26/03/2026
Carissimi fratelli e sorelle,
vi scrivo oggi, 25 marzo, in una giornata che per tutta la Chiesa, e per noi in modo particolare, ha un sapore speciale. È la festa dell'Annunciazione. Mentre pensavo a cosa condividere con voi, ho ripreso in mano il Vangelo di Luca (1,26-38) e non ho potuto fare a meno di collegarlo alla nostra vita di tutti i giorni, a quello che viviamo nelle nostre famiglie, sul lavoro, nei nostri centri locali.
Sapete, avendo la grazia di viaggiare e incontrare tante delle nostre realtà in giro per il mondo, mi rendo conto sempre di più di quanto la storia di Maria a Nazaret sia vicina alla nostra. Dio non ha scelto un tempio sfarzoso per fare l'annuncio più importante della storia, ma la casa semplice di una ragazza di paese. È entrato nella ferialità, nella normalità assoluta.
E non fa forse così anche con noi? Il Signore non aspetta che siamo perfetti, che abbiamo tutto sotto controllo o che le condizioni siano ideali. Entra nelle nostre vite spesso incasinate, tra una corsa e l'altra, tra le preoccupazioni per i figli o per il lavoro, e ci dice: «Rallegrati, il Signore è con te».
Quando Maria sente le parole dell'Angelo, si turba. Si fa delle domande. «Come avverrà questo?». Quante volte ce lo chiediamo anche noi? Quante volte ci sentiamo piccoli e inadeguati di fronte alle sfide che affrontiamo con i giovani, o davanti alle difficoltà delle nostre comunità? Eppure, Maria alla fine si fida. Fa un respiro profondo e dice il suo "Eccomi": «Avvenga per me secondo la tua parola».
Fratelli e sorelle, pensiamoci un attimo: non è forse lo stesso "Eccomi" che abbiamo pronunciato il giorno della nostra Promessa?
Quando, con un po' di emozione e la voce che magari tremava, abbiamo detto: «O Padre... attratto dal tuo Amore misericordioso, voglio riamarti facendo del bene», abbiamo fatto esattamente come Maria. Abbiamo fatto spazio a Dio per portarlo agli altri.
La nostra Promessa non è un pezzo di carta da tenere in un cassetto, né un traguardo che abbiamo raggiunto una volta per tutte. È il nostro modo di dire "sì" ogni singola mattina. Quando promettiamo di lavorare per la salvezza dei giovani e di testimoniare lo spirito salesiano, stiamo dicendo al Signore: "Usa le mie mani, usa il mio cuore, usa la mia professione per continuare quello che hai iniziato con Don Bosco".
Essere Salesiani Cooperatori significa proprio questo: essere grembo accogliente nel mondo. Portare lo stile di Don Bosco, la gioia del Vangelo e la concretezza del Sistema Preventivo lì dove viviamo.
Oggi vi chiedo un piccolo favore, da fratello. Stasera, quando la giornata si calma e la casa si fa silenziosa, prendetevi cinque minuti. Tirate fuori il testo della nostra Promessa e rileggetelo lentamente. Fatelo risuonare dentro di voi. Ricordatevi l'emozione di quel giorno e rinnovate il vostro "sì" con la stessa freschezza e la stessa fiducia.
Vi porto tutti nel cuore e nella preghiera, ricordando i volti e le storie che ho incrociato nei miei viaggi. Che Maria Ausiliatrice, che per prima ha creduto all'impossibile di Dio, ci tenga per mano e ci aiuti a essere veri salesiani nel mondo.
Un abbraccio forte a ciascuno di voi,
Antonio Boccia
Coordinatore Mondiale dei Salesiani Cooperatori