Caritas Senago

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12/05/2026

Caritas italiana, conclusi a Sacrofano i lavori del 45° Convegno nazionale

L’azione della Caritas non può più limitarsi a “medicare le ferire” dei poveri ma deve diventare sempre più “coscienza critica” della società. Ossia compiere un’azione profetica di advocacy a loro favore, assumendo il ruolo di “sentinella” e “avvocato” dei diritti dei poveri. Sono le parole che hanno risuonato forte lungo i quattro giorni di lavori del 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane a Sacrofano, in provincia di Roma, dal 16 al 19 aprile. Un appuntamento che ha visto la partecipazione di 514 delegati (tra cui 110 giovani) provenienti da 160 diocesi italiane, che hanno riflettuto sul tema “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia (Isaia, 1,17) Annunciare il bene e promuovere l’umano”.

- Una metamorfosi della ca**tà
Durante le conclusioni don Marco Pagniello, direttore di Carita italiana, ha invocato una vera e propria “metamorfosi della ca**tà” e un impegno radicale per “debellare le ragioni” di povertà e ingiustizie, opponendosi a una narrazione pubblica che tende a trattare la povertà “come una colpa” o uno “spettacolo del dolore”. Don Pagniello ha ribadito che “la ca**tà e l'impegno per la giustizia vanno di pari passo”. In questo senso, l'advocacy diventa una forma alta di ca**tà che interroga i meccanismi che producono povertà, affinché la voce degli ultimi possa essere davvero ascoltata dalle istituzioni.

- Le proposte in quattro ambiti
Durante il convegno sono emerse proposte concrete su quattro ambiti di grande attualità in Italia: la questione abitativa, definita la “nuova frontiera della povertà”, che richiede la creazione di tavoli permanenti tra Caritas e istituzioni. Anche il digitale per alcuni può essere motivo di esclusione, per questo si propone un patto nazionale per l’inclusione di anziani, migranti e famiglie fragili, formandoli a un uso umano della tecnologia. La transizione ecologica deve essere inclusiva per non lasciare indietro i più fragili, promuovendo comunità energetiche solidali e una formazione diffusa sulla giustizia climatica. Importante poi il dialogo con le istituzioni: la Chiesa deve “uscire dal ruolo di supplenza” per diventare un soggetto che genera visione e diritti, presidiando i tavoli decisionali con competenza.

- I contributi internazionali
Il dibattito di questi quattro giorni è stato arricchito da contributi internazionali. Mons. Christian Carlassare, vescovo di Bentiu in Sud Sudan, ha richiamato l’attenzione sull’Africa come “forza vitale” globale, denunciando come lo sfruttamento delle risorse naturali, come il petrolio, spesso vada solo a vantaggio delle élite e produca inquinamento ambientale, senza generare benessere per la popolazione locale. Sullo stesso tono l’intervento di mons. Pierre Cibambo, presidente di Caritas Africa, che ha lanciato un appello per un “cambio di mentalità”: “Povertà e corruzione non sono una fatalità – ha detto - e anche la Chiesa africana, che fa parte essa stessa delle élite e ha formato le classi dirigenti nelle proprie scuole, deve interrogarsi”. Romano Prodi, già presidente del Consiglio, dialogando con quattro giovani delegati, ha avvertito che l’Europa rischia di restare un “nano politico” se non supererà il diritto di veto, invitando il volontariato a trasformarsi in “azione collettiva” per rendere i problemi coscienza comune.

- "La pace non è una neutralità comoda"
Riguardo al tema dei conflitti globali il messaggio delle Caritas è netto: "La pace non è neutralità comoda - ha sottolineato don Pagniello -. Non è silenzio prudente. Non è equilibrio costruiti evitando i temi scomodi. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie". "Le Caritas - ha concluso - sono chiamate anche a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l'ingiustizia. È l'obiezione di chi rifiuta di adattarsi all'indifferenza e continua a credere che la dignità umana venga prima del profitto, della paura e dell'interesse di pochi". Il convegno si è chiuso con un omaggio a mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia, che termina quest'anno il suo incarico di presidente di Caritas Italiana.

di Patrizia Caiffa per Vatican News

22/04/2026
22/04/2026

Striscia di Gaza. Il parroco Romanelli: “La guerra non è finita. Oltre 700 morti durante la tregua, aiuti insufficienti”

“Difficile valutare come sia la situazione. Molto difficile”. È la testimonianza diretta del parroco della Sacra Famiglia di Gaza, Gabriel Romanelli che, in un video, riferisce una realtà segnata da precarietà, paura e crisi umanitaria persistente, nonostante una tregua fragile e parziale. “Il fatto che non ci siano ulteriori passi verso la fine della guerra e che il cessate il fuoco sia così fragile – spiega – pesa enormemente sulla popolazione. È vero, non ci sono bombardamenti costanti come prima, ma più di 700 persone sono state uccise nella Striscia dall’inizio della tregua”.

“La situazione umanitaria resta drammatica”. “I grandi aiuti umanitari non entrano: non passano i materiali per la ricostruzione né quelli per la vita quotidiana”, denuncia il sacerdote. A mancare non sono solo i beni essenziali, ma anche ciò che consente il funzionamento minimo dei servizi: carburante, olio per i macchinari e per i forni. “C’è farina – racconta – ma i forni hanno bisogno di diesel e olio per funzionare”. Il prezzo dei carburanti è ormai fuori controllo: “Un litro che prima costava 20 shekel, circa 5 euro, oggi può arrivare a 100, 200, fino a 500 dollari”. Una situazione che costringe la popolazione a soluzioni estreme: “Per far muovere le auto si usa di tutto: diesel di fortuna, persino ricavato dalla plastica, mescolato con olio da cucina scaduto”.

