IL CONVENTO DEI PADRI CAPPUCCINI
E LA CHIESA DELL’ADDOLORATA
Durante il Governo Borbonico fu emanato per Radicena un decreto con cui si permetteva la fondazione di un Convento dei Padri Cappuccini Il Convento veniva costruito a spese del devoto D. Pasquale Lo Schiavo, proprietario del terreno, con le seguenti condizioni, cioè che il locale contenga dodici stanze abitabili
per frati ed almeno tre per gli ospiti passeggeri; che la Chiesa sia provvista di necessari arredi sacri e suppellettili, da potervi funzionare, oltre una campana della grandezza stabilita dalle costituzioni dell’ordine. Nel locale inoltre doveva esserci un refettorio, la cucina e le officine necessarie, e il giardino doveva essere circondato di mura e da ultimo il nuovo convento non doveva privare i diritti dei conventi di Fiumara, Scilla e Bagnara. Essi avevano cura dell’attigua Chiesa fatta costruire dal Canonico Ferdinando Drago nel 1850 con le spontanee offerte dei radecinesi e dedicata al culto della Madonna Addolorata. Fu portata a termine nel 1867 e benedetta dall’Arciprete Rigoli nel 1869 e fu affidata alla custodia dell’eremita Fra’ Michele Oliva, il quale diede tutto se stesso per abbellirla e incrementare il culto verso la Madonna. Il 17 giugno 1893 con una solenne e commovente funzione la Chiesa fu aperta al culto dei fedeli. Nel gennaio 1880 fu istituito uno Statuto per poter meglio sostenere e gestire la chiesa, il cui Rettore era il Canonico Gaetano Musco. La Chiesa era in stile classicheggiante, alzata con timpano soprastante, ampio portale e campaniletto, esisteva ( e si può leggere ancora nella Chiesa attuale) la seguente epigrafe incline a una calma composta di tristezza, dettata da Domenico Sofia:
“ Eretta- dalla ca**tà e dall’amore-fui sacrato- Alla Donna dei dolori e della pietà-O Madre di Cristo-Che tuttora all’ombra della sua Croce-Qui-sotto la volta di mondano asilo-Fra un campo di morti e un popol di gementi-Eterna raccoglitrice di lacrime e sospiri-stai-Da pace alle travagliate ossa dei nostri padri-E le preghiere degli orfani figli tuoi volgi-in Grazie-MDCCCIX ”. La Chiesa viene chiamata comunemente Calvario, perché accanto esiste un calvario raffigurato da tre bassorilievi in gesso dello scultore Vincenzo Romeo. Il terremoto del 1908 danneggiò la Chiesa, facendone crollare campanile. Nel 1928 fu celebrata la prima festa in onore di S. Antonio di Padova, davanti alla Chiesa antica c’era un padiglione artistico eretto, per la festa, da un certo Paolino Esposito da Napoli. La via cappuccini, un tempo era diversa dai giorni nostri in quanto era una stradina stretta di terra battuta,dove si trovavano disagi nel percorrerla durante la processione interminabile, che portava il Santo per tutte le strade della città, e indusse agli amministratori del tempo ad allargarla, cosi la stradina diventò un viale che allacciava il convento alla città, e in questo viale durante il periodo della festa veniva messa una illuminazione artistica. All’interno della Chiesa si trovavano già le statue dell’Addolorata, S.Antonio e S. Padre Mario da Chiaravalle diede inizio al culto della Tredicina in onore di S. Antonio da Padova, che iniziava il 31 maggio e finiva il 13 giugno, Onomastico del Santo e giorno in cui si chiudevano i festeggiamenti; si tenevano interessanti e dotti sermoni pronunciati da valorosi Oratori religiosi del calibro di Padre Semeria , Padre Roberto e via dicendo. La Tredicina costituiva un autentico pellegrinaggio con la partecipazione di tutto il popolo con affezione. Il pellegrinaggio si snodava lungo la via cappuccini e si riuniva in assemblea sullo spiazzo antistante la Chiesa. Bisogna tener conto che la Tredicina per le ragazze era anche l’occasione per poter uscire da casa, infatti in quei anni si usciva solo la domenica per la S. Messa o in qualche altra rara occasione. La Tredicina ancor oggi è molto sentita grazie al Superiore Padre Benigno Morabito che cura da molti anni il culto e lo accresce sempre di più con la predica fatta da valorosi oratori; Grande è la partecipazione popolare, e tante tradizioni si continuano a valorizzare come la benedizione bei bambini, molti vestiti con l’abitino a forma di tunica e la benedizione del pane che i fedeli offrono per grazia ricevuta,oggi a parenti ed amici, ma una volta si dava ai poveri. Un'altra tradizione molto importante che continua a farsi sentire nella storia è la discesa della Madonna Addolorata alla Chiesa Madre di Radicena, molti sono i fedeli che partecipano alla funzione religiosa. Giuseppe Rodofili, Arciprete della Chiesa Matrice di Radicena, il 31 maggio 1920 il Provinciale del tempo P. Giovanni Mercuri da Cropani accetta la donazione del piccolo Eremitaggio e Chiesa e i cappuccini arrivano come piccola fraternità nel settembre del 1920 con Superiore e Guardiano P. Rosario Pietrafesa da Rioniero in Vulture, provocando con questo la chiusura del convento di Molochio, dove i cappuccini risiedevano dal 1891. Padre Rioniero in Vulture restò sei anni, istituendo il TOF oggi chiamato (OFS), ordine francescano secolare, che è una