01/08/2026
HO DIRITTO
DI PENSARE DIVERSAMENTE
Ci stanno educando a chiamare “libertà”
ciò che è disperazione,
a vedere nella morte
un atto di coraggio.
Ma è una bugia.
Il suicidio assistito
non è un gesto di libertà.
È una resa.
È dire a chi soffre:
“Hai ragione, la tua vita non vale più.”
E questo, è disumano.
La Chiesa dice no.
Ma non perché è crudele o moralista.
Dice no perché crede che ogni vita,
anche nella sofferenza più profonda,
abbia un senso e una dignità inviolabile.
Dice no perché
la risposta giusta al dolore
non è la morte, ma la cura.
L’amore. La presenza.
Chi chiede di morire
non ha bisogno di una siringa.
Ha bisogno di qualcuno che gli dica:
“Tu vali. Io non ti mollo. Anche adesso.”
Anche senza fede, lo capiamo tutti:
se cominciamo a dire
che “alcune vite” non valgono più,
quando si ferma questa logica?
Se oggi è la malattia,
domani sarà la depressione.
Poi la solitudine.
Poi la povertà.
Poi la disabilità.
Finché ci convinceremo
che la morte è una soluzione.
Ma non lo è. Mai.
Il suicidio assistito non è progresso.
È un tradimento della civiltà.
È la fine della compassione vera.
È dire: “Non ho tempo per te.
Meglio che sparisci.”
Non abbiamo bisogno di leggi
che ci aiutino a morire.
Abbiamo bisogno di persone
che ci aiutino a vivere,
anche quando è difficile.
La vita è sacra.
Non perché lo dice un dogma,
lo dice don Sam che è prete o non so chi.
Ma perché l’unica cosa
veramente umana è amare
anche quando non conviene.