Pastore Giuseppe Mascari

Pastore Giuseppe Mascari Pastore Giuseppe Mascari
ministro di culto D.M.494/1/A.II del 16/01/09 Salmi 92:12 "Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano."

“Siamo felici di essere al centro della Sua volontà.”

Al centro della sua volontà, sapendo che proprio in questa sta il meglio per ogni uno che ha creduto in Cristo Gesù come personale Signore e Salvatore. Giuseppe e Mary arrivati la prima volta a Tolentino assieme ai figli Jeoshua, Davide e Andrea nel settembre 2006 , dopo essere cresciuti e formati nella chiesa cristiana La Parola della Graz

ia a Palermo e presenti in questa da quando contava poche decine di credenti, nel 2005 ricevano entrambi in preghiera la chiamata ministeriale che viene confermata dal proprio pastore che avendo avuto una specifica richiesta da parte del missionario olandese , pastore Arend Booy e la moglie Gianna per una coppia a cui affidare la cura del gruppo presente a Tolentino, in seguito con il mandato per imposizione delle mani alla presenza di diversi ministri , Giuseppe e Mary con i figli ancora piccoli, lasciano ogni cosa per andare nelle Marche con Il desiderio di servire Dio con la consapevolezza della chiamata di Dio per adempiere il mandato , cosa che ha influenzato e guidato ogni scelta. L’insegnamento della Parola di Dio è stata da sempre la prerogativa di Giuseppe, l’annuncio del Vangelo quale unica fonte di verità e salvezza per chiunque crede, per raccogliere tutti coloro che sono sulla via della salvezza. Dopo una pausa, poi prolungata dalla pandemia, Giuseppe, lasciando ancora una volta la certezza “umana” di un lavoro ben retribuito con una posizione manageriale, con Mary ed Andrea ritornano nel territorio in cui il Signore ha sempre aperto ogni porta mostrando più che mai il Suo favore, ancora una volta la certezza della volontà di Dio che rimane stabile ed immutabile è il fondamento della chiamata ministeriale quale dono per la chiesa utile per l’equipaggiamento di questa. Il pastore Giuseppe Mascari con il prezioso dono della moglie Mary svolgono la loro chiamata nella chiesa Cristiana Evangelica “Parola della Fede” che è parte integrante della Gospel Forum Italia di cui i pastori Mike ed Elisa D’Anna sono fondatori e responsabili e ai quali fanno riferimento. La storia di Giuseppe e Mary è ricca di avvenimenti dove hanno sperimentato e continuano a vivere la fedeltà di Dio , la fede , la resilienza è ciò che caratterizza la loro vita sapendo che :

Giovanni 15:4 "Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede." Proverbi 10:22 "Quel che fa ricchi è la benedizione del SIGNORE e il tormento che uno si dà non le aggiunge nulla."

30/08/2026

https://www.youtube.com/watch?v=vukT5WVr0H4 LA FEDE NEL NOME DI GESÙ (Buona lettura e meditazione)👈

Il Nome di Gesù non è una formula da pronunciare, ma esprime l'autorità della Persona che lo porta. Questa autorità viene esercitata mediante la fede, nell'unione con Cristo e nella sottomissione a Dio.

L'autorità nel Nome di Gesù: dall'uomo caduto a Cristo vittorioso

Per comprendere l'autorità del Nome di Gesù dobbiamo partire dalla Genesi.

Dio aveva affidato all'uomo una posizione di dominio sulla creazione:

Genesi 1:26
«Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio...»

L'uomo aveva quindi ricevuto da Dio una autorità delegata: non era un'autorità autonoma, ma un'autorità ricevuta dal Creatore e da esercitare sotto la Sua signoria.

Con la ribellione e il peccato, però, l'uomo p***e la sua comunione con Dio e venne sottoposto al dominio del peccato e della morte. L'autorità ricevuta da Dio non significava più per l'uomo una piena capacità di governare secondo la volontà del Creatore.

La Scrittura presenta inoltre Satana come colui che esercita una forma di dominio sul sistema decaduto. Gesù lo definisce «il principe di questo mondo» (Giovanni 12:31; 14:30; 16:11), mentre Paolo parla di Satana come «il dio di questo mondo» (2 Corinzi 4:4).

Questo diventa particolarmente evidente nella tentazione nel deserto.

