San Biagio - Casa di Preghiera FMA

San Biagio - Casa di Preghiera FMA Silenzio, semplicità, spirito di famiglia e armonia con il creato sono tra i nostri punti cardine.

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Giovedì, 11 giugno 2026 - Memoria di San Barnaba, apostoloDALLA PAROLA DEL GIORNO«C’erano...
10/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Giovedì, 11 giugno 2026 - Memoria di San Barnaba, apostolo

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono»
Atti 13,1-3

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
In vari passaggi gli Atti degli Apostoli presentano la splendida figura di Barnaba, qui nell’insieme di personaggi di provenienza internazionale e interculturale, tutti dediti all’annuncio del vangelo. Mentre assolvono i loro compiti e ruoli diversificati, di profeti e di maestri, non tralasciano però mai il memoriale di cui sono eredi: la preghiera, il digiuno, la celebrazione del culto del Signore.
In questo contesto di orazione avviene una nuova pentecoste: lo Spirito Santo fa loro comprendere quali nuovi orizzonti sono da considerare e chi è chiamato a tale missione specifica. Il “mettere da parte” Bàrnaba e Saulo per quest’opera significa privarsi della loro attività zelante ad Antiochia e nei dintorni, eppure generosamente li congedano, certi che è il Signore a precederli in questi sconosciuti nuovi luoghi di annuncio. Per il quale, oltre la preghiera e la benedizione è certo necessario anche un pizzico di intraprendenza, di sana creatività, di fede solida e di impegno responsabile.
Bàrnaba il suo ruolo lo compie fino in fondo, riuscendo anche fermarsi quando intravvede il limite del proprio incarico, senza mai venir meno al ministero con autorevolezza e umiltà che lo contraddistinsero: un cristiano illuminato che oggi ci aiuta a leggere i segni dei tempi contemporanei.

Scendi, Spirito Santo, sorgente di luce e di sapienza,
insegnaci a scrutare i segni del tempo e corrispondere ai servizi che ci affidi.

LA VOCE DI PAPA LEONE XIV, IN MAGNIFICA HUMANITAS 91)
“Sotto la guida dello Spirito Santo, la Chiesa si lascia illuminare dalla Parola, per leggere i segni dei tempi e cercare con creatività vie nuove perché le relazioni tra persone e popoli diventino più conformi alle esigenze del Regno di Dio.
Per questo incoraggio tutti, in modo particolare i fedeli laici, a non aver paura di lasciarsi provocare dalla realtà, di mettersi in ascolto reciproco e di assumere con fermezza la propria responsabilità nella costruzione di una società più umana e fraterna”.

Commento di Sr. Mimica Oblak FMA
Casa di Preghiera San Biagio
www.sanbiagio.org [email protected]

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Mercoledì, 10 giugno 2026 - X Settimana del Tempo ordinario (Anno pari)DALLA PAROLA DEL G...
09/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Mercoledì, 10 giugno 2026 - X Settimana del Tempo ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. […]
Al momento dell’offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!». Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!».»
1Re 18,20-21.36-39; cf 18,20-39

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
Dopo molti giorni, riporta l’autore del Primo libro dei Re, Elia, si fa trovare dal re Acab, seguendo la parola del: «Va’ a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra» (cf 18,1). Prima del dono della pioggia tanto atteso però sia il re che il popolo devono prendere posizione: chi è il mio/nostro Dio? Elia li sprona con l’immagine dei “piedi zoppicanti” che rendono i nostri passi instabili, appoggiandosi ora da una ora dall’altra parte.
Il passaggio dal nascondimento e insicurezza alla professione di fede ha dovuto farlo lo stesso Elia che ora è pronto a testimoniare il suo credo dinanzi ai suoi connazionali, credenti nascosti o apertamente seguaci degli idoli del momento. Il racconto si sofferma a lungo sulla sfida tra i profeti auto-dichiarati ed Elia. Ma è la preghiera dell’uomo di Dio che apre finalmente le orecchie, gli occhi, e la mente dei presenti e fa convertire i loro cuori: perché il Signore, Dio dei padri, oggi risponde all’invocazione del suo profeta!
Dopo un lungo tirocinio alla scuola della parola del Signore, infatti, Elia ha imparato a discernere i momenti, a non esitare più, a esporsi anche di fronte a chi gli potrebbe togliere la vita; ora è pronto a insegnarlo a sua volta. E il popolo zoppicante, richiamato alla scelta, non saltella più da una o altra parte, ma prostrandosi esclama: «Il Signore è Dio!»

