Santuario Madonna di Pradella Sonico

Santuario Madonna di Pradella Sonico Questa pagina nasce per unire tutti gli amici del Santuario e i devoti della nostra Madonnina.

L’origine del Santuario della Madonna di Pradella viene fatta risalire a un’apparizione della Santa Vergine che nell’agosto del lontano 1100 si manifestò a Lorenzo degli Adamini detto il Pagòt, capitano dei crociati camuni in Terrasanta, e a sua moglie Domenica delle Tisie di Mù.

31/10/2023

31 Ottobre

Sul letto di morte

Si sa che i Santi hanno amato morire con la corona del Rosario fra le mani, chiedendo di continuare a tenerla ravvolta fra le mani anche dopo la morte.
Quando l'angelico giovane S. Stanislao Kostka si trovò sul letto di morte, fu impossibilitato a recitare il Rosario; teneva tuttavia stretta in mano la santa corona. Qualcuno dei presenti gli disse: «Ma se non puoi recitarla, lasciala pure»: «No no - rispose il Santo - non saprei farlo: è cosa della Madonna mia... e il solo stringerla mi consola». Morì così, dolcissimamente, e i confratelli gli avvolsero fra le mani il Rosario.
Il Beato Stefano Bellesini chiedeva espressamente alla Madonna di farlo morire nel giorno di una festa mariana, e con la mente lucida per recitare il Rosario. Fu esaudito. Morì il due febbraio, festa della Purificazione di Maria Vergine, e recitò il Rosario fino all'ultimo momento.
La Beata Anna Maria Taigi fino all'ultima sera prima di morire volle recitare il Rosario con la famiglia e nel benedire per l'ultima volta i figli, raccomandò loro di non lasciare in nessun giorno la recita in comune del Rosario.
Certo, deve essere consolante morire con il Rosario fra le mani, recitandolo per l'ultima volta. «Se ogni giorno - diceva il servo di Dio Columba Mamion - abbiamo ripetuto spesso alla Vergine: "Madre di Dio, prega per noi... adesso e nell'ora della nostra morte", quando sarà l'istante in cui l'adesso e l'ora della nostra morte saranno un solo e stesso momento, saremo sicuri che la Vergine non ci abbandonerà». Ce lo assicura anche il B. Bartolo Longo che nella supplica alla Madonna di Pompei scrisse: «O Rosario benedetto di Maria... tu ci sarai conforto nell'ora di agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne».
Per questo fu serena e dolce la morte di S. Alfonso, di S. Antonio M. Claret, del S. Curato d'Ars, di Santa Maria Bertilla, del B. Nunzio Sulpizio, di S. Massimiliano M. Kolbe, del B. Orione. Il Beato Giacomo Alberione - attesta uno dei suoi figli - confidò sempre nel Rosario, e fino all'ultimo, sul letto di morte «mostrava la corona del Rosario... col gesto di chi voleva indicarci, quasi come un testamento, la via da seguire».
S. Pio da Pietrelcina abbracciò sorella morte con la corona in mano, pronunciando i nomi soavissimi di Gesù e Maria. La sua salma esposta per quattro giorni alla venerazione di f***e immense fu vista con la corona intrecciata fra le mani. Per tutta la vita egli aveva nutrito «un culto singolare alla corona del Rosario che chiamava con santo orgoglio l'arma sua. La portava sempre avvolta nella mano o al braccio... Altre corone teneva sempre sotto il guanciale o sul comodino presso il letto». Poco prima della morte, a chi gli chiese che cosa lasciasse in eredità ai suoi figli, egli rispose subito: «il Rosario». Non poteva lasciare di meglio.

