Abbazia di Praglia

Abbazia di Praglia Pagina dei monaci dell'Abbazia benedettina di Santa Maria di Praglia Benedetto in Polirone di Mantova. Così la comunità fu sciolta una seconda volta.
(205)

L'Abbazia di Praglia è sorta ai piedi dei colli Euganei a circa 12 chilometri da Padova lungo l'antichissima strada che conduceva ad Este. L’Abbazia, fondata negli anni tra l'XI e il XII secolo, rimase fino al 1304 una dipendenza dell’Abbazia di S. Solo con gli inizi del XIV secolo la comunità di Praglia, consolidatasi e radicatasi più stabilmente nell'ambiente padovano, si rese del tutto autonom

a eleggendo un Abate preso tra le file dei propri monaci. Dopo il periodo piuttosto infelice, dal punto di vista sia spirituale che materiale, della “commenda” nel 1448 Praglia aderì alla Riforma di Santa Giustina di Padova e tale scelta fu la causa della sua "seconda nascita" spirituale, culturale e materiale. L'Abbazia fu fiorente nei secoli successivi, fino alla soppressione napoleonica del 1810. Nel 1834, grazie all’appoggio del governo austriaco, i monaci rientrarono nel monastero. La ripresa della vita benedettina a Praglia ebbe però breve durata. Il 4 giugno dell'anno successivo venne applicata nel Veneto la legge che sopprimeva tutte le corporazioni religiose. La maggior parte di essa trovò rifugio nel monastero di Daila (Istria), allora in territorio austriaco. A Praglia rimasero solo due o tre monaci come custodi del monastero. Il 26 aprile 1904 due monaci ritornarono in monastero e il 23 ottobre seguente poté riprendere a pieno la vita regolare che continua fino ai nostri giorni.

UN MOTTO ALLA SETTIMANA - REFETTORIO MONUMENTALE DI PRAGLIA - INHAERENDO PUTRESCAM - «Attaccandomi, marcirò»L’intaglio r...
10/09/2026

UN MOTTO ALLA SETTIMANA - REFETTORIO MONUMENTALE DI PRAGLIA - INHAERENDO PUTRESCAM - «Attaccandomi, marcirò»

L’intaglio raffigura una vite carica di grappoli, con un grappolo che pende verso il basso, quasi a toccare la terra. È proprio questa particolare posizione a dare senso al motto che corre sul cartiglio: INHAERENDO PUTRESCAM. «Attaccandomi, marcirò».

La frase è pronunciata idealmente dal frutto stesso. L’uva è fatta per rimanere unita alla vite e per maturare sotto il sole; ma, se finisce per aderire alla terra, corre il rischio di marcire. Il particolare naturale diventa così un’immagine della vita spirituale.

*** *** ***

Sant’Ambrogio offre la chiave dell’emblema: Anima sicut uva proxima terris corrumpitur, in superioribus maturatur. «L’anima, come l’uva, se rimane vicina alla terra si corrompe; nelle realtà superiori matura».

Il contrasto è dunque tra ciò che sta in basso e ciò che sta in alto. L’anima, quando si lascia assorbire dalle realtà terrene, rischia di perdere la sua capacità di elevarsi; quando invece tende verso le realtà superiori, cresce e matura.

Non si tratta di disprezzare il mondo o le cose della terra. La terra è buona, perché è creazione di Dio. Il problema è l’attaccamento. È significativo che il motto non dica semplicemente proxima terrae, «vicina alla terra», ma inhaerendo, «aderendo», «attaccandosi». È il legame disordinato che corrompe.

San Paolo indica la direzione opposta: «Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,2).

L’uomo vive sulla terra, ma non è fatto per avere nella terra il proprio ultimo orizzonte. Può servirsi delle cose senza diventare loro servo; può possederle senza esserne posseduto; può gustarle senza attaccarvi il cuore.

Anche la vita monastica è un esercizio di questo distacco. Il monaco non fugge dalle realtà concrete: mangia, lavora, possiede gli strumenti necessari alla vita comune, si prende cura delle cose affidategli. Ma attraverso la disciplina quotidiana impara a non aderire ad esse con il cuore.

L’immagine della vite suggerisce allora un sottile paradosso: il grappolo deve essere attaccato alla vite, ma non alla terra.

È un’immagine molto concreta della vita cristiana. Abbiamo bisogno di essere uniti a qualcosa: la questione decisiva è a che cosa ci leghiamo.

Se l’anima si lega a Dio, vive e matura.
Se si aggrappa alle cose inferiori come al proprio bene ultimo, si corrompe.

Nel refettorio, dove ogni giorno ciò che viene dalla terra diventa nutrimento, l’emblema ricorda che le realtà terrene devono essere ricevute, non idolatrate; gustate, non assolutizzate; utilizzate, non possedute dal cuore.

Il grappolo sembra quindi pronunciare in prima persona un monito rivolto a ciascuno di noi:

INHAERENDO PUTRESCAM. «Se mi attacco alla terra, marcirò».

Ma l’uva che rimane unita alla vite e lontana dalla terra può invece maturare.

E così l’emblema ci consegna una semplice domanda: a che cosa è veramente attaccato il mio cuore?

