Parrocchia Sant'Egidio Abate in Tolfa

Parrocchia Sant'Egidio Abate in Tolfa Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Parrocchia Sant'Egidio Abate in Tolfa, Chiesa cattolica, Via XX Settembre, 3A, Tolfa.

05/03/2025

Mercoledì, 05 marzo: Inizio della Santa Quaresima

Cari fratelli e sorelle, oggi è il mercoledì delle ceneri. Iniziamo bene la Quaresima: tempo sacramentale della nostra conversione, tempo dell’allenamento spirituale per corrispondere alla nostra vocazione cristiana e tempo di preparazione alle celebrazioni pasquali. Il mercoledì delle ceneri è giorno di preghiera, di digiuno e di esercitazione alla ca**tà fraterna. Vogliamo entrare nel Mistero pasquale seguendo le orme di Gesù, Nostro Maestro e Signore, che ha lasciato a noi l’esempio del servizio fraterno nell’amore. La messa odierna, con l’imposizione delle ceneri in segno di penitenza, sarà celebrata nella Chiesa di Sant’Egidio, alle ore 17:00. Siamo tutti invitati a partecipare, numerosi: bambini, ragazzi del catechismo, giovani di ogni età e persone adulte, per dimostrare la nostra buona volontà di camminare sulle vie del rinnovamento che ci propone questo tempo santo. Ecco il tempo favorevole che ci riconduce al Signore. Lo accogliamo e lo viviamo nel vero amore cristiano. Don Martin

01/03/2025

Buonasera, Cari fratelli e sorelle, vorrei comunicarvi gli orari delle messe a Tolfa per domani, Domenica, 02 marzo 2025, e vi prego di notare il cambiamento per la messa vespertina. Don Martin, parroco.

Domenica, 02 marzo: OTTAVA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ore 10,00: Messa nella chiesa di Sant’Egidio
ore 11,30: Messa nella chiesa S.M. della Sughera
ore 15,00: Messa con funerale nella chiesa S.M. della Sughera
ore 17,00: Sospensione della messa. Non c’è a Sant’Antonio

BUONA PARTECIPAZIONE

01/02/2025

Domenica, 02 Febbraio: Festa della Presentazione del Signore (Candelora)

Fratelli e sorelle, sono trascorsi quaranta giorni dalla gioiosa celebrazione del Natale del Signore. Oggi ricorre il giorno nel quale Gesù fu presentato al tempio da Maria e Giuseppe. Con quel rito egli si assoggettava alle prescrizioni della legge, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede. Guidati dallo Spirito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone e Anna. Illuminati dallo stesso Spirito, riconobbero il Signore e pieni di gioia gli resero testimonianza. Anche noi, convocati dal Padre Eterno e radunati dallo Spirito Santo, andiamo nella casa di Dio incontro a Cristo, Luce sul nostro cammino. Lo troveremo e lo riconosceremo nella sua Parola di vita eterna e nello spezzare il pane, mentre siamo in attesa della sua venuta nella gloria.

Nella nostra Parrocchia di sant’Egidio Abate in Tolfa, le celebrazioni seguiranno gli orari seguenti:

Sabato, 01 febbraio
ore 17,00: Messa prefestiva della nella chiesa di Sant’Antonio.
(senza benedizione delle candele)

Domenica, 02 febbraio: PRESENTAZIONE DEL SIGNORE (Candelora).

ore 10,00: Messa solenne nella chiesa di Sant’Egidio
Benedizione delle candele e dei bambini dai più piccoli fino alla Quarta elementare

ore 11,30: La messa alla Sughera è sospesa

ore 17,00: Messa solenne nella chiesa S.M. della Sughera
Benedizione delle candele con processione per la messa

A TUTTI AUGURIAMO BUONA PARTECIPAZIONE

20/08/2023

Domenica, 20 agosto 2023
XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Prima Lettura. Dal libro del profeta Isaìa (Is 56,1.6-7)
Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per ve**re, la mia giustizia sta per rivelarsi. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».