30/10/2023

30 Ottobre

Donare il Rosario

Per invogliare anche gli altri a recitare il S. Rosario, i Santi hanno anche distribuito con generosità e con premura molte corone.
Quando si è compresa la preziosità di questa preghiera mariana, si cerca di farla valorizzare anche dagli altri, stimolando alla recita del Rosario con il dono gentile di una coroncina.
Quante corone non hanno distribuito quegli apostoli ardenti di Maria che furono S. Alfonso M. de' Liguori, S. Vincenzo Pallotti, S. Gaspare Del Bufalo, S. Antonio M. Claret, e via via, fino al Beato Bartolo Longo e S. Pio da Pietrelcina?...
Uno straordinario donatore di corone fu San Pompilio Pirrotti. Si diceva, addirittura, che egli lavorasse di notte a fare le corone, aiutato dalla Madonna, o che la Madonna gli moltiplicasse le corone in tasca... Certo è che ne distribuiva tante, da essere impossibile che avesse potuto farle tutte lui.
Il Santo Curato d'Ars, se usciva con le tasche piene di Rosari, tornava sempre con le tasche vuote; e l'ultimo gesto che riuscì a fare sul suo letto di morte fu quello di donare l'ultima corona del Rosario a una persona.
S. Carlo da Sezze, fraticello questuante, chiedeva egli stesso ai poveri se avevano la corona per la recita del Rosario; alla risposta negativa, dava loro subito una corona ciascuno.
S. Pasquale Baylon, già quando era pastorello, si industriava a fare lui stesso le corone del Rosario con le cordicelle, e le dava agli altri con la promessa che avrebbero recitato il Rosario.
Santa Maria Bertilla, umile e dolce infermiera, ad ogni nuovo ammalato che arrivava in ospedale donava subito una corona del Rosario, da tenere appesa a capo del letto.
Una volta P. Pio, dando la corona a un signore gli disse: «Portala sempre in tasca; nei momenti di bisogno, stringila in mano, e quando mandi a lavare il vestito, dimentica pure di togliere il portafogli, ma non dimenticare la corona!».
La corona è un tesoro, è un gioiello di Paradiso, che la Madonna portò dal cielo, quando apparve a Lourdes, per garantircene l'inestimabile valore.

29/10/2023

😇😇 PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI DELLA VIGILIA DI TUTTI I SANTI

29/10/2023

29 Ottobre

«Bacerò la corona...»

L'amore dei Santi alla corona del Rosario è pari alla stima che essi nutrivano per questa preghiera. Con venerazione essi portavano questo piccolo oggetto sacro, con devozione lo adoperavano, con premura lo custodivano. «Bacerò la corona ogni volta che la prenderò in mano»: è il proposito del giovanissimo Servo di Dio Fratel Sebastiano Aniceto; un proposito comune a tanti Santi.
In particolare, una caratteristica molto frequente nei Santi è quella di portare costantemente la corona del Rosario fra le mani o al collo o legata al polso. Basterebbe ricordare, ad esempio, i quadri di Santa Bernardetta, S. Giovanni Berchmans, Sant'Ignazio da Laconi, S. Antonio M. Claret, del B. Stefano Bellesini, del Beato Nunzio Sulpizio, e di molti altri.
I Santi non volevano separarsi mai da questa celeste ghirlanda, che era per loro di conforto e di aiuto. C'era chi non riusciva a predicare se non aveva la corona fra le mani. «Senza la corona - diceva Don Giacomo Alberione - non sono capace di fare neanche un'esortazione».
Il giovane modello, S. Giovanni Berchmans, imitando il suo Padre Fondatore, S. Ignazio di Loyola, amava portare la corona del Rosario al collo, e spesso lo si sentiva ripetere giulivo: «Non mi è più possibile sfuggire all'amore di Maria..., mi ha legato per il collo!». Come sapevano spiritualizzare ogni cosa i Santi!
S. Ignazio da Laconi, prima ancora di diventare il miracoloso frate cappuccino, portava già la corona del Rosario sempre fra le mani, tanto che la gente si sarebbe meravigliata se l'avesse visto senza corona.
S. Francesco di Sales portava sempre con sé la corona del Rosario e faceva in modo che tutti la vedessero per essere invogliati a pregare la Madonna.
Per la notte, Santa Bernardetta ci raccomanda questo... segreto: «Alla sera, quando andate a dormire, prendete la corona; addormentatevi recitandola; farete come quei bambini che si addormentano, chiamando con voce sempre più fioca: mamma... mamma...». Deliziosi questi Santi!
Ad alcuni giornalisti che l'intervistavano, la mamma di Santa Maria Goretti rivelò questi particolari edificanti sulla sua angelica figlia. «Marietta nacque in ottobre, nel mese dedicato alla Madonna del Rosario... L'avevo consacrata alla Madonna fin dai primissimi tempi della sua vita. Presto ella imparò a recitare il S. Rosario e lo portava sempre fra le mani o lo teneva attorcigliato al polso come fosse un gingillo, non lo lasciava mai... E con il Rosario al polso affrontò il martirio». Difatti, la corona del Rosario fu trovata spezzata sul corpo dell'angelica fanciulla, dopo la lotta per salvare la sua verginale purezza.
Portiamola sempre con noi la corona. Il demonio ha paura di quest'arma. La Serva di Dio Edvige Carboni subì più volte l'assalto del demonio che le rubava la corona e gliela spezzava. Ella si dispiaceva quando veniva a sapere di persone devote che non portavano la corona, in essa c'è una potenza misteriosa di grazia che lega a Dio, c'è una potenza misteriosa che respinge il nemico.

