Duomo di Tolmezzo intitolato a San Martino

Duomo di Tolmezzo intitolato a San Martino Il duomo di Tolmezzo, dedicato a san Martino, è la principale chiesa di Tolmezzo (UD).

La chiesa è assieme alla pieve di Santa Maria Oltre But sede arcidiaconale.

Nell'anno centenario dei Salesiani a Tolmezzo, RACCOGLIAMOCI IN QUESTE SERE E PREPARIAMOCI A ONORARE L'AUSILIATRICE. In ...
21/05/2026

Nell'anno centenario dei Salesiani a Tolmezzo, RACCOGLIAMOCI IN QUESTE SERE E PREPARIAMOCI A ONORARE L'AUSILIATRICE. In famiglia organizzatevi per partecipare in queste sere alla preghiera del Santo Rosario in Duomo alle ore 20.00: chiediamo a questa Mamma di Dio di intercedere per l'umanità intera in tanta afflizione di violenze edi guerre!

⚜️ FESTA DELLA AUSILIATRICE - 24 Maggio 2026
21/05/2026

⚜️ FESTA DELLA AUSILIATRICE - 24 Maggio 2026

CALENDARIO LITURGICO DELLA SETTIMANA
17/05/2026

CALENDARIO LITURGICO DELLA SETTIMANA

L’ULTIMO ABBRACCIO DI TOLMEZZO E DEL FRIULI A CRISTINA DALLA MARTA: UN DUOMO GREMITO PER L’ADDIO ALL’ASSESSORE DEL SOCIA...
15/05/2026

L’ULTIMO ABBRACCIO DI TOLMEZZO E DEL FRIULI A CRISTINA DALLA MARTA: UN DUOMO GREMITO PER L’ADDIO ALL’ASSESSORE DEL SOCIALE

TOLMEZZO — Una partecipazione corale, unanime, profondamente scossa e addolorata. Si è presentata così questa mattina la comunità di Tolmezzo, unita a numerosi esponenti della politica locale e regionale, per l’ultimo saluto a Cristina Dalla Marta. Per testimoniare la vicinanza dell’intera città alla famiglia e il profondo cordoglio della comunità, il Comune di Tolmezzo aveva anche proclamato il lutto cittadino.

Il Duomo non è bastato a contenere i tantissimi cittadini, amici e colleghi accorsi per stringersi attorno al marito Massimo Roseano, ai figli Marco e Martina, la mamma Rosalia e la sorella e a tutti i familiari della compianta assessore comunale alla Famiglia, all’Istruzione e alla Disabilità. Cristina lascia un vuoto difficilmente colmabile, ma la presenza così numerosa alle esequie celebrate nel Duomo di Tolmezzo ha testimoniato in modo tangibile la grande statura umana e professionale di una donna che aveva fatto dell’aiuto agli ultimi una vera missione di vita.

La liturgia funebre è stata officiata dal parroco, Monsignor Angelo Zanello (“Pre’ Agnul”), rientrato tempestivamente da un pellegrinaggio a Fatima per poter celebrare la Santa Messa esequiale, coadiuvato dal direttore del Collegio Salesiano, don Loris Biliato.

Nel corso di una toccante omelia, Monsignor Zanello ha accostato la figura di Cristina all’elogio della donna virtuosa tratto dalla Sacra Scrittura, descrivendola come una persona «leggera e umile, ma anche dolce, decisa, determinata e forte nella fede». Il parroco ha condiviso anche il ricordo intimo dell’ultimo incontro avuto con Cristina all’Hospice di Gemona, pochi giorni prima della sua morte.

Davanti all’imminenza della fine, l’assessore aveva mostrato una serenità quasi mistica, raccontando di aver pianificato personalmente il ricovero: «Volevo che la mia famiglia iniziasse a camminare anche senza di me. La vita deve andare avanti. So di poter contare anche sull’aiuto del Signore e della Madonnina dell’Amariana».

Monsignor Zanello ha poi ricordato l’ultimo grande progetto che Cristina custodiva nel cuore: un piano concreto per sostenere le famiglie, proteggere la maternità e aiutare i nuclei familiari più fragili, affinché non si disgregassero. Un’eredità morale e sociale che il parroco ha esortato a non disperdere: «Chiedo a noi, comunità cristiana — ha detto — di spendere le nostre energie su questo capitolo con determinazione; e a voi, comunità civile, chiedo per favore di non dimenticare questo suo profondo desiderio».

