Cavalieri di Cristo Torino

Cavalieri di Cristo Torino Storia e Religione

19/01/2026
08/09/2025

7-8 settembre 1706, il Principe Eugenio di Savoia e il Duca Vittorio Amedeo II liberano la Città di Torino dall’assedio delle truppe francesi.

Il 2 settembre i due Savoia salirono sulla collina di Superga, da cui si domina l'intera città, per studiare la tattica di controffensiva e decisero di aggirare il nemico impiegando il grosso dell'esercito e una parte della cavalleria verso la zona nord-ovest della città, la più vulnerabile, anche se ciò comportava un grosso rischio per la vicinanza delle linee francesi.

Il 5 settembre a Pianezza fu intercettato dalla cavalleria imperiale uno dei convogli diretto al campo francese. Grazie a Maria Bricca fu possibile introdursi lì dentro da un passaggio segreto. Si trattò di un importantissimo successo strategico da parte del principe Eugenio di Savoia; i francesi avrebbero combattuto con le munizioni razionate.

Il 6 settembre la manovra di aggiramento portò le truppe sabaude a posizionarsi fra i fiumi Dora Riparia e Stura di Lanzo. Lo scontro finale iniziò il 7 settembre quando le forze austro-piemontesi si disposero sull'intero fronte e respinsero ogni tentativo di controffensiva dei franco-ispanici.
Il piano del principe Eugenio prevedeva lo sfondamento dell'ala destra francese, da effettuarsi tramite le disciplinate fanterie prussiane del principe Leopoldo I di Anhalt-Dessau. L'attacco, su questo lato, fu particolarmente sanguinoso, e solo al quarto tentativo i prussiani riuscirono a vincere la resistenza francese. In particolare il reggimento La Marine, che difendeva l'estrema destra francese, si ritrovò senza più munizioni nel bel mezzo dell'attacco decisivo e, senza rinforzi e rifornimenti disponibili, andò in rotta.
A questo punto, dopo aver respinto il contrattacco della cavalleria dell'Orléans, la vittoria era solo una questione di tempo. La cavalleria imperiale fu riorganizzata dal principe Eugenio per distruggere definitivamente quella avversaria, attacco al quale partecipò anche Vittorio Amedeo II. Numericamente inferiori, i francesi furono costretti alla fuga verso i ponti di Po, abbandonando al proprio destino l'ala sinistra.
Le forze imperiali del centro e dell'ala destra avevano il compito di tenere impegnate le truppe francesi contrapposte. Un tentativo di attacco riuscì a portare alla rottura temporanea del fronte dell'Orléans, il quale si vide costretto a intervenire con parte della cavalleria per chiudere la falla. In questa azione fu ferito e il Marsin venne colpito a morte. Lucento, potentemente fortificato e difeso da due dei migliori reggimenti francesi, Piemont e Normandie, non venne mai occupato da un assalto, ma fu abbandonato dai difensori, dopo aver coperto la ritirata dei reparti che coprivano il centro e la sinistra francese.

I francesi avevano perduto circa 6 000 uomini, contro i 3 000 austro-piemontesi. Nei giorni seguenti, quasi 7 700 francesi caddero ancora negli scontri con i sabaudi o per le ferite riportate.
Vittorio Amedeo II e il principe Eugenio di Savoia entrarono nella città ormai liberata da Porta Palazzo e si recarono al Duomo per assistere a un Te Deum di ringraziamento. Sulla collina di Superga, a ricordo della vittoria, venne fatta costruire dai Savoia l'omonima Basilica nella quale tuttora, ogni 7 settembre, viene celebrato un Te Deum.

Da Wikipedia

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#1706

08/09/2025
08/09/2025

L’8 settembre 1847 nasce uno degli inni più popolari del Risorgimento, il Canto degli Italiani. La datazione della nascita è discorde, ma noi prendiamo per buona quella del Carducci.
L’inno fu popolare anche sotto la monarchia, sebbene quello nazionale fu la Marcia Reale.
Mameli inviò il testo a Torino nel novembre 1847 per farlo musicare da Novaro.
Il Canto divenne di fatto Inno nazionale, dopo l’instaurazione della Repubblica assieme alla Leggenda del Piave, anche se popolarmente e nelle assemblee pubbliche il Canto è stato sempre preferito e la leggenda del Piave veniva suonata secondariamente. Nel 2017 la scelta definitiva per l’Inno di Mameli.



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13/08/2025
30/07/2025

Sparta, la città dei guerrieri più temuti dell'antichità, ha fondato una sola colonia in tutta la sua storia. Una sola.

Mentre Atene, Corinto e le altre città greche creavano decine di insediamenti nel Mediterraneo, Sparta rimase sempre concentrata sulla sua terra. Tranne che per una volta. Nel 706 a.C.

Ma chi erano i fondatori di questa misteriosa colonia? Non erano i cittadini spartani di pieno diritto. Erano i Partheni, guerrieri nati durante le guerre messeniche da madri spartane e padri considerati "inadeguati" dalla società. Figli di guerra, cresciuti come soldati, ma esclusi dai pieni diritti civili.

Guide da Falanto, questi uomini tentarono una rivolta. Fallì. L'alternativa era l'esilio o la morte. Scelsero l'esilio. Ma non per arrendersi.

Si imbarcarono verso ovest, seguendo un oracolo che prometteva loro una nuova patria. Arrivarono sulle coste pugliesi e fondarono quella che sarebbe diventata una delle città più ricche e potenti della Magna Grecia: Taranto.

Da guerrieri esclusi a fondatori di una grande civiltà. A volte le storie più belle nascono proprio da chi il mondo ha deciso di dimenticare.

29/05/2025

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Turin

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