Vangelo. Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». "È vero, Signore", disse la donna, "eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni". Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

Commento al vangelo

Per sfuggire ai suoi avversari che l’accusano di trasgredire le pratiche giudaiche di purezza (Mt 15, 18), Gesù si è ritirato verso la regione pagano del Sud-Libano. Anche lì però si imbatterà nella problematica dei limiti fra “puro” e “impuro”. Infatti, a quest’ambito è collegato la questione della salvezza dei pagani, che viene qui affiorata attraverso la supplicazione di questa donna cananea che sta inseguendo Gesù, gridando: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide»!
Stranamente Gesù non dice niente all’inizio, come se condividesse il particolarismo arrogante dei Giudei nei confronti di quei “cani di pagani”. Si direbbe ch’Egli sta esitando, e quando si decide finalmente a rispondere a quella donna, lo fa con termini assai scioccanti e senza riguardi: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». È che si tratta del disegno di Dio che vuole prima radunare le pecore perdute di Israele; e solo dopo e a partire di questo popolo radunato e rinnovato, potrà accogliere i pagani. Questi anche loro apparterranno alla grande famiglia di Abramo, il credente, secondo la misura della loro fede.
Ma, come si inserisce in quel disegno questa donna con la sua rivendicazione? Essa non ha nessun titolo da esibire per reclamare il pane dell’amicizia divina primariamente riservato ai Giudei. Ne sta chiedendo soltanto le briciole, ma con quella sincera fede e quella disarmante umiltà che, alla fine, le faranno ottenere l’integralità della salvezza, quella salvezza da lei disperatamente desiderata. Nell’accoglienza che Gesù riserva a questa straniera, i cristiani della prima ora (i giudeocristiani del primo secolo) hanno visto un modello profetico per il loro comportamento nei confronti dei credenti provenuti dal paganesimo. Era necessario abbandonare quei limiti imposti da una religione elitista e razzista, per aderire ad una salvezza universale procurata dalla fede autentica.
Ma noi, siamo capaci di vivere un Vangelo senza frontiere? Siamo pronti ad uscire dai nostri stretti territori muniti della segnaletica delle nostre abitudini e dei nostri pregiudizi? Forse con qualche briciola sottratta dalla nostra mensa, tanti fra i cosiddetti “pagani” potrebbero, con la loro fede umilmente insistente, aiutarci a ritrovare il gusto per un pane universale, gratuitamente ricevuto e gratuitamente dato!

SIA LODATO GESU' CRISTO, ORA E SEMPRE!

14/08/2023

Martedì, 15 agosto 2023
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Antifona

Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna ammantata di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima l'immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, fa' che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa gloria.

Prima Lettura. Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 11,19a; 12,1–6a.10ab)

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo». Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Seconda Lettura. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 15,20–27°)

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Vangelo. Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Parola del Signore. Lode a Te, o Cristo!

Meditazione

Col vangelo dell’Assunzione, assistiamo ad un assalto di complimenti fra la Vergine Maria e sua cugina Elisabetta. Ma, che rapporto può esistere fra questo racconto della Visitazione di Maria Santissima, giustamente considerata “l’icona escatologica della Chiesa”, a santa Elisabetta e la sua Assunzione in cielo con il suo corpo e la sua anima? Questo racconto mette in luce il perché di questa festa e il privilegio della Beata Vergine Maria, associata in modo del tutto particolare alla gloria del suo Figlio risorto.
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo»! Se il Figlio della Vergine è benedetto, come non lo sarebbe pure lei stessa? Il fondamento di tutti i suoi privilegi è appunto questa sua “maternità divina”. Strettamente coinvolta nell’incarnazione redentrice del Figlio di Dio, Maria non può che partecipare ugualmente alla sua risurrezione.
Ma la sua vera grandezza risiede molto di più nella sua fede che la fece «concepire il Figlio di Dio nel suo cuore prima di concepirlo nel suo grembo», secondo la famosa espressione di sant’Agostino. «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Sì, Maria accolse con fede fiduciosa l’annuncio dell’angelo Gabriele, ma anche tutta l’avventura che quest’annuncio racchiudeva. Infatti ogni vocazione è sempre un’avventura, trascina ulteriormente con sé una cascata di scoperte sorprendenti nella propria vita. L’atto di fede che le fu richiesto a Nazareth, Maria dovette rinnovarlo ogni giorno, amplificarlo, approfondirlo sempre più, progredendo fino alla fine, cioè fino sotto la croce di Gesù suo Figlio, il Quale le chiese di diventare in definitiva la Madre d’una moltitudine di figli: tutti i figli di Dio!
Solo allora Maria poté cantare davvero quel “Magnificat” che Luca l’evangelista mette sulle sue labbra nel giorno della Visitazione. Qui, Elisabetta esprime la sua ammirazione a Maria? Maria, invece, ammira il Dio che si china verso l’umile sua ancella, la sua misericordia che si stende lungo le generazioni su quelli che hanno bisogno della salvezza. Non sarebbe forse soltanto quest’amore sorprendente di Dio ad essere finalmente l’ultima spiegazione del mistero dell’Assunzione di Maria in cielo?