Prima dell’inizio della celebrazione, la vicesindaco e amica personale Laura D’Orlando ha portato il saluto commosso dell’amministrazione comunale, ricordando come Cristina abbia vissuto il proprio ruolo con un innato senso del dovere e con una capacità di ascolto autentica, sempre priva di giudizio.

L’impegno politico di Cristina Dalla Marta affondava le sue radici in una storica militanza nella Lega, iniziata nel 1989 e guidata da un forte attaccamento ai valori del territorio, della patria e dell’autonomia friulana. Divenuta assessore nel 2023, aveva scelto di assumere quell’incarico anche per onorare la memoria del nonno Tiziano Dalla Marta, storico sindaco del paese, custodendo fino all’ultimo il suo insegnamento: «Stai sempre dalla parte degli ultimi, dei più poveri, perché i ricchi hanno già chi li difende».
Il ritratto più intimo e completo di Cristina è emerso però dalle parole del marito, Massimo Roseano, legato a lei dal 1987. Con grande commozione, Roseano ha ripercorso la brillante carriera accademica e professionale della moglie che, laureatasi a Padova, era diventata psicoterapeuta e sessuologa.
Una vita interamente spesa accanto ai più fragili: prima con la cooperativa Itaca e il CAMPP, poi nella casa famiglia “Antonio Gianelli” e infine al S.I.L. (Servizio Inserimento Lavorativo di ASUFC), dove si occupava dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.
Un altruismo vissuto anche nel quotidiano e spesso nel silenzio più assoluto. Il marito ha ricordato con emozione come, talvolta, da casa sparissero abiti, stoviglie o altri oggetti, subito donati a chi aveva bisogno. La straordinaria semina di bene compiuta da Cristina è stata testimoniata non soltanto dalla presenza di persone giunte da molte parti del Friuli, ma anche dai messaggi di cordoglio arrivati persino dal carcere di Tolmezzo, dove l’assessore si recava regolarmente per portare conforto e speranza ai detenuti.
L’ultimo tratto della sua vita è stato segnato dal dolore. Dopo aver assistito con operoso silenzio il padre, scomparso nel 2023 a causa di un tumore al pancreas, alla fine del 2025 Cristina aveva ricevuto la stessa drammatica diagnosi. Consapevole del decorso della malattia, aveva affrontato tutto con straordinaria dignità e fermezza, senza mai lasciarsi andare al lamento, concentrando invece le sue ultime energie nel garantire stabilità e serenità ai figli Marco e Martina.
In questo difficile percorso, Cristina era stata sostenuta anche dall’amministrazione comunale, che aveva continuato a coinvolgerla nelle attività cittadine fino agli ultimi tempi.
In chiusura del suo intervento, il marito ha espresso profonda gratitudine verso quanti sono stati vicini alla famiglia: dal Gruppo Pittini, per la grande vicinanza umana e lavorativa, alle amiche Laura ed Elena D’Orlando, fino ai medici e alle équipe dell’Oncologia di Tolmezzo e dell’Hospice di Gemona.
Un pensiero particolarmente intenso è stato infine rivolto ai figli Marco e Martina: «Quando eravate piccoli vi abbiamo protetto noi; quando vostra madre è diventata fragile, lo avete fatto voi, con un amore profondo. La mamma non se n’è andata: continuerà a vivere attraverso il suo esempio».
Tolmezzo e l’intera Carnia salutano oggi un esempio luminoso di civiltà, fede, servizio e inclusione. Una testimonianza di vita che resterà impressa nel cuore della comunità e continuerà a indicare una strada di umanità e speranza anche per il futuro.
Bruno Temil

*Sabato  sera 9 maggio il santo Rosario si terrà nella Ca****la dell'Ausiliatrice dei Salesiani in Via Dante* . Lì giung...
07/05/2026

*Sabato sera 9 maggio il santo Rosario si terrà nella Ca****la dell'Ausiliatrice dei Salesiani in Via Dante* . Lì giungerà la immagine benedetta della *Madonna della Amariana* , davanti alla quale reciteremo solennemente la preghiera mariana particolarmente amata dalla Vergine Maria e tanto da lei richiesta anche ai fanciulli di Fatima. Venite tutti a invocare Maria Immacolata custode della terra di Carnia e della nostra comunità e conca tolmezzina.

Carissimi, domani 8 maggio alle ore 12.00 in Duomo faremo la supplica alla Madonna del Rosario del Santuario di Pompei: ...
07/05/2026

Carissimi, domani 8 maggio alle ore 12.00 in Duomo faremo la supplica alla Madonna del Rosario del Santuario di Pompei: quanti possono siate presenti a questa preghiera particolarmente indicata in questo momento storico così confuso e pericoloso per le nostre comunità e per le nazioni.

