25/04/2026
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La Chiesa Pastafariana Italiana, con la consueta compostezza untuosa e il mestolo ben saldo al timone, celebra il 25 aprile. Giorno di liberazione dal nazifascismo: non una ricorrenza da calendario, ma una rotta tracciata col sangue.
Da una parte la tirannia, l’ordine imposto, l’obbedienza cieca; dall’altra chi ha avuto il coraggio di ammutinarsi contro un potere assassino.
Non tutte le ribellioni, tuttavia, meritano bandiera e canzone.
Esiste la ribellione giusta: quella di chi, con il vento contro e il mare in burrasca, si alza e dice no — quella che oggi onoriamo.
E poi c’è quella dei pinguini. Quest’anno, con una coincidenza che ha il gusto di certe lezioni ben riuscite, il 25 aprile cade anche nella giornata mondiale del pinguino.
E allora vale la pena ricordare da dove vengono.
Il “Libro sacro del Prodigioso Spaghetto Volante” lo racconta senza indulgenza: il tappo originario, infastidito per essere stato creato basso, sbraitò contro il Prodigioso Spaghetto Volante come un mozzo senza sale in zucca. Non cercava libertà: cercava solo ragione… e qualche centimetro in più.
Il Prodigioso, si sa, è buono ma presenta il conto: esiliò il tappo in Antartide trasformandolo in un pinguino.
Per questo i suoi discendenti sono condannati al gelo, a un’esistenza in giacca elegante e vita miserabile: senza volo, senza forchetta, senza una briciola di carboidrato a scaldare l’anima.
Il 25 aprile non è solo memoria. È bussola.
Ci ricorda che non ogni ammutinamento è libertà; alcuni sono solo rumore che finisce contro gli scogli.
Meglio scegliere bene da che parte stare: con chi rompe le catene, non con chi si lamenta del nodo.
RAMEN 🍝