Luca 4:5-7 racconta che Satana mostrò a Gesù i regni del mondo e disse:

«Io ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché essa mi è stata data, e la do a chi voglio.»

Satana cerca quindi di proporre a Gesù una via alternativa: ricevere il dominio senza passare attraverso la croce e senza obbedire al Padre.

Ma Gesù non cede.

E qui avviene qualcosa di fondamentale: dove Adamo aveva ceduto alla tentazione, Gesù rimane fedele.

Adamo, nel giardino, disobbedisce a Dio.

Gesù, nel deserto, obbedisce a Dio.

Adamo cede alla parola del tentatore.

Gesù risponde con la Parola di Dio.

Adamo fallisce nella sua responsabilità.

Gesù, il secondo Adamo, rimane perfettamente sottomesso al Padre.

Per questo Gesù può dire:

Matteo 28:18
«Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.»

Qui troviamo un principio fondamentale: l'autorità viene da Dio ed è affidata da Dio.

Gesù non presenta questa autorità come qualcosa che Egli si è attribuito autonomamente nella sua missione terrena. Dice:

«Mi è stato dato».

E colui che gliel'ha data è il Padre.

Naturalmente, questo non significa che il Figlio eterno fosse privo di autorità divina. Gesù è il Figlio eterno di Dio. Ma nella sua incarnazione, come uomo, Messia e Figlio dell'uomo, Egli riceve dal Padre l'autorità necessaria per compiere la missione di redenzione e ristabilire ciò che l'uomo aveva perduto.

Gesù è venuto quindi a riconquistare, attraverso la sua obbedienza, morte e risurrezione, ciò che l'uomo aveva perduto attraverso la disobbedienza.

E questa vittoria raggiunge il suo culmine nella croce e nella risurrezione.

Colossesi 2:15
«Ha spogliato i principati e le potestà, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.»

La vittoria di Cristo è quindi la vittoria dell'Uomo perfettamente sottomesso a Dio.

Ed è proprio questa autorità che Cristo, dopo la sua vittoria, affida ai suoi discepoli.

1. GESÙ HA RICEVUTO OGNI AUTORITÀ DAL PADRE

Gesù stesso dichiara:

Matteo 28:18
«Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.»

La parola utilizzata nel testo greco è ἐξουσία — exousía, che indica:

autorità;
potere legittimo;
diritto di agire;
facoltà;
potestà;
autorità delegata.

L'autorità di Gesù, nella sua missione messianica, procede dal Padre.

Lo stesso principio appare in:

Giovanni 5:27
«E gli ha dato autorità di giudicare, perché è Figlio dell'uomo.»

E ancora:

Giovanni 17:2
«Poiché gli hai dato autorità sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dato.»

Quindi possiamo stabilire un primo principio:

L'autorità procede da Dio ed è affidata da Dio.

2. GESÙ HA DATO QUESTA AUTORITÀ AI SUOI DISCEPOLI

In Luca 10:19 troviamo una dichiarazione straordinaria:

«Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male.»

Il punto fondamentale è nelle parole:

«Io vi ho dato».

Non è un'autorità che la Chiesa possiede per propria natura.

È un'autorità ricevuta da Cristo.

E questo si collega direttamente al Nome.

Marco 16:17:

«Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demòni...»

Non semplicemente pronunciando il nome «Gesù», ma operando nella fede e nell'autorità che quel Nome rappresenta.

Possiamo quindi vedere una sequenza:

Dio → affida autorità all'uomo nella creazione → l'uomo cade nella disobbedienza → Cristo, il vero Uomo, viene e rimane perfettamente sottomesso al Padre → Cristo vince Satana, il peccato e la morte → il Padre dà a Cristo ogni autorità → Cristo affida autorità ai suoi discepoli.

3. NON È LA PRONUNCIA DEL NOME A PRODURRE LA POTENZA

Questo è un punto molto importante.

Il Nome di Gesù non è una formula magica.

Non è la semplice pronuncia delle parole «nel nome di Gesù» a rendere efficace un'azione.

Lo vediamo chiaramente in Atti 19:13-16, quando alcuni esorcisti giudei tentano di usare il nome di Gesù senza appartenere realmente a Lui.

Dicono:

«Io vi scongiuro, per quel Gesù che Paolo annuncia.»