In Duomo, come accade ogni sera nel mese dedicato al Rosario, abbiamo pregato insieme ai bambini del catechismo e a colo...
07/05/2026

In Duomo, come accade ogni sera nel mese dedicato al Rosario, abbiamo pregato insieme ai bambini del catechismo e a coloro che si stanno preparando a ricevere la Prima Comunione.

La preghiera si è intrecciata con il ricordo: ricorrevano infatti i 50 anni dal terremoto che colpì il Friuli il 6 maggio 1976. Una memoria ancora viva, che continua a unire e a custodire nel cuore quanto è stato vissuto.

Al termine del Rosario, il sacerdote salesiano don Mario si è portato dall’altare della Madonna all’altare del presbiterio, dove si è svolto un momento di adorazione eucaristica davanti a Gesù, esposto solennemente.

Durante l’adorazione sono state proposte alcune riflessioni profonde. Tra queste, hanno risuonato con particolare forza le parole di mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine nel tempo della ricostruzione:

«Friulani! Il terremoto ci ha distrutto tante case, ma non ci ha distrutto le famiglie. Il parroco di Avilla di Buja, che celebrò il matrimonio di due parrocchiani la domenica dopo il disastro, disse ai due giovani, che piangevano per la casa perduta: “Quando c’è la famiglia, la casa si fa di nuovo; distrutta invece la famiglia, questa non si ricostruisce più”.

Nella nostra sventura, pertanto, ci sentiamo vicini a tanti fratelli in Friuli che hanno la casa nuova, magari anche lussuosa, ma la famiglia distrutta. È questo un terremoto irreparabile.

Fratelli friulani, mantenete salda e sana la famiglia; le case allora si rifaranno».

Parole semplici e forti, che certamente hanno toccato il cuore di molti dei presenti questa sera nel Duomo di Tolmezzo, riuniti nella preghiera del Rosario di maggio.

Al termine, anche le campane del Duomo hanno suonato,come in tutta la diocesi, alle ore 21: un segno condiviso per ricordare il momento della scossa devastante del 1976 che colpì il Friuli, affidando alla memoria e alla preghiera quanto accadde’ quella sera.

_Omelia di Don Alessio Geretti Commemorazione delle vittime del sisma del 1976 (Duomo di Tolmezzo)_ Fratelli e sorelle a...
07/05/2026

_Omelia di Don Alessio Geretti Commemorazione delle vittime del sisma del 1976 (Duomo di Tolmezzo)_

Fratelli e sorelle amatissimi,
la Parola che il Signore oggi ci rivolge meriterebbe davvero uno studio e una meditazione profondi. Essa ci riporta agli inizi della Chiesa, quando l’irruzione di Cristo nel mondo fu come un vero e proprio terremoto: uno sconvolgimento della cultura, della storia, della scena di questo mondo e perfino dell’esperienza religiosa di coloro che già credevano.

E mentre siamo richiamati a questa immagine, ricorrono cinquant’anni da quel grave, indimenticabile e drammatico sisma che ha sconvolto la nostra terra friulana: 990 morti e molte altre vittime indirette. Persone la cui vita è cambiata radicalmente, che forse non si sono mai del tutto riprese da una prova così pesante.
Ci furono vittime dirette, ma anche vittime indirette.

La memoria di tutto questo ci impone oggi una riflessione: su quell’evento, su ciò che lo seguì e su ciò che Dio ci dice ancora, ripensando a una pagina così tragica della nostra storia.

Entrando in questo Duomo e volgendo lo sguardo al primo altare sulla destra, appena varcata la porta, vediamo la Vergine Maria con il Bambino e, davanti a loro, un vescovo in preghiera: Sant’Emidio, patrono contro i terremoti. I nostri antenati lo vollero proprio lì, all’ingresso della chiesa, perché erano ben consapevoli di aver costruito le loro case e le loro chiese su una terra fragile.

La storia della nostra terra è stata più volte segnata da scosse forti, talvolta rovinose, alcune delle quali hanno lasciato tracce ancora visibili. Ma quella del 1976, nella nostra memoria, è stata senza dubbio la più profonda.

Fu anzitutto una vicenda di grande dolore.
Nel giro di circa un minuto, all’inizio della notte, la vita di molte persone e il volto dei nostri paesi cambiarono completamente, improvvisamente e irreversibilmente.

Chi sopravvisse fece l’esperienza dolorosa di non ritrovare più le pietre familiari delle proprie case, cariche di storia, di incontri, di affetti, di lacrime e di grazia.
Altri avevano appena costruito la loro casa: giovani famiglie all’inizio della loro avventura, che si ritrovarono a dover ricominciare da capo.

