10/09/2026
UN MOTTO ALLA SETTIMANA - REFETTORIO MONUMENTALE DI PRAGLIA - INHAERENDO PUTRESCAM - «Attaccandomi, marcirò»
L’intaglio raffigura una vite carica di grappoli, con un grappolo che pende verso il basso, quasi a toccare la terra. È proprio questa particolare posizione a dare senso al motto che corre sul cartiglio: INHAERENDO PUTRESCAM. «Attaccandomi, marcirò».
La frase è pronunciata idealmente dal frutto stesso. L’uva è fatta per rimanere unita alla vite e per maturare sotto il sole; ma, se finisce per aderire alla terra, corre il rischio di marcire. Il particolare naturale diventa così un’immagine della vita spirituale.
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Sant’Ambrogio offre la chiave dell’emblema: Anima sicut uva proxima terris corrumpitur, in superioribus maturatur. «L’anima, come l’uva, se rimane vicina alla terra si corrompe; nelle realtà superiori matura».
Il contrasto è dunque tra ciò che sta in basso e ciò che sta in alto. L’anima, quando si lascia assorbire dalle realtà terrene, rischia di perdere la sua capacità di elevarsi; quando invece tende verso le realtà superiori, cresce e matura.
Non si tratta di disprezzare il mondo o le cose della terra. La terra è buona, perché è creazione di Dio. Il problema è l’attaccamento. È significativo che il motto non dica semplicemente proxima terrae, «vicina alla terra», ma inhaerendo, «aderendo», «attaccandosi». È il legame disordinato che corrompe.
San Paolo indica la direzione opposta: «Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,2).
L’uomo vive sulla terra, ma non è fatto per avere nella terra il proprio ultimo orizzonte. Può servirsi delle cose senza diventare loro servo; può possederle senza esserne posseduto; può gustarle senza attaccarvi il cuore.
Anche la vita monastica è un esercizio di questo distacco. Il monaco non fugge dalle realtà concrete: mangia, lavora, possiede gli strumenti necessari alla vita comune, si prende cura delle cose affidategli. Ma attraverso la disciplina quotidiana impara a non aderire ad esse con il cuore.
L’immagine della vite suggerisce allora un sottile paradosso: il grappolo deve essere attaccato alla vite, ma non alla terra.
È un’immagine molto concreta della vita cristiana. Abbiamo bisogno di essere uniti a qualcosa: la questione decisiva è a che cosa ci leghiamo.
Se l’anima si lega a Dio, vive e matura.
Se si aggrappa alle cose inferiori come al proprio bene ultimo, si corrompe.
Nel refettorio, dove ogni giorno ciò che viene dalla terra diventa nutrimento, l’emblema ricorda che le realtà terrene devono essere ricevute, non idolatrate; gustate, non assolutizzate; utilizzate, non possedute dal cuore.
Il grappolo sembra quindi pronunciare in prima persona un monito rivolto a ciascuno di noi:
INHAERENDO PUTRESCAM. «Se mi attacco alla terra, marcirò».
Ma l’uva che rimane unita alla vite e lontana dalla terra può invece maturare.
E così l’emblema ci consegna una semplice domanda: a che cosa è veramente attaccato il mio cuore?