05/01/2026
Mamma, papà,
se state leggendo queste parole è perché io non sono tornato a casa.
C’era buio, fumo, confusione. In quell’istante non ho pensato alla morte. Ho pensato a voi.
Mamma, ho pensato alle tue mani che mi cercavano quando avevo paura, alla tua voce che mi rassicurava anche quando tutto tremava.
Papà, ho pensato alla tua presenza silenziosa, al modo in cui sapevi proteggermi senza parlare.
Da bambino correvo da voi quando il cuore batteva troppo forte. Quella sera non ho potuto farlo. Allora vi ho stretti nel pensiero.
Non ero pronto a lasciarvi. Non senza dirvi che avevate fatto tutto. Più di tutto. Avete amato abbastanza per una vita intera.
In mezzo al caos, i vostri nomi erano l’unica cosa limpida.
Non ho pensato alla fine. Ho pensato a casa.
Vi prego, ricordatevi di me vivo.
Non come una notizia, non come una tragedia.
Ricordatemi quando ridevo troppo, quando facevo il forte, quando dicevo “va tutto bene” ma avevo ancora bisogno di voi.
La cosa più ingiusta non è che io sia andato via, ma che voi dobbiate restare con tutto questo amore in più nel cuore. Non lasciatelo spegnere. Regalatelo al mondo, a chi soffre, a chi ha bisogno di sentirsi visto. Così io continuerò a vivere.
Io sono con voi. In ogni ricordo che fa male e poi consola.
Vi ho amati fino all’ultimo battito.
Non è un addio. È solo un altro modo di restare insieme.
Ciao mamma. Ciao papà.
Grazie per avermi amato così.
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Questo testo nasce dal silenzio che segue tragedie come quella di Crans-Montana.
Non vuole spiegare, ma ricordare.
Ricordare che ogni giovane è prezioso.
Che dietro ogni nome ci sono una famiglia, una casa, un amore che aspetta.
Come oratorio, questo dolore ci tocca nel profondo.
Continueremo a custodire i ragazzi con ancora più cura e presenza, credendo in loro e camminando al loro fianco.
Affidiamo alla preghiera le vittime, le loro famiglie e tutti i giovani del mondo.
Che questo dolore diventi responsabilità, amore concreto e impegno quotidiano. 🤍