Tutto ebbe inizio dal nostro viaggio a Medjugorje ascoltando la testimonianza di Draga Vicovic
Io quando ero sull’altare esterno prima di parlare, ero seduta con il sacerdote e lui mi aveva chiesto di raccontare come io avessi conosciuto mio marito, quando sono uscita lì alla fine della mia testimonianza, il sacerdote è uscito e raggiungendomi mi chiese di raccontare questa storia, io non avevo q
ueste intenzioni pero ho detto :”va bene è una simpatica storia per giovani…”
Allora io come guida prima andavo sul monte, allora una parte della storia delle apparizioni spiegavo ai piedi del monte, poi si pregava il Rosario e la seconda parte la spiegavo nella parte più alta. E io li aspettavo, perché siccome nel gruppo c’è sempre qualche anziano, voglio essere sicura che scendano tutti vivi e sani. Poi aiuti sempre qualcuno a scendere. Così nel frattempo mi ero seduta su un sasso e sopra avevo un albero, che ormai consideravo mio albero, perché ero quasi tutti i giorni lì. Attorno a me avevo tanti sassi con tanti nomi scritti sopra, la gente che chiede le grazie li lascia lì, e c’erano tante lapidi e poi tra tutto questo c’era un mattone rosso, ovviamente lo distinsi dal resto e sul mattone c’era scritto un nome e un cognome di un uomo croato. Io presi quel mattone e lo avvicinai al mio sasso, ritorno l’indomani e qualcuno lo aveva spostato così io lo riportai indietro, e nel frattempo pensavo” chissà questa gente cosa ha passato, io devo pregare per tutti!” così ho pregato! Nell’anno 1997 appena finita la guerra, incontrai un ragazzo , diventato poi mio marito, lui mi raccontò la sua storia a Sarajevo: appena iniziata la guerra, avevano subito distrutto il suo condominio, e quindi non avendo più casa, dovettero trasferirsi dai nonni, però l’appartamento era piccolo, lì sparavano tutti i giorni e in ogni momento si poteva perdere la vita. Pur volendo uscire non era più possibile farlo, perché la città era stata assediata. Pian piano scapparono tutti, prima sua sorella, poi suo papà infine sua mamma, lui in quanto soldato nell’area sanitaria(lavorava come veterinario)non poteva uscire! Era vietato! così si disse “io son rimasto solo, non ho nessuno qui! perché dovrei rimanere, perché continuare a combattere?” Così trovò due posti su un pullman che portava fuori i figli con le mamme, gli anziani e i feriti. Dovettero passare tredici posti di blocco dei cecchini, tutti armati con i fucili, tutte le volte dovevano scendere e i soldati rubavano oro alle donne, soldi, quel poco che avevano, e tutte le volte sudavano dal nervoso perché li potevano uccidere in qualunque momento! Nella tasca aveva cento marchi tedeschi che avrebbe dovuto dare ai soldati una volta giunto all’ultimo blocco e poi un rosario di Medjugorje che la madre gli aveva consegnato prima di partire, dicendo: ”figlio tieni questo rosario che la Madonna di Medjugorje ti protegga.” Alla fine tutto è andato bene, è arrivato in una campagna, in una casa vicino Medjugorje, dove già vivevano i suoi cari! Adesso sono tutti gioiosi ,perché sono vivi e sani, ora la casa non importa più perché quando temi per la tua vita tutto il resto passa in secondo piano. Così ,la prima cosa che lui volle fare fu di andare sul monte dell’apparizione e ringraziare la Madonna per averli salvati tutti. Vicino casa trovò un mattone gli scrisse il suo nome e lo portò sul monte, quel mattone era lo stesso mattone che io avvicinavo ogni giorno al mio sasso! Per 5 anni ho pregato per lui senza sapere che un giorno lui sarebbe stato mio marito. Ecco! finito di raccontare questo, il prete è tornato sull’altare e ha detto ai giovani “ Credo che adesso un camion di mattoni sarà sul monte!!!”. Questa è la testimonianza donataci da Draga Vicovic, una cugina, all’epoca diciassettenne, di una dei sei veggenti di Medjugorje, testimone seppur non come protagonista ,delle apparizioni che dal 1981 avvengono in quel piccolo “grande “centro bosniaco. Proprio da qui comincia la nostra storia. Cominciò quel pomeriggio di qualche settimana fa, quando il nostro pellegrinaggio fece tappa nella chiesa di Monstar, quando la testimonianza di questa grande donna ci plasmò, da sei normalissime ragazze quali eravamo ,non più ventenni ma non ancora trentenni, venimmo trasformate in pilastri portanti di un progetto nel quale sicuramente la Madonna ha condotto tutte noi . Quando il 3 ottobre siamo partite in pellegrinaggio verso Medjugorje eravamo persone normali, al nostro rientro,l’8 delle stesso mese, tornate ognuna nella propria casa, capimmo che quella normalità non faceva più parte di noi, era scomparsa! Non eravamo più Maria Rita, Paola, Katia, Sabrina, Francesca e Pamela, non eravamo più quelle, forse un po’ troppo “ tiepide, ragazze che in cerca di una grazia, in cerca di una Fede rinnovata avevano deciso di incamminarsi verso quel posto che tanto incuriosiva, adesso eravamo a tutti gli effetti i “Mattoni della Madonna!”. Molto semplice capire il perché di questo nome, durante questo pellegrinaggio anche noi abbiamo lasciati i nostri mattoni e loro giacciono ancora li, ancora lì dove la Madonna continua a mostrarsi al mondo con la sua immensa forza e la sua infinita bontà! E’ proprio vero Medjugorje, cambia e per noi non è andata diversamente, dopo il cambiamento interiore, la Madonna ha voluto un passo in più da noi, ha desiderato che tornassimo a casa e con tutto il nostro impegno continuassimo a mantenere viva quella immensa luce donataci lì, in quel luogo Sacro. Ci ha condotte lì, tutte insieme affinché, tornando in Italia potessimo rendere partecipi i giovani nello specifico, ma anche bambini, adulti e anziani, dell’immenso dono quale può diventare la vita se vissuta abbandonandosi completamente all’amore del nostro grande Padre, della nostra amatissima Madre e del loro figlio Gesù! Mattoni perché, attraverso questi piccoli oggetti è possibile costruire qualunque cosa, ponti, case, comunità, chiese e questo è il nostro obiettivo principale, costruire nel cuore di ognuno di noi quell’ immenso ponte che ci conduca verso la strada più giusta, verso Dio! Siamo all’inizio dei lavori, cominciamo dai nostri sei mattoni, ma viviamo con la viva speranza che da qui a breve saremmo già in grado di sovrapporne ai nostri, tanti altri costruendo così grandi cose!