Ma lo spirito maligno risponde:

«Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?»

Il problema non era la pronuncia corretta del Nome.

Mancava la relazione con Cristo e, quindi, mancava l'autorità ricevuta da Cristo.

Per questo Pietro, davanti all'uomo guarito, dichiara:

Atti 3:16

«Per la fede nel nome di Gesù quest'uomo... è stato guarito.»

Questa frase è fondamentale:

«Per la fede nel nome di Gesù».

Non semplicemente per la pronuncia del Nome.

4. IL NOME CONTIENE CIÒ CHE CRISTO È E RAPPRESENTA

Quando parliamo del Nome di Gesù, non stiamo parlando semplicemente di un suono.

Il Nome rappresenta:

la Persona;
l'autorità;
il carattere;
l'opera;
la vittoria;
la signoria di Cristo.

Filippesi 2:9-11 dice:
«Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome...»

E il risultato è:

«nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio...»

Perciò il credente non confida nella parola pronunciata.

Confida nella Persona che quel Nome rappresenta.

5. L'AUTORITÀ RICEVUTA DEVE ESSERE ESERCITATA NELLA SOTTOMISSIONE

Qui arriviamo a un principio fondamentale.

L'autorità delegata non significa indipendenza da colui che l'ha delegata.

Gesù stesso, pur avendo ricevuto ogni autorità, ha vissuto nella perfetta sottomissione al Padre.

Giovanni 5:30
«Io non posso far nulla da me stesso...»

E ancora:

Giovanni 6:38
«Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.»

Questo significa che l'autorità spirituale non è autonomia spirituale.

Gesù non ha mai usato l'autorità ricevuta dal Padre contro la volontà del Padre.

Al contrario, tutta la sua vita è stata caratterizzata dall'obbedienza.

Perciò possiamo stabilire questa sequenza:

Il Padre → dà autorità al Figlio → il Figlio, nella sua vittoria, riceve ogni autorità → il Figlio affida autorità ai suoi discepoli → la Chiesa esercita quell'autorità → ma sempre nella sottomissione a Cristo e alla volontà di Dio.

Questo principio è essenziale per comprendere correttamente l'autorità spirituale.

Non è:

«Io comando perché ho il Nome di Gesù».
È:
«Io sono sottomesso a Cristo e, nella fede in Lui, agisco nell'autorità che Egli mi ha affidato».

E questo ci protegge da un grave errore: trasformare il Nome di Gesù in uno strumento per ottenere ciò che vogliamo.

Il Nome non è al servizio della nostra volontà.
Noi siamo al servizio della Sua volontà.

Il Nome di Gesù non è una formula da pronunciare.
È un'autorità nella quale credere, sotto la quale sottomettersi e nella quale agire.
L'autorità non nasce dall'uomo.
Viene da Dio.
Il Padre ha dato autorità al Figlio.
Il Figlio ha ricevuto ogni autorità e, attraverso la sua vittoria, ha sconfitto il potere del nemico.
E il Figlio ha affidato ai suoi discepoli di operare nel Suo Nome.

Perciò, quando la Chiesa agisce nel Nome di Gesù, non sta usando una formula.

Sta dichiarando:
«Io appartengo a Cristo. Sono sottomesso a Cristo. Credo in Cristo. E agisco nell'autorità che Cristo mi ha affidato.»

Questa è la vera fede nel Nome di Gesù.

pst Giuseppe

30-08-2026 - Past.Giuseppe Mascari - Fede nel nome di GESU'
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23/08/2026

