Parrocchia Maria SS. Addolorata-Taranto

Parrocchia Maria SS. Addolorata-Taranto Orario celebrazioni:

09:00 - 18:30 (Lunedì - Sabato)

08:00 - 10:00 - 18:30 (Domenica) Matteo

Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

30/05/2026

SANTO DEL GIORNO

San Fernando III

San Ferdinando III, detto anche Ferdinando il Santo, nacque nel 1199 a Zamora, in Spagna. Fu re di Castiglia dal 1217 e di León dal 1230, unendo i due regni e aprendo la strada all'unificazione della Spagna. Il suo regno fu caratterizzato dalla devozione religiosa, dalla giustizia e dall'espansione della Reconquista contro i musulmani nella pen*sola iberica.

San Fernando è noto per le sue virtù di pietà, umiltà e giustizia. Fu un fervente difensore della fede cristiana e promosse la costruzione di numerose chiese e cattedrali, tra cui la celebre Cattedrale di Burgos. Sotto la sua guida, città importanti come Córdoba, Siviglia e Jaén furono riconquistate e reintegrate nel dominio cristiano.

Morì il 30 maggio 1252 a Siviglia e fu canonizzato da Papa Clemente X nel 1671. La sua festa si celebra il 30 maggio. San Fernando è venerato come santo patrono di diverse città e la sua vita è un esempio di retta leadership e fede incrollabile.

30/05/2026

Vangelo e letture

Sabato della VIII settimana del Tempo Ordinario

SABATO · Ciclo A · Feria

Prima lettura

Gd 17. 20-25 •

Dio può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti.
Dalla lettera di san Giuda apostolo

Voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo.
Costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna.
Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo.
A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, all'unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 62

℟. Ha sete di te, Signore, l'anima mia.
Dio, tu sei il mio Dio,
dall'aurora io ti cerco,
ha sete di te l'anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz'acqua. ℟

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. ℟

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. ℟

Vangelo

Mc 11, 27-33 • Con quale autorità fai queste cose?

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

Sant’Ilario di Poitiers, vescovo e Dottore della Chiesa (IV sec.) • Sulla Trinità (De Trinitate). Quando Cristo agisce, è Dio stesso che agisce. VII, 26-27.

Il Figlio non può fare nulla da sé, se non ciò che vede fare dal Padre. Ciò che fa il Padre, anche il Figlio lo fa allo stesso modo (Gv 5,19). Sì, il Figlio compie le opere del Padre; ed è per questo che Egli ci chiede di credere che è il Figlio di Dio. Egli non si attribuisce alcun titolo che non gli sia stato dato; né nelle sue opere si fonda la sua rivendicazione. No! Egli rende testimonianza che non sono le sue opere, ma quelle del Padre. E attesta anche che lo splendore delle sue opere gli viene dalla sua origine divina.
Ma come potranno gli uomini riconoscere in Lui il Figlio di Dio, nel mistero di questo corpo che ha assunto, in questo uomo nato da Maria?
Questo è per far entrare nei loro cuori la fede che è il Signore stesso a compiere tutte queste opere: «se non credete a me, credete alle opere» (Gv 10,38). Se l’umiltà del suo corpo è un ostacolo alla fede nella sua parola, Egli ci chiede di credere alle sue opere. Infatti, perché il mistero della sua nascita umana dovrebbe impedirci di percepire la sua origine divina?
«Se non volete credere a me, credete alle mie opere, affinché comprendiate e sappiate che il Padre è in me e io nel Padre». Tale è la natura che Egli possiede per la sua origine; tale è il mistero di una fede che ci garantisce la salvezza: non bisogna dividere coloro che sono uno, non bisogna privare il Figlio della sua natura e proclamare la verità del Dio vivo nato dal Dio vivo.
«Come il Padre che vive mi ha mandato, e io vivo per il Padre» (Gv 6,57). «Poiché, come il Padre ha la vita in sé stesso, così ha dato anche al Figlio di avere la vita in sé stesso» (Gv 5,26).

29/05/2026

SANTO DEL GIORNO

San Massimino di Treviri

San Massimino di Treviri, nato nel IV secolo a Poitiers, in Francia, fu un vescovo noto per la sua difesa della fede contro l'eresia ariana. Eletto vescovo di Treviri nel 332, divenne un forte difensore dell'Ortodossia, offrendo rifugio a personaggi perseguitati come sant'Atanasio di Alessandria e san Paolo di Costantinopoli. La sua spiritualità era incentrata sulla tutela della dottrina cattolica e sull'ospitalità verso gli esuli.

