Parrocchia Maria SS. Addolorata-Taranto

Parrocchia Maria SS. Addolorata-Taranto Orario celebrazioni:

09:00 - 18:30 (Lunedì - Sabato)

08:00 - 10:00 - 18:30 (Domenica) Matteo

Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

18/06/2026

SANTO DEL GIORNO

San Marcellino di Roma, papa

San Marcellino di Roma fu un papa del III secolo, noto per la sua leadership in tempi di persecuzione e per la sua dedizione alla Chiesa. Ricoprì il pontificato tra il 296 e il 304, in un periodo segnato dalla feroce persecuzione di Diocleziano contro i cristiani. Il suo carisma risiedeva nel coraggio e nello sforzo di mantenere l'unità e la forza della comunità cristiana, affrontando le avversità con prudenza e fede. Nonostante vi siano controversie sul suo operato durante la persecuzione, il suo contributo alla Chiesa continua ad essere riconosciuto.

Le sue opere si concentrarono sull'organizzazione della Chiesa e sull'espansione della fede cristiana a Roma. Si preoccupava della formazione dei fedeli e della conservazione delle tradizioni apostoliche, assicurando la continuità del cristianesimo nei momenti difficili. La sua influenza fu significativa nel consolidamento della struttura ecclesiastica, rafforzando la comunità cristiana di fronte alle sfide esterne. La sua spiritualità si rifletteva nel suo amore per la Chiesa e nella sua dedizione al servizio di Dio, cercando sempre l'unità dei credenti.

San Marcellino di Roma è importante perché visse in un periodo decisivo per il cristianesimo, lasciando un'eredità di resistenza e di fede. È santo perché ha dedicato la sua vita a guidare i cristiani in mezzo alle avversità, essendo un pastore che ha accompagnato il suo popolo nei momenti di persecuzione. La sua figura continua ad ispirare quanti cercano di restare saldi nella fede, soprattutto nelle situazioni di prova e di difficoltà.

18/06/2026

Vangelo e letture

Giovedì della XI settimana del Tempo Ordinario

GIOVEDÌ · Ciclo A · Feria

Prima lettura
Sir 48, 1-14 •

Elìa fu assunto in un turbine di fuoco ed Elisèo fu ripieno del suo spirito.

Dal libro del Siràcide

Sorse Elìa profeta, come un fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola.
Egli fece ve**re su di loro la carestia
e con zelo li ridusse a pochi.
Per la parola del Signore chiuse il cielo
e così fece scendere per tre volte il fuoco.
Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte
e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo;
tu hai fatto precipitare re nella perdizione
e uomini gloriosi dal loro letto
e hai annientato il loro potere.
Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero,
sull’Oreb sentenze di condanna.
Hai unto re per la vendetta
e profeti come tuoi successori.
Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l’ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell’amore,
perché è certo che anche noi vivremo
ma dopo la morte la nostra fama non perdurerà.
Appena Elìa fu avvolto dal turbine,
Elisèo fu ripieno del suo spirito;
nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe
e nessuno riuscì a dominarlo.
Nulla fu troppo grande per lui,
e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
Nella sua vita compì prodigi,
e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 96

℟. Gioite, giusti, nel Signore.
Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono. ℟

Un fuoco cammina davanti a lui
e brucia tutt'intorno i suoi nemici.
Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e trema la terra. ℟

I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria. ℟

Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
A lui si prostrino tutti gli dèi! ℟

Vangelo
Mt 6, 7-15 •

Voi dunque pregate così.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di ve**re ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

San Cipriano di Cartagine, vescovo e martire (III sec.).