https://www.youtube.com/watch?v=7ZbiHB_BKFQ&t=3763s IL NOME DI GESÙ buona lettura e meditazione
Ogni credente deve arrivare a comprendere profondamente la propria identità nel *Nome di Gesù*. Per comprendere la grandezza di questo Nome, dobbiamo guardare alla rivelazione di Dio nell’Antico Testamento.
Nella storia della redenzione, Dio ha rivelato progressivamente il Suo carattere, la Sua natura e la Sua opera attraverso diversi nomi e manifestazioni. Troviamo *YHWH — יהוה, circa 6.800 volte, **ELOHIM — אֱלֹהִים, circa 2.600 volte, **ADONAI — אֲדֹנָי, circa 430 volte, **EL — אֵל*, circa 200 volte, e molti altri.
Quando Dio interviene nella storia, Israele riconosce una particolare dimensione della Sua natura e della Sua opera. Per esempio:
*יְהוָה יִרְאֶה — YHWH Yir'eh, «L’ETERNO provvederà» — **Genesi 22:14*.
*יְהוָה רֹפְאֶךָ — YHWH Rofe'ekha, «Io sono L’ETERNO che ti guarisce» — **Esodo 15:26*.
*יְהוָה שָׁלוֹם — YHWH Shalom, «L’ETERNO è pace» — **Giudici 6:24*.
E potremmo continuare ricordando Dio come *Pastore, Giudice, Re, Redentore, Salvatore, Liberatore, Provveditore e Guaritore*.
Queste, però, non sono identità separate di Dio: sono diverse manifestazioni della stessa Persona divina e della Sua opera. Dio è uno, e attraverso la storia della redenzione Egli manifesta progressivamente chi è e ciò che compie.
La rivelazione raggiunge il suo culmine in Gesù
Il punto culminante di tutta questa rivelazione è *Gesù Cristo*.
Paolo dichiara:
«Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio…» — *Filippesi 2:9-10*.
Non si tratta semplicemente di un nome umano particolarmente importante. Il nome *Gesù — יֵשׁוּעַ, YĒSHŪAʿ* porta in sé il significato: *«YHWH salva», «L’ETERNO salva»*.
Questo significato viene spiegato direttamente dall’angelo:
«Tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati.» — *Matteo 1:21*.
Questo ci permette di comprendere che nel Nome di Gesù è già proclamata una verità fondamentale: *YHWH è la salvezza; YHWH salva*.
La Scrittura ci mostra inoltre un contrasto significativo con ciò che l’uomo cerca di fare per se stesso. In *Genesi 11:4* gli uomini dissero:
«Orsù, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra».
L’uomo cerca di *farsi un nome, mentre Dio dà all’uomo **il Nome di Gesù*, il Nome che non nasce dalla gloria dell’uomo, ma dalla salvezza che viene da Dio.
La profezia di *Isaia 9:5* aveva già annunciato:
«Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace».
E nel Figlio questa rivelazione diventa concreta:
«La Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi.» — *Giovanni 1:14*.
Matteo aggiunge:
«Gli sarà posto nome Emmanuele, che tradotto vuol dire: Dio con noi.» — *Matteo 1:23*.
Nell’Antico Testamento Dio si fa conoscere attraverso le Sue opere, i Suoi nomi e le Sue manifestazioni; nel Figlio, invece, *Dio viene personalmente in mezzo agli uomini*.
Gesù, quindi, non è semplicemente colui che parla della salvezza: *Egli è il Salvatore*.
Non è semplicemente colui che porta la pace: *Egli è la nostra pace*.
Non è semplicemente colui che indica la via, perché Egli dichiara:
«Io sono la via, la verità e la vita.» — *Giovanni 14:6*.
Non è semplicemente colui che parla della vita, perché afferma:
«Io sono la risurrezione e la vita.» — *Giovanni 11:25*.
Ecco perché Gesù rappresenta il punto culminante della rivelazione di Dio.
Il significato di YĒSHŪAʿ racchiude tutto
Possiamo vedere come le diverse rivelazioni dell’Antico Testamento convergano nel Nome di Gesù:
*YHWH Yir'eh* → Dio provvede.
*YHWH Rofe'ekha* → Dio guarisce.
*YHWH Shalom* → Dio è pace.
*YHWH* → Dio è presente.
*Dio Redentore* → Dio riscatta.
*Dio Liberatore* → Dio libera.
Tutto questo converge nel Nome:
יֵשׁוּעַ — YĒSHŪAʿ**
*«IL SIGNORE SALVA» — «L’ETERNO SALVA».*
La salvezza comprende *provvidenza, liberazione, perdono, guarigione, riconciliazione, pace, vita eterna e comunione con Dio*.
E soprattutto, in Gesù non abbiamo soltanto una manifestazione dell’azione di Dio: *abbiamo Dio con noi*.
# # Il Nome di Gesù e il credente
Ed è proprio qui che tutto questo diventa fondamentale per il credente.
Il credente deve *consapevolizzare il Nome che ha ricevuto e nel quale vive. Non abbiamo ricevuto semplicemente una formula religiosa, ma **il Nome di Gesù*, il Nome che è al di sopra di ogni nome e davanti al quale ogni ginocchio si piegherà.
La Scrittura proclama:
«Non vi è infatti sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati.» — *Atti 4:12*.
Tutto ciò che Dio ha rivelato di Sé attraverso la storia della redenzione trova dunque in Gesù il suo compimento.
**Egli è Dio con noi.
Egli è il Salvatore.
Egli è la nostra pace.
Egli è la nostra vita.
Egli è la via.
Egli è la risurrezione.
Egli è la salvezza.**
Nel Nome *יֵשׁוּעַ — YĒSHŪAʿ* è proclamato ciò che Dio è venuto a fare per l’uomo:
*YHWH salva.*
Per questo il credente non deve soltanto conoscere il Nome di Gesù, ma *vivere consapevolmente sotto quel Nome e nella fede nel Nome*, confidando nel Suo carattere, nella Sua autorità e nella Sua opera.
Conoscere il Nome significa riconoscere chi Egli è, confidare in ciò che Egli è venuto a fare e vivere ogni giorno nella certezza che *la nostra salvezza non viene da un nome costruito dall’uomo, ma dal Nome che Dio stesso ha dato: Gesù — YĒSHŪAʿ — «L’ETERNO SALVA».* pst Giuseppe Mascari