28/10/2023

28 Ottobre

Accogliere la Madonna

Recitare il S. Rosario è come accogliere la Madonna in noi, facendola entrare e dimorare nella nostra povera anima. Dovremmo essere tutti così puri e ardenti come l'apostolo vergine, prediletto di Gesù, S. Giovanni Evangelista, che «accolse Maria in casa sua» (Gv 19,27).
Pensiamo al candore del cuore e alla confidenza filiale con cui recitavano il Rosario Santa Maria Goretti e S. Domenico Savio, Santa Bernardetta e S. Pio X, S. Gabriele dell'Addolorata e Santa Gemma Galgani, S. Gerardo e Santa Maria Bertilla... Quale conforto non doveva essere per la Madonna ascoltare le loro voci ed entrare nei loro cuori così puri e ardenti!
E noi, invece? Non contentiamoci della solita mediocrità. Reagiamo. Impegniamoci. Mettiamo anche noi la mente pura, il cuore affettuoso e tanta confidenza filiale, quando recitiamo il Rosario.
Sforziamoci di imitare i Santi. Non valga per noi il lamento della Madonna a S. Caterina Labouré: «Non si recita bene il Rosario». Dalla vita di questa Santa sappiamo che da quando ella udì quel lamento della Vergine Santa, per tutta la vita se lo portò «come una spina nel cuore».
Ricordiamo anche noi quel lamento della Madre Divina. E se le vogliamo bene, dobbiamo offrirle Rosari che le siano graditi. Chi ama si sforza di fare piacere alla persona amata, e tanto ama quanto si sforza. Se la Madonna vedrà il nostro sforzo nel recitare bene il suo Rosario sarà felice del nostro amore per Lei. Facciamola felice.