Trattato • Vivere come figli. La preghiera del Signore, 11-12

Dobbiamo ricordare, fratelli carissimi, quando chiamiamo Dio nostro Padre, che dobbiamo comportarci come figli di Dio. Dobbiamo essere come templi di Dio (1 Cor 3,16), affinché gli uomini possano vedere che Dio vive in noi; le nostre azioni non devono essere indegne dello Spirito… L’apostolo Paolo afferma nella sua lettera: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito… e non appartenete a voi stessi, poiché siete stati comprati a caro prezzo? Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1 Cor 6,19-20).
Preghiamo: «Sia santificato il tuo nome». Questo non perché desideriamo che Dio sia santificato dalle nostre preghiere, ma perché chiediamo al Signore che il suo nome sia santificato in noi. Da chi potrebbe essere santificato Dio, dal momento che è Lui a santificare? Egli stesso ha detto: «Siate santi, perché io sono santo» (Lv 20,26). Per questo chiediamo con insistenza che, poiché siamo stati santificati nel battesimo, possiamo perseverare in ciò che abbiamo iniziato a essere. E preghiamo questo ogni giorno.
«Sia fatta la tua volontà sulla terra come in cielo». Non nel senso che Dio faccia ciò che vuole, ma nel senso che noi possiamo fare ciò che Dio vuole. Infatti, chi potrebbe impedire a Dio di compiere ciò che vuole? Ma poiché il diavolo si oppone a noi affinché la nostra mente e la nostra vita non siano pienamente sottomesse a Dio, chiediamo e supplichiamo che si compia in noi la volontà di Dio.
Infine, anche il Signore, per mostrare la debolezza dell’uomo di cui aveva assunto la natura, dice: «Padre, se è possibile, passi da me questo calice» (Mt 26,39), e per dare esempio ai suoi discepoli affinché non facessero la propria volontà ma quella di Dio, aggiunge: «Però non sia fatta la mia, ma la tua volontà». E in un altro passo dice: «Non sono disceso dal cielo per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6,38).
Se il Figlio ha obbedito fino a compiere la volontà del Padre, quanto più deve obbedire il servo per compiere la volontà del suo signore, come esorta e insegna Giovanni in una delle sue lettere: «Non amate il mondo né le cose del mondo. Se qualcuno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui, perché tutto ciò che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita; e questo non viene dal Padre, ma dal mondo» (1 Gv 2,15-17).
Noi che vogliamo rimanere per sempre dobbiamo fare la volontà di Dio, che è eterno. La volontà di Dio è quella che Cristo ha insegnato e compiuto: umiltà nel comportamento, fermezza nella fede, moderazione nelle parole, rettitudine nelle opere, misericordia nelle azioni, ordine nei costumi, non recare offesa a nessuno e saper sopportare quelle ricevute, custodire la pace con i fratelli, amare Dio con tutto il cuore.
Chiediamo che si compia la volontà di Dio in cielo e in terra; in entrambi consiste il compimento della nostra beatitudine e salvezza. Infatti, avendo un corpo terreno e uno spirito che viene dal cielo, siamo insieme terra e cielo, e preghiamo perché in entrambi si compia la sua volontà.
Si può dare anche un altro senso, fratelli carissimi: poiché il Signore comanda e ammonisce di amare anche i nemici e di pregare per i persecutori, chiediamo anche per coloro che sono ancora terreni e non sono ancora diventati celesti, affinché anche su di loro si compia la volontà di Dio, che Cristo ha realizzato salvando e restaurando l’uomo.

17/06/2026

SANTO DEL GIORNO

Santa Teresa del Portogallo

Santa Teresa del Portogallo era una principessa e monaca cistercense del XIII secolo, nota per la sua vita virtuosa e il suo impegno nella ca**tà e nella preghiera. Nacque nel 1181 come figlia del re Sancio I del Portogallo e, dopo un breve matrimonio, decise di consacrare la sua vita a Dio. Il suo carisma risiedeva nella sua profonda spiritualità e nel suo amore per i poveri, dedicandosi alla vita monastica con grande umiltà e devozione. La sua fede la portò a promuovere il benessere di chi le stava intorno, diventando un modello di dedizione cristiana.

Le sue opere si concentrarono sull'aiuto ai più bisognosi e sulla fondazione di conventi. Si stabilì nel monastero di Lorvão, dove visse nella preghiera e nel servizio alla comunità. La sua influenza fu significativa nell'espansione della vita religiosa in Portogallo, rafforzando la fede nei momenti difficili. La sua spiritualità fu segnata dalla semplicità, dal sacrificio e da una speciale devozione all'Eucaristia, trovando in essa la sua più grande fonte di forza.

Santa Teresa del Portogallo è importante perché rappresenta l'ideale di una vita dedicata a Dio e alla ca**tà. È santa per il suo esempio di pietà, per la sua umiltà e per il suo amore al prossimo. La sua memoria continua a ispirare coloro che cercano una vita di preghiera e dedizione, dimostrando che la vera grandezza non sta nel potere, ma nel servizio e nella fede sincera.

17/06/2026

Vangelo e letture

Mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario

MERCOLEDÌ · Ciclo A · Feria

Prima lettura
2Re 2, 1.6-14 •

Apparve un carro di fuoco ed Elìa salì verso il cielo.