ASSUMPTA EST MARIA IN CAELUM, GAUDET EXERCITUS ANGELORUM

12/08/2023

Domenica, 13 agosto 2023
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Prima Lettura. Dal primo libro dei Re (1Re 19,9.11-13)

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l'Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Vangelo. Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di ve**re verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». Parola del Signore. Lode a Te, o Cristo!

Comento al vangelo

Sul mare dove il vento contrario si oppone al progredire della loro barca, i discepoli pensano di incontrare un fantasma che viene a peggiorare la loro br**ta avventura, gettandovi ulteriore turbamento. Non pensano minimamente a Gesù che poco prima hanno lasciato solo sul monte a pregare. Ora è Lui che improvvisamente si sta avvicinando, scivolando come un’ombra sopra le acque, per prestare loro soccorso nella loro precaria situazione. Attraverso il fracasso delle onde, sentono subito la voce del Maestro, e Pietro, superata la sua iniziale esitazione a riconoscerlo e accertata la sua chiamata, si butta finalmente nel bel mezzo delle onde per andare incontro a Gesù. Ma il suo cammino sopra la burrasca non sarà abbastanza duraturo, perché, invaso dal dubbio, comincerà subito ad affondare, per vedersi meritare il rimprovero del Maestro Divino: «uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Alla voce di Colui che sostiene il suo slancio d’inizio, Pietro riemerge da quel battesimo di schiuma marittima e di morte che lo avvolgeva. L’onda si spezza, l’uragano tace, e calmata la loro tensione, i naufragati si lasciano trascinare questa volta dalla brezza leggera della fede.
Al di là del simbolismo del racconto, si percepisce agevolmente la portata dell’insegnamento proposto dal vangelo odierno. Sul mare ostile del mondo, la barca della Chiesa, minacciata come un bersaglio dagli assalti del male, progredisce spaccando i flutti contrari. Il suo Maestro invisibile sembra assente dalla navicella. Si attende il suo ritorno glorioso alla fine, quando sarà ormai dileguata l’oscurità della notte. Nell’attesa dello spuntare del quel giorno, la Chiesa non potrà compiere il suo tragitto fino al porto della salvezza che ad una sola condizione: soltanto nella misura in cui porrà la sua fede nella potenza della Parola del Signore risorto.
Fino al Gran Giorno della Risurrezione, la fede dei discepoli soffre numerose fluttuazioni. Essi vivono il dubbio e conoscono la paura davanti a Colui che prendono per un fantasma (Lc 24, 37). Nel personaggio di Pietro con i suoi slanci entusiasti e le sue frequenti debolezze, è la fede di ogni discepolo che viene descritta: la fede di ognuno di noi. Solo ponendo risolutamente la nostra fiducia nel Cristo per obbedire alle sue chiamate, noi suoi discepoli potremo superare le nostre paure e le nostre interrogazioni intaccate dal dubbio. È solo con il superamento della paura e dei dubbi, con un’incrollabile fiducia, che possiamo prostrarci autenticamente davanti a Gesù per confessare la nostra fede, dicendo come quelli apostoli nella barca di Pietro: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

SIA LODATO GESU' CRISTO, ORA E SEMPRE

05/08/2023

Domenica, 06 agosto 2023
TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE /A

Colletta
O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione del tuo Figlio unigenito hai confermato i misteri della fede con la testimonianza di Mosè ed Elia, nostri padri, e hai mirabilmente preannunciato la nostra definitiva adozione a tuoi figli, fa’ che, ascoltando la parola del tuo amato Figlio, diventiamo coeredi della sua gloria. Egli è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli, Amen.

