13/06/2026
DOMENICA 14 GIUGNO XI TEMPO ORDINARIO
Il Vangelo di questa domenica ci presenta un'immagine molto bella e molto concreta.
Gesù guarda la folla e non vede semplicemente un gruppo di persone. Vede volti, storie, sofferenze, speranze. L'evangelista dice che ne ebbe compassione, perché erano "stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore".
La compassione di Gesù non è un sentimento superficiale. Non è semplice commozione. È un amore che nasce dalle viscere, un amore che si lascia ferire dal dolore degli altri e che spinge ad agire. Gesù non rimane spettatore della sofferenza umana; si coinvolge personalmente.
Anche oggi il Signore guarda il nostro mondo con lo stesso sguardo. Vede le guerre che seminano morte, le famiglie ferite dalle divisioni, i giovani che cercano un senso per la loro vita, gli anziani che soffrono la solitudine, i poveri che lottano per sopravvivere. Vede anche le nostre fatiche personali, quelle che forse nessuno conosce. E davanti a tutto questo continua a provare compassione. Il problema è che spesso noi guardiamo senza vedere. Ci abituiamo al dolore degli altri. Le notizie scorrono rapidamente davanti ai nostri occhi e rischiamo di diventare indifferenti. Gesù invece ci insegna uno sguardo diverso: lo sguardo del cuore. Dopo aver osservato la folla, Gesù pronuncia una frase che attraversa i secoli: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai". Non dice che il campo è sterile. Non dice che il mondo è perduto. Al contrario, afferma che la messe è abbondante.
Questa è una grande lezione di speranza. Spesso sentiamo dire che la fede è in crisi, che la gente si allontana da Dio, che il Vangelo non interessa più. Eppure Gesù continua a vedere una messe abbondante. Continua a vedere nel cuore umano una sete di verità, di amore e di salvezza. Molte persone forse non frequentano la Chiesa, ma cercano sinceramente il bene. Molti portano dentro domande profonde: chi sono? Perché soffro? Qual è il senso della mia vita? Dove posso trovare una felicità che duri? Queste domande sono il terreno in cui Dio continua a seminare. La difficoltà non è la mancanza della messe. La difficoltà è la scarsità degli operai. Gesù allora invita i discepoli a pregare: "Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe". È interessante notare che il primo compito affidato ai discepoli non è andare, ma pregare. Prima della missione viene la preghiera. Prima dell'azione viene l'ascolto di Dio. La Chiesa ha sempre bisogno di pregare per le vocazioni: vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata, al matrimonio cristiano, all'impegno missionario. Ma questa preghiera non riguarda soltanto alcuni. Riguarda tutti.
Ogni battezzato è chiamato a essere un operaio nella vigna del Signore. Non tutti svolgono lo stesso servizio, ma tutti hanno una missione. Una madre che educa i figli nella fede è un'operaia del Vangelo. Un padre che vive con onestà il proprio lavoro è un operaio del Regno. Un giovane che testimonia i valori cristiani tra i coetanei è un operaio del Signore. Un anziano che offre la propria sofferenza e la propria preghiera per la Chiesa partecipa alla missione. Nessuno è inutile agli occhi di Dio.
Nel Vangelo, subito dopo aver parlato della messe, Gesù chiama i Dodici per nome. Questo dettaglio è importante. Dio non chiama una massa anonima. Chiama persone concrete.
Anche noi siamo chiamati per nome. Non siamo cristiani per caso. Il Battesimo non è un semplice rito del passato. È una chiamata permanente. Il Signore continua a dire a ciascuno: "Ho bisogno di te. Voglio servirti degli altri attraverso di te." Molti santi hanno scoperto la loro missione proprio accogliendo questa chiamata personale. Non erano persone straordinarie fin dall'inizio. Erano uomini e donne normali che hanno detto il loro "sì" a Dio.
