24/09/2022
Come già saprete, o come apprenderete ora, dopo solo tre anni sono purtroppo chiamato a lasciare il Borgo.
Lo lascio come quando per qualche motivo si è costretti ad allontanarsi dalla propria famiglia, con il cuore già carico di nostalgia per il distacco dagli affetti sviluppatisi nel corso del tempo – tre “mandati” per il totale di una decina d’anni, non sono pochi! –.
Lo lascio con la consapevolezza di aver celebrato con voi la vita, ogni vita: le fatiche vissute assieme (soprattutto nel tempo della pandemia) e i dolori raccolti spesso tra le lacrime, le gioie fino alla commozione e le speranze condivise, soprattutto gli incontri di grazia che la vita ci ha preparato, permettendoci di vivere compassione e tenerezza verso chi in quel momento ne avesse avuto bisogno. Una vita che di volta in volta entrava nel comune rendimento di grazie, con un orecchio in ascolto del Vangelo di Gesù di Nazareth e l’altro del grido degli esclusi e degli emarginati, e con lo sguardo volto a incrociare volti e storie del nostro tempo.
Lo lascio con l’orgoglio di aver trovato ragazze e ragazzi capaci di trasmetterti la voglia di spenderti per la loro crescita; uomini sempre presenti, anche nel fedele servizio alla sacrestia, nonostante evidenti difficoltà personali; donne capaci di servire la nostra chiesa pure nelle faccende più umili; donne e uomini che hanno reso bello il nostro ritrovarci prendendosi cura della liturgia e degli ambienti (chiesa e oratorio); catechisti ed educatori innamorati della vita dei ragazzi loro affidati, operatori della ca**tà disponibili a farsi in quattro per servire al meglio gli indigenti, coppie di fidanzati capaci di mettersi in gioco con il Signore, sposi riconoscenti al Creatore di ogni cosa, famiglie che sentono il gusto di essere in cammino con altri…
Ritengo che, nonostante fragilità e debolezze, che pur mi appartengono, anche grazie a ciascuno di voi e al continuo contatto con altra gente, soprattutto i poveri, gli anziani e le persone “di fuori”, non afferenti alla Comunità, sia cresciuto in umanità. Se non sempre sono stato all’altezza delle situazioni, chiedo umilmente scusa. Mi è di consolazione il bene che insieme abbiamo costruito, nel tentativo di dare alla Comunità il volto di una Chiesa casa per tutti, grembo accogliente e vivificante, albero sotto il quale, prima di ricominciare il cammino, anche se per pochi istanti, si possa prendere ombra e ristoro. Vi invito a continuare su questa strada e a spendervi, perché il bene è fragile, ha bisogno di cura e basta poco perché si deteriori.
Un sincero grazie alle collaboratrici e ai collaboratori più stretti, un grazie a chi ha creduto in quello che abbiamo portato avanti in questi tre anni, soprattutto aprendo percorsi nuovi e stimolanti. Un grazie ai Consigli parrocchiali che hanno creduto nella via sinodale, certamente più faticosa, ma foriera di crescita nella corresponsabilità.
Vi abbraccio tutte e tutti augurandovi una buona prosecuzione di cammino assieme a don Alessandro, il nuovo parroco, che vi affido e con il quale continuerete a edificare questa casa comune, segno dell’Amore di Dio.
Nel dire-bene di ciascuna e di ciascuno, l’augurio, di cuore, di una buona domenica e di una buona strada!
don Paolo Iannaccone