Massimino ebbe un ruolo chiave nella lotta contro l'arianesimo, partecipando ai sinodi e difendendo la consustanzialità di Cristo con il Padre. Il suo coraggio e il suo impegno lo portarono alla scomunica da parte degli Ariani, ma la sua influenza nella Chiesa rimase intatta. Inoltre, promosse la ca**tà e la cura dei poveri, lasciando un ricordo di servizio e di leadership spirituale.

Morì nel 346 a Poitiers, ma le sue reliquie furono successivamente trasferite a Treviri, dove è venerato come santo. La sua festa si celebra il 29 maggio, giorno che onora la sua vita di difensore della fede ed esempio di forza nei momenti di crisi. La sua eredità perdura come modello di fedeltà e impegno per la verità.

29/05/2026

Vangelo e letture

Venerdì della VIII settimana del Tempo Ordinario

VENERDÌ · Ciclo A · Feria

Prima lettura

1Pt 4, 7-13 • Siate buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, la fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera.
Soprattutto conservate tra voi una grande ca**tà, perché la ca**tà copre una moltitudine di peccati. Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.
Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio.
Chi parla, lo faccia come con parole di Dio: chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!
Carissimi, non siate sorpresi per l'incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 95

℟. Tua è la gloria, Signore, nei secoli.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. ℟

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta. ℟

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli. ℟

Vangelo

Mc 11, 11-25 • La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio!

Dal Vangelo secondo Marco

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

Giovanni Taulero, presbitero mistico e predicatore domenicano (sec. XIV) • Qual è quel tempio diventato una spelonca di ladri?, n. 46.

Il Signore entrò nel Tempio e si mise a scacciare tutti coloro che compravano e vendevano, dicendo: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri». Qual è questo tempio trasformato in una caverna di ladri? È l’anima e il corpo dell’uomo, che sono più veramente il tempio di Dio di tutti i templi costruiti (1Cor 3,1; 6,19). Quando Nostro Signore vuole avvicinarsi a questo ultimo tempio, lo trova trasformato in un nascondiglio di ladri e in un mercato di commercianti.
Che cos’è un commerciante? E' colui che dà ciò che ha– a suo piacimento– in cambio di ciò che non ha: le cose di questo mondo. Il mondo intero è pieno di questa classe di commercianti! Li troviamo tra i presbiteri e i laici, tra i religiosi, i monaci e le monache. Quanta gente piena della propria volontà; quanta gente che cerca in tutto il proprio interesse.
Se, al contrario, volessero soltanto commerciare con Dio dandogli la propria volontà, che felice scambio farebbero! L’uomo deve volere, deve perseguire, deve cercare Dio in tutto ciò che fa; e quando ha fatto tutto questo – bere, dormire, mangiare, parlare, ascoltare – deve lasciare completamente da parte le immagini delle cose e agire in modo che il suo tempio rimanga totalmente vuoto.
Una volta che il tempio è vuoto, una volta che avrai scacciato tutta la folla dei venditori, le immaginazioni che lo disturbano, allora potrai essere la casa di Dio (Ef 2,19). E così troverai la pace e la gioia del tuo cuore, e nulla ti tormenterà più, nulla di ciò che ora ti inquieta, ti deprime e ti fa soffrire.

28/05/2026

SANTO DEL GIORNO

San Germano di Parigi

San Germano di Parigi, nato nel 496 vicino ad Autun, in Francia, fu un vescovo e santo noto per la sua dedizione ai poveri e la sua influenza sulla vita religiosa e politica del suo tempo. Ordinato sacerdote all'età di 34 anni, fu nominato abate di Saint-Symphorien, dove la sua generosità verso i bisognosi suscitò ammirazione e resistenza tra i suoi monaci. Nel 555 fu consacrato vescovo di Parigi, carica dalla quale promosse l'eradicazione delle pratiche pagane e la riforma delle celebrazioni cristiane.

San Germano ebbe un impatto significativo sulla corte del re Childeberto I, ottenendo la sua conversione e promuovendo i valori cristiani nel suo governo. Inoltre partecipò a diversi concili, come quelli di Parigi e di Tours, dove si adoperò per rafforzare la disciplina ecclesiastica. La sua opera comprendeva la costruzione dell'Abbazia di Saint-Germain-des-Prés, che divenne un importante centro religioso.