Prima Lettura. Dal libro del profeta Danièle (Dn 7,9-10.13-14)

Io continuavo a guardare, quand'ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco ve**re con le nubi del cielo uno simile a un figlio d'uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Seconda Lettura. Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo (2Pt 1,16-19)
Carissimi, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l'amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l'abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l'attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Vangelo. Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». Parola del Signore. Lode a Te, o Cristo.

Commento

La parola “trasfigurazione” ci fa pensare forse a certi volti di uomini e donne che dopo la prova, la sofferenza, e persino la morte, risplendono di una luce interiore che si irradia dall’intimo di loro stessi. Lasciando da parte alcune vite fuori del comune, come quella di santa Bernadette, che durante le apparizioni di Lourdes era trasfigurata da una luce divina, viene spontaneo ricordare gli occhi ardenti di san Carlo de Foucauld verso la fine della sua esistenza, il riflesso sul suo volto di quel fuoco d’amore che ardeva dentro di lui.
La trasfigurazione non evoca soltanto la metamorfosi passeggera di Gesù sulla montagna, il risplendere in lui della gloria divina, preludio della sua pasqua e della sua ultima venuta, ma ci ricorda anche che soltanto la perseveranza nel servizio di Dio conduce alla gloria. La visione sul monte Tabor, per i discepoli, fu solo un momento fugace, che senza dubbio serbarono nel loro cuore come uno stimolo all’impegno. All’apparizione della luce increata, del resto, era seguito immediatamente l’imperativo: «Ascoltatelo!». Nella Sacra Scrittura, l’ascolto è la condizione del presente, mentre la visione è riservata per la fine dei tempi.
Soltanto sul volto di coloro che ascoltano il Cristo e si lasciano rinnovare dalla sua parola può ormai riflettersi il volto eterno del Dio vivente. In passato, nella Chiesa orientale, ogni pittore di icone si iniziava alla sua arte riproducendo la scena della trasfigurazione, non per evadere in un paradiso immaginario, ma per morire a se stesso aprendosi alla bellezza crocifissa. Perché il destino di ogni cristiano è inscritto fra due montagne: dal Calvario al Tabor. Ciò che conta è la semplicità di una vita umana trasfigurata dallo Spirito e risplendente sotto il sole di Dio.

SIA LODATO GESU’ CRISTO, ORA E SEMPRE

30/07/2023

Domenica, 30 luglio 2023
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

Prima Lettura. Dal primo libro dei Re (1Re 3,5.7-12)

In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te». Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Vangelo. Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Parola del Signore. Lode a Te, o Cristo !

Meditazione

Che bello trovare un tesoro! Per un colpo di fortuna, o dopo una ricerca ostinata, approdare così sull’isola del tesoro, come lo vediamo spesso nei film! Che cosa non si farebbe per giungere ad una meraviglia del genere o semplicemente per vincere qualsiasi premio di alto livello?
La scoperta del Regno dei cieli in Gesù è una grande fortuna per ogni vita; è come l’occasione inaspettata. Per possedere il Regno, bisogna, come quel mercante in cerca di perle preziose, «vendere tutti i propri averi», per acquistare quell’unico bene capace di colmare la nostra brama. E diciamolo senza mezzi termini: «tanto peggio per quelli che chiameranno “follia” ciò che in fondo non è altro che saggezza, scaltrezza, facoltà di ricerca e di apprezzamento dei veri beni».
Ma se non ci fosse il Regno dei cieli, la nostra vita si troverebbe cambiata in qualche modo o resterebbe la stessa? Se non si troverebbe cambiata in nessun modo, allora vuol dire ch’essa non è davvero impostata sul rischio del credere in Cristo Gesù e nel Regno dei cieli ch’Egli sta predicando!
Una vita tutta fondata sul rischio della fede in Cristo e sulla ricerca del Regno dei cieli, è proprio questa l’autentica vita cristiana. Questa esigenza del rischio della fede, già accolta nel battesimo, è la caratteristica particolare della vita cristiana; è ciò che la distingue da tutti gli altri tipi di esistenza. Nella vita sociale, professionale, o anche familiare, bisogna sempre rispettare la misura. Nella vita cristiana invece non è così: non c’è misura! La grande passione per il Cristo e per il suo Regno non può avere spartizioni. Essa è assoluta. È il “massimo necessario”, e non il “minimo necessario”.
Si tratta quindi bel e bene di «vendere tutto» per chi vuol essere del Cristo. Egli non deve tollerare alcun dosaggio di ipocrisia o di qualche altro compromesso. Si tratta ancora, tanto di meno, di mettere in ridicolo la propria libertà. Come si potrebbe parlare ancora di “sacrificio” là dove la rinuncia non è altro che l’attaccamento a Gesù nel quale si trovano tutti i tesori della saggezza e della sapienza? Meglio di tutte le altre grandi cause, Gesù non può che suscitare la gioia, tutta la gioia del mondo: gioia di dare un senso alla propria vita, gioia di condurre una vita tutta impegnata nella buona avventura della santità. Sì! Tutta la gioia del mondo!