27/10/2023

27 Ottobre

In mezzo al chiasso

La buona volontà e l'amore rendono fecondo il Rosario anche quando le condizioni esterne non facilitano in nulla il raccoglimento e il gusto della recita.
Si racconta di quel soldato in trincea, che scriveva una lettera alla mamma in mezzo al baccano infernale delle artiglierie in azione. Un commilitone gli disse:
«Ma come fai a scrivere con questo fracasso?... Chissà quanti strafalcioni ci scappano!...».
«Non fa niente, - rispose l'altro - gli strafalcioni se li corregge mamma. L'importante è che io le scriva».
«Hai ragione» - concluse il primo.
Proprio così. L'amore e la buona volontà bastano da soli a dare contenuto e valore al Rosario, che è come una lunga e affettuosa lettera alla Mamma del Cielo, magari non priva di strafalcioni, ma sempre a Lei accetta e cara.
Il Servo di Dio Mons. Pary, Vescovo di Algeri, recitava assiduamente la corona del Rosario tenendola di continuo fra le mani o al polso. Qualcuno un giorno gli chiese: «Monsignore, come fate a tenere sempre desta l'attenzione recitando tanti Rosari?». È una domanda molto pratica, questa. Monsignore rispose: «Se fra tante Ave Maria che recito ve ne fosse anche solo qualcuna di buona, non vi pare che sia tanto di guadagnato?».
Vecchio e ammalato, così San Paolo della Croce rispondeva a chi voleva convincerlo a non dir il Rosario perché non aveva più la voce: «Finché vivo lo voglio dire, e se non posso con la voce, lo dirò con il cuore».
«Come recitare con attenzione il Rosario?», fu chiesto una volta a S. Pio da Pietrelcina. E il Padre rispose: «L'attenzione dev'essere portata all'Ave, al saluto che rivolgi alla Vergine nel mistero che contempli. In tutti i misteri essa era presente, a tutti partecipò con l'amore e con il dolore». In tal modo potremo scoprire, volta a volta, i dolci gaudi, i tremendi dolori e le celesti glorie della Beatissima Vergine, ed Ella ci renderà partecipi di tutte le grazie contenute nei suoi gaudi, nei suoi dolori e nelle sue glorie.

26/10/2023

26 Ottobre

Sotto i bombardamenti

Quanto a noi, purtroppo, è vero che il Rosario finiamo col non amarlo, omettendolo anche senza rimpianto, solo perché non lo recitiamo bene.
Siamo distratti e dissipati da cento cose durante il giorno, e il tempo del Rosario non si salva da questa continua distrazione.
Spesso, poi, ci riduciamo a recitare il Rosario in fretta, all'ultimo momento, magari a letto, stanchi e assonnati... E poi ci lamentiamo che il Rosario non produce frutti e ci appare una preghiera sterile e monotona. Ma è inutile pretendere fiori dagli sterpi e frutti da piante inaridite.
La buona volontà e l'amore, invece, rendevano bene accetti alla Madonna anche i Rosari che S. Alfonso de' Liguori recitava a dorso di mulo attraverso le campagne, che Santa Francesca Saverio Cabrini recitava sui transatlantici solcando gli oceani, che S. Massimiliano M. Kolbe recitava di sera attraverso i dormitori mentre i suoi frati si mettevano a letto, che Santa Maria Bertilla recitava accanto agli ammalati nell'Ospedale sotto la furia dei bombardamenti, che San Luigi Orione recitava sui camion per i trasporti e per le fughe durante l'imperversare della guerra, che San Pio da Pietrelcina recitava lungo i corridoi o scendendo lentamente le scale, pressato da ogni lato dai fedeli.
Saranno tanto buoni i nostri Rosari quanta buona volontà e amore ci avremo messo nel recitarli.