23-08-2026 - Past.Giuseppe Mascari - Il nome di Gesù
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16/08/2026

16-08-2026 - Past.Giuseppe Mascari - Pace, Sicurezza e Beatitudine
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14/08/2026

Il “risveglio” moderno a confronto con il risveglio biblico

In alcuni ambienti del cristianesimo contemporaneo, il concetto di risveglio è stato spesso associato a grandi raduni, leader molto conosciuti, manifestazioni soprannaturali, impartizioni, dichiarazioni profetiche e affermazioni secondo cui un particolare ministero sarebbe portatore di uno speciale risveglio.

Tuttavia, il risveglio biblico non si misura attraverso il numero delle persone presenti, l’intensità emotiva, le cadute a terra, i tremori, le risate o le testimonianze di sensazioni insolite.

Il vero risveglio si riconosce dall’esaltazione di Gesù Cristo, dalla convinzione di peccato, dal ravvedimento, dall’ubbidienza ristabilita, dalla santità, dall’amore verso gli altri e da un frutto spirituale duraturo.

Non ogni persona che partecipa a un ambiente spiritualmente discutibile è necessariamente insincera, né ogni manifestazione fisica dimostra automaticamente un inganno. Dio può raggiungere misericordiosamente le persone anche in contesti imperfetti.

Tuttavia, ogni pretesa di risveglio deve essere esaminata alla luce della Scrittura, e non accettata semplicemente perché viene annunciata da un leader carismatico o da un movimento molto seguito.

Dov’è la predicazione di Cristo crocifisso?

Paolo dichiarò:

«Poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso»
(1 Corinzi 2:2).

Il messaggio apostolico era centrato sulla morte di Cristo per i nostri peccati, sulla Sua sepoltura e sulla Sua risurrezione (1 Corinzi 15:1-4).

La croce rivela la gravità del peccato, distrugge ogni vanto umano e chiama l’uomo a morire a se stesso.

Eppure, in alcuni ambienti contemporanei, il centro del messaggio può spostarsi da ciò che Cristo ha compiuto sulla croce a ciò che un determinato leader, ministero o movimento afferma di possedere o trasmettere.

Le persone possono essere invitate a ricevere un’impartizione, entrare in un livello superiore di gloria, attivare doni soprannaturali, ricevere un “mantello” o partecipare a una particolare unzione.

Il rischio è quello di avere una croce più piccola e una piattaforma più grande.

Gesù diventa il mezzo attraverso il quale cercare esperienze straordinarie, mentre il ministro diventa il centro visibile dell’attenzione.

Ma il vero risveglio non rende le persone affascinate da chi possiede l’unzione più grande. Le porta piuttosto a dire:

«Ma quanto a me, non sia mai che io mi glori d’altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo»
(Galati 6:14).

Dov’è la convinzione di peccato?

