24/05/2026
DOMENICA DI PENTECOSTE
Il gesto di Gesù nel Vangelo che “soffia” sui discepoli per dare loro lo Spirito Santo richiama il gesto che il Creatore fa nel libro della Genesi, dove, dopo aver plasmato l’uomo dalla polvere, Dio gli soffia nelle narici un alito di vita e l’uomo diviene un essere vivente.
Il senso di questo parallelismo è chiaro. Con la Pentecoste, Dio, per mezzo del Cristo risorto, riplasma il mondo con l’effusione dello Spirito Santo. Abbiamo una nuova creazione. E questa nuova creazione è la conseguenza ultima della resurrezione di Cristo; è la conseguenza ultima del mistero pasquale di Cristo; è l’ultimo atto del tempo pasquale.
Infatti, nella prospettiva del Vangelo di Giovanni, il dono dello Spirito Santo avviene la sera del giorno di Pasqua. Lo Spirito Santo è la vita divina di pace e di perdono in noi, che è frutto del trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte. Lo Spirito Santo è il Cristo glorificato che condivide con noi il suo proprio soffio vitale, il suo dinamismo, la sua nuova presenza nella realtà creata; il suo è un soffio redentore ed elevante che, possiamo dire, si aggiunge al soffio creatore e santificatore di YHWH nella Genesi.
Ricevere lo Spirito Santo significa quindi venir inclusi nella risurrezione di Gesù; significa essere noi in Dio e Dio in noi. Il Dio della Genesi che aveva creato ex nihilo crea ora, con la risurrezione di Cristo, una realtà totalmente nuova che fin da ora avanza verso il giorno luminoso in cui Dio sarà tutto in tutti. Questa nuova creazione porta con sé necessariamente anche la pace, la pace che nasce dallo scoprire la vicinanza perdonate di Dio che nello Spirito ci rende figli nel Figlio. Per questo quando Gesù nel Vangelo soffia il suo Spirito sugli apostoli dice: Pace a voi!
Pace innanzitutto con Dio. Ricevendo lo Spirito quello che ci divide da Dio viene eliminato: “i vostri peccati sono perdonati”, dice Gesù. Poi, anche, pace tra di noi. Negli Atti degli Apostoli, la ricezione dello Spirito Santo fa sì che le lingue non siano più un ostacolo alla relazione tra gli uomini. Lo Spirito apre alla nuova possibilità di essere un solo corpo, una sola comunità, al di sopra di tutte le barriere linguistiche, culturali, etniche e nazionali. Infine, lo Spirito porta la pace in noi. La pace che nasce dal sentirsi dire "i tuoi peccati ti sono perdonati". La pace che nasce dal sentirsi, nello Spirito, in comunione con Dio e con il creato.
(p. ab. Stefano Visintin O.S.B.)