14/05/2026
IL TESTO DEL NOSTRO INTERVENTO PER BAKARY SAKO
A nome di Arci Gagarin e Arci Taranto desidero ringraziare Libera, Babele, Mediterranea Saving Humans e la Comunità Africana di Taranto e Provincia per aver offerto alla collettività questa importante occasione di confronto e dibattito nel nome di Bakary Sako.
Ci sono diverse ragioni per le quali la fine drammatica di Bakary, l’assassinio brutale di un giovane lavoratore immigrato, figlio, futuro padre, amico di tanti, ci porta in piazza Fontana quest’oggi.
Innanzitutto il desiderio di commemorarlo attraverso la presenza, la partecipazione a un momento di cordoglio unanimemente condiviso ma che, non per questo, rende meno agghiacciante l’assassinio.
Siamo qui anche per testimoniare il nostro sgomento, il profondo senso di impotenza che proviamo dinanzi a manifestazioni di violenza gratuita e ferina, probabilmente aggravata da questioni di ordine razziale, comunque consumatasi contro una persona in condizione di fragilità almeno economica che ha dovuto soccombere dinanzi a un branco di ragazzini, la maggior parte dei quali minorenni residenti in questo quartiere che è sì problematico ma che, da qualche decennio, aveva smesso di essere percepito come pericoloso.
Siamo, infine, a chiedere giustizia per Bakary Sako e a ribadire con forza i valori della solidarietà, dell’umanità, dell’antirazzismo, della vita nei quali crediamo e per i quali ci spendiamo.
Il terribile epilogo dell’esistenza di Bakary impone, tuttavia, all’intera la società una riflessione profonda sulla percezione di questi valori – già minati dalle vicende internazionali e dalla comunicazione politica – e su come siano oggetto di ulteriore stortura, vilipendio in contesti già problematici.
Domande su come il fenomeno delle babygang stia prendendo vigore in maniera trasversale e, spesso, indipendente dal pensiero politico dominante nei media, dagli atteggiamenti degli adulti di riferimento, da tutte quelle situazioni che, normalmente, additiamo come tossiche per la nostra società.
Domande su come ci muoviamo, nel nostro quotidiano, per estirpare questo tipo di tossicità, un istinto di sopravvivenza nell’abbandono che ha subito la mutazione in indifferenza e odio verso l’altro, verso il più fragile, verso il più solo e che viaggia lungo rotte difficili da delineare, troppo frammentate per essere raccolte e analizzate e che non mostrano che alcuni, superficiali tratti nella cultura nazionalpopolare.
Domande sulla solidarietà esibita nei confronti degli assassini, molto spesso da parte di loro pari che augurano loro “presta libertà” sui social network e sulle pratiche di “fratellanza” nei contesti più abbandonati, dove la mano che sferra il colpo è una, ma il corpo è composto da una moltitudine difficile da sciogliere perché legata da un sistema valoriale comune che, a molti, sfugge.
Domande su come sia stato possibile lasciare in questa condizione di abbandono culturale, sociale, istituzionale la Città Vecchia sulla quale, pure, insiste Palazzo di Città, da cui le voci a condanna di quanto accaduto si sono levate troppo flebili e troppo tardivamente.
C’è chi pensa di risolvere parlando di sicurezza, ma quello che occorre sarebbe una continuità nell’azione sociale e culturale, ben sostenuta dalle istituzioni, difesa dalle istituzioni.
Noi continueremo a chiedere attenzione e giustizia e faremo tutto il possibile per incrementare la sensibilizzazione verso i valori in cui crediamo e nei quali rientrano la tutela dell’alterità, l’antirazzismo, la vita umana. Vorremmo, infine, lanciare la proposta di ritrovarci, ogni 9 maggio, qui in Piazza Fontana, nel ricordo di Bakary Sako e per tener viva la memoria dell’uomo e l’attenzione sul quartiere.
Non so quale fosse il credo religioso di Bakary Sako ma posso immaginare che, come molti suoi conterranei, fosse musulmano. Una volta un Imam mi disse che quando un fratello musulmano muore sono le parole e i pensieri buoni di chi resta e di chi gli è attorno nel ricordo che lo accompagnano nell’aldilà. Oggi che siamo tutti qui per Sako Bakary voglio pensare che, assieme alla raccolta fondi per far rientrare il suo corpo in Mali, stiamo contribuendo al buon passaggio all’altra vita.
Ti sia lieve la terra, fratello, non ti dimenticheremo e continueremo a chiedere giustizia.
Stefania Castellana per Arci Gagarin e Arci Taranto
ARCI Comitato Taranto Arci Talsano Arci Montemesola Circolo "Terra rossa"