30/05/2026
Santissima TRINITÀ/A
La Costituzione dogmatica ‘Lumen Gentium’ del Vaticano II, mutuando un'espressione di S.Cipriano, afferma che la Chiesa si presenta come “un popolo che trae la sua unità dall'unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (n.4). C'è da rammaricarsi che, per troppo tempo, in Occidente, il mistero trinitario sia stato oggetto di speculazioni astratte e confinato nella atmosfera rarefatta della metafisica. La tradizione orientale invece non ha mai cessato di presentare la Chiesa come "icona della Trinità". E da quelle parti la vita comunitaria ha sempre tratto dal riferimento al mistero trinitario la spinta a meglio operare. Siamo nella domenica dopo Pentecoste. E quasi per precauzione didattica la Chiesa, nella Liturgia, dopo aver celebrato il memoriale annuo della venuta dello Spirito, ci propone tale Solennità come un riconoscente sguardo retrospettivo sul compimento della salvezza, realizzata dal Padre, attraverso il Figlio, nello Spirito Santo. Il mistero della SS. Trinità non è una fredda astrazione, ma il centro sfavillante da cui sprigiona la nostra vita e l'esistenza del mondo. Non ci troviamo davanti ad una verità da capire, ma da vivere; da avvicinare non con ragionamenti astratti, ma da affidare alla semplicità del dato biblico: Dio è Famiglia! Se ogni essere umano è un mistero, ancor più lo è Dio che sfugge ad ogni verifica. Di Lui si saprà qualcosa solo se Lui stesso lo vorrà comunicare, solo se ci facciamo prendere per mano da Gesù e dal Suo Spirito. Gesù mai e poi mai riconduceva alla propria persona le energie d'amore che liberava, e le riferiva sempre a Colui che chiamava Padre, come fonte di tutto. Quando poi con l'Ascensione è scomparso agli occhi dei Suoi amici, costoro hanno sperimentato che non li aveva abbandonati, ma che era diventato loro compagno di viaggio verso la verità "tutta intera" con la forza del Suo Spirito. Oggi siamo chiamati ad avvicinarci, in maniera trepida e fiduciosa, al mistero di un Dio che ci ama da sempre e si rivela a noi vicino, un Dio che è Famiglia,
“un solo Dio" (come diciamo nel Credo niceno-costantinopolitano), ma non “un Dio solo”, nella cui attività di conoscenza e di comunione vuole che entriamo, perché tutta la nostra vita riceva una nuova impronta e sia trasformata. Il Battesimo ha acceso la nostra familiarità con le Tre divine persone. Essa è la radice nascosta della nostra interiorità di credenti e di ogni tipo di fraternità tra gli uomini. All'inizio c'è un grembo, un abbraccio, una relazione di vita e d'amore da cui tutti proveniamo e a cui tutti dobbiamo tornare. Di più: la Trinità è il nostro programma, la nostra legge di vita. L'essenza di Dio è la comunione, il cui dinamismo profondo è la reciprocità, lo scambio, il superamento di sé, l'incontro, l'abbraccio. Il mistero della SS. Trinità mette insieme l'assoluto della persona e l'assoluto della comunione. Solo il modello trinitario, vissuto nella fedeltà, può permettere di sviluppare una dialettica feconda tra l'unità e la diversità nella comunità ecclesiale. Solo così le strutture, pur se necessarie, saranno a servizio della circolazione della vita e dell'amore.
Le letture bibliche ci rendono persuasi che Dio non ha nulla a che fare con gli idoli dei pagani o con il Dio astratto dei filosofi. È invece un Dio che si interessa del nostro mondo, entra nella storia, cerca l'uomo e da lui si lascia raggiungere. Egli si rivela come
un “Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà" (I lett - Es 34, 4b-6. 8-9). Dalla nube esce una Parola. La massima rivelazione di Dio al mondo è avvenuta in Cristo. Gesù è il nuovo "monte" dell'incontro con Dio, la rivelazione "ultima" dall'alto. Dio non abita più nella nube (Cfr I lettura), ma
“ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16). Se Dio viene nel mondo mandando il proprio Figlio, non lo fa “per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato attraverso di lui" (Gv 3,17). Il Padre, attraverso Cristo, vuole liberare l'uomo da tutte le schiavitù e dargli “la vita eterna" (vangelo - Gv 3, 16-18. Egli, donandoci il Figlio, insieme allo Spirito, vuole rimanere in mezzo a noi come
*”grazia", "amore"* e *"comunione" (II lett - 2Cor 13, 11-13)*. Vado verso la conclusione ritagliando qualche spiraglio di luce dal testo del vangelo.
*”Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito..." (Gv 3,16)*. Siamo al centro del Vangelo di Giovanni e di tutta la rivelazione biblica, ma anche al cuore della nostra fede. Noi siamo cristiani non perché crediamo in Dio o lo amiamo, ma perché crediamo - prima di tutto e soprattutto - che Egli ci ama da sempre.Nel Vangelo il verbo *”amare"* si traduce sempre con un altro verbo forte, concreto: il verbo. *”dare"*, il verbo delle mani che offrono. Il Padre non ha niente di più prezioso del Figlio e si "impoverisce" per noi, lo offre per noi. Quello che non aveva permesso di fare ad Abramo, il sacrificio del figlio, il Padre lo fa per noi. Ha mandato il Figlio, perché solo Lui poteva insegnarci ad essere figli e figlie, fratelli e sorelle.
Il destinatario di queste parole di luce del vangelo di Giovanni é un notabile giudeo che va da Gesù di notte, forse per paura di compromettersi. È vecchio. Ci aspetteremmo di trovare in questo testo una piccola guida pastorale per la terza età. Ma Gesù lo avverte che deve...nascere di nuovo (o dall'alto)!
E si può e si deve nascere di nuovo solo guardando il Figlio e comunicando al Suo amore, che l'ha portato sulla Croce, e all'amore del Padre e dello Spirito. Un mondo nuovo è possibile solo comunicando all'amore di Dio Uno e Trino. Perché la luce della verità e la verità della luce di Cristo entrano nella vita delle persone solo se si sentono amate. Scriveva S.Agostino nel "De Trinitate": *”Se vedi la ca**tà, vedi la Trinità". “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo..." (Gv 3,17)*. A Dio non interessa istituire processi, progettare vendette... La Sua passione è salvare, dare la vita, farci tutti figli nel Figlio. “Dio è amore" (1Gv 4, 8.16). Davanti al mistero di Dio ci sentiamo piccoli, ma abbracciati. In un infinito movimento di comunione. Buona Domenica!
+ Lorenzo