25/10/2023

25 Ottobre

Impariamo dai Santi

S. Francesco di Sales raccomandava ai suoi numerosi figli spirituali di recitare il Rosario con grande affetto «in compagnia dell'Angelo Custode». S. Paolo della Croce recitava il Rosario con tanta devozione che sembrava parlasse con la Madonna; e raccomandava con trasporto a tutti: «Il Rosario si deve recitare con grande devozione perché si parla con la SS. Vergine».
Dell'angelico giovane S. Stanislao Kostka è stato scritto che quando recitava il Rosario «in ginocchio dinanzi alla Madre sua, commuoveva di meraviglia; con quel suo modo soave e pieno di fede con cui la invocava, si sarebbe detto che l'aveva realmente davanti a sé e la vedeva».
S. Vincenzo Pallotti voleva che il Rosario fosse recitato sempre con decoro, sia nelle chiese che nelle case, negli ospedali, per le strade. Una volta, un sacerdote recitava il Rosario troppo in fretta; il Santo si avvicinò e gli disse con grazia: «Ma se qualcuno avesse un po' d'appetito (spirituale), lei con la sua fretta gli impedirebbe di soddisfarlo».
Santa Caterina Labouré colpiva chi la osservava recitare il Rosario, per l'intenso sguardo d'amore con cui fissava l'immagine della Madonna e per l'accento pacato e dolce con cui pronunciava le parole dell'Ave Maria.
S. Antonio Maria Claret fin da ragazzo recitava il S. Rosario con trasporto vivissimo. Invogliava i suoi compagni di scuola, dirigeva lui la recita e «si avvicinava quanto più poteva alla balaustra dell'altare della Vergine, assumendo l'atteggiamento di un cherubino».
Quando Santa Bernardetta recitava il Rosario, i suoi «occhi neri, profondi e brillanti, diventavano celestiali. Contemplava la Vergine in spirito; sembrava ancora in estasi». Lo stesso, dell'angelica martire Santa Maria Goretti è stato scritto che recitava il Rosario «con volto assorto quasi in visione di cielo».
Anche S. Pio X recitava il Rosario «meditandone i misteri, assorto e come assente alle cose della terra, pronunciando le Ave con tale accento che qualcuno ebbe a pensare se egli non vedesse in spirito la Purissima che invocava con sì infuocato amore».
E chi non ricorda come recitava il Rosario alla Radio Vaticana il Papa Pio XII? Enunciava il mistero, qualche attimo di silenzio contemplativo, poi la recita scandita e amorosa del Padre nostro e dell'Ave Maria.
Infine, ricordiamo il Beato Giuseppe Tovini, avvocato, sociologo, scrittore, padre di dieci figli, che recitava ogni sera il Rosario con la famiglia, in modo veramente edificante. La figlia carmelitana ci attesta che «pregava con le ginocchia piegate, appoggiate al sedile della sedia, con le mani giunte sopra il petto, la testa leggermente bassa oppure rivolta con amore e gran fervore verso l'immagine della Madonna».
Ma, in definitiva, chi mai potrà dire con qual trasporto d'amore e con quanta partecipazione interiore i Santi recitavano il Rosario? Beati loro!

24/10/2023

24 Ottobre

Un brillante in mano

Che cosa ci vuole per recitare bene il S. Rosario?, Buona volontà e amore.
Questo basta, e supplisce a qualsiasi altra dote. Dove c'è buona volontà e amore, il Rosario è ben detto, nonostante l'eventuale difetto di cultura o di dottrina, di fervore o di progresso spirituale.
Il B. Giordano di Sassonia un giorno sentì chiedersi da un povero analfabeta: «Sai dirmi, Padre, se il Padre nostro ha lo stesso valore sulle labbra di un sacerdote e sulle nostre, considerando che il sacerdote intende il valore delle parole che pronuncia, mentre noi comprendiamo molto poco?».
Il B. Giordano rispose: «E che? Forse un brillante non ha lo stesso valore, qualunque sia la mano che lo porta?».
Questa sapiente risposta del B. Giordano vale anche per il Rosario. Avvertiti o meno, la bellezza e il valore del Rosario rimangono intatti a lode di Maria SS. e a beneficio dell'anima che piamente lo recita. Il contadino illetterato o il dotto teologo, la mamma di famiglia o il sacerdote nulla vi aggiungono se non il loro impegno d'amore alla Madonna.
Purché ci siano buona volontà e amore, il Rosario resta sempre «l'orazione più cara a Maria» (Bartolo Longo). Non si richiedono né il trasporto sensibile né il gusto della recita. È necessario solo disporsi a recitarlo bene, come un atto di amore che non perde, ma aumenta di valore, se compiuto con sforzo e sacrificio.
«Ora parliamo con la Mamma buona»: così diceva il Servo di Dio P. Anselmo Treves ai presenti, prima di iniziare il Rosario. Così dobbiamo disporre la nostra anima alla recita del Rosario.