A Pentecoste, Pietro predicò Cristo con tale chiarezza che gli ascoltatori:

«Furono compunti nel cuore»

e domandarono:

«Fratelli, che dobbiamo fare?»
(Atti 2:37).

La potenza dello Spirito Santo non produsse soltanto meraviglia o eccitazione. Portò alla luce il peccato e generò il desiderio di essere riconciliati con Dio.

Gesù disse che lo Spirito Santo avrebbe convinto il mondo «quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio» (Giovanni 16:8).

Quando lo Spirito opera potentemente, quindi, le persone non diventano semplicemente consapevoli di una particolare atmosfera spirituale o di sensazioni fisiche. Diventano consapevoli della santità di Dio e della propria condizione davanti a Lui.

Alcune riunioni cristiane possono dare grande enfasi all’atmosfera, alle sensazioni, al calore, ai tremori, alle cadute, alle risate o ad altre manifestazioni.

Ma dov’è la contrizione descritta in Isaia 6:5?

«Ahimè, sono perduto!»

Se le persone sperimentano ripetutamente manifestazioni spirituali senza confrontarsi con il peccato nascosto, l’orgoglio, l’amarezza, la disonestà, l’immoralità sessuale o le motivazioni sbagliate, manca qualcosa di essenziale.

Dov’è il chiaro appello al ravvedimento?

Pietro, a Pentecoste, fu diretto:

«Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati»
(Atti 2:38).

Gesù iniziò il Suo ministero proclamando:

«Ravvedetevi e credete al vangelo»
(Marco 1:15).

Il risveglio non consiste semplicemente nel dire alle persone che sono potenti, favorite, unte o destinate a trasformare la società.

Il vero risveglio chiama l’uomo ad abbandonare il peccato e a sottomettersi alla signoria di Gesù Cristo.

Il ravvedimento comprende certamente un cambiamento della mente, ma non si limita a questo. Significa anche volgersi dal peccato verso Dio.

Paolo predicava che le persone dovevano:

«Ravvedersi e convertirsi a Dio, facendo opere degne del ravvedimento»
(Atti 26:20).

Un risveglio che evita di chiamare il peccato con il suo nome può attirare grandi f***e, ma difficilmente produrrà una profonda trasformazione spirituale.

Dov’è la confessione e la restituzione?

Quando Dio operò potentemente a Efeso, le persone fecero qualcosa di più che partecipare alle riunioni:

«Molti di quelli che avevano creduto venivano a confessare e a dichiarare le cose che avevano fatto»
(Atti 19:18).

Coloro che praticavano l’occultismo bruciarono pubblicamente i loro costosi libri.

Zaccheo dimostrò concretamente il proprio ravvedimento restituendo ciò che aveva ottenuto ingiustamente (Luca 19:8-9).

Il vero risveglio coinvolge ogni area della vita: denaro, relazioni, lavoro, affari, sessualità, parole e comportamento privato.

Se viene proclamato un risveglio, dove sono le persone disposte a riconoscere pubblicamente i propri errori?

Dove sono le correzioni delle profezie rivelatesi false?

Dove sono le restituzioni del denaro ottenuto attraverso manipolazioni?

Dove sono le scuse rivolte a coloro che sono stati sfruttati, feriti, accusati ingiustamente o sottoposti a forme di controllo spirituale?

Dove sono i ministeri disposti a rimuovere insegnamenti errati invece di limitar-si semplicemente a cambiare linguaggio o immagine?

Il ravvedimento biblico non protegge la reputazione di un movimento a discapito delle persone ferite.

Dov’è la liberazione dall’avidità e dall’immoralità?

La Bibbia parla molto della liberazione spirituale, ma mostra anche che la vera libertà comprende la vittoria sulle opere della carne.

Paolo elenca tra queste:

«Fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sette, invidie, ubriachezze…»
(Galati 5:19-21).

Nessuna caduta, nessun tremore, nessuna profezia e nessuna testimonianza di miracolo può sostituire il frutto dello Spirito:

«Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo»
(Galati 5:22-23).

Quando un leader viene protetto nonostante gravi fallimenti morali, sfruttamento finanziario, manipolazione spirituale, profezie ingannevoli o comportamenti abusivi, viene rivelato ciò che un ambiente considera veramente importante.