Dal secondo libro dei Re

In quei giorni, quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elìa, questi partì da Gàlgala con Elisèo. [Giunti a Gerico,] Elìa disse ad Elisèo: «Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano». Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». E procedettero insieme.
Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elìa prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull’asciutto. Appena furono passati, Elìa disse a Elisèo: «Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te». Elisèo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me». Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà».
Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elìa salì nel turbine verso il cielo. Elisèo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d’Israele e suoi destrieri!». E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elìa, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantello, che era caduto a Elìa, e percosse le acque, dicendo: «Dov’è il Signore, Dio di Elìa?». Quando anch’egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Elisèo le attraversò.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 30

℟. Rendete saldo il vostro cuore, voi tutti che sperate nel Signore.
Quanto è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per coloro che ti temono,
la dispensi, davanti ai figli dell’uomo,
a chi in te si rifugia. ℟

Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini;
li metti al sicuro nella tua tenda,
lontano dai litigi delle lingue. ℟

Amate il Signore, voi tutti suoi fedeli;
il Signore protegge chi ha fiducia in lui
e ripaga in abbondanza chi opera con superbia. ℟

Vangelo
Mt 6, 1-6.16-18 •

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

Catena Aurea. Commenti dei Padri della Chiesa per versetto .
Glossa

Dopo che Gesù Cristo ebbe portato a compimento la Legge quanto ai precetti, cominciò a portare a compimento anche le promesse, affinché noi osservassimo i comandamenti di Dio per la ricompensa celeste e non per le ricompense terrene che la Legge prometteva. Tutte le realtà terrene si riducono principalmente a due, cioè alla gloria umana e alle ricchezze, e sembra che entrambe siano promesse nella Legge. Quanto alla gloria umana, si dice nel Deuteronomio: «Il Signore ti renderà il più eccelso tra tutte le genti che sono sulla terra» (Dt 28,1). Dell’abbondanza dei beni temporali dice nello stesso libro: «Il Signore ti colmerà di ogni genere di beni» (Dt 6,11), e per questo il Signore esclude queste due categorie di beni dall’intenzione dei fedeli, cioè la gloria e l’abbondanza dei beni terreni.
«Non suonare la tromba davanti a te». Forse cercavano di radunare il popolo quando facevano qualcosa di buono, perché tutti accorressero a quello spettacolo.
E per questo si riferisce ai luoghi pubblici quando dice: «Nelle sinagoghe e nelle strade», e al fine che si propone quando aggiunge: «per essere onorati dagli uomini».
Per “angoli delle piazze” si intendono qui quei punti in cui si incrociano due o più strade, formando ciò che si chiama un incrocio.
Gesù Cristo ha insegnato ciò che non si deve fare, e ora insegna ciò che si deve fare, dicendo: «Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo, ecc.».
Cioè, al tuo Padre celeste, che è invisibile o che abita nel cuore mediante la fede. Digiuna per Dio chi si mortifica per amore suo, e chi dona ad altri ciò di cui priva se stesso.
Prosegue il Salvatore: «E il Padre tuo, che vede nel segreto, ecc.».
Ecco perché nel Nuovo Testamento non tutto può essere inteso alla lettera. È ridicolo credere che dobbiamo cospargerci d’olio quando digiuniamo. Ciò che dobbiamo fare è ungerci con lo spirito dell’amore di Colui dei cui patimenti dobbiamo partecipare, mortificandoci e ungendo le nostre menti.

16/06/2026

SANTO DEL GIORNO

San Giovanni Francesco Regis

San Giovanni Francesco Regis fu un sacerdote gesuita del XVII secolo, riconosciuto per la sua instancabile opera di evangelizzazione e la sua dedizione ai più poveri. Nacque in Francia nel 1597 e fin da giovane mostrò una profonda devozione e amore per l'insegnamento della fede. Il suo carisma risiedeva nella sua predicazione appassionata e nella sua capacità di connettersi con i bisognosi, in particolare agricoltori, lavoratori ed emarginati. Il suo zelo apostolico lo portava a girare città e villaggi, rafforzando la fede di quanti lo ascoltavano.

Le sue opere si concentrarono sulla catechesi e sull'aiuto sociale. Organizzò missioni popolari e lavorò alla riforma della morale cristiana, insegnando con pazienza e fermezza la via del Vangelo. La sua influenza è stata fondamentale nella formazione di comunità forti nella fede, aiutando i poveri e difendendo i diritti dei più vulnerabili. La sua spiritualità era basata sull'umiltà, sull'abbandono totale a Dio e sulla devozione all'Eucaristia, fonte della sua forza per la missione.

San Giovanni Francesco Regis è importante per il suo esempio di vita dedicata all'evangelizzazione e al servizio dei bisognosi. È santo perché ha vissuto con un amore ardente per Dio e per il prossimo, senza fermarsi nella sua missione di portare la luce del Vangelo. La sua memoria rivive nelle opere apostoliche che si ispirano al suo fervore e alla sua dedizione, ricordandoci l'importanza della ca**tà e dell'impegno cristiano.