Morì il 28 maggio 576 e fu canonizzato nel 754. La sua festa si celebra il 28 maggio, giorno in cui viene onorato come difensore dei poveri e riformatore della Chiesa. La sua vita continua ad essere un esempio di leadership spirituale e impegno sociale.

28/05/2026

Vangelo e letture

Giovedì della VIII settimana del Tempo Ordinario

GIOVEDÌ · Ciclo A · Feria

Prima lettura
1Pt 2, 2-5.9-12 •

Voi siete il sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, se davvero avete gustato che buono è il Signore. Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.
Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all’anima. Tenete una condotta esemplare fra i pagani perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 99

℟. Presentatevi al Signore con esultanza.
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. ℟

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. ℟

Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome. ℟

Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. ℟

Vangelo
Mc 10, 46-52 • Rabbunì, che io veda di nuovo!

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore

Commento al Vangelo

San Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa (sec. VI) • Omelie sui Vangeli, n. 2; PL 76, 1081.

«Un mendicante cieco sedeva lungo la strada». A ragione la Scrittura ci presenta questo cieco lungo la strada e a chiedere l’elemosina, perché Colui che è la Verità stessa ha detto: «Io sono la via». Chi ignora lo splendore della luce eterna è cieco. Tuttavia, se già crede nel Redentore, allora è già seduto lungo la strada. Ma questo non basta: se smette di pregare per ricevere la fede e abbandona le suppliche, è un cieco seduto lungo la strada, ma senza chiedere l’elemosina. Solo se crede e, consapevole delle tenebre che oscurano il suo cuore, chiede di essere illuminato, allora sarà come il cieco seduto lungo la strada a chiedere l’elemosina. Chiunque riconosca le tenebre della propria cecità, chiunque comprenda quale sia quella luce eterna che gli manca, invochi dal profondo del cuore, gridi con tutte le forze dell’anima dicendo: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me».
Ogni uomo che sa che le tenebre lo rendono cieco gridi dal profondo di sé: «Gesù, Figlio di Davide, abbi misericordia di me». Ma ascolta anche ciò che segue alle grida del cieco: «Quelli che lo precedevano lo rimproveravano perché tacesse» (Lc 18,39).
Chi sono costoro? Essi rappresentano i desideri della nostra condizione umana in questo mondo, quelli che ci trascinano nella confusione: i vizi dell’uomo e il timore, che, nel tentativo di impedire il nostro incontro con Gesù, turbano la mente seminando tentazioni e cercano di soffocare la voce del nostro cuore nella preghiera.
Accade infatti spesso che il nostro desiderio di tornare a Dio e lo sforzo di allontanare i nostri peccati mediante la preghiera vengano ostacolati da queste realtà: la vigilanza dello spirito si allenta a contatto con esse, riempiono di confusione il cuore e soffocano il grido della nostra preghiera.
Che cosa fece allora il cieco per ricevere la luce nonostante gli ostacoli? «Gridò più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”». Certamente, quanto più siamo oppressi dal disordine dei nostri desideri, tanto più dobbiamo insistere nella preghiera. Quanto più la voce del nostro cuore è oscurata, tanto più dobbiamo perseverare con forza, finché superiamo il disordine dei pensieri che ci assalgono e giungiamo all’ascolto fedele del Signore. Credo che ciascuno possa riconoscersi in questa immagine: quando cerchiamo di allontanare questi pensieri dal cuore e di rivolgerci a Dio, essi si fanno così insistenti e forti che dobbiamo combatterli. Ma perseverando con vigore nella preghiera, faremo sì che Gesù si fermi al nostro passaggio. Come dice il Vangelo: «Gesù si fermò e ordinò che gli fosse condotto» (v. 40).
Osserviamo ciò che il Signore disse al cieco che gli si avvicinava: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Colui che aveva il potere di restituire la vista ignorava forse ciò che voleva il cieco? Certamente no. Ma egli desidera che gli chiediamo le cose, anche se già le conosce e intende concederle. Ci esorta a chiedere, perfino con insistenza, lui che afferma: «Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate» (Mt 6,8). Se domanda, è perché si chieda; se domanda, è per spingere il nostro cuore alla preghiera.
Ciò che il cieco chiede al Signore non è oro, ma luce. Non si preoccupa di domandare altro che la luce. Imitiamo quest’uomo, fratelli carissimi. Non chiediamo al Signore né ricchezze ingannevoli, né beni terreni, né onori passeggeri, ma la luce: non la luce limitata dallo spazio, condizionata dal tempo, interrotta dalla notte, che condividiamo con gli animali; chiediamo quella luce che anche gli angeli contemplano, che non ha inizio né fine. Tuttavia, la via per giungere a questa luce è la fede. Perciò, giustamente il Signore risponde subito al cieco che sta per riacquistare la vista: «Alzati! La tua fede ti ha salvato».
È tempo di considerare ciò che accadde al cieco che chiedeva la vista e anche ciò che egli fece. Il Vangelo dice ancora: «Subito vide e lo seguì». Vede e segue chi mette in pratica il bene che ha conosciuto; vede, ma non segue, chi pure conosce il bene, ma non si impegna a compierlo.
Se dunque, fratelli carissimi, riconosciamo la cecità del nostro pellegrinaggio; se, mediante la fede nel mistero del nostro Redentore, siamo già seduti lungo la strada; se, con una preghiera continua, chiediamo la luce al nostro Creatore; se inoltre, dopo la cecità, per il dono della fede che illumina l’intelligenza siamo stati rischiarati, sforziamoci di seguire con le opere quel Gesù che conosciamo con la mente. Guardiamo dove il Signore si dirige e, imitandolo, seguiamo le sue orme. Infatti, segue veramente Gesù solo chi lo imita.

