20/01/2024
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – B
“Credere al Vangelo, ovvero iniziare finalmente a vivere davvero”
21 gennaio 2024
Le prime parole pronunciate da Gesù, all’inizio del suo ministero pubblico, sono programmatiche e sintetizzano il senso di tutta la sua vita, di tutto il suo mistero di incarnazione, passione, morte e risurrezione: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo».
In Gesù, infatti, il tempo si è compiuto perché il tempo che l’ha preceduto e che segue acquista in Lui senso e pienezza: Egli è il centro della storia, è l’atteso e ne è l’eschaton, la realtà ultima.
In Gesù, che è il Regno, Dio si è fatto vicinissimo all’umanità – “più intimo o me di me stesso” scrive sant’Agostino.
Perciò, la risposta richiesta agli uomini e alle donne è di aderire sempre più pienamente a Lui, che è il Vangelo e, cioè, una continua e sempre più piena conversione.
Queste parole straordinarie non sono astratte, ma concretissime.
Lo dimostra la chiamata dei primi quattro discepoli, che è come la “spiegazione” delle parole programmatiche di Gesù.
Infatti, i quattro discepoli sono “fotografati” in due scene di “tempo perso” tra inutili, drammatici, affanni e ferite paralizzanti, che li rendono come “relitti”, arenati sulla riva dopo una mareggiata, non riuscendo ad affrontare e a sopportare il peso e le fatiche della vita, nell’angoscia della morte sempre in agguato.
I primi due, Simone e Andrea, perdono tempo nell’inutile fatica di gettare le reti in mare, mentre la barca sembra essere ormeggiata, ben lontana dal largo.
Cosa potrebbero mai pescare? Hanno paura di osare, perché temono la minaccia della morte, rappresentata dal mare.
In tal modo, però, non vivono, anzi “vivono come fossero già morti”. Infatti, non possono sfamarsi né sfamare. Sono condannati a morte certa e non possono che offrire anche agli altri solo morte.
Gesù entra nella loro esperienza di morte, si fa loro prossimo – «Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori» – e offre senso nuovo alla loro storia e al loro tempo: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini».
Così, i primi due discepoli, facendo esperienza di Gesù – «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo» – vi aderiscono personalmente: «E subito lasciarono le reti e lo seguirono».
Simone e Andrea entrano nel “tempo compiuto”, sperimentano la “vicinanza del Regno” e “credono nel Vangelo”.
Quest’esperienza iniziale è “paradigmatica” e dovrà rinnovarsi continuamente per loro.
Proprio per questo motivo, anche la chiamata degli altri due è presentata secondo lo stesso schema narrativo.
Giacomo e Giovanni si trovano in una situazione analoga a quella di Simone e Andrea: «Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti».
Anzi, questi due neppure gettano le reti in mare, ma tentano di “aggiustarle”, mentre sono sulla barca ormeggiata, insieme al loro padre.
L’immagine evoca le ferite della vita, magari risalenti all’infanzia e alle figure genitoriali possessive o assenti, che portano a ripiegarsi su se stessi e a piangersi continuamente addosso.
Si tratta di “vita sepolta” nelle proprie ferite, di “tempo perso”, mentre il mare della morte incombe e la paura di vivere angoscia disperatamente.
Nella depressione esistenziale di questi due scarti di umanità irrompe finalmente la Vita: «Vide … E subito li chiamò».
Anche loro fanno esperienza di Gesù: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino». E anche loro si “convertono e credono”: «Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui».
L’esperienza paradigmatica delle due coppie di fratelli deve continuare nell’esperienza di vita di tutti gli ascoltatori/lettori del Vangelo, che devono lasciarsi coinvolgere da Gesù.
Attraverso la Parola e i Sacramenti, Egli continua a farsi prossimo di ciascuno, offrendo una pienezza di senso al “tempo perso” degli uomini.
Si tratta di un’esperienza non puntuale, ma dinamica, che sempre deve rinnovarsi anche per coloro che presumono di essere già discepoli di Gesù.
Discepoli, infatti, si diventa giorno per giorno … l’esperienza inizia in un momento puntuale, ma quel momento è solo l’inizio di un cammino …
Un cammino che è necessariamente anche “comunitario”: proprio per questo Gesù chiama due coppie di fratelli.
Quali sono le paure o le ferite che arenano la nostra vita e che non permettono di sfidare il mare della morte, condannando a vivere già come se si fosse esistenzialmente dei morti?
Qual è la qualità del tempo e delle nostre giornate?
È necessaria una verifica continua!
D’altra parte, se non impariamo a “sprecarci” con Gesù, non riusciremo mai ad annunciarlo credibilmente agli altri e la nostra vita cristiana rischia davvero di essere una vera e propria gran “perdita di tempo”!
Spesso, infatti, corriamo il rischio di vivere il tempo con Gesù (Messa, preghiera personale, catechesi, ecc.) come una sorta di “dovere”, un dover “togliersi l’impiccio” per poi, finalmente, potersi dedicare ad altro (a se stessi?) … si sta sempre a tener d’occhio l’orologio o il telefonino … ma questo non è amore vero, si è ancora arenati e bloccati dalle proprie paure o dalle ferite e si cerca affannosamente l’alienazione, ripiegandosi affannosamente su se stessi!
Quando si fa esperienza di amore, invece, ovvero quando ogni giorno ci si lascia intercettare da Gesù che passa, si avvicina, vede e parla al cuore, allora il tempo diventa relativo, perché è Lui che lo rende “compiuto”!
Chi, se davvero innamorato, guarderebbe continuamente l’orologio o starebbe continuamente a pensare a cosa deve fare dopo mentre “fa l’amore”? L’altro/a come potrebbe sentirsi? Un semplice “oggetto” che procura un “piacere fugace” … e nulla più! E se proiettassimo questo modo di fare – e purtroppo è la tristissima realtà – sul nostro rapporto con Gesù?
Che Vangelo potremmo mai annunciare agli altri (“pescatori di uomini”!) se noi per primi non ci lasciamo amare seriamente, in modo totalizzante, senza badare allo scorrere cronologico del tempo?
Con Gesù il “tempo è compiuto” davvero!
Senza di Lui, invece, il tempo è sprecato, fugge inesorabilmente … e, in un batter d’occhio, arriva la sera della vita …
Convertirsi significa invertire la marcia, iniziando ad aderire seriamente a Lui, per amare seriamente anche gli altri.
Convertirsi significa, finalmente, dimenticarsi di se stessi (“rinnegare se stessi”)!
Senza conversione radicale, continueremo solo a perdere tempo e a sprecare la nostra vita, in una recita (“ipocrisia”) continua!
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete nel Vangelo». Amen.
Di .
Buona domenica a tutti!!!