28/03/2026
Popolo in penitenza, popolo in festa
(la dimensione comunitaria della Penitenza)
Ci sono tanti motivi per fare festa. Alcuni sono poco nobili, come quando – per esempio – si festeggia facendo baldoria, per non pensare e non affrontare i problemi. Ma altri sono più sensati, come quando Gesù è entrato in Gerusalemme, e la folla dei più semplici ha esultato con rami di palma e acclamando “Osanna” (=Salvaci!); fanno festa perché intravvedono prospettive di liberazione, di pace e prosperità. Oppure si può festeggiare come ha fatto Maria di Betania, profumando i piedi di Gesù, e ha così condiviso con i presenti una gioia interiore e il suo amore.
Il valore vero di una festa sta nel manifestare gioia per un cammino fatto, per aver realizzato qualcosa, raggiunto una meta (o una tappa).
La festa per eccellenza è la Pasqua: sia quella che cade una volta all’anno, sia quella di ogni settimana, nella domenica, nel giorno del Signore. Si fa festa perché il Signore è veramente risorto e se ne condivide la gioia.
Io vi propongo anche di far festa non solo perché il Signore ci libera dalla morte, ma anche perché ci libera dal peccato, che è l’ultima e pro-fonda causa della morte. Vi propongo di vivere il sacramento del per-dono con gioia.
Contemporaneamente vi invito a chiedere perdono per i peccati commessi da tutti noi insieme, come Comunità. Peccati per i quali facciamo fatica a sentirci personalmente responsabili, ma che dobbiamo comunque superare, se vogliamo davvero condividere la gioia del perdo-no, la gioia di essere tutti radunati da Gesù nell’unica Chiesa.
In questa Quaresima, abbiamo sempre iniziato le nostre celebrazioni chiedendo perdono per i peccati commessi come Chiesa, da tutti noi insieme. Lo faremo in modo più esplicito nella Celebrazione Penitenzia-le che vivremo martedì 31 marzo, alle ore 21.00 in chiesa a Caleppio.
Vi attendo.
Ecco due domande per riflettere in settimana:
Abbiamo partecipato alle proposte quaresimali?
Come ci prepariamo per vivere la Pasqua questa settimana?