27/05/2026

SANTO DEL GIORNO

Sant'Agostino di Canterbury

Sant'Agostino di Canterbury, nato nel VI secolo, fu un monaco benedettino e primo arcivescovo di Canterbury, conosciuto come "l'Apostolo d'Inghilterra". Inviato da papa Gregorio Magno nel 597, guidò una missione per evangelizzare gli anglosassoni, che erano per lo più pagani. La sua spiritualità era incentrata sull'obbedienza, sull'umiltà e sulla dedizione alla missione evangelizzatrice.

Agostino e i suoi compagni affrontarono sfide significative, ma riuscirono a stabilire una solida base per il cristianesimo in Inghilterra. Il re Etelberto del Kent, influenzato dalla moglie cristiana, Santa Berta, accolse Agostino e permise la diffusione della fede. Nel Natale del 597 migliaia di persone furono battezzate, segnando una pietra miliare nella storia religiosa del Paese. Agostino fondò la Cattedrale di Canterbury, che divenne il centro spirituale della Chiesa in Inghilterra.

La sua influenza perdura nella struttura ecclesiastica e nell'identità cristiana dell'Inghilterra. Morì il 26 maggio 604 e fu sepolto nell'Abbazia di Sant'Agostino. La sua festa si celebra il 27 maggio, giorno che onora la sua memoria di pioniere dell'evangelizzazione e modello di leadership spirituale.

27/05/2026

Vangelo e letture

Mercoledì della VIII settimana del Tempo Ordinario

MERCOLEDÌ · Ciclo A · Feria

Prima lettura

1Pt 1, 18-25 • Foste liberati dalla vostra vuota condotta con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna. Perché ogni carne è come l’erba
e tutta la sua gloria come un fiore di campo.
L’erba inaridisce, i fiori cadono,
ma la parola del Signore rimane in eterno.
E questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 147

℟. Celebra il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. ℟

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. ℟

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. ℟

Vangelo

Mc 10, 32-45 • Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

San Giovanni Crisostomo, vescovo, Padre e Dottore della Chiesa (sec. IV) • Omelia Contro gli anomei, 8, 6; PG 48, 776-777.

Ciò che i due fratelli, Giovanni e Giacomo, volevano, aspirando ai primi posti, alle cariche e agli onori più eminenti, era, a mio parere, avere autorità sugli altri. Per questo Gesù si oppone alla loro pretesa. Scopre e mette a n**o i loro pensieri segreti quando dice: «Chi vuole essere il primo, sia servo di tutti». In altre parole: «Se aspirate ai primi posti e ai grandi onori, cercate l’ultimo posto, sforzatevi di essere i più semplici, i più umili e i più piccoli tra tutti. Mettetevi dietro agli altri. Questa è la virtù che conduce all’onore che desiderate. Avete accanto a voi un esempio eloquente, “poiché il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per tutti”. Così otterrete gloria e fama. Guardate ciò che mi riguarda: non cerco né onore né gloria, e tuttavia il bene che compio in questo modo è infinito».
Lo sappiamo: prima dell’incarnazione di Cristo e del suo abbassamento, tutto era perduto, tutto era corrotto; ma, dopo che egli si è umiliato, ci ha rivelato ogni cosa. Ha abolito la maledizione, ha distrutto la morte, ha aperto il paradiso, ha dato morte al peccato, ha spezzato i chiavistelli delle porte del cielo per introdurvi le primizie della nostra umanità. Ha diffuso la fede in tutto il mondo, ha scacciato l’errore e ha stabilito la verità. Ha fatto sedere sul trono le primizie della nostra natura. Cristo è l’autore di benefici innumerevoli che la mia parola, né alcuna parola umana, è capace di esprimere. Prima del suo abbassamento, solo gli angeli lo contemplavano; ma dopo che egli si è umiliato, l’intero genere umano lo ha riconosciuto.

