19/07/2026
"Gesù gli disse: "RIMETTI LA SPADA NEL FODERO..." (Mt 26,52)
Da giorni, dopo la notizia della condanna definitiva del gioielliere Mario Roggero, vittima di numerose rapine, si è accesso un forte dibattito sul principio della legittima difesa e su quali confini possa spingersi, tra difesa e reato, per essere considerata lecita o illecita.
Pertanto, non possiamo non ribadire il pensiero morale della Chiesa.
Recita il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla legittima difesa:
n. 2263: "La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un'eccezione alla proibizione di uccidere l'innocente, uccisione in cui consiste l'omicidio volontario". «Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l'altro è l'uccisione dell'attentatore».
n. 2264: "L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale":
« Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita [...].
La Chiesa insegna che si devono considerare con rigore delle strette condizioni che giustificano la legittima difesa con la forza.
Esse sono essenzialmente tre:
1) il ricorso alla forza sia un estremo rimedio. Questo significa che si devono considerare prima i mezzi non violenti e meno violenti di dissuasione e di difesa e che questi «si siano rivelati impraticabili o inefficaci»;
2) la seconda è che l’irruzione e la violenza dell’aggressore siano effettive, in atto e non ipotetiche, presunte o possibili.
3) la violenza difensiva deve essere proporzionata: non può essere maggiore e causare più mali di quella aggressiva.
Da sempre è stato così: il “popolo che fa giustizia da sé ” mandò sulla croce Gesù e salvò Barabba.
I sentimenti giustizialisti del popolo sono volubili e, sovente, sfociano nella giungla.
Il tentativo di giustificazione dell'atto morale del Ruggero, promosso da alcune posizioni politiche, dimostra che, oltre a incentivare una "cultura pistolera" e di giustizia fai da te, sostiene una violenza preventiva e vendicativa, ingenerando una difesa arbitraria ed emotivistica.
Viviamo, pertanto, in uno Stato di diritto, il quale è tenuto, non a estendere la legittima difesa che non potrà più chiamarsi tale, ma a promuovere la legalità punitiva del crimine secondo diritto e giustizia, offrendo sicurezze e certezze ai cittadini, piuttosto che indurli ad armarsi e farsi giustizia da sé.