SIA LODATO GESU’ CRISTO, ORA E SEMPRE

22/07/2023

Domenica, 23 luglio 2023
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

Prima Lettura. Dal libro della Sapienza (Sap 12,13.16-19)

Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l'insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Vangelo. Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-43)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo! E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio». Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle f***e con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Parola del Signore. Lode a Te, o Cristo.

Meditazione

Una Chiesa dei puri! Una Chiesa settaria! È una tentazione sempre presente in una comunità animata da un grande ideale di perfezione! Anche gli apostoli Giacomo e Giovanni, i figli del tuono, come venivano chiamati, avevano già voluto fare scendere dal cielo un fuoco per consumare i Samaritani inospitali (Lc 9, 54). La parabola della zizzania nel grano suppone un tentativo identico: «vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose Gesù, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura».
Se osserviamo meglio, vediamo che è piuttosto la salvaguardia (o meglio, la salvezza) del buon grano che oltretutto preoccupa il padrone di casa. Egli si oppone all’iniziativa dei suoi servi perché vuole offrire al grano tutte le chance, ossia tutte le possibilità per fruttificare. I servi sono turbati dall’abbondanza delle erbacce in mezzo al campo, lui invece guarda alla raccolta che il buon grano sta promettendo.
Nessuno quaggiù dovrebbe avere la pretensione, come quella del manicheismo, di classificare tutte le cose in due campi distinti: bene e male; verità e errore! L’eresia può sempre contenere la sua parte di verità, come anche non possono mancare alcuni ciuffi di errore nella buona dottrina. Capita spesso di presentire l’angelo proprio nel momento in cui si intuisce l’odore nauseabondo del diavolo!
La situazione presente del mondo, con le sue ambiguità e il suo carattere composito, è il campo in cui i cristiani, con la loro libertà, devono compiere il difficile esercizio del loro discernimento. Viene loro richiesto quindi di abbinare, con grande ottimismo soprannaturale, due atteggiamenti apparentemente contradditori: da una parte, la determinazione, che consiste nel volere essere il grano in modo risoluto, deciso, prendendo le proprie distanze dal “mondo” con le sue brame; e dall’altra parte, la pazienza, che consiste nell’essere consapevoli che vale meglio una Chiesa che sia lievito mescolato nella pasta, una Chiesa che sia una madre operosa che non ha paura di rimboccarsi le maniche per lavare i panni sporchi dei suoi figli, piuttosto che una Chiesa dei puri, pronta a separare anticipatamente le capre dalle pecore davanti al portone d’ingresso nel Regno.
E poi, se è giusto che dobbiamo odiare e detestare i vizi e i peccati, come dice l’antico atto di dolore, rimane ancora più giusto farlo amando le persone, seguendo il modello di Dio descritto nella prima lettura: «con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento». “Amare le persone”: questa è la condizione ineludibile affinché pure il piccolo granellino, inavvertitamente perduto e nascosto nel campo del mondo, possa germogliare e crescere poco a poco, fino a diventare quell’albero immenso, i cui rami sono rallegrati dal fruscio degli uccelli del Regno.

SIA LODATO GESU’ CRISTO, ORA E SEMPRE

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