26/05/2026

SANTO DEL GIORNO

San Filippo Neri

San Filippo Neri, nato a Firenze, in Italia, nel 1515, è conosciuto come l'"Apostolo di Roma" per il suo instancabile lavoro spirituale e sociale nella città. Fin da giovane manifestò una profonda spiritualità, dedicandosi alla preghiera e al servizio degli altri. All'età di 18 anni lasciò la sua vita agiata per trasferirsi a Roma, dove visse in povertà e dedicò il suo tempo all'insegnamento e all'aiuto dei più bisognosi.

Fondò la Congregazione dell'Oratorio, società di chierici secolari che promuoveva la formazione spirituale e la ca**tà. Il suo approccio innovativo prevedeva incontri informali, musica e discussioni su argomenti religiosi, attirando grandi e piccini. Filippo era noto per la sua gioia contagiosa e la sua capacità di entrare in contatto con persone di ogni ceto sociale, diventando un modello di santità accessibile e avvicinabile.

Durante la Controriforma, la sua opera giocò un ruolo cruciale nella rivitalizzazione della fede cattolica a Roma. Promosse la devozione al Santissimo Sacramento e la pratica della confessione frequente, rafforzando la vita spirituale della comunità. Morì nel 1595 e fu canonizzato nel 1622. La sua festa si celebra il 26 maggio, giorno in cui è onorato come esempio di umiltà, gioia e amore per il prossimo. La sua influenza perdura nella Chiesa e nella spiritualità cristiana.

26/05/2026

Vangelo e letture

San Filippo Neri

MARTEDÌ · Ciclo A · Memoria Obbligatoria

Prima lettura

1 Pt 1, 10-16 • I profeti preannunciavano la grazia a voi destinata; perciò restate sobri e abbiate speranza.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, sulla salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano la grazia a voi destinata; essi cercavano di sapere quale momento o quali circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che le avrebbero seguite. A loro fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo mediante lo Spirito Santo, mandato dal cielo: cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
Perciò, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: «Sarete santi, perché io sono santo».

Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 97

℟. Il Signore ha rivelato la sua giustizia.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. ℟

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d'Israele. ℟

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! ℟

Vangelo

Mc 10, 28-31 • Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzione, e la vita eterna nel tempo che verrà.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Parola del Signore

Commento al Vangelo

Santa Teresa di Calcutta, fondatrice delle Missionarie della Ca**tà (sec. XX) • Il più grande amore, p. 40

Le ricchezze, sia materiali sia spirituali, possono soffocarci se non le usiamo bene. Perché neppure Dio può mettere qualcosa in un cuore che è già pieno. Un giorno nasce il desiderio di avere denaro e tutte le cose che esso può procurare: cose superflue, lusso nel cibo, raffinatezze nel vestire. I bisogni aumentano perché una cosa porta all’altra, e la conseguenza è un’insoddisfazione incontrollabile. Manteniamoci il più possibile vuoti, affinché Dio possa riempirci.
Il nostro Dio ci dà l’esempio: fin dal primo giorno della sua esistenza umana è cresciuto in una povertà che nessun essere umano potrà mai sperimentare, perché «da ricco che era, si fece povero» (2 Cor 8,9). Essendo ricco, svuotò se stesso. Qui sta la contraddizione. Se desidero essere povero come Cristo, che si fece povero pur essendo ricco, devo fare lo stesso. Sarebbe vergognoso essere più ricchi di Gesù, che sopportò la povertà per il nostro bene.
Sulla croce Cristo non aveva nulla. La croce gliela diede Pilato; i chiodi e la corona, i soldati. Era n**o. Quando morì, gli tolsero la croce, i chiodi e la corona. Lo avvolsero in un pezzo di lino donato da un’anima caritatevole e lo seppellirono in una tomba che non era sua. Pur potendo morire come un re e persino sottrarsi alla morte, scelse la povertà perché sapeva che quella era la vera via per possedere Dio e per portare il suo amore sulla terra.

Indirizzo

Via Pietro Laclos N°5
Taranto
74121

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