Signore, tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.

LA VOCE DI UNO SCRITTORE REGISTA
“Se limiti le tue scelte al campo del possibile e del razionale, ti sconnetti da ciò che veramente vuoi e a quel punto non restano altro che i compromessi”.
(Robert Jordan FRITZ)

Commento di Sr. Mimica Oblak FMA
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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Martedì 9 giugno 2026 - X Settimana del Tempo ordinario (Anno pari)DALLA PAROLA DEL GIORN...
08/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Martedì 9 giugno 2026 - X Settimana del Tempo ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. Fu rivolta a lui la parola del Signore: «Àlzati, va’ a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”». »
cf 1Re 17,7-16

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
Continua la peregrinazione di Elia, questa volta in direzione nord-ovest, a Sarepta, nei pressi di Sidone, in Fenicia: in una terra straniera il Signore va a nascondere il suo profeta dal re Acab. Non più un corvo, ma una vedova avrà cura di lui, secondo la parola del Signore.
La siccità ostacola ormai la sussistenza di tutti, di Elia – che vede prosciugarsi il torrente presso cui si nascondeva, e anche della vedova che non nega l’ospitalità all’uomo di Dio pur nella circostanza quasi disperata in cui si ritrova. Disseta anzitutto Elia e poi, secondo richiesta, andrà a prepararli del pane.
È un mendicante esigente Elia, ma il suo non è un capriccio egocentrico bensì l’occasione per rivelare anche a lei la benevolenza del Dio d’Israele: «… la farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra». Presuppone però il superamento della diffidenza e un’attiva collaborazione della donna, la sua laboriosa semplicità quotidiana: ritorna a raccogliere la legna necessaria, impasta l’ultima farina, consegna la focaccia… Questa condivisione generosa dell’ultimo tozzo di pane si trasforma in una comunione e vita permanente, per lei, per il figlio, per tutta la sua casa.

Signore, nell’angoscia mi hai dato sollievo…
Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.

LA VOCE DI UN PASTORE DELLA CHIESA DI GESÙ CRISTO DEI SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI
“Spesso quello di cui manca una vedova non è il cibo o il tetto, ma la consapevolezza di fare parte della società”. (Thomas S. MONSON)

Commento di Sr. Mimica Oblak FMA
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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Lunedì, 8 giugno 2026 - X Settimana del Tempo ordinario (Anno pari)DALLA PAROLA DEL GIORN...
07/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Lunedì, 8 giugno 2026 - X Settimana del Tempo ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare». Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente» 1Re 17,1-6

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
Le letture feriali in queste due settimane ci presentano la figura di Elia e la sua particolare missione in un periodo complesso della storia del popolo d’Israele che coincide con il regno di Acab e della sua moglie Gezabele. Il ciclo narrativo su Elia (1Re 17,1 ‒ 2Re 2,18) inizia propria con la sua prima profezia al re con la previsione di anni di siccità a causa dei malfatti compiuti: un annuncio piuttosto sgradevole che sarà il motivo per cui Elia dovrà nascondersi.
In questa circostanza però avviene la parola di Dio. Potremmo considerarla la chiamata profetica: «Vattene di qui…». Elia deve lasciare il proprio paese – Tisbe, in Transgiordania: è il primo spostamento geografico “obbligatorio” per Elia, direzione oriente, accompagnato dalla promessa che il Signore stesso avrà cura di lui. Dovrà nascondersi sì, ma presso un torrente – fonte d’acqua fresca (e non è poco in un periodo di aridità appena indetto); anche il pane ogni mattina è assicurato e la carne la sera, servita da un corvo.
Questo però è soprattutto il periodo di solitudine, relativamente breve ma indispensabile affinché Elia impari a stare da solo con il suo Signore, affinché si fidi di Lui, della Sua cura provvidente e preveniente. È il tempo kairologico – il momento favorevole per comprendere il significato del suo nome (Eliyyahu ≈ Dio è il mio Signore) e della sua missione: essere il profeta del Signore implica l’ascolto e la trasmissione fedele della Sua Parola al popolo disorientato da idoli stranieri e diventare per loro una guida sicura e affidabile.

Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?

LA VOCE DI UNO SCRITTORE E MAESTRO SUFI
Sii il primo ad aver fede nel tuo ideale, se desideri che gli altri credano in esso. Se non rispetti tu stesso il tuo ideale, gli altri non lo rispetteranno. (Inayat KHAN)

Commento di Sr. Mimica Oblak FMA
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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Domenica, 7 giugno 2026 - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO, SOLENNITÀ (Anno A)DALLA PA...
07/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Domenica, 7 giugno 2026 - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO, SOLENNITÀ (Anno A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» 1Corinzi 10,16-17

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
In questi soli due versetti della preziosa e ricca Prima lettera ai Corinzi Paolo ci interroga sulla nostra comprensione riguardo la comunione e nello stesso tempo ci offre una risposta in stile parabolico che poi – nei capitoli seguenti – spiegherà in modo dettagliato.
Le domande prima di tutto: sono un riassunto istruttivo di quel gesto oblativo di Gesù nel Cenacolo che precede il comandamento: «Fate questo in memoria di me» (cf Lc 22,19). Condividere il calice e spezzare il pane sono i presupposti della comunione ~ koinōnía con Cristo, con Gesù, Figlio di Dio; e con l’intero suo corpo mistico – la Chiesa.
Ecco il segno, il simbolo del pane: non si vedono i singoli grani, né tutti i vari ingredienti che lo rendono saporito, gradito, desiderato; ma se mancasse un solo elemento non sarebbe più un pane buono da nutrire, da spezzare, da condividere… Così ogni membro della Chiesa, ogni battezzato, ciascuno di noi, fa uno il Corpus Domini, è uno nel in Cristo: «tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (10,17b). Questa partecipazione all’unità ci impegna ad essere attivi nel com-partecipare, in prima persona, con gioiosa condivisione di quello che siamo e possiamo donare a tutti i membri dell’unico corpo, a tutti i granelli dell’unico pane.

Pane del cielo sei tu Gesù, via d’Amore, Tu ci fai come Te.

LA VOCE DI UN MATEMATICO
“Dio, dopo aver creato il cielo e la terra, che non sentono affatto la felicità del loro essere, volle creare degli esseri capaci di conoscerlo e di costituire un corpo di membra pensanti”.
(Blaise PASCAL)

Commento di Sr. Mimica Oblak FMA
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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Sabato 6 giugno - IX Settimana del Tempo OrdinarioDALLA PAROLA DEL GIORNOGesù [nel tempio...
05/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Sabato 6 giugno - IX Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO
Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Mc 12,38-44

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
Gesù ci mette in guardia da coloro che si limitano a ostentare, che desiderano solo essere ammirati dagli altri. Ci insegna che chi vuole essere il primo deve essere l'ultimo, il servo di tutti. Ci insegna anche a guardare oltre le apparenze, come quando vede la vedova che mette nel tesoro del tempio non ciò che ha di più, ma ciò che le manca per vivere. Ci ricorda che Dio non guarda all'apparenza esteriore, ma al cuore.

Signore, concedimi uno sguardo semplice, trasparente e limpido, che non si lasci influenzare dalle luci della ribalta, dagli abiti eleganti o dai titoli onorifici. Che io possa scoprire la tua presenza nelle cose più umili, in ciò che sembra insignificante.

LA VOCE DI UN AUTORE CONTEMPORANEO
«Si vede bene solo con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.»
Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)

commento di Sr Teresita Verhelst Solano fma
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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Venerdì 5 giugno - San Bonifacio, Vescovo e Martire – MemoriaDALLA PAROLA DEL GIORNOInseg...
04/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Venerdì 5 giugno - San Bonifacio, Vescovo e Martire – Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO
Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: “Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri. Mc 12,35-37

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
La folla ascolta con gioia le parole di Gesù, al di là dei discorsi e dei dibattiti teologici sulla questione se Gesù sia figlio o signore di Davide. La verità è che Gesù è il Messia atteso da tempo. Colui che è stato assillato con innumerevoli domande ora le pone lui stesso, lasciando i suoi oppositori perplessi.
Oggi siamo invitati ad ascoltare con gioia Gesù e a proclamarlo con la nostra vita come nostro Dio e Signore, e come il Messia venuto con uno stile diverso: quello del servizio.
Il santo che ricordiamo oggi, attraverso la sua vita e la sua testimonianza, ha riconosciuto Dio come suo Messia e Signore.