23/10/2023

23 Ottobre

Nelle famiglie

Che cosa dire del Rosario nelle famiglie? È uno dei capitoli più belli delle famiglie che hanno donato Santi alla Chiesa. Sono davvero in molti i Santi che appartenevano a famiglie devote del S. Rosario. Pensiamo a S. Gabriele dell'Addolorata, S. Giuseppe Cafasso, S. Gemma Galgani, S. Leonardo Murialdo, S. Maria Goretti, S. Maria Bertilla, B. Contardo Ferrini, S. Massimiliano M. Kolbe, S. Pio da Pietrelcina, e tanti altri.
È uno degli spettacoli più edificanti quello della famiglia riunita in preghiera per la recita del Rosario. Si ha la percezione esatta della piccola «Chiesa domestica», che ha il suo cuore in Maria e il suo altare nel Crocifisso.
Era commovente, ad esempio, la premura con cui la Beata Anna Maria Taigi, madre di sette figli, curava la recita quotidiana del Rosario nella sua famiglia, secondo la testimonianza degli stessi figli.
Quando la famiglia Boscardin si riuniva la sera per il S. Rosario, la piccola Maria Bertilla non cedeva a nessuno l'onore di intonarlo e di enunciare i misteri.
Il Beato Giuseppe Tovini, papà di dieci figli, la sera diceva il Rosario con tutta la famiglia, e «tutti vi dovevano essere presenti, anche i più piccini, perché - era una sua idea - pur non comprendendo il significato di quella preghiera le orecchie infantili si assuefacevano al ritmo della recitazione».
Ha ben ragione il Beato Paolo VI di scrivere che il Rosario «sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci preghiere in comune, che la famiglia cristiana è invitata a recitare», e ammonisce che se le famiglie «vogliono vivere in pienezza la vocazione e la spiritualità propria della famiglia cristiana, devono dispiegare ogni energia per eliminare tutto ciò che ostacola gli incontri in famiglia e le preghiere in comune» (Marialis cultus, 54).
Non ci dev'essere tempo per nessun'altra cosa, quando si tratta di recitare il Rosario nella famiglia, perché, dice il Papa Pio XII, «non vi è mezzo più sicuro della recita quotidiana del Rosario, per invocare la benedizione di Dio sopra la famiglia...».
Il Beato Bartolo Longo, considerando tutti i grandi benefici di grazia del Rosario nelle famiglie, istituì una Pia Unione Universale, promotrice della recita del Rosario nelle famiglie.
È incalcolabile, crediamo, la forza unificante del S. Rosario recitato insieme in una famiglia. Oggi, purtroppo, questa cara tradizione, una delle più belle e preziose delle nostre famiglie cattoliche, si sta sciaguratamente dissolvendo, e sono già milioni i Rosari che ogni giorno non si dicono più nelle case cristiane. Dove sta andando a finire il materno messaggio della Madonna di Fatima?... Il Rosario è stato eliminato dalla televisione. Che tristezza!

