07/11/2025
Passano gli anni, ma in un modo o nell’altro le nostre strade finiscono sempre per incrociarsi. Così è stato qualche giorno fa dopo anni che non ci siamo visti.
E ogni volta è come se il tempo non fosse mai passato… solo un profondo senso di gratitudine e affetto.
Nel mio libro ho raccolto tanti ricordi di quelle giornate di fuoco vissute insieme, ma ce n’è uno — già raccontato tra le pagine — che porto nel cuore più di tutti.
È così che voglio ricordarti, Don Antonio Mattatelli evangelizzatore - esorcista : con il sorriso, la forza, la fede incrollabile e sempre in ginocchio davanti Al Santissimo 🙏 perché quello più di tutto il resto fa tremare nemico.
Grazie per tutto quello che hai fatto per me e che fai ogni giorno per le persone che non possono ringraziarti pubblicamente.
Per aver creduto, lottato, pregato.
Per aver lasciato una traccia che non svanirà mai. 🙏🙈😈❤️🙏
Dal libro “ Faccia a Faccia con il demonio”
Don Antonio Mattatelli ... lui era un sacerdote d’altri tempi, un uomo di preghiera incessante. Ogni volta che andavamo a trovarlo, anche senza preavviso, lo trovavamo sempre lì, in ginocchio davanti al Santissimo.
Sempre. A volte mi chiedevo se avesse una vita fuori da quell’inginocchiatoio, ma poi capivo che quella era la sua vita. E poi c’era quel convento. Santo cielo, il freddo che faceva! Non aveva riscaldamento, e non
sto parlando di un leggero brividino, ma di un gelo polare, di quelli che
ti entrano nelle ossa e ti fanno rivalutare tutte le tue scelte di vita. Una
volta mi raccontò che d’inverno dormiva con dieci strati di vestiti addosso e cinque coperte sopra, sembrava la versione francescana di un fagotto ambulante. Il convento era un luogo di penitenza già solo per il
clima e l’unica fonte di calore era un piccolo camino. Quel camino aveva qualcosa di diabolico: se ti sedevi proprio vicino vicino, rischiavi quasi
di prendere fuoco. Ma bastava spostarsi di cinque centimetri e sentivi
l’anima lasciare il corpo dal freddo. Eppure, con tutte le offerte che riceveva, don Antonio non pensò mai di installarsi un riscaldamento. No.
Decise di costruire un campo da calcio per i bambini del paese.
«Padre, ma almeno una stufetta?», gli dicevamo.
«Meglio che i bambini giochino che io stia al caldo», rispondeva,
scrollando le spalle come se niente fosse. Alla fine, qualcuno lo convinse e oggi il riscaldamento c’è. Non
perché ci tenesse, ma probabilmente perché temevano che un giorno
lo avrebbero trovato ibernato nel confessionale.
Link del libro
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