13/09/2026
Dov’è Dio nella tua vita?
È una domanda semplice. Forse persino scomoda.
Non ci chiede soltanto se crediamo in Dio. Non ci chiede se andiamo a Messa, se abbiamo fatto la Cresima o se sappiamo pregare. Ci chiede qualcosa di molto più concreto:
Dio che posto occupa davvero nella mia vita?
È presente nelle mie scelte? Nei miei progetti? Nelle mie relazioni? Nel modo in cui uso il mio tempo? Nel modo in cui tratto gli altri? Quando devo decidere chi voglio essere, che cosa voglio fare, chi voglio amare, dove voglio andare… Dio entra in queste domande?
Perché credere non significa semplicemente dire: “Dio esiste”.
Credere significa lasciare che la sua presenza abbia qualcosa da dire alla mia vita.
Dio nelle mie scelte
Ogni giorno scegliamo.
Scegliamo che cosa fare del nostro tempo, quali persone frequentare, che cosa guardare, che cosa pubblicare, quali parole usare, quali sogni coltivare. Più avanti arriveranno scelte ancora più grandi: gli studi, il lavoro, la città in cui vivere, una relazione, una famiglia, una vocazione, il modo in cui spendere la propria vita.
E spesso ci chiediamo:
“Che cosa mi conviene?”
“Che cosa mi farà stare bene?”
“Che cosa fanno gli altri?”
“Che cosa mi rende felice?”
Sono domande importanti. Ma un cristiano può imparare ad aggiungerne un'altra:
“Signore, tu che cosa desideri per me?”
Non significa pensare che Dio abbia preparato una specie di copione già scritto, nel quale io devo soltanto indovinare la risposta giusta.
Significa imparare a credere che Dio mi conosce, mi ama e desidera per me una vita piena.
Gesù non vuole scegliere al posto nostro.
Vuole insegnarci a scegliere con Lui.
E forse questa è una delle sfide più grandi della fede quando si è giovani: non relegare Dio alla domenica o ai momenti “religiosi”, ma portarlo dentro la vita vera.
Dentro le amicizie.
Dentro l'università.
Dentro la scuola.
Dentro il lavoro.
Dentro una relazione.
Dentro una crisi.
Dentro una scelta che non sappiamo come affrontare.
Dov’è Dio quando devo decidere?
Dio non è un'aggiunta alla vita
A volte viviamo la fede come se fosse una cosa da aggiungere alla nostra vita.
Prima c'è la mia vita, con i suoi impegni, le sue passioni, i suoi sogni. E poi, da qualche parte, aggiungo Dio.
Ma il Vangelo ci propone qualcosa di diverso.
Dio non vuole essere un “pezzo” della nostra vita.
Vuole entrare nella vita intera.
Non soltanto nei momenti in cui abbiamo bisogno di Lui.
Non soltanto quando siamo tristi.
Non soltanto prima di un esame.
Non soltanto quando abbiamo paura.
La relazione con Dio cresce quando impariamo a condividere con Lui anche le cose belle: una gioia, un'amicizia, un successo, un progetto, una persona che ci piace, un sogno che ci entusiasma.
Pregare, allora, non significa soltanto chiedere.
Significa anche dire:
“Signore, questa è la mia vita. Entraci. Cammina con me.”
I sacramenti: Dio che entra nella nostra vita concreta
Se Dio vuole abitare la nostra vita, non ci lascia soli a cercarlo.
Ci viene incontro.
Lo fa anche attraverso i sacramenti, che non sono semplicemente riti che “bisogna fare”, ma incontri reali con Cristo.
Nel Battesimo abbiamo ricevuto una vita nuova.
Nella Confermazione abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, che ci rende capaci di vivere da testimoni.
Nell'Eucaristia Gesù si dona a noi e ci nutre.
Nella Riconciliazione sperimentiamo che il nostro errore non è l'ultima parola sulla nostra vita.
E allora vale la pena domandarsi:
Come vivo i sacramenti?