Se l’“unzione” viene utilizzata per giustificare il fallimento del carattere, allora la potenza spirituale è stata separata dalla santità.

La Scrittura non permette mai che il dono sostituisca il carattere.

Gesù stesso avvertì che alcuni avrebbero profetizzato e compiuto opere potenti nel Suo nome, ma senza essere veramente conosciuti da Lui (Matteo 7:21-23).

Dov’è la liberazione dal culto delle personalità?

Paolo affrontò direttamente il problema di una fede costruita attorno alle personalità:

«Io sono di Paolo; io d’Apollo; io di Cefa… Cristo è forse diviso?»
(1 Corinzi 1:12-13).

Anche oggi esiste il rischio di considerare un particolare apostolo, profeta, predicatore o ministro come colui che possiede qualcosa che gli altri credenti non possono ricevere attraverso una normale e fedele relazione con Cristo.

Le persone possono arrivare a dipendere dal contatto con un determinato ministro, dalla sua preghiera, dalla sua imposizione delle mani o dalla sua particolare “unzione”.

Questo può creare dipendenza dal ministro invece che maturità in Cristo.

Il vero ministro biblico afferma:

«Bisogna che egli cresca e che io diminuisca»
(Giovanni 3:30).

Lo Spirito Santo non costruisce un culto della personalità attorno ai Suoi servitori.

Egli glorifica Gesù Cristo.
(Giovanni 16:14)

Dov’è il frutto duraturo quando le f***e se ne vanno?

Gesù disse:

«Dunque, li riconoscerete dai loro frutti»
(Matteo 7:20).

Il vero test del risveglio non è soltanto ciò che accade durante una riunione, ma ciò che rimane dopo che la riunione è terminata.

Le persone hanno abbandonato il peccato?

I matrimoni sono stati restaurati?

Le cose rubate sono state restituite?

I credenti sono diventati più dediti alla preghiera, più umili, sinceri, generosi e ubbidienti?

È aumentato l’amore tra i cristiani?

I non credenti sono stati realmente convertiti e discepolati?

La chiesa è diventata più radicata nella Scrittura?

Oppure le persone sono semplicemente passate alla conferenza successiva, cercando un’altra esperienza?

Il vero risveglio porta a Cristo

Il risveglio non consiste in cristiani che si riuniscono per ammirare un ministro particolarmente carismatico o considerato particolarmente unto.

È Dio che risveglia il Suo popolo affinché contempli la santità di Cristo, riconosca il proprio peccato, ritorni alla verità biblica, ami i fratelli, preghi con fervore e proclami il Vangelo con coraggio.

L’invito fondamentale del risveglio non è:

«Venite a ricevere ciò che questo leader porta».

La preghiera biblica è:

«Non tornerai tu a darci vita, affinché il tuo popolo si rallegri in te?»
(Salmo 85:6)

Il vero risveglio lascia le persone parlare meno del mantello del ministro e più della croce di Cristo.

Le rende meno dipendenti dalle personalità e più radicate nella Scrittura.

Produce non soltanto manifestazioni durante una riunione, ma santità, umiltà, ravvedimento, restituzione, amore e fedele ubbidienza anche dopo che la folla è tornata a casa.

Questo è il risveglio che la Chiesa dovrebbe desiderare: non una manifestazione da inseguire, non un uomo da esaltare, non un’esperienza da ripetere, ma Cristo da conoscere, amare, seguire e glorificare.

Dio ci benedica

09/08/2026

09-08-2026 - Past.Giuseppe Mascari - Dipendere da Dio, la fede che si coltiva
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02/08/2026