Relazioni spezzate, presenze perdute in modo quasi surreale: persone incontrate un attimo prima, che per un cambiamento di strada si trovarono nel luogo in cui tutto crollò. E non tornarono più.
Attraversare i paesi rasi al suolo o gravemente danneggiati dava un senso di smarrimento e di impotenza profonda.

Fu un dolore incancellabile.

Eppure, la nostra gente lo portò con grande dignità, con quella compostezza e tenacia che le sono proprie. Non siamo portati alla teatralità: spesso custodiamo la sofferenza nel silenzio, cercando di restare in piedi, di essere all’altezza della situazione.

Molti ricordano quei giorni. Io stesso ero molto piccolo: non potevo fare molto, se non offrire, come fanno i bambini, un sorriso capace di dare un po’ di forza a chi mi stava accanto.
Ma quanti di coloro che c’erano hanno dimostrato una forza straordinaria, una virtù e una tenacia esemplari.

Per questo, la vicenda del grande dolore fu anche una vicenda di grande valore.
Quel dramma si trasformò in un’occasione straordinaria di fraternità, di coraggio e anche di ingegno.

Si sarebbe potuto ricostruire in modo frettoloso o snaturare tutto, abbandonando la propria identità, quasi per vergogna o per desiderio di lasciarsi alle spalle il passato. E in qualche caso è accaduto.
Ma nella maggior parte della nostra terra si è scelto di rinnovare conservando l’essenziale: l’identità, la memoria, i luoghi, i significati.

Si sarebbe potuto attendere che tutto venisse dall’alto. Invece la nostra gente si è rimboccata le maniche, chiedendo giustamente solidarietà, ma senza delegare ad altri il proprio riscatto.

Così è nata una ricostruzione che ancora oggi è studiata e ammirata.
Altrove, purtroppo, si ricordano terremoti anche per la cattiva gestione del dopo; nel nostro caso, invece, si fa memoria con gratitudine e ammirazione.

Ma non dobbiamo guardare a tutto questo con orgoglio superficiale.
Come dice Gesù nel Vangelo: “Senza di me non potete far nulla”.

Cosa avrebbe fatto la nostra gente se fosse stata spiritualmente vuota e smarrita?
Se non avesse avuto, oltre alla capacità di lavorare, anche una profondità interiore, una fede, una resistenza dell’anima?

Probabilmente non avrebbe saputo fare ciò che ha fatto.

Per questo, la memoria suscita sì gioia, ma soprattutto riconoscenza, e ci conduce a riflessioni spirituali.

Essa ci invita anzitutto a pregare per le vittime di allora e per tutti coloro che hanno portato nel cuore ferite difficili da guarire, anche psicologiche e spirituali.
Alcuni, di fronte a tanto male, hanno vissuto una crisi di fede: il dolore può provocare un vero “terremoto dell’anima”.

Eppure, fin dalla prima pagina della Scrittura, Dio è colui che opera per la vita, che strappa dalle tenebre; non è l’autore del male.

E questo ci porta a una consapevolezza più profonda: la fragilità della nostra condizione.
Il terremoto è una forma acuta e terribile di una verità che vale sempre: siamo fragili, siamo “traballanti”. Oggi ci siamo, domani chissà; basta poco per essere travolti.

E tuttavia abbiamo una dignità immensa, siamo destinati all’eternità.
Proprio questa tensione tra fragilità e grandezza ci insegna il giusto senso delle proporzioni.

Chi è sapiente vive così: senza arroganza, affidandosi a Dio.

È vero: si ricostruisce, ci si rialza. Ma, realisticamente, tutto ciò che è terreno resta fragile. Senza una salvezza definitiva, la vita sarebbe solo un susseguirsi di ricostruzioni tra una perdita e l’altra.

Per questo attendiamo una ricostruzione che nessun terremoto potrà più distruggere: quella inaugurata dalla risurrezione di Cristo.
In Lui questa opera è già iniziata; in Maria ne vediamo già il compimento.

E infine, questa memoria ci consegna una responsabilità molto concreta:
una comunità solida dal punto di vista morale e spirituale è capace di affrontare qualsiasi prova.

È questo che deve preoccuparci di più: non solo la solidità delle nostre case, ma quella delle nostre coscienze.

Se fossimo interiormente vuoti, materialisti e fragili, basterebbero prove anche minori per farci crollare.

Per questo dobbiamo educare e formare persone con la schiena dritta, con una moralità chiara e una spiritualità seria.