Sono semplicemente abitudini?
Oppure li vivo come occasioni nelle quali Dio viene realmente a incontrarmi?
Confessarsi non significa presentarsi davanti a Dio per dimostrare di essere perfetti.
Significa permettergli di ricominciare con noi.
Fare la Comunione non significa semplicemente “prendere l'ostia”.
Significa accogliere Cristo che dice: “Io voglio stare con te.”
La domenica: non una parentesi, ma una sorgente
E poi c'è la Messa domenicale.
Forse, crescendo, può capitare di viverla come un'abitudine ricevuta dalla famiglia. Oppure come qualcosa che “si deve fare”.
Ma proviamo a guardarla con occhi diversi.
La domenica non è semplicemente il giorno in cui “andiamo a Messa”.
È il giorno in cui la comunità cristiana si ritrova intorno a Gesù.
Ascoltiamo la sua Parola.
Riceviamo il suo Corpo.
Ci ricordiamo che la nostra fede non è un fatto soltanto privato.
Non siamo cristiani da soli.
Abbiamo bisogno di una comunità.
Abbiamo bisogno di persone con cui condividere la fede, domande, dubbi, fatiche e gioie.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi il Vangelo quando noi ce ne dimentichiamo.
E anche gli altri hanno bisogno di noi.
La comunità non è un pubblico davanti al quale assistere a uno spettacolo.
È una famiglia nella quale ciascuno è chiamato a mettere in gioco qualcosa di sé.
Per questo la Messa domenicale può diventare un punto di riferimento: non perché “Dio controlla le presenze”, ma perché abbiamo bisogno di tornare alla sorgente.
Quando un giovane incontra Dio
La fede diventa credibile quando smette di essere soltanto un discorso e diventa una vita.
Pensiamo, per esempio, a Pier Giorgio Frassati.
Era un giovane pienamente immerso nella vita: gli amici, la montagna, lo sport, gli studi, l'impegno sociale. Non era un ragazzo chiuso in una dimensione spirituale separata dal resto. La sua fede diventava amicizia, servizio, attenzione ai poveri, gioia condivisa.
Pier Giorgio mostra che incontrare Dio non significa smettere di essere giovani.
Al contrario: significa vivere la propria giovinezza fino in fondo, lasciando che Cristo dia una direzione all'amore, alle passioni e alle scelte.
Pensiamo anche a Carlo Acutis.
Carlo amava il computer, i videogiochi, gli amici, lo sport. Aveva passioni molto normali per un ragazzo della sua età. Eppure aveva scoperto qualcosa: che l'Eucaristia poteva diventare il centro della sua vita.
Non ha aspettato di diventare adulto per prendere sul serio Dio.
Ha capito che la santità può iniziare adesso.
La sua vita ci provoca con una domanda:
Se Dio è davvero importante per me, che cosa cambia concretamente nelle mie giornate?
Non dobbiamo però pensare che questi ragazzi siano stati “perfetti”.
La testimonianza cristiana non consiste nell'essere persone senza problemi.
Consiste nel permettere a Dio di entrare dentro la propria storia, anche con le proprie fragilità.
E se io Dio non lo sento?
Questa è una domanda che molti giovani portano dentro.
“E se prego e non sento niente?”
“E se non riesco a capire che cosa Dio vuole da me?”
“E se ho dei dubbi?”
“E se mi sono allontanato?”
Anche questo fa parte del cammino.
La fede non è sempre emozione.
Ci saranno momenti in cui sentiremo Dio vicino e altri in cui sembrerà lontanissimo.
Ma una relazione vera non si misura soltanto da ciò che proviamo.
A volte amare significa anche rimanere.
Continuare a pregare.
Continuare a cercare.
Continuare ad ascoltare.
Continuare a frequentare la comunità.
Continuare a fare spazio a Dio, anche quando non abbiamo risposte immediate.
Forse Dio non ci chiede prima di tutto di “sentirlo”.