associazione di laici che si impegnano a vivere il vangelo alla maniera di S. Francesco. La nostra città, comunque vantava già una tradizione francescana secolare a partire da Frà Bonaventura da Radicena, primo missionario cappuccino di tutto l’ordine e primo cappellano militare al seguito dell’ Imperatore Carlo V, nato in questa terra nel 1495; Per continuare con Frate Arcangelo da Radicena che morì in odore santità nel 1636 e con Giacomo Sofia Senior, sacerdote, che nacque nel 1895 e che fu grande devoto del poverello d’Assisi; con Francesco Sofia Alessio, latinista, terziario, cantore di S. Francesco; e ancora con Francesco Sofia Cannatà, nato nel 1894, e redattore de “il bollettino francescano”. Il 5 settembre 1945 con l’esplosione della polveriera tedesca accanto al cimitero di Radicena, fu distrutta Chiesa e Convento antico. Prima dell’esplosione della polveriera tedesca la statua di S. Antonio è stata portata al riparo sotto il ponte di Razzà. Venne ricostruita una chiesetta in legno ed anche questa il 5 giugno 1951 fu distrutta da un incendio, andando distrutta anche l’antica statua dell’Addolorata, il Convento però, non restò a lungo senza chiesa in quanto era già in costruzione in muratura dalla ditta Zappone da Taurianova, in stile moderno a navata unica opera del concittadino Architetto Antonio Barillà ,essendo allora superiore Padre Vitaliano Bianchi colui che avviò le pratiche per la ricostruzione della Chiesa attuale distrutta dalla polveriera. La Chiesa fu ampliata negli anni settanta da P. Angelico Lo Faro con il contributo dei cittadini, e resa più bella con l’apporto di opere d’arte, come il monumento all’esterno di S. Francesco voluto dal concittadino Padre Silvestro Morabito. Nell’interno c’erano grandi dipinti della valente pittrice polistenese Perla Panetta, tolti successivamente per le aperture delle navate laterali. Il Convento lato nord fu iniziato dal Superiore Provinciale del tempo Padre Innocenzio Piccolo da Cittanova negli anni trenta. Ma dal 1967 ebbe completa trasformazione e ampliamento con l’arrivo del superiore Padre Benigno Morabito e coi fratelli Padre Alessandro Nardi e Padre Francesco Mazzeo prima e Padre Bruno Scopacasa dopo. Vari lavori sono stati fatti. È stato costruito un interrato per cantina; 200mq di Salone Padre Pio; Abitazioni comode per i frati; Ristrutturazione delle stanze già esistenti; Copertura dell’intero edificio,compresa la Chiesa già in terrazzo; Frontespizio Chiesa e campanile rialzati con nuova campana offerta dai fedeli; Piazzale e recinto Chiesa tutto in porfido; Risistemazione statua S. Francesco e Calvarietto; Piazzale Padre Pio con monumento; Apertura accesso stradale e recinzione orto; campo da tennis;
Ampliamento della Chiesa con due navate, sinistra sistemazione statue dei santi (San Francesco da Paola, Santa Chiara, Santa Teresa D’Avila, Santa Rita, Padre Pio), lato destro Ca****la del Santissimo e pavimento in granito. Tutto si realizzò con un contributo da parte del Provinciale Padre Giorgio Andolfi e poi con il lavoro dei frati e il generoso contributo dei fedeli (gruppo di preghiera Padre Pio, OFS, Gi.Fra) di Taurianova, che hanno sempre coadiuvato i Padri nella loro opera di Apostolato e di Ca**tà. Nel 2005 all’interno della Chiesa sono stati fatti lavori di ristrutturazione,tra cui la navata del SS. Sacramento, e poi in tutta la Chiesa sono stati aggiunti delle cornici e rosoni ed è stata fatta una nuova pitturazione. All’ interno del Convento troviamo una statua raffigurante la Madonna Delle Grazie con in braccio il Bambino Gesù donata dal Sig. Domenico Antonio Zerbi, in legno scolpito e dipinto, rivestita di un bellissimo manto di seta azzurra con ricami d’oro del 1758; una statua in legno dell’ Immacolata Concezione e un’ Epigrafe del 1920, che ricorda Frate Michele Oliva nel secondo lustro della sua morte. All’interno della Chiesa possiamo osservare, sull’ abside dell’ altare maggiore, un grande affresco raffigurante “ L’Apocalisse di Giovanni ” (Cap.12), anno 1984, voluto dall’ allora Padre Anselmo Cannatà ed eseguito dall’artista Nik Spatari da Mammola. Al centro dell’ abside è contenuta, all’interno di una nicchia, la Statua di Maria SS. Addolorata. Sul lato sinistro vi è un Crocifisso in legno. Ai piedi dell’ altare sono osservabili la statua di S. Antonio di Padova, che reca in braccio il Bambino Gesù, in legno scolpito e dipinto del 1800 e quella di S. Francesco d’Assisi, in carta pesta, risalente agli anni 50. Entrando, sulla navata sinistra, sono presenti: la statua di San Francesco da Paola, legno scolpito e dipinto del 1800; la statua di Santa Chiara, in vetro resina, giunta a Iatrinoli e portata al Convento, con fiaccolata, il 16 novembre 1994; la statua di Santa Teresa D’Avila e quella di Santa Rita da Cascia, entrambe in gesso e risalenti agli anni 50; la statua di San Pio da Pietralcina, in vetro resina, dell’ artista Figliuzzi, esposta alla venerazione dei fedeli nell’ anno 1998. La navata destra è occupata, quasi completamente, dalla Ca****la del SS. Sacramento, risistemata nell’ anno 1992.