Tu, Signore, sei il mio Signore; come Pietro, ti riconosco come il Messia, il Figlio del Dio vivente

LA VOCE DI UN SANTO VESCOVO E MARTIRE
[…] Ma poiché le cose stanno così, e la verità può essere messa in discussione ma non sconfitta o ingannata, le nostre menti stanche trovano rifugio in queste parole di Salomone: Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non appoggiarti al tuo discernimento; in tutte le tue vie riconosci lui, ed egli raddrizzerà i tuoi sentieri. E altrove: Il nome del Signore è una torre possente; i giusti sperano in lui e sono aiutati. Rimaniamo nella giustizia e prepariamo le nostre anime alla prova; perseveriamo fino al tempo che Dio vorrà e diremo a lui: Signore, tu sei stato il nostro rifugio di generazione in generazione. […] Dalle Lettere di San Bonifacio, Vescovo e Martire (Lettera 78; MGH, Epistolae 3, 352, 354) Ufficio delle Letture

commento di Sr Teresita Verhelst Solano fma
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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA Giovedì 4 giugno - IX Settimana Tempo OrdinarioDALLA PAROLA DEL GIORNOSi avvicinò a Gesù ...
03/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Giovedì 4 giugno - IX Settimana Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO
Si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Mc 12,28b-34

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
I Vangeli di oggi sono caratterizzati dalle domande poste a Gesù e dalla meravigliosa saggezza del Maestro nel rispondere, senza cadere nella trappola che gli era stata tesa.
Oggi la domanda nasce da un cuore sincero, da chi è in cerca: qual è il primo comandamento? Gesù risponde ponendo l'amore di Dio e del prossimo al di sopra di ogni altro. Chi vive così non è lontano dal Regno, ma è nel cuore del Regno. Non ci sono più domande. La risposta è mettere in pratica questo comandamento supremo, che in realtà è tre: amore di Dio, amore per se stessi e amore per il prossimo.

Aiutami, Signore, ad amare con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima, con tutte le mie forze, il mio prossimo come me stesso.

LA VOCE DI UN PAPA
Amare con tutto il cuore significa farlo senza riserve, senza doppiezza, senza secondi fini, senza cercare successo o avanzamento personale. La ca**tà pastorale implica andare incontro agli altri, comprenderli, accoglierli e perdonarli con tutto il cuore. Ma non possiamo crescere in questa ca**tà da soli. Per questo il Signore ci ha chiamati a essere comunità, affinché questa ca**tà unisca tutti con uno speciale vincolo di fraternità. Per questo abbiamo bisogno dell'aiuto dello Spirito Santo, ma anche della lotta spirituale personale (cfr. Omelia di Papa Francesco, 1 aprile 2017).

commento di Sr Teresita Verhelst Solano fma
Casa di Preghiera San Biagio
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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLAMercoledì 3 giugno - Carlo Lwanga e compagni, Martiri – MemoriaDALLA PAROLA DEL GIORNOvenn...
02/06/2026

AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA
Mercoledì 3 giugno - Carlo Lwanga e compagni, Martiri – Memoria

DALLA PAROLA DEL GIORNO
vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
Mc 12,18-27

COME VIVERE QUESTA PAROLA?
I nemici di Gesù continuano a metterlo alla prova, prima nell'arena politica, ora in quella della fede. Lo affrontano con un caso estremo, coloro che non credono nella risurrezione. Gesù, che è la Risurrezione e la Vita, dice loro: si sbagliano; non comprendono le Scritture, né la potenza di Dio.
La risurrezione trascende la comprensione umana. Quando risorgeranno, non saranno più vincolati da legami umani o sociali. Quindi, usando le Scritture stesse, mostra loro che Dio non è un Dio dei morti, ma dei viventi, e che le loro argomentazioni sono errate.
La certezza della risurrezione ha suscitato la fede e ha dato forza ai martiri che ricordiamo oggi.

Signore, credo nella tua risurrezione, credo che tu sia un Dio dei viventi, la certezza della tua risurrezione è la forza dei martiri, dei testimoni, io credo, Signore.

