva nel farmi la festa; e in quel momento non avendo tempo né a pensare né a riflettere presi consiglio dalla necessità, diedi mano ad una sedia, me la misi in capo, e sotto a quel para-bastonate camminando verso l'uscita riceveva que' colpi di bastone che con gran rumore cadevano sopra la sedia”.
Come sempre don Bosco, sia per la sua intelligenza che per la sua forza fisica, riesce a passare indenne.
“Uscito da quella fucina di Satana mi lanciai tra le braccia de’ miei giovani, che a quel rumo-re e a quegli schiamazzi volevano ad ogni costo entrare in quella casa”.
Pittoresca l’espressione usata da don Bosco: dalla “fucina di Satana” alle “braccia dei miei giovani”.
“Non riportai grave ferita eccetto una bastonata, che colpì il pollice della sinistra appoggiato sullo schienale della sedia e ne riportò via l'unghia colla metà della falange, siccome tuttora serbo la cicatrice. Il maggior male fu lo spavento.
Io non ho mai potuto sapere il vero motivo di tali vessazioni, ma sembra che ogni cosa fos-se sempre ordita ad attentarmi la vita per farmi desistere, essi dicevano, dal calunniare i protestanti”.
Don Bosco, descritti i fatti, prova a individuare una causa di tutto ciò, e la trova nel suo “ca-lunniare i protestanti”.