16/06/2026

Vangelo e letture

Martedì della XI settimana del Tempo Ordinario

MARTEDÌ · Ciclo A · Feria

Prima lettura
1Re 21, 17-29

Hai fatto peccare Israele.

Dal primo libro dei Re

[Dopo che Nabot fu lapidato,] la parola del Signore fu rivolta a Elìa il Tisbìta: «Su, scendi incontro ad Acab, re d’Israele, che abita a Samarìa; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!”. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”».
Acab disse a Elìa: «Mi hai dunque trovato, o mio nemico?». Quello soggiunse: «Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. Ecco, io farò ve**re su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. Renderò la tua casa come la casa di Geroboàmo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achìa, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. Anche riguardo a Gezabèle parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabèle nel campo di Izreèl”. Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo».
In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabèle l’aveva istigato. Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.
Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa.
La parola del Signore fu rivolta a Elìa, il Tisbìta: «Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò ve**re la sciagura durante la sua vita; farò ve**re la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio».

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 50

℟. Pietà di noi, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. ℟

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi,
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto. ℟

Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.
Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:
la mia lingua esalterà la tua giustizia. ℟

Vangelo
Mt 5, 43-48 •

Amate i vostri nemici.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

San Fulgenzio di Ruspe, vescovo (VI sec.) Sermone

C’è forse una povertà più grande che non poter amare?

«Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore reciproco» (Rm 13,8). Che debito sorprendente, fratelli, è questo amore che l’apostolo Paolo ci insegna a pagare sempre, senza mai cessare di essere debitori! Beata è questa debito, debito sacro, portatore di ricchezze nel cielo, colmo di beni eterni! Ricordiamo le parole del Signore: «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano» (cf. Lc 6,27). E quale sarà la ricompensa di questo impegno? «Così sarete figli del vostro Padre che è nei cieli».
L’apostolo Paolo ci fa conoscere ciò che sarà dato a questi figli di Dio: «Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo» (Rm 8,17). Ascoltate dunque, cristiani, ascoltate, figli di Dio, ascoltate, eredi di Dio, coeredi con Cristo! Se volete possedere l’eredità del vostro Padre, pagate il debito del vostro amore non solo verso i vostri amici, ma anche verso i vostri nemici. Non rifiutate questo amore a nessuno: è il tesoro comune di tutti gli uomini di buona volontà. Possedetelo tutti insieme e, per accrescerlo, riversatelo tanto sui cattivi quanto sui buoni. Poiché questo bene, che non si possiede se non insieme, non è della terra ma del cielo; la parte di uno non diminuisce mai quella degli altri…
L’amore è un dono di Dio: «L’amore è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). L’amore è la radice di tutti i beni, così come, vediamo in san Paolo, la cupidigia è la radice di tutti i mali (1 Tm 6,10). L’amore è sempre contento, perché quanto più moltiplica i suoi doni, tanto più Dio ce lo concede in abbondanza. Per questo, mentre l’avaro si impoverisce con tutto ciò che accumula, l’uomo che paga il suo debito di amore si arricchisce proprio con ciò che dona.

15/06/2026

SANTO DEL GIORNO

Santa Maria Micaela del Santissimo Sacramento

Santa Maria Micaela del Santissimo Sacramento fu una donna profondamente impegnata nella ca**tà e nell'educazione cristiana nel XIX secolo. Nacque a Madrid, in Spagna, nel 1809 da una famiglia aristocratica, ma rinunciò ai privilegi per dedicarsi all'aiuto dei più bisognosi. Il suo carisma risiede nella dedizione alla formazione e alla protezione delle donne in situazioni vulnerabili, fondando la Congregazione delle Schiavi Adoratrici del Santissimo Sacramento e della Ca**tà. La sua vocazione la portò a vivere con semplicità e assoluta fiducia nella divina provvidenza.

Le sue opere si concentrarono sulla promozione della dignità umana e dell'amore per l'Eucaristia. Con grande determinazione lottò contro lo sfruttamento e si adoperò per la riabilitazione delle donne emarginate, offrendo loro istruzione e opportunità per una nuova vita. La sua influenza si diffuse rapidamente, ispirando la creazione di rifugi in diverse regioni. La sua spiritualità era profondamente radicata nell'adorazione del Santissimo Sacramento, trovando nella preghiera la forza per perseverare nella sua missione.