Forse ci chiede di cercarlo.
Il discernimento: imparare ad ascoltare
Ed è qui che entra in gioco una parola importante: discernimento.
Discernere significa imparare a riconoscere, dentro la confusione delle nostre possibilità, quale strada conduce verso una vita più vera.
Non significa aspettare un segno dal cielo.
Non significa chiedere continuamente: “Qual è la volontà di Dio?” come se dovesse arrivare una voce dall'alto.
Il discernimento è un cammino.
Significa imparare ad ascoltare Dio, ma anche conoscere se stessi.
Chiedersi:
Che cosa desidero davvero?
Quali sono i doni che ho ricevuto?
Che cosa mi rende veramente vivo?
Quali persone mi aiutano a diventare migliore?
Quali scelte mi fanno crescere nell'amore?
Dove sento di poter mettere a servizio degli altri ciò che sono?
E anche:
Questa scelta mi porta verso la libertà o verso la chiusura?
Mi rende più capace di amare oppure più ripiegato su me stesso?
Mi avvicina al Vangelo oppure mi allontana da ciò che so essere vero?
Il discernimento richiede tempo.
Per questo è importante non avere paura del silenzio.
Non tutte le risposte arrivano subito.
A volte abbiamo bisogno di pregare, parlare con una persona di fiducia, confrontarci con un sacerdote o con una guida spirituale, conoscere meglio noi stessi e soprattutto imparare ad ascoltare ciò che accade dentro di noi.
E poi fare un passo.
Perché il discernimento non è restare eternamente indecisi.
È imparare a scegliere.
Dio non ci toglie la libertà
Forse una delle paure più grandi è questa:
“Se lascio entrare Dio nella mia vita, poi dovrò rinunciare a ciò che voglio.”
Ma il Dio del Vangelo non è un Dio che vuole rubarci la libertà.
È il Dio che vuole renderci liberi.
Gesù non dice: “Diventa qualcun altro”.
Dice, in fondo: “Diventa pienamente te stesso, insieme a me.”
Dio non cancella i nostri desideri: li purifica, li fa crescere, li orienta.
Non ci chiede di smettere di sognare.
Ci chiede di imparare a capire per che cosa vale la pena spendere la nostra vita.
Una domanda da portare a casa
Allora torniamo alla domanda iniziale:
Dov’è Dio nella tua vita?
Non rispondere troppo velocemente.
Prova a guardare concretamente la tua settimana.
Dov'è Dio quando scegli con chi stare?
Dov'è Dio quando sei innamorato?
Dov'è Dio quando devi scegliere il tuo futuro?
Dov'è Dio quando qualcuno ti ferisce?
Dov'è Dio quando hai successo?
Dov'è Dio quando fallisci?
Dov'è Dio quando sei solo?
Dov'è Dio nella tua domenica?
Dov'è Dio nella tua preghiera?
Dov'è Dio nelle tue scelte?
E soprattutto:
gli sto lasciando uno spazio vero oppure soltanto uno spazio libero quando non ho altro da fare?
Forse oggi non abbiamo bisogno di dare una risposta perfetta.
Possiamo semplicemente iniziare con una preghiera:
“Signore, entra nella mia vita.
Non soltanto nelle cose che non so affrontare.
Entra nei miei sogni, nelle mie scelte, nelle mie amicizie, nelle mie paure, nel mio futuro.
Insegnami ad ascoltarti.
Insegnami a riconoscere ciò che mi conduce alla vita.
Dammi il coraggio di scegliere.
E quando non capisco la strada, resta accanto a me.
Fa' che io non viva semplicemente cercando ciò che mi piace,
ma impari a scoprire ciò per cui vale la pena donare la mia vita.
Amen.”
Perché forse la domanda decisiva non è soltanto:
“Dov’è Dio nella mia vita?”
Ma anche:
“Quanto della mia vita sono disposto a consegnare a Dio?”
E da questa domanda può cominciare un cammino.
d. Francesco Feola