Pensiamo a quanti hanno cambiato il mondo non con grandi mezzi, ma con la forza dell'amore. Ogni santo è stato un operaio della messe. Gesù poi affida ai suoi apostoli una missione precisa: annunciare che il Regno dei cieli è vicino, guarire gli infermi, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demòni.
Forse queste parole ci sembrano lontane dalla nostra esperienza quotidiana. Eppure la loro attualità è sorprendente. Anche oggi ci sono infermi da guarire: non soltanto nel corpo, ma anche nello spirito. Ci sono persone ferite dalla delusione, dalla depressione, dalla mancanza di amore. Anche oggi ci sono morti da risuscitare: persone che hanno perso la speranza, che non credono più in se stesse, che si sentono sconfitte dalla vita. Anche oggi ci sono lebbrosi da accogliere: uomini e donne emarginati, esclusi, giudicati, lasciati ai margini della società. Anche oggi esistono demòni da combattere: il male dell'egoismo, dell'odio, della corruzione, della violenza, dell'indifferenza. Ogni volta che un cristiano porta consolazione, perdono, speranza e ca**tà, il Regno di Dio si rende presente. Infine Gesù conclude con una frase che dovrebbe guidare tutta la nostra vita: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date". Tutto ciò che siamo e possediamo è un dono. La vita è un dono. La fede è un dono. L'amore ricevuto è un dono. Nessuno può vantarsi davanti a Dio.
Quando comprendiamo questo, impariamo anche a donare gratuitamente. Viviamo in una società dove spesso tutto viene misurato in termini di guadagno, profitto e interesse. Gesù ci propone una logica diversa: la logica del dono. Un sorriso donato gratuitamente, una parola di incoraggiamento, una visita a una persona sola, un gesto di perdono, un aiuto offerto senza aspettare nulla in cambio: sono tutti modi concreti per vivere il Vangelo. In questa domenica il Signore ci invita a guardare il mondo con i suoi occhi, a lasciarci toccare dalla sofferenza degli uomini e delle donne del nostro tempo, a riscoprire la nostra vocazione missionaria. Non pensiamo che la missione sia compito di altri. La missione comincia nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni quotidiane. Chiediamo al Signore un cuore capace di compassione, occhi capaci di vedere la messe abbondante che ci circonda e mani generose per lavorare nel suo campo. E mentre preghiamo perché il Signore mandi nuovi operai nella sua messe, ricordiamoci che forse la prima risposta a quella preghiera siamo proprio noi.
PREGHIAMO LA PAROLA
O Padre, che hai fatto di noi
un regno di sacerdoti e una nazione santa,
donaci di ascoltare la tua voce
e di custodire la tua alleanza,
per annunciare con le parole e con la vita
che il tuo regno è vicino.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
LETTURE DEL GIORNO
Es 19,2-6 Sarete per me un regno di sacerdoti e
una nazione santa.
Sal 99 Noi siamo suo popolo, gregge che egli
guida.
Rm 5,6-11 Se siamo stati riconciliati per mezzo
della morte del Figlio, molto più
saremo salvati mediante la sua vita.
Mt 9,36-10,8 Chiamati a sé i suoi dodici
discepoli, li mandò.
CALENDARIO DELLA SETTIMANA 14-21
Domenica 14 XI del Tempo Ordinario
11.00 S. Messa
Lunedì 15 S. Vito martire
9.00-12.30 Grest
18.00 S. Messa
Martedì 16
9.00-12.30 Grest
18.00 S. Messa
Mercoledì 17
9.00-12.30 Grest
18.00 S. Messa
21.00 RnS: Cenacolo Giovani
Giovedì 18
9.00-12.30 Grest
18.00 S. Messa
19.00 RnS: Preghiera di lode
Venerdì 19
9.00-12.30 Grest
18.00 S. Messa
Sabato 20
18.00 Rosario comunitario
18.30 S. Messa
Domenica 21 XII del Tempo Ordinario
11.00 S. Messa