22/10/2023

22 Ottobre

Ospedali e Palazzi reali

San Giuseppe Moscati, grande clinico di Napoli, portava sempre la corona del Rosario in tasca. Quando era in sala medica, di fronte a casi difficili, metteva per qualche attimo la mano in tasca, stringeva la corona e chiedeva aiuto alla Madre Divina. E le sue diagnosi avevano spesso del portentoso, a volte del miracoloso.
S. Camillo de Lellis, il Fondatore dei Ministri degli infermi, fece risuonare di Ave Maria le corsie di tanti ospedali e ricoveri per sofferenti. Ogni giorno egli recitava il Rosario con i malati all'ospedale, e ai suoi figli raccomandava, con l'esempio e con la parola, che anche «negli uffici e impieghi più materiali di casa - in cucina, guardaroba, lavanderia - si doveva abitualmente pregare recitando la corona».
S. Giovanni di Dio e Santa Giovanna Antida Thouret, S. Vincenzo Pallotti e Santa Maria Bertilla, hanno svolto un'opera santa di conforto spirituale e di sostegno morale per tanti ammalati con la recita del S. Rosario che trasforma ogni letto dell'ammalato in un altare di preghiera e sacrificio vivente.
Spostiamoci ora sui monti, e pensiamo al giovane studente il Beato Piergiorgio Frassati, e al maestro universitario Beato Contardo Ferrini, ambedue appassionati alpinisti, ma ambedue ancor più appassionati amatori del Rosario, che non tralasciavano mai di recitare anche nei giorni di audaci ascensioni, ai rifugi alpini, negli alberghi o sui picchi dei monti...
Ci fu anche qualche palazzo reale in cui la recita del Rosario risuonò devota nelle grandi sale dei sovrani. La reggia in cui visse la venerabile Maria Cristina di Savoia è stata ricordata da molti per l'esempio singolare offerto dalla Venerabile, la quale, fin da fanciulla, si aggirava ogni pomeriggio per le stanze reali suonando un campanello per chiamare il personale di servizio alla recita del Rosario.
L'ultimo esempio, tanto più attuale, quanto più significativo e coraggioso, è quello del Santo Pontefice Giovanni Paolo II, che durante un solenne discorso all'ONU, nel Palazzo delle Nazioni Unite, teneva il Rosario fra le mani. E nei Giardini Vaticani, durante il breve passeggio, era molto facile incontrare il Papa che sgranava piamente la corona del Rosario.
Abbiamo tutti da imparare a fare tesoro di questo gioiello del Rosario, fonte di ogni grazia.

21/10/2023

21 Ottobre

Prigioni, bunker, deserto

La recita del Rosario ha fatto risuonare di preghiera mariana gli ambienti più disparati e i luoghi più impensati. Dalla Radio Vaticana, che ci fece udire più volte il Rosario recitato dal Papa Pio XII, dalle prigioni, dai campi di concentramento, dagli ospedali..., alla Televisione che periodicamente fa vedere e udire il Rosario recitato dal Papa Giovanni Paolo II, si può dire che forse non c'è luogo da cui non sia venuto fuori, almeno qualche volta, il Rosario.
Il Beato Teofano Venard, martire del secolo scorso, perseguitato e messo in prigione, santificò la sua gabbia con l'umile corona del Rosario, che recitava con una tenerezza da commuovere chiunque lo osservasse. Lo stesso faceva S. Gaspare Del Bufalo, durante la prigionia con altri sacerdoti perseguitati.
San Massimiliano Maria Kolbe, offertosi a morire in sostituzione di un papà di famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz, chiuso nel bunker della fame insieme a nove compagni, trasformò l'orrendo sotterraneo in una novella catacomba cristiana risonante della più sofferta preghiera a Maria. «Non sembra neanche più il bunker della fame, questo qui sotto - annotava uno degli operai del bunker. Par di scendere nella cripta d'una chiesa. Mai successo prima d'ora... Dalla cella dove erano sepolti quegli infelici si udivano ogni giorno le preghiere recitate ad alta voce, il Rosario e i canti religiosi, ai quali si associavano anche i condannati rinchiusi nelle celle vicine... Ogni volta che scendevo lì sotto, le ardenti preghiere e gli inni alla SS. Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Era il P. Massimiliano Kolbe a cominciare, e tutti gli altri rispondevano...».
Trasportiamoci ora nel deserto del Sahara, e vi troviamo Fratel Charles de Foucauld, il piccolo fratello di Gesù. Scopriamo subito che egli volle come Patrona del suo romitorio di Beni-Abbès la Madonna del Rosario, e tra i suoi appunti spirituali possiamo leggere questo proposito: «Dire ogni giorno il Santo Rosario intero e a voce alta con grande fedeltà e grande amore». Non è commovente pensare a quelle Ave Maria recitate nel silenzio a voce alta e risuonanti nel deserto di duna in duna?

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