Timori per la ripresa della guerra. Alla crisi dei beni si aggiunge quella della liquidità: “La gente non ha contanti”, osserva Romanelli, descrivendo una quotidianità fatta di scambi difficili e pagamenti digitali non sempre accettati. Intanto cresce la tensione sul piano militare e psicologico: “Sono stati lanciati dall’esercito israeliano volantini e inviati messaggi che avvertono la popolazione gazawa di allontanarsi da alcune aree e di prendere le distanze da alcuni gruppi, annunciando che la guerra potrebbe tornare con forza”. “La guerra – aggiunge – in realtà non è mai finita. Si parla con forza di un suo ritorno e questo è terribile”. Nel quadro regionale, il parroco richiama anche le altre aree di crisi: la situazione “gravissima” in Libano e “grave” in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Un contesto che mantiene alta l’instabilità in tutto il Medio Oriente, mentre gli equilibri internazionali restano fragili. La speranza del parroco è che “la tregua tra Usa e Iran possa reggere e contribuire alla fine della guerra”.

Segni di fraternità. Nonostante tutto, la comunità cristiana prova a resistere e a guardare avanti. Dopo le celebrazioni della Pasqua greco-ortodossa (12 aprile), riprendono le attività: “Siamo tornati con l’oratorio e ieri abbiamo riaperto la scuola”. L’impegno è anche sul piano umano e spirituale: “Dobbiamo organizzare molte attività psicosociali e pastorali, perché la guerra ha causato e continua a causare danni enormi: ci vorranno anni per ricostruire ciò che è andato perduto”. Segni di fraternità arrivano anche dal dialogo ecumenico. Il parroco racconta la visita del sacerdote greco-ortodosso della vicina chiesa di san Porfirio, “abuna Silas”, giunto lunedì 13 aprile nella parrocchia latina per portare gli auguri di Pasqua del patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme e del vescovo di Gaza, Alexios: “un momento di incontro e speranza vissuto insieme alle comunità locali”. Visita ricambiata ieri da padre Romanelli e da una delegazione parrocchiale alla chiesa di san Porfirio. All’interno della parrocchia latina, intanto, continua l’accoglienza dei più fragili: anziani, malati e persone in difficoltà trovano rifugio nel complesso. E tra i bambini e i giovani dell’oratorio, nonostante tutto, riaffiora la vita: tra preghiera e gioco, si intravedono segni di normalità. Infine, l’appello: “Chiediamo di non dimenticarci. Continuate a pregare per la pace, perché possiamo continuare a testimoniare Cristo risorto con fedeltà, umiltà e una gioia immensa”.

di Daniele Rocchi per SIR

22/04/2026

📌Si apre una nuova opportunità per l'assegnazione di unità abitative destinate ai Servizi Abitativi Pubblici nei comuni del nostro territorio.

📅 Puoi presentare la domanda dalle ore 12:00 del 21 aprile 2026 alle ore 23:59 del 24 maggio 2026.

📍 Rivolto ai residenti e lavoratori dei comuni di: Baranzate, Bollate, Cesate, Garbagnate Milanese, Novate Milanese, Paderno Dugnano, Senago, Solaro.

💻 La richiesta va fatta esclusivamente online sulla piattaforma regionale:
👉 www.serviziabitativi.servizirl.it (Clicca sul tasto "Cittadino")

Comune di Bollate Comune di Senago Comune di Baranzate Comune di Solaro Comune di Novate Milanese Comune di Cesate La Pagina di Garbagnate Milanese Comune di Baranzate Comune Paderno Dugnano Rete Terzo Tempo RICA - HUB Garbagnate Milanese RICA - HUB Senago RICA HUB - Novate RICA - HUB Cascina del Sole Hub Rica Baranzate RICA - HUB Solaro - Infogiovaniefamiglie

11/04/2026

11 aprile 1963, anniversario dell'enciclica "Pacem in terris" di Papa Giovanni XXIII

"Ogni essere umano ha il diritto all’esistenza, all’integrità fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, il riposo, le cure mediche, i servizi sociali necessari.

Ha quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, di invalidità, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Ogni essere umano ha il diritto al rispetto della sua persona; alla buona riputazione; alla libertà nella ricerca del vero, nella manifestazione del pensiero e nella sua diffusione, nel coltivare l’arte, entro i limiti consentiti dall’ordine morale e dal bene comune; e ha il diritto all’obiettività nella informazione.

Scaturisce pure dalla natura umana il diritto di partecipare ai beni della cultura, e quindi il diritto ad un’istruzione di base e ad una formazione tecnico-professionale adeguata al grado di sviluppo della propria comunità politica.

Ci si deve adoperare perché sia soddisfatta l’esigenza di accedere ai gradi superiori dell’istruzione sulla base del merito; cosicché gli esseri umani, nei limiti del possibile, nella vita sociale coprano posti e assumano responsabilità conformi alle loro attitudini naturali e alle loro capacità acquisite."

05/03/2026
05/03/2026

In un'intervista a i media vaticani il segretario di Stato vaticano denuncia il venir meno del diritto internazionale, chiede il ritorno alla diplomazia multilaterale e rilancia l’appello del Papa: «Cessi il rumore delle armi, si torni al negoziato». Leggi l'articolo di Matteo Liut https://buff.ly/Q37zdvr

13/02/2026

Da tanto tempo in questo Paese non si attuano politiche pubbliche che abbiano la dignità e il benessere delle persone come priorità e obiettivo condiviso, invece che mirare alla propaganda e al facile guadagno in termini di soldi e di consenso. Nel racconto delle due tragedie c’è la stessa reto...

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