https://www.youtube.com/watch?v=X75YfKMvb0Y&t=7161s FINO ALLA FINE -Buona lettura e meditazione-
Abbiamo visto che Egli è l’autore ed il compitore, è Colui che ha iniziato l'opera la porterà a compimento
Una delle più grandi certezze che il credente deve avere è che Dio non lascia mai incompiuta la Sua opera.
Gli uomini spesso iniziano e non finiscono, fanno promesse che non mantengono e abbandonano ciò che avevano progettato. Dio, invece, è diverso: ciò che Egli progetta lo realizza perfettamente.
La nostra sicurezza non risiede nella nostra forza, nelle nostre capacità o nella nostra costanza, ma nella Sua fedeltà.
1. Dio chiede la nostra disponibilità
Il primo passo non è la nostra capacità, ma la nostra disponibilità.
Isaia 1:19 «Se siete disposti a ubbidire, mangerete le cose migliori del paese.»
Dio cerca cuori disponibili, non persone perfette.
2. La fede è il fondamento del cammino
Gesù disse: Giovanni 14:1 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio e credete anche in me.»
Un presente continuo "Continuate a credere in Dio; continuate a credere anche in me."
Ogni promessa divina si riceve mediante la fede, credere continuamente
3. Colui nel quale crediamo è l'Onnipotente
La nostra fiducia non è nelle circostanze ma nell'identità di Dio.
Apocalisse 1:8 «Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine», dice il Signore, «che è, che era e che ha da ve**re, l'Onnipotente.» pantokratos che può tutto che governa tutto
L'Alfa è la prima lettera dell'alfabeto greco, l'Omega l'ultima.
Dio dichiara di essere il Principio e la Fine di ogni cosa.
Egli è già presente nel nostro domani.
4. In Cristo siamo tra l'Alfa e l'Omega
Se siamo in Cristo, la nostra vita è racchiusa tra il Principio e la Fine.
Siamo compresi tra il Suo "Sì" e il Suo "Amen".
2 Corinzi 1:20-22 «Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il "Sì" e l'"Amen"... Colui che ci conferma insieme a voi in Cristo è Dio, il quale ci ha anche sigillati e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.»
Ogni promessa trova il suo compimento in Cristo.
Il sigillo dello Spirito Santo è la garanzia che Dio completerà ciò che ha iniziato.
5. Egli ci custodisce fino alla fine
La nostra p***everanza è sostenuta dalla Sua potenza.
2 Timoteo 1:12 «So in chi ho creduto e sono persuaso che egli è capace di custodire il mio deposito fino a quel giorno.»
Paolo non dice: "So quanto sono forte."
Dice: «So i n chi ho creduto.»
La nostra sicurezza è una Persona.
Anche Giuda apre la sua lettera ricordando questa meravigliosa verità.
Giuda 1 «Ai chiamati, santificati in Dio Padre e custoditi in Cristo Gesù.»
Prima ancora di custodire noi stessi, siamo custoditi da Cristo.
6. L'opera sarà completata
Filippesi 1:6 «Essendo convinto di questo: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.»
L'espressione "porterà a compimento" richiama l'idea di portare un'opera alla sua piena maturità.
Dio non interrompe il Suo lavoro.
7. Noi siamo il Suo capolavoro
Efesini 2:10 «Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.»
La parola greca tradotta con "opera" è ποίημα (poiēma).
Da questo termine deriva la parola "poema".
Noi siamo il capolavoro di Dio.
Un artista non abbandona la propria opera prima di averla completata.
Così Dio continua a modellare il nostro carattere fino a renderci conformi all'immagine di Cristo.
8. Gesù pregò anche per noi
La certezza del nostro futuro nasce dalla preghiera del Sommo Sacerdote.
Giovanni 17:20 «Ora io non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me per mezzo della loro parola.»
Prima ancora che noi nascessimo, Cristo pregava per noi.
La nostra salvezza è custodita dalla Sua intercessione.
9. La Sua presenza dura fino alla fine
L'ultima promessa del Vangelo di Matteo conclude perfettamente questo percorso.
Matteo 28:20 «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen.»
Non promette un cammino senza difficoltà.
Promette la Sua presenza.
Se Egli è con noi fino alla fine, allora anche noi arriveremo fino alla fine.
Conclusione
La nostra certezza non si fonda sulla nostra capacità di resistere, ma sulla fedeltà di Dio.
•Egli ci ha chiamati.
•Ci ha giustificati.
•Ci ha sigillati con lo Spirito Santo.
•Ci custodisce.
•Intercede per noi.
•È con noi ogni giorno.
•E completerà l'opera che ha iniziato.
Per questo possiamo affrontare il futuro con fiducia.
Colui che è l'Alfa sarà anche il nostro Omega.
Ciò che Dio ha iniziato nella tua vita, Egli lo porterà a compimento.
Fino alla fine.
Dio vi benedica

pst Giuseppe Mascari



02-08-2026 - Past.Giuseppe Mascari - Fino alla fine
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