Santa Maria Micaela è importante perché incarna la compassione e la dedizione verso i più fragili della società. È santa perché ha vissuto con amore, sacrificio e dedizione totale a Dio e ai fratelli. La sua eredità sopravvive nella sua congregazione, che continua ad estendere la sua opera di misericordia e di promozione umana, portando speranza e conforto a coloro che ne hanno più bisogno. La sua testimonianza è un esempio di fede attiva e di servizio cristiano.

15/06/2026

Vangelo e letture

Lunedì della XI settimana del Tempo Ordinario

LUNEDÌ · Ciclo A · Feria

Prima lettura
1Re 21, 1-16

Nabot venne lapidato e morì.

Dal primo libro dei Re

In quel tempo, Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samarìa. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri».
Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. Entrò da lui la moglie Gezabèle e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cèdimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». Allora sua moglie Gezabèle gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».
Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l’accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia».
Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabèle, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. Quindi mandarono a dire a Gezabèle: «Nabot è stato lapidato ed è morto».
Appena Gezabèle sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto». Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 5

℟. Sii attento, Signore, al mio lamento.
Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.
Sii attento alla voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché a te, Signore, rivolgo la mia preghiera. ℟

Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;
gli stolti non resistono al tuo sguardo. ℟

Tu hai in odio tutti i malfattori,
tu distruggi chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta. ℟

Vangelo
Mt 5, 38-42

Io vi dico di non opporvi al malvagio.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

Sant'Ireneo di Lione, vescovo e martire (II sec.).

Contro le eresie. Superare il legalismo IV, 13,3 • «Contro le eresie. Superare il legalismo IV, 13,3»

Nella Legge vi sono precetti naturali che già ci conducono alla santità; anche prima che Dio desse la Legge a Mosè, vi erano uomini che osservavano questi precetti, furono giustificati per la loro fede e resi graditi a Dio. Il Signore non ha abolito questi precetti, ma li ha estesi e portati a compimento. Di questo ci danno prova le sue parole: «È stato detto agli antichi: non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna sposata con desiderio, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.» E anche: «È stato detto: non uccidere. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello senza motivo dovrà essere sottoposto al giudizio» (Mt 5,21 ss). E così tutto ciò che segue. Tutti questi precetti non implicano né contraddizione né abolizione dei precedenti, ma compimento ed estensione. Come dice lo stesso Signore: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 5,20).
In che consiste questo “andare oltre”? Anzitutto nel credere non solo al Padre, ma anche al Figlio ormai manifestato, poiché è lui che conduce l’uomo alla comunione e all’unione con Dio. Poi, non soltanto nel dire, ma nel fare — perché «dicono e non fanno» (Mt 23,3) — e nell’astenersi non solo dal compiere il male, ma anche dal desiderarlo. Con questi insegnamenti egli non contraddiceva la Legge, ma la portava a compimento, alla sua pienezza, e poneva in noi la radice dei precetti della Legge… Prescrivere non solo di astenersi dagli atti proibiti dalla Legge, ma anche dal loro desiderio, non è proprio di chi contraddice e indebolisce la Legge, ma di chi la compie e la porta a perfezione.
«A chi ti toglie il mantello», dice Cristo, «dà anche la tunica; a chi ti chiede, dà; e a chi ti chiede un prestito, non voltare le spalle; trattate gli altri come volete che essi trattino voi» (Mt 5,40; Lc 6,30-31). In questo modo non ci rattristeremo come coloro che vengono privati contro la loro volontà, ma al contrario ci rallegreremo come chi dona di cuore, poiché faremo un dono gratuito al prossimo più grande di quello fatto per costrizione. E dice: «A chi ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due». Così non lo serviamo come schiavi, ma ci facciamo avanti nel servirlo come uomini liberi. In ogni cosa Cristo ti invita a essere utile al prossimo, non considerando la sua malizia, ma portando al massimo la tua bontà. Così ci invita a diventare simili al Padre nostro «che fa sorgere il suo sole sopra i cattivi e i buoni, e fa piovere sopra giusti e ingiusti» (Mt 5,45).
Tutto questo non viene da qualcuno che è venuto ad abolire la Legge, ma da colui che, per noi, l’ha portata a compimento (Mt 5,17). Il servizio della libertà è il servizio più grande; il nostro liberatore ci propone, riguardo a lui, una sottomissione e una dedizione più profonde. Egli infatti non ci ha liberati dagli obblighi dell’antica Legge perché lo abbandonassimo, ma perché, avendo ricevuto la sua grazia in misura ancora più abbondante, lo amassimo sempre di più, e amandolo sempre di più ricevessimo da lui una gloria sempre maggiore quando saremo per sempre alla presenza del Padre suo.

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