09/09/2026

8 settembre: natività di Maria santissima

07/09/2026
UN MOTTO ALLA SETTIMANA - REFETTORIO MONUMENTALE DI PRAGLIA - HAUD INFICIT ASTRA - «Non infetta le stelle»L’intaglio, og...
03/09/2026

UN MOTTO ALLA SETTIMANA - REFETTORIO MONUMENTALE DI PRAGLIA - HAUD INFICIT ASTRA - «Non infetta le stelle»

L’intaglio, oggi purtroppo in parte danneggiato, presenta un drago, immagine tradizionale del male e della sua azione corruttrice. Il cartiglio ne proclama però il limite: HAUD INFICIT ASTRA. «Non infetta le stelle».

L’immagine è costruita su un contrasto: il drago può vomitare il suo alito pestifero, può avvelenare ciò che è terreno, ma non può raggiungere le stelle. La sua forza ha un limite: il male può insidiare, tentare, ferire, ma non può contaminare ciò che appartiene alla sfera celeste.

*** *** ****

Don Girolamo Maria dei Conti Rosa, nel suo commento, applica questa immagine alla vita spirituale, vedendo nel drago il simbolo delle potenze del male e nelle stelle l’immagine delle anime dei giusti. Per quanto il drago vomiti il suo veleno, il suo alito pestifero non può arrivare fino ai corpi celesti: così il male può assalire le anime, ma non può impadronirsi di chi rimane saldo in Dio.

L’immagine richiama la vicenda di Giobbe. Satana può colpirlo nei suoi beni, nella sua sicurezza, nella sua stessa carne; può sottoporlo a una prova radicale, ma non può impadronirsi della sua libertà interiore. Giobbe continua a stare davanti a Dio anche quando non comprende più il senso di ciò che gli accade.

Il male, dunque, può raggiungere l’uomo, ma non può necessariamente vincerlo.

A questa fiducia si collega anche una pagina di san Bernardo, che Rosa richiama parlando del fervore del novizio: Attendant novitii nostri et fiducialiter agant, cogitantes qualem spiritum acceperunt, cujus primitias daemones non sustinent. Il novizio deve agire con fiducia, ricordando quale Spirito ha ricevuto: le primizie di quello Spirito sono già insopportabili ai demoni. E Bernardo conclude con una domanda che ha quasi il tono di una provocazione: Se tale è il fervore del novizio, che cosa sarà quando avrà raggiunto la perfezione?

L’immagine del drago che non può «infettare le stelle» esprime proprio questa fiducia. La forza del male non è infinita. Esso può tentare, ma non costringere; può ferire, ma non possedere; può gettare ombra, ma non spegnere la luce che viene da Dio.

Anche la vita monastica è una lotta. San Benedetto non presenta il monastero come un luogo nel quale il combattimento spirituale cessa, ma come una «scuola del servizio divino», nella quale il monaco impara a combattere sotto la guida di Cristo.

Per questo il motto non dice che il drago è innocuo. Dice qualcosa di più preciso: il suo veleno non arriva fino alle stelle.

E forse proprio qui sta il messaggio più consolante dell’emblema: anche quando il male sembra avvicinarsi minacciosamente, il cristiano non deve dimenticare a quale cielo appartiene.

HAUD INFICIT ASTRA. Il drago può vomitare il suo veleno verso l’alto, ma non può contaminare le stelle.

01/09/2026

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi?
(Salmo 8)

nel video: il chiostrino del Santuario del Monte della Madonna

ORARIO DELLE VISITE GUIDATE AL MONASTERO nei mesi di settembre e ottobregiorni feriali (escuso il lunedì): 15.30 e 16.30...
31/08/2026

ORARIO DELLE VISITE GUIDATE AL MONASTERO
nei mesi di settembre e ottobre

giorni feriali (escuso il lunedì): 15.30 e 16.30
il sabato (dal 10 ottobre): 11.00; 15.30 e 16.30
giorni festivi: 15.30; 16.00; 16.30; 17.00 e 17.30

Presentazione del volume "I monasteri dei Colli Euganei"Sabato 26 settembre 2026, alle ore 16.00, presso il Centro conve...
29/08/2026

Presentazione del volume "I monasteri dei Colli Euganei"

Sabato 26 settembre 2026, alle ore 16.00, presso il Centro convegni dell’Abbazia di Praglia, sarà presentato il volume di Paola Vettore, "I monasteri dei Colli Euganei", realizzato con la collaborazione di Giannino Carraro.

Il volume offre un viaggio alla scoperta della presenza monastica nei Colli Euganei, attraverso la storia e le vicende dei monasteri che hanno segnato profondamente il territorio e la sua identità culturale e spirituale.

L’incontro sarà introdotto da p. Stefano Visintin, abate di Praglia. Interverranno p. d. Francesco Trolese, Paola Vettore Ferraro e Francesca Marcellan.

L’iniziativa si inserisce nel programma delle Giornate Europee del Patrimonio 2026.

Al termine della presentazione sarà offerto ai partecipanti un assaggio di un vino tradizionale dei Colli Euganei prodotto dal Monastero.

Ingresso libero.

Indirizzo

Via Abbazia Di Praglia, 16
Teolo
35037

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Abbazia di Praglia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi