Parrocchia di Stanghella

Parrocchia di Stanghella Parrocchia di S.Caterina V. M. in Stanghella Qui troverete tutte le informazioni e le iniziative riguardanti la nostra Parrocchia

- NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA -8 settembre(Festa)I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna. La...
08/09/2026

- NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA -
8 settembre
(Festa)
I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna.
La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo a' serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.
Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo ben a ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazie corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.
La SS. Trinità concorse a gara per preparare h Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.
E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse.
Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.
PREGHIERA. Deh! Signore elargisci ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché come la maternità della Vergine fu per essi il principio della salvezza, così la devota solennità della sua nascita aumenti la loro pace.

07/09/2026
- BOLLETTINO PARROCCHIALE QUINDICINALE(STANGHELLA E STROPPARE) -
06/09/2026

- BOLLETTINO PARROCCHIALE QUINDICINALE
(STANGHELLA E STROPPARE) -

- COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA –“GUADAGNATI UN FRATELLO!”6 settembre 26 XXIII Dom. T.O. – Anno ADove due o tre son...
05/09/2026

- COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA –
“GUADAGNATI UN FRATELLO!”
6 settembre 26
XXIII Dom. T.O. – Anno A

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono con loro.
Il suo Nome è giustizia, pace, mitezza, limpido cuore. Il nome di Gesù è: fratello e amico! Nel mio nome vuol dire: quando due persone vivono un legame secondo Vangelo, allora Dio è lì. Quando due si guardano con bontà e verità lì c’è Dio. Quando un uomo e una donna, un genitore e un figlio o due amici si ascoltano con amore vigile, lì c’è Dio. Quando hai fame e sete di giustizia e di pace, per te e per gli altri, lì c’è Dio. Solo allora reale e spirituale coincidono.
E se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, vai e ammoniscilo. Lo scandalo del perdono è che è la vittima a doversi convertire per prima. «Il perdono è la de-creazione del male» (R. Panikkar), perché rattoppa il tessuto continuamente lacerato delle nostre relazioni.
Ma cosa mi autorizza a intervenire nella vita dell’altro? La ragione è tutta in una parola: Se tuo fratello… Solo se senti l’altro come fratello, se sai la sua speranza e la sua gioia, solo se hai assaggiato l’amaro delle sue lacrime, sei autorizzato a intervenire. Altrimenti sarebbe solo aggressione.
Chi ci ama ci sa riprendere, chi non ci ama sa solo ferire o adulare. Dopo aver così interrogato il cuore, tu va’ e parla, fai il primo passo, sii tu a riallacciare la relazione. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello.
Verbo stupendo: guadagnare un fratello. C’è gente che guadagna stima o potere o denaro, e poi c’è gente che guadagna fratelli. Il fratello è un guadagno, un tesoro per te e per il mondo. Investire in fraternità è l’unica politica economica che produce vera crescita.
E, alla fine, una frase da capire bene: Se non ascolta neppure i testimoni, quel fratello sia per te come il pagano. Sia un escluso, uno scarto, un rifiuto? No. Con lui farai come Gesù, che siede a tavola con i pubblicani e i peccatori e discute di pane e briciole con la donna pagana; ricomincerai anche tu, con paziente fiducia, ad annunciare la bella notizia della tenerezza di Dio chino su ciascuno dei suoi figli.
A Dio che gli chiede dove è Abele, Caino risponde: Sono forse io il custode di mio fratello? La replica è chiara: Sì, tu sei il custode. Neppure Abele è esentato: alla fine Dio chiederà proprio ad Abele e alle vittime: Tu cosa hai fatto di tuo fratello Caino? Ti sei riconciliato? Ti sei preso cura di lui?
Allora tutto quello che legherete o scioglierete sulla terra lo sarà anche in cielo. Non si tratta del potere giuridico dell’assoluzione, ma del mandato fondamentale di tessere strutture di riconciliazione.
Ciò che avete riunito e riconciliato attorno a voi, tutti i legami buoni che avete creato li ritroverete nel cielo. Ciò che avete liberato attorno a voi come energia di vita nuova, di audacia, di sorrisi, non sarà più cancellato, è storia del tempo e dell’eternità. Ciò che libererete avrà libertà per sempre, ciò che unirete sarà in comunione per sempre.

Letture : (Ez 33,1.7-9 ; Dal Sal 94 (95) , Rm 13,8-10 ; Mt 18,15-20).

-SANTA TERESA DI CALCUTTA (Religiosa e fondatrice)-5 SettembreMadre Teresa resterà come l'incarnazione più convincente, ...
05/09/2026

-SANTA TERESA DI CALCUTTA (Religiosa e fondatrice)-
5 Settembre

Madre Teresa resterà come l'incarnazione più convincente, nella nostra epoca, del genio della ca**tà evangelica; tutti l'hanno capita, i cristiani delle varie confessioni, i laici di ogni paese, gli indù come i musulmani. Quando, a metà degli anni Settanta, apriva a San Gregorio al Celio la prima casa romana delle sue suore, scelse per loro il pollaio dei monaci camaldolesi, una costruzione bassa, in mattoni bucati e lamiere, con il pavimento in cemento. «Le mie sorelle sono povere e abituate a tutto, vengono dall'India. Il pollaio sarà più che sufficiente», tagliava corto con chi trovava la cosa un po' scomoda. Povere. Come era povera lei, che aveva scelto di condividere in tutto e per tutto la condizione dei più poveri, dei diseredati, di chi dalla vita non aveva avuto altro che miseria, smacchi e sofferenza.

Pier Paolo Pasolini, dopo averla incontrata a Calcutta nel 1961, scrisse: «Dove guarda, vede». All'origine della sua genialità nell'amore c'era il vedere, prima di altri, il fratello che era nel bisogno e di soccorrerlo subito, senza giudicare, senza lasciarsi bloccare dalle frontiere. O anche dalla mancanza di mezzi.

È stata a volte criticata perché nei suoi ospizi non c'erano abbastanza medici e medicine. Ma nelle situazioni disperate nelle quali si è avventurata, non avrebbe concluso granché se avesse dovuto aspettare di avere l'attrezzatura giusta per soccorrere qualcuno.

Madre Teresa, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, era nata il 26 agosto 1910 a Skopje nella Macedonia del Nord. Quando il papà, Nikola, morì improvvisamente, la famiglia visse momenti di grandi difficoltà economiche. Fu brava la mamma, Drane, ad allevare Agnes e i suoi quattro fratelli con fermezza e amore, orientando la loro formazione religiosa. Agnes trovò sostegno anche nella vivacità della parrocchia del Sacro Cuore, gestita dai gesuiti, nella quale era attivamente impegnata.

A diciott'anni, desiderosa di fare la missionaria, lasciava la casa e il paese, diretta in Irlanda, dove veniva accolta, con il nome di suor Mary Teresa, nell'istituto delle «Suore di Loreto». Qualche mese dopo venne mandata in India, a Calcutta, dove completò la sua formazione alla vita religiosa, facendo prima i voti temporanei, seguiti da quelli perpetui, e inserendosi nelle attività dell'istituto fino a diventare, nel 1944, direttrice di una scuola per ragazze, il St. Mary.

I primi vent'anni della sua vita religiosa li trascorse così, senza scossoni, insegnando alle ragazze, maturando anche una sua spiritualità forte, che aveva nella preghiera e nell'amore per le consorelle e per le allieve i suoi punti di forza. Ma aveva anche l'occhio attento a ciò che succedeva intorno. E non era granché bello, anzi inquietava non poco.

Intanto il Signore, con illuminazioni interiori, la andava preparando a quella che sarà la sua straordinaria avventura. Al centro delle rivelazioni proprio quello che inquietava madre Teresa: l'indifferenza assoluta della gente verso i poveri, che in gran numero languivano nelle baraccopoli e lungo le vie della città.

Durante un viaggio in treno, nel 1946, le parve di sentire più chiara la voce di Gesù che la invitava ad abbandonare tutto per porsi al servizio di quei poveri. Madre Teresa accolse l'invito e segnò quell'episodio che avrebbe cambiato la sua vita, come «il giorno della decisione».

Le ci volle del tempo per ottenere il permesso di lasciare le Suore di Loreto, ma alla fine, era il 1948, fu libera di seguire la propria vocazione e di entrare nel mondo dei poveri. Indossò il sari, la tunica bianca delle donne indiane, con in più le strisce blu che orlavano il velo, e la croce appuntata sulla spalla. Con il nuovo abito, che segnava anche il cambiamento della sua vita, si recò a Patna dalle Suore mediche missionarie per seguire un breve corso di infermeria. Rientrata a Calcutta, si sistemò provvisoriamente presso le Piccole sorelle dei poveri.

Il 21 dicembre 1948 andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di bambini, si prese cura di un anziano malato che giaceva sulla strada. Si imbatté anche in una donna agonizzante, distesa su un marciapiede: era così debole che topi e formiche le stavano rosicchiando il corpo. Da giorni era lì, in attesa della morte, ma nessuno l'aveva soccorsa. Madre Teresa la raccolse e la portò al vicino ospedale, dove le dissero che era troppo malata e troppo povera per essere curata.

Calcutta era piena di gente che finiva così. Teresa capì che non poteva più restare a guardare, doveva fare qualcosa. Chiese, e le fu concesso, di occupare parte di un ex tempio indù diventato covo di mendicanti e criminali di ogni risma. Madre Teresa lo trasformerà nella prima «Casa dei moribondi».

Le baraccopoli � con i loro poveri ai quali dare speranza, con i bambini abbandonati da curare e amare, con i moribondi da accompagnare nel passo estremo...divennero la terra di missione, sua e di altre donne che via via decideranno di condividere la sua vita e il suo impegno. Insieme diedero vita alla Congregazione delle Missionarie della Ca**tà, che il 7 ottobre 1950 veniva riconosciuta ufficialmente nell'arcidiocesi di Calcutta, e nel febbraio del 1965 diventava di diritto pontificio.

Agli inizi del 1960 cominciò l'emigrazione delle Missionarie della Ca**tà in altre regioni dell'India. Successivamente, incoraggiate in particolare da Paolo VI, aprivano una casa in Venezuela. Ad essa seguirono numerose altre fondazioni in ogni parte del mondo, ovunque ci fossero poveri abbandonati cui portare l'aiuto e il conforto della fraterna solidarietà e la certezza che Dio li amava. Negli anni Ottanta, dopo la caduta delle varie cortine, madre Teresa aprì case di missione anche nei paesi comunisti, inclusa l'ex Unione Sovietica, l'Albania e Cuba. È stata la prima a inserire delle suore negli ospedali sovietici, dopo l'esplosione di Cernobyl, e la prima a mettere piede in Albania, quando il paese era ancora sotto il regime comunista. Persino in Vaticano, nella casa del papa, aprì una mensa per i poveri.

Madre Teresa affiancò alla prima congregazione altre istituzioni, come i Fratelli Missionari della Ca**tà, le Sorelle e i Fratelli contemplativi, i Padri Missionari della Ca**tà e gruppi di collaboratori laici. 11 tutto per rispondere meglio alle esigenze dei poveri.

Tanto impegno e proliferare di iniziative non potevano passare inosservati. Le immagini di questa donna minuta e con il tempo sempre più curva, avvolta nel bianco sani, china a confortare un moribondo o a curare piaghe infette, ad accarezzare bambini lacerati dall'abbandono e dall'indifferenza...fecero il giro del mondo, sollevando l'ammirazione di tanta gente, che cominciò a interessarsi delle sue opere e della sua vita, ad ascoltare i suoi messaggi, resi con parole semplici che esaltavano la vita, che invitavano al suo rispetto in ogni momento, dal concepimento alla morte. Parole semplici e a volte anche forti che scuotevano e dividevano.

L'ammirazione si tradusse anche in riconoscimenti importanti come il Premio indiano Padmashri, assegnatole nel 1962, e il Premio Nobel per la Pace, conferitole nel 1979. Ricevette riconoscimenti e attenzioni «per la gloria di Dio e in nome dei poveri».

Negli ultimi anni, nonostante seri problemi di salute, continuò a guidare la sua congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della chiesa. Morì a Calcutta il 5 settembre 1997. Il mondo intero, che aveva seguito il suo lento spegnersi, la pianse, mentre il governo indiano le rendeva onore con i funerali di Stato. Sepolta nella Casa Madre delle Missionarie della Ca**tà, la sua tomba fu ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera. «L'intera vita e l'opera di madre Teresa � ha detto Giovanni Paolo II nel proclamarla beata � offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell'incomparabile valore dell'amicizia con Dio». Questa è madre Teresa: il genio femminile sposato alla ca**tà evangelica, che guida la chiesa verso i poveri.

Il 20 dicembre 2002 il papa Giovanni Paolo II approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui suoi miracoli, è stata beatificata il 19 ottobre 2003 e canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Calcutta in India, beata Teresa (Agnese) Gonhxa Bojaxhiu, vergine, che, nata in Albania, estinse la sete di Cristo abbandonato sulla croce con la sua immensa ca**tà verso i fratelli più poveri e istituì le Congregazioni delle Missionarie e dei Missionari della Ca**tà al pieno servizio dei malati e dei diseredati.

-SANTA ROSALIA-4 SettembreNacque da Sinibaldo, signore di Quisquina e discendente del re Carlo Magno. I genitori si preo...
04/09/2026

-SANTA ROSALIA-
4 Settembre

Nacque da Sinibaldo, signore di Quisquina e discendente del re Carlo Magno. I genitori si preoccuparono di educare la fanciulla nei principi cristiani. E la piccola Rosalia corrispose alle cure dei genitori. Devotamente attendeva alle pratiche di pietà, amava teneramente la Madonna, e per la sua innocenza e bontà di cuore divenne l'idolo dei genitori.

Conoscendo il pregio della verginità, generosamente si consacrò tutta al suo sposo Gesù, mantenendosi illibata per tutta la sua vita. Crescendo negli anni e venendo a conoscere quanto perfido sia il mondo e quanto difficilmente un giglio possa conservarsi intatto tra il fango, fuggì dalla casa paterna e si ritirò in una grotta nei crepacci del monte Quisquina presso Palermo, per darsi all'unione perfetta col suo Sposo Celeste.

Solo una pastorella conosceva il luogo del rifugio di Rosalia ed ogni giorno le portava pane e latte. P difficile esporre a quali aspre penitenze e digiuni si sottopose Rosalia. Si vede ancora la grotta in cui dimorava. Vi si scende per una scala come in un sepolcro: umida, oscura. Si conserva tutt'ora la pietra su cui riposava la Santa e sul muro si vedono scolpite queste parole: a Io, Rosalia, figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina e di Rosa, per amore del Signore mio Gesù Cristo scelsi di abitare in questa grotta».

Non vi restò però molto tempo perché avvisata dal suo Angelo che se ivi fosse restata presto sarebbe stata trovata dai suoi genitori, si diresse verso il monte Pellegrino. Sulla sommità del monte gli Angeli le indicarono una grotta che aveva un'apertura appena sufficiente per entrarvi. La luce, penetrando in essa, ne rischiarava le nere pareti; il suolo era talmente bagnato che a stento Rosalia trovò un angolo dove riposarsi senza sprofondare nel fango.

Condusse quel genere di vita per vari anni, finché lo Sposo Divino la chiamò a sé. Una viva luce in quella notte illuminò tutto il monte Pellegrino. A tale improvviso prodigio tutta Palermo si scosse, non conoscendone la ragione. Allora quell'umile pastorella che era stata a parte dei segreti della Santa, corse in città ad annunziare la sua morte. Fu trovata morta dai pellegrini il 4 settembre del 1165. Il giorno seguente si radunò tutto il popolo ed in processione salirono a prendere il prezioso corpo di S. Rosalia, trasportandolo trionfalmente nella cattedrale.

D'allora in poi il Signore si degnò di glorificare la Santa con ripetuti miracoli e il culto di lei andò sempre più crescendo nella città di Palermo e fuori, tanto che quando la Sicilia nel 1625 fu desolata dalla peste, con voce unanime quel popolo si volse a S. Rosalia, trasse le sue reliquie dalla cattedrale, le portò processionalmente per la città ed il terribile morbo parve.

PRATICA. Facciamo oggi una mortificazione per amor di Dio.

PREGHIERA. Esaudiscici o Dio, nostro Salvatore affinché come ci rallegriamo per la festa della beata vergine Rosalia, così veniamo ammaestrati nella vera devozione.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Palermo il natale di santa Rosalia, Vergine Palermitana, discendente dal sangue regale di Carlo Magno, la quale, per amore di Cristo, fuggì il principato paterno e la reggia, e, solitaria nei monti e nelle spelonche, menò una vita celeste.

TROVI RIPOSO NELLE DIMORE DEI BEATI E NELLA LUCE SANTA...Finchè siamo pellegrini in questo mondo, immersi nelle cose che...
04/09/2026

TROVI RIPOSO NELLE DIMORE DEI BEATI E NELLA LUCE SANTA...

Finchè siamo pellegrini in questo mondo, immersi nelle cose che ci può dare il mondo stesso, gli auguri che ci scambiamo si riferiscono spesso alla salute, al benessere materiale, al lavoro, alla famiglia, all'amore.
Quando "passa" la scena di questo mondo, l'augurio più bello che da cristiani possiamo indirizzare ad una persona cristiana che varca la soglia dell'eternità, è proprio quello che fa da sfondo a questo post, e cioè: "Che trovi riposo nelle dimore dei beati e nella luce santa!".
Oggi, questo pensiero carico di umanità e di fede lo esprimiamo per il nostro fratello e parrocchiano Amedeo Brunello, di anni 80, deceduto ieri sera, giovedì 3 settembre, all'ospedale di Monselice.
Amedeo, da circa tre mesi era ricoverato in ospedale.
Gli esami e accertamenti fatti, purtroppo avevano evidenziato la presenza di una grave malattia che difficilmente si sarebbe potuta evitare o raggirare.
Amedeo, nella vita aveva affrontato tanti ricoveri e interventi ed erano andati tutti a buon fine; certamente, anche questa volta, la speranza era quella di poter superare il problema.
Purtroppo, le cose sono andate diversamente.
Noi, vogliamo ricordare con tanto affetto e riconoscenza "l'uomo e il cristiano" che Amedeo è stato.
Un uomo che ha lavorato tanto, seguendo la scia di quell'impiego che era proprio della sua famiglia di origine, con una sua capacità imprenditoriale acuta.
Ma lo vogliamo ricordare anche come uomo di fede, che ha saputo trovare il tempo anche per Dio, ringraziandolo del bene che aveva ricevuto e chiedendogli le grazie di cui aveva bisogno.
Mi piace ricordare che durante la penultima visita che gli ho fatto in ospedale, è riuscito a fare la Santa Comunione.
Da quel momento, non ha più degluttito niente; si è concretizzata quella preghiera semplice che dice: "Gesù, Giuseppe e Maria, fate che l'ultimo mio cibo sia la Santissima Eucaristia".
Alla moglie Fabiola, ai figli Simone con Sara, Nico con Chiara, ai nipoti Luca, Maria, Marco e Anna, alle sorelle Giustina e Neva, ai familiari e parenti tutti, porgiamo le nostre più sentite condoglianze.
Domenica prossima, 6 settembre, alle ore 18.30 pregheremo il Santo Rosario in suffragio della sua anima.
Lunedì 7 settembre, alle ore 16.00, celebreremo il funerale.
Riposa in pace, caro Amedeo.

don Francesco

-AD MULTOS ANNOS FELICITER-Oggi, venerdì 4 settembre, ricorre il 55esimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale del n...
04/09/2026

-AD MULTOS ANNOS FELICITER-

Oggi, venerdì 4 settembre, ricorre il 55esimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale del nostro caro don Pietro. Ringraziamo insieme a lui il Signore per questo grande dono che ha fatto alla sua persona, ma soprattutto alla Chiesa, nelle Comunità che ha servito in questi anni. Il Signore gli doni la salute del corpo e dello spirito, perché possa continuare ancora con rinnovato entusiasmo e generosità il suo servizio pastorale tra noi. Grazie, don Pietro ….

La riflessione del vescovo Claudio dopo l’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito
03/09/2026

La riflessione del vescovo Claudio dopo l’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito

☑ Accompagnare alla morte, voce del verbo stare (accanto) ☑
La riflessione del vescovo Claudio dopo l’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito
«Nell’orto degli ulivi Gesù non chiede ai suoi discepoli di essere risparmiato. Chiede una cosa più piccola e insieme più difficile: di restare svegli accanto a lui. È la domanda che sale – quasi sempre inespressa – dal letto di chi soffre o sta per morire. Non chiede anzitutto spiegazioni, né protocolli, né soluzioni: chiede che qualcuno rimanga».
Parte da questa richiesta – stare accanto, rimanere, esserci – semplice, ma basilare la riflessione del vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla dopo l’approvazione della legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito votata ieri, mercoledì 2 settembre 2026 in consiglio regionale, di fronte alla quale rimane forte la necessità e l’urgenza di continuare a proporre una riflessione seria e costante per sollecitare le coscienze e le comunità – ma anche la politica – a un’attenzione all’umano che ponga sempre al centro la persona e la possibilità nei casi più estremi di un accompagnamento amorevole e dignitoso che porta il nome della cura e nello specifico delle cure palliative. Consapevoli che può esserci divergenza fra ciò che prevede una legge e ciò che prevede la morale cristiana.
Il testo completo della riflessione del vescovo Claudio 👉 https://www.diocesipadova.it/accompagnare-alla-morte-voce-del-verbo-stare-accanto/

-  𝐒𝐀𝐍  𝐆𝐑𝐄𝐆𝐎𝐑𝐈𝐎  𝐌𝐀𝐆𝐍𝐎 ( Papa)-3 settembre Gregorius (Gregorio) - questo il suo nome nella materna lingua latina - nacq...
03/09/2026

- 𝐒𝐀𝐍 𝐆𝐑𝐄𝐆𝐎𝐑𝐈𝐎 𝐌𝐀𝐆𝐍𝐎 ( Papa)-
3 settembre

Gregorius (Gregorio) - questo il suo nome nella materna lingua latina - nacque quasi certamente a Roma, intorno al 540, mentre infuriava la cosiddetta guerra greco-gotica e la città - che aveva ceduto il titolo di capitale a Ravenna - era contesa, con il resto della Pen*sola Italiana, tra il Regno degli Ostrogoti e l’Impero Bizantino. Era figlio del senatore Gordiano, che apparteneva alla nobile famiglia degli Anicii o Anici (“Gens Anicia”), la più eminente e ricca tra le famiglie senatoriali romane già dalla fine del IV secolo. La sua casata d’origine, peraltro, è indicata dallo storico e politico Prudenzio (348-413) come la prima dell’Urbe a professarsi apertamente cristiana ed è ritenuta la stessa da cui discese San Benedetto da Norcia (480-547), fondatore dell’ordine monastico che, da lui, prende il nome di “Benedettino”. Sua madre Silvia (520-592), che diventerà poi santa, a parere di alcuni agiografi era pure nata nella Città Eterna da una povera famiglia, ma secondo altri vantava nobili origini siciliane. Dopo aver ricevuto un’educazione di tutto rispetto adeguata al suo lignaggio, alla morte del padre entrò nell’amministrazione pubblica capitolina, ricoprendo, molto giovane, la prestigiosa carica di “Praefectus Urbi” (Prefetto della città). In questa veste è citato in un documento databile all'anno 573. A Roma ebbe modo di conoscere la spiritualità del già citato Benedetto da Norcia, di cui divenne grande e devoto ammiratore, oltre che biografo, tanto che, affascinato dal suo carisma volle imitarlo e decise di farsi anch’egli monaco Benedettino, trasformando i suoi possedimenti sul colle romano del Celio e in Sicilia in altrettanti monasteri, per dedicarsi quindi, con assiduità, alla spiritualità contemplativa e alla lettura della Bibbia. Gregorio, però, non poté dimorare a lungo nel suo monastero sul Celio, poiché il regnante papa Pelagio II (dal 579 al 590), di cui era divenuto il segretario, lo inviò quale legato (ambasciatore pontificio) alla corte imperiale di Costantinopoli, capitale dell’Impero Romano d’Oriente, dove ben presto si guadagnò la stima dell'imperatore Maurizio I (dal 582 al 602), di cui battezzò il figlio Teodosio. S’intrattenne sul posto per sei anni, facendo rientro a Roma nel 586. Al suo arrivo nella Città Eterna - narra la tradizione - mentre tornava al proprio convento, assistette al triste spettacolo della vendita come schiavi di un gruppo di giovani prigionieri pagani “angli” (inglesi), originari della Britannia (odierna Inghilterra), esposti al pubblico per essere ceduti al miglior offerente. Erano giovani di bell’aspetto, tanto che riferendosi a essi, esclamò rattristato: “… Non angli ma Angeli dovrebbero esser chiamati! …”. Da quel momento Gregorio custodì sempre nel suo cuore il vivissimo desiderio di convertire gli angli e i popoli di tutta la Britannia, aspettando solo il momento più favorevole per agire. Intanto, ad appena quattro anni dal rientro nell’Urbe, la sua fama era talmente grande che, il 3 settembre 590, alla morte di Pelagio II, fu eletto al Soglio Pontificio dietro l'entusiasmo del popolo e le insistenze del clero e del senato di Roma, assumendo il nome di Gregorio I. Proprio in quel periodo, a Roma si diffuse una terribile pestilenza, che produsse morte e desolazione. Per implorare l'aiuto divino, Gregorio invitò la popolazione terrorizzata a riunirsi in processione per tre giorni consecutivi, nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore. Volle Dio che di lì a poco l’epidemia cessasse, mentre cominciò a diffondersi la voce che, nell’ultimo giorno di preghiera, fosse apparso sulla Mole Adriana l'Arcangelo Michele, nell’atto di riporre la spada nel fodero, come per annunziare che le istanze dei fedeli, relative alla fine del contagio, erano state esaudite. Da allora, la tomba di Adriano mutò nome in quello di Castel Sant'Angelo e una statua dell'Arcangelo Gabriele fu posta sulla sua cima, dove si trova ancora oggi. Come pontefice, Gregorio si dimostrò uomo d’azione, pratico e intraprendente, tanto da essere soprannominato “L'ultimo dei romani”, nonostante fosse fisicamente esile e cagionevole di salute. Fu amministratore energico nelle questioni sociali e politiche, nel sostegno ai bisognosi e protettivo nelle questioni interne della Chiesa. Trattò con molti stati europei. Con il re dei Visigoti Recaredo di Spagna, convertitosi al cattolicesimo, Gregorio fu in continui amicali rapporti, come fu in eccellente relazione con i sovrani dei Franchi. Con l'aiuto di questi e della regina angla Brunchilde, riuscì a tradurre in realtà quello che era stato il suo sogno più antico e bello: la conversione della Britannia, che affidò al frate romano Agostino poi detto “di Canterbury” (534-604), priore del monastero romano di Sant'Andrea, che pure diventerà santo. La scelta di Gregorio fu giusta. Infatti, in meno di due anni, grazie alla tenace azione evangelizzatrice del frate Agostino, ben diecimila “angli”, compreso Edelberto re del Kent (uno dei regni della Britannia, vicino al canale della Manica), si convertirono a Cristo. Fu questo un grande successo di Gregorio. Egli si dedicò anche ai problemi dell'Italia, provata da alluvioni, carestie e pestilenze, amministrando la cosa pubblica con equità, supplendo all'incuria dei funzionari imperiali. Organizzò la difesa di Roma minacciata da Agilulfo, re dei Longobardi, con i quali poi riuscì a stabilire rapporti di buon vicinato e avviò la loro conversione. Ebbe cura dei vecchi acquedotti romani, che fece sempre restaurare e tenere in uso, favorì l'insediamento di coloni nei latifondi, eliminando ogni residuo di “Servitù della gleba”. Sempre in Italia, in Sardegna, riuscì ad allacciare amichevoli rapporti epistolari col re Ospitone della Barbagia, regione solitaria nel centro dell’isola, dissuadendo la popolazione dall'idolatria e dal paganesimo e convertendo Ospitone stesso al cristianesimo. Riorganizzò a fondo la Liturgia Romana, mettendo in ordine le fonti liturgiche anteriori, componendo nuovi testi e promuovendo quel tipo di canto tipicamente liturgico che, dal suo nome si chiama appunto “Gregoriano”. Ha lasciato un gran numero di opere e componimenti scritti: numerosi sermoni (dei quali quaranta sui vangeli sono riconosciuti autentici, ventidue su Ezechiele e due sul Cantico dei cantici); alcuni dialoghi (di cui il più famoso è quello sulla vita di San Benedetto da Norcia) e ben 848 lettere, sopravvissute nel suo "Registro papale delle lettere" (“Registrum Gregorii”). Questa collezione serve come inestimabile fonte primaria di studio su quegli anni e documenta ampiamente sulla sua molteplice attività e dimostrano la sua grande familiarità con la Sacra Scrittura. A seguito delle notevoli quanto importanti opere compiute, Gregorio divenne noto con l’appellativo di “Magno” (in altre parole “Grande”, proprio per la sua grandezza). Infatti, si può giustamente dire che egli sia stato il primo pontefice a porre il papato sulla via della potenza, utilizzando anche il potere temporale della Chiesa, anche se, al tempo stesso, non dimenticò l'aspetto spirituale del proprio compito. Gregorio I morì a Roma il 12 marzo 604, dopo aver sofferto per vari anni di gotta, venendo sepolto nella Basilica di San Pietro. Per la sua grande opera letteraria gli fu conferito il titolo di dottore della Chiesa. 𝐀𝐮𝐠𝐮𝐫𝐢 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐞 𝐧𝐞 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥’𝐨𝐧𝐨𝐦𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨.

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