Questa è la ricostruzione più importante, quella ancora aperta e talvolta trascurata: la ricostruzione spirituale del nostro popolo.

E voi, che avete attraversato quella stagione, siate ancora protagonisti, per quanto potete, di questa opera.
Con le forze che avete, continuate a edificare.

Date Cristo!

06/05/2026

Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli
*PREGHIERA*
Fratelli e sorelle,
memori delle sofferenze del nostro popolo nell’immane tragedia del terremoto e del cammino che il Signore ci ha fatto compiere in questo tempo, eleviamo la nostra supplica al Padre che ha ridato la vita al suo Figlio e ci ha rigenerati per una speranza viva.

R. Salva il tuo popolo, Signore.

Nell’ora della prova
hai sostenuto il nostro popolo
grazie ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi
che, per amore del gregge loro affidato,
hanno rianimato la speranza:
anche oggi benedici i nostri pastori
e fa’ che si spendano generosamente per la nostra Chiesa.

Nel tuo imperscrutabile disegno
tra le macerie del terremoto
hai chiamato a te tanti fratelli e sorelle:
accoglili nella tua dimora
e ammettili alla comunione con il tuo Figlio
che è via, verità e vita.

Nei gesti di coloro che sono venuti in nostro soccorso
abbiamo sentito la tua mano forte:
ricompensa le loro fatiche
e allarga ancora i cuori di molti
affinché ascoltino il grido di chi soffre
e si aprano alla ca**tà sincera.

Sei Creatore di ogni cosa
e tutto sostieni con il tuo amore:
guarda a chi oggi soffre per le tragedie naturali,
ispiraci il rispetto per la terra
e fa’ crescere in noi la solidarietà per chi è nel bisogno.

Sei vita e consolazione di ogni uomo:
sorretti dal tuo Spirito,
fa’ che proseguiamo il cammino
nella serenità e nella pace
e tutta la nostra vita
sia un canto di lode al tuo amore fedele.


La tua sapienza, o Padre,
ci aiuti a camminare nelle tue vie,
perché nelle vicende della vita
siamo sempre rivolti alla speranza
che splende nel Figlio tuo risorto.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.

O ben par furlan:
Fradis e sûrs,
fasint memorie dai patiments dal nestri popul te grande tragjedie dal taramot e de strade che il Signôr nus à fate fâ in chest timp, presentìn la nestre supliche al Pari che i à tornade la vite al so Fi e nus à fats tornâ a nassi par une sperance vive.

R. Salve il to popul, Signôr.

Te ore te prove tu âs tignût sù il nestri popul
in gracie dai vescui, dai predis e dai diacuns
che, par amôr dal trop che ur è stât consegnât,
a àn tornât a fâ sflamiâ la sperance:
ancje in dì di vuê benedìs i nestris pastôrs
e fâs che si spindin cun gjenerositât pe nestre Glesie.

Tal to dissen misteriôs
tra lis maseriis dal taramot
tu âs clamât li di te une vore di fradis e di sûrs:
riceviju te tô cjase
e clamiju a la comunion cul to Fi
che al è strade, veretât e vite.

Tes azions di chei che a son vignûts in nestri jutori
o vin sintude la fuarce de tô man:
ricompense lis lôr fadiis
e slargje i cûrs di tancj di lôr
di mût che a scoltin il berli di cui che al patìs
e si vierzin a la vere caritât.

Tu sês Creadôr di ogni robe
e tu tegnis sù dut cul to amôr:
cjale chei che in dì di vuê a patissin
pes tragjediis naturâls,
ispirinus il rispiet de tiere
e fâs cressi in nô la solidarietât par cui che al à dibisugne.

Tu sês vite e consolazion di ogni om:
tignûts sù dal to Spirt,
fâs che o lin indenant te serenitât e te pâs
e dute la nestre vite e sedi un cjant di laut al to amôr fedêl.

Chel che al presiêt:
Pari, la tô sapience
che nus judi a cjaminâ su lis tôs stradis,
di mût che tai câs de vite
o cjalìn simpri la sperance
che e lûs tal to Fi resurît.
Lui al vîf e al regne tai secui dai secui.
Amen.

Indirizzo

Piazza XX Settembre
Tolmezzo
33028

Orario di apertura

Lunedì 07:00 - 19:00
Martedì 07:00 - 19:00
Mercoledì 07:00 - 19:00
Giovedì 07:00 - 19:00
Venerdì 07:00 - 19:00
Sabato 07:00 - 19:00
Domenica 07:00 - 19:00

Telefono

+3904332054

Sito Web

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