18/06/2026
UN MOTTO ALLA SETTIMANA - REFETTORIO MONUMENTALE DI PRAGLIA - E VULNERE UBERTAS (“Dalla ferita, l’abbondanza”)
L’intaglio mostra una vite potata: i tralci superflui sono stati recisi, il tronco appare quasi ferito. Eppure proprio da quel taglio nasce la fecondità. Il motto lo esprime con paradossale evidenza: E vulnere ubertas.
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La vite lasciata crescere senza misura disperde la sua linfa; produce molto fogliame, ma poco frutto. Solo la potatura la rende feconda. Per questo il Vangelo dice: «Ogni tralcio che porta frutto, il Padre lo pota perché porti più frutto» (Gv 15,2).
La ferita non è distruzione, ma purificazione.
Non tutto ciò che cresce fa vivere.
Ci sono rami che devono essere tagliati perché la linfa raggiunga ciò che conta davvero.
San Cesario applica questa immagine all’anima: “Quomodo in vite tua totos superfluos palmites amputas et duos aut tres qui sunt legitimi derelinquis, sic et in anima tua omnia desideria quae res alienas male respiciunt et pessime concupiscunt Spiritus Sancti gladio et crucis falce debes incidere.”
“Come nella tua vite tagli tutti i tralci superflui e lasci solo quei due o tre che sono buoni, così anche nella tua anima devi recidere, con la spada dello Spirito Santo e la falce della croce, tutti i desideri che guardano male le cose altrui e le bramano disordinatamente.”
La vera sterilità non viene dalla rinuncia, ma dalla dispersione.
Un cuore che vuole trattenere tutto finisce per non maturare nulla.
Per questo la vita spirituale conosce potature necessarie: rinunce, silenzi, limiti, distacchi, ferite persino. Non perché il bene diminuisca, ma perché diventi più intenso e più vero.
Nel refettorio monastico, dove il nutrimento quotidiano è accompagnato dalla misura e dal silenzio, questa vite diventa quasi una regola scolpita nel legno: togliere il superfluo perché resti l’essenziale.
La vite del refettorio insegna così una sapienza severa e feconda:
solo ciò che accetta di essere potato può portare frutto duraturo.
L’abbondanza nasce talvolta proprio da ciò che sembrava perdita.