02/07/2026
Il Sudan e l’emergenza che il mondo trascura
Esistono crisi che fanno notizia e crisi che scompaiono nel silenzio. Il Sudan occupa il primo posto nella classifica delle crisi di sfollamento più trascurate al mondo stilata dal Norwegian Refugee Council.
Un primato tutt’altro che invidiabile, che testimonia come il Paese africano sia oggi uno degli esempi più drammatici di una catastrofe umanitaria capace di assumere proporzioni enormi senza ricevere un’attenzione adeguata da parte della comunità internazionale, né in termini di copertura mediatica, né di finanziamenti umanitari, né di iniziative politiche efficaci. La collocazione del Sudan al vertice della classifica non dipende soltanto dall’elevato numero di persone costrette a lasciare le proprie case, ma soprattutto dal profondo divario tra le dimensioni della crisi e la risposta internazionale. Un divario che, secondo il rapporto, continua a lasciare milioni di persone ai margini dell’attenzione globale. La crisi sudanese è strettamente legata al conflitto scoppiato nell’aprile 2023 tra le Forze armate sudanesi (Saf), guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le Forze di supporto rapido (Rsf), comandate da Mohamed Hamdan Dagalo.
Quello che inizialmente sembrava uno scontro per il controllo politico e militare del Paese si è rapidamente trasformato in una guerra diffusa che ha coinvolto numerose regioni, colpendo in particolare la capitale Khartoum, il Darfur e altre aree già fragili dal punto di vista economico e sociale. Le conseguenze per la popolazione civile sono devastanti. Milioni di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case per sfuggire ai combattimenti, ai bombardamenti, alle violenze e alla mancanza di servizi essenziali.
Molti si sono spostati all’interno del Paese, vivendo in condizioni precarie, mentre altri hanno attraversato i confini verso Paesi vicini come il Ciad, il Sud Sudan, l’Egitto e l’Etiopia. Lo sfollamento di massa ha generato una delle più grandi crisi umanitarie del mondo contemporaneo.
Uno degli aspetti più gravi della situazione riguarda la sicurezza alimentare.
La guerra ha interrotto la produzione agricola, distrutto infrastrutture e reso difficile il trasporto di beni di prima necessità. In molte zone la popolazione ha perso l’accesso regolare a cibo, acqua potabile e assistenza sanitaria. Organizzazioni internazionali hanno segnalato condizioni di fame estrema e, in alcune aree, il rischio concreto di carestia. I bambini sono tra le categorie più vulnerabili: malnutrizione, malattie e mancanza di cure mediche hanno aumentato il tasso di mortalità infantile.
Anche il sistema sanitario è stato fortemente compromesso. Numerosi ospedali sono stati danneggiati, saccheggiati o costretti a chiudere. Molti medici e operatori sanitari hanno lasciato le zone di conflitto oppure lavorano in condizioni estremamente difficili, con carenza di medicinali, attrezzature e personale. Di conseguenza, malattie normalmente curabili sono diventate una minaccia significativa per la popolazione.
Un altro elemento che spiega il primato del Sudan nella classifica delle crisi dimenticate è la scarsità di fondi umanitari. Le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni non governative hanno più volte denunciato che gli appelli per raccogliere risorse economiche sono stati finanziati solo in parte. Ciò significa che milioni di persone bisognose non ricevono assistenza sufficiente. La mancanza di fondi limita la distribuzione di cibo, la costruzione di rifugi, l’accesso all’acqua potabile e la protezione delle persone più vulnerabili. Alla carenza di risorse si aggiunge una limitata attenzione politica internazionale.
Sebbene il conflitto sia stato oggetto di dichiarazioni e incontri diplomatici, molti osservatori ritengono che non vi sia stato un impegno proporzionato alla gravità della crisi. Altri eventi internazionali, come guerre in aree geopoliticamente più rilevanti per le grandi potenze o crisi che ricevono maggiore copertura mediatica, hanno spesso occupato il centro del dibattito pubblico mondiale, lasciando il Sudan in secondo piano.
Anche il ruolo dei media è importante. Le crisi umanitarie tendono a ricevere attenzione quando sono costantemente raccontate da tv, giornali e piattaforme digitali. Nel caso del Sudan, l’accesso difficile alle aree di guerra, i rischi per i giornalisti e la concorrenza con altre notizie internazionali hanno contribuito a ridurre la visibilità del conflitto.
Di conseguenza, molte persone nel mondo conoscono poco la portata della tragedia che sta colpendo milioni di sudanesi. Le conseguenze della guerra non sono soltanto materiali. La popolazione affronta traumi psicologici profondi legati alla perdita di familiari, alla distruzione delle comunità e all’incertezza sul futuro.
Intere generazioni di bambini stanno vedendo interrompersi il proprio percorso scolastico, con il rischio di effetti duraturi sullo sviluppo del Paese.
Per tutte queste ragioni, il Sudan è considerato la crisi di sfollamento più ignorata: un’emergenza umanitaria di dimensioni enormi, caratterizzata da milioni di sfollati, fame diffusa, servizi essenziali al collasso, finanziamenti insufficienti e un livello di attenzione internazionale ritenuto inadeguato rispetto alla gravità della situazione.
La sua posizione al primo posto nella classifica vuole richiamare l’attenzione del mondo sulla necessità di maggiori aiuti, di un impegno diplomatico più efficace e di una risposta umanitaria capace di sostenere una popolazione che continua a vivere una delle crisi più gravi del nostro tempo.
Da L'Osservatore Romano - "Il Sudan e l'emergenza che il mondo trascura" di Francesco Citterich