LA VOCE DI UN SANTO PAPA
Quel crimine, di cui furono vittime, è così abominevole e così significativo da fornire una ragione chiara e sufficiente affinché questo nuovo popolo acquisisca una formazione morale, affinché prevalgano nuove consuetudini spirituali e vengano trasmesse ai loro discendenti, in modo da servire da efficace simbolo del passaggio da uno stato di vita semplice e primitivo – in cui non mancavano valori umani degni di considerazione, ma che era anche corrotto, debole e schiavo di se stesso – a una cultura più civilizzata, che aspira a più alte espressioni dell'intelletto umano e a condizioni di vita sociale superiori. (Dall'omelia di Papa Paolo VI per la canonizzazione dei martiri dell'Uganda. Ufficio delle Letture)

commento di Sr Teresita Verhelst Solano fma
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Ci sono momenti in cui è bello fermarsi. Non per guardare ciò che abbiamo fatto, ma per riconoscere ciò che il Signore h...
02/06/2026

Ci sono momenti in cui è bello fermarsi. Non per guardare ciò che abbiamo fatto, ma per riconoscere ciò che il Signore ha compiuto in mezzo a noi.

La Festa del Grazie, celebrata domenica 31 maggio presso la Casa di Preghiera San Biagio, è stata proprio questo: un'occasione per rileggere il cammino percorso insieme con uno sguardo di fede, riconoscendo i tanti segni della presenza di Dio nella nostra storia.

Nel cuore della tradizione salesiana, il “grazie” non è soltanto una parola gentile. È un atteggiamento del cuore. È la capacità di fare memoria del bene ricevuto, di riconoscere le persone che il Signore pone sul nostro cammino e di scoprire che ogni dono porta con sé la traccia del suo amore.

Quest'anno la Festa del Grazie si è inserita nella gioia della Solennità della Santissima Trinità e della Visitazione della Beata Vergine Maria a Elisabetta, due misteri che hanno illuminato profondamente il significato della giornata.

La Trinità ci ha ricordato che Dio è comunione, dono reciproco, amore che genera vita. Maria, invece, ci ha mostrato il volto concreto della gratitudine: dopo aver accolto il dono di Dio, si è messa in cammino verso Elisabetta e il suo cuore è esploso nel Magnificat, il canto di chi riconosce che tutto è grazia.

Anche noi, come Maria, abbiamo voluto fare memoria delle meraviglie che il Signore continua a compiere nella vita della nostra Casa. Abbiamo ringraziato per i giovani, le famiglie, i sacerdoti, i religiosi, gli amici di San Biagio e tutte le persone che durante l'anno hanno trovato qui uno spazio di ascolto, silenzio, preghiera, fraternità e incontro con Dio.

Un grazie speciale è stato rivolto alla Comunità Educante e a quanti, con generosità e discrezione, donano tempo, energie, competenze e cuore perché questa casa continui a essere un luogo di accoglienza e di speranza.

La giornata è stata resa ancora più significativa dalla celebrazione di due anniversari che hanno permesso di contemplare la fedeltà di Dio all'opera nella vita delle persone.

Abbiamo reso grazie per i 25 anni di matrimonio di Sergio e Laura, una storia di amore costruita giorno dopo giorno, nella gioia e nella prova, sostenuta dalla fede e dalla fiducia reciproca. La loro testimonianza ci ha ricordato che l'amore, quando si lascia custodire da Dio, continua a crescere e a generare vita.

Abbiamo inoltre celebrato i 50 anni di vita religiosa di Suor Gisella Serra, ringraziando il Signore per una vita interamente donata, vissuta con semplicità, passione educativa e fedeltà. Cinquant'anni di cammino che raccontano la bellezza di una vocazione accolta e rinnovata ogni giorno.

Più che celebrare degli anniversari, abbiamo celebrato l'opera di Dio. Abbiamo contemplato il bene seminato nel tempo, spesso nel silenzio, e i frutti che continua a portare nella vita delle persone e della comunità.

Al termine della giornata, il nostro cuore non poteva che unirsi al canto di Maria:
"L'anima mia magnifica il Signore".

Perché tutto è dono. Tutto è grazia.

Indirizzo

Contrada S. Biagio